Saturday, February 28, 2009

Come si parla? Il cervello lo sa già

Corriere della Sera 28.2.09
Gli studi di un team del San Raffaele: la prova viene da simboli senza significato che attivano l'area di Broca
Come si parla? Il cervello lo sa già
Il linguaggio è innato: conosciamo la sintassi prima di costruire le frasi
di Edoardo Boncinelli

Nel nostro cervello c'è una regione capace di utilizzare la sintassi anche in assenza di parole. La sintassi, cioè la capacità di disporre le parole secondo una schema definito e significante, è ritenuta il nucleo concettuale fondamentale del linguaggio. Tale capacità appare innata nell'uomo, mentre è assente negli altri animali anche i più vicini a noi ed è codificata in una regione specifica della nostra corteccia cerebrale sinistra: è la famosa area di Broca, necessaria per poter parlare. Questo fatto è noto dall'Ottocento e la sua scoperta è merito del dottor Paul Broca appunto, che localizzò con maestria la lesione cerebrale di un paziente che pur avendo tutte le altre facoltà intatte, quando voleva parlare emetteva solo un monotono «Tantantan».
Funzione superiore
In anni recenti si è mostrato che tale area è coinvolta anche nella retta articolazione del linguaggio dei segni, quello usato dai sordomuti ad esempio, come pure in un particolare sistema di comunicazione, detto silbo gomero, a suon di brevi fischi, tipico dell'isola de La Gomera, una delle Canarie. L'area sovrintende quindi al controllo della corretta disposizione sintattica dei segni, al di là e al di sopra del linguaggio vero e proprio. Un gruppo di ricerca del San Raffaele di Milano ha mostrato adesso che la stessa area può controllare anche un mezzo di espressione astratto costituito di simboli visuospaziali inventati. Si tratta quindi di una vera e propria «sintassi senza parole», di una funzione superiore che si estrinseca soprattutto nel linguaggio, ma che si estende anche ad altri domini funzionali della nostra mente.
Nocciolo fondamentale
L'uomo si è sempre chiesto che cosa caratterizzi il suo linguaggio; che cosa faccia, in altre parole, del linguaggio il linguaggio. Molti ling uisti, sulla scia di Noam Chomsky, hanno indicato nella sintassi il nocciolo fondamentale di questa facoltà e localizzato nel-l'area di Broca la regione cruciale per il suo espletamento. Nelle lingue naturali esiste un'enorme varietà di regole sintattiche, ma non vi sono rappresentate tutte quelle pensabili. Esistono infatti regole che non si trovano in nessun linguaggio naturale. Sono regole per così dire «proibite» dalla nostra facoltà di linguaggio. Un lavoro precedente del gruppo del San Raffaele che si avvale della consulenza linguistica di Andrea Moro, collaboratore di Chomsky, ha mostrato che un cervello che utilizza una regola sintattica «permessa», cioè che si può trovare in una lingua naturale, utilizza per farlo l'area di Broca, mentre quando maneggia regole sintattiche diverse, costruite artificialmente ma non presenti in nessuna lingua naturale, non la usa. Come dire che l'area di Broca può funzionare solamente seguendo certe regole, ma non certe altre. In altre parole, le regole della nostra sintassi sono scritte nel cervello, probabilmente dalla nascita.
Quello che riguarda la lingua sembra adesso vero anche per altri sistemi di combinazione dei segni. In un lavoro di Marco Tettamanti e collaboratori che uscirà sulla rivista
Cortex, il gruppo di ricerca che fa capo ad Andrea Moro per la parte linguistica e a Stefano Cappa per le metodiche di neurovisualizzazione delle aree cerebrali ha mostrato come tale distinzione vale anche per una composizione visuospaziale di pura invenzione.
Prerequisito essenziale
Si tratta di mettere in fila simboli visivi astratti che non hanno alcun significato, ma lo si deve fare rispettando certe regole dettate dallo sperimentatore. Ebbene, quando queste regole corrispondono a quelle che sarebbero permesse in un linguaggio naturale, nel cervello di chi lo fa si attiva l'area di Broca, mentre quando non corrispondono, questa area non si attiva e se ne attivano altre. Come dire che per il nostro cervello la sintassi viene prima del linguaggio e ne costituisce il prerequisito essenziale. Parlare vuol dire scegliere vocaboli, metterli in un ordine locale grammaticale e in un ordine globale sintattico, secondo trame coesive e ricorrenti ma non rigide.

Friday, February 20, 2009

24 febbraio 2009 Il Sacro Fuoco Riaccenderemo insieme il fuoco di Vesta

24 febbraio 2009 Il Sacro Fuoco Riaccenderemo insieme il fuoco di Vesta

inizio: martedì 24 febbraio 2009 alle ore 21.30
Fine: mercoledì 25 febbraio 2009 alle ore 0.30
Luogo: Accademia Pentalpha
Indirizzo: Ruggero di Lauria, 22
Città/Paese: Rome, Italy

Telefono: 3386321181

24 Febbraio 391 d.C.

Questa è la data in cui, a seguito di un editto di Teodosio I, venne spento a Roma il Sacro Fuoco nel Tempio di Vesta, e fu solo il primo di molti altri fuochi sacri spenti in tutta Europa. Ferdinand Gregorovius descrive così la scena finale, all'ingresso di Teodosio in Roma:
« I cristiani di Roma trionfavano. La loro tracotanza arrivò al punto, lamenta Zosimo, che Serena, sposa di Stilicone, entrata nel tempio di Rea, prese dal collo della dea la preziosa collana e se la cinse. Assistendo a questa profanazione, l'ultima vestale versò lacrime disperate e lanciò su Serena e su tutta la sua discendenza una maledizione che non andò perduta. ».
Quel fuoco ardeva a Roma dalla fondazione della città, e ne rappresentava l'anima eterna. Il suo spegnimento è un segno della cecità di ogni tipo di intolleranza.
Per questo motivo noi proponiamo, al di là e nel rispetto di ogni personale convinzione religiosa, di riaccendere quel fuoco nello stesso giorno in cui è stato spento. Rianimiamo il cuore della nostra città e rendiamola di nuovo eterna.

Accademia Pentalpha

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Tuesday, February 17, 2009

21 Febbraio 2009 - Jesolo * Giorno Pagano della Memoria

21 Febbraio 2009 - Jesolo * Giorno Pagano della Memoria
Rito celebrativo
Giorno Pagano della Memoria
Giorno Pagano Europeo della Memoria

Ora e luogoData: sabato 21 febbraio 2009
Ora: 16.00 - 19.00
Luogo: Bosco Sacro in Jesolo Venezia
Indirizzo: Ca' gamba - settima traversa
Città/Paese: Jesolo, Italy

Telefoni:
claudio 3277862784
francesco 3497554994

Rito religioso per commemorare e ricordare i Martiri delle Antiche Religioni e tutti coloro che con la loro volontà ci portarono fuori dalla città di dio imposta col terrore dai cristiani. Dagli eroi del Rinascimento, a quelli dell'illuminismo, del positivismo e di tutti coloro che hanno limitato il potere dei cristiani e della chiesa cattolica in particolare.

su youtube numerosi filmati relativi alle precedenti celebrazioni.

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Sunday, February 01, 2009

Il mistero dell’antico affresco

Il mistero dell’antico affresco
Elena Canestri
DOMENICA, 01 FEBBRAIO 2009 IL TIRRENO - Grosseto

Albero della Fecondità, restauratori all’opera

Si conosceranno tra poco condizioni attuali e speranze di recupero del famoso “Albero della Fecondità” di Massa Marittima. L’antico affresco, dipinto sulle pareti delle Fonti dell’Abbondanza, sta lottando, da tempo, contro sali e umidità, per mantenere integre le proprie affascinanti forme e colorazioni.
A poco più di un anno dall’ultimo restauro, l’albero dalla ricca simbologia, da sempre attrazione per turisti e visitatori, ha rischiato infatti di scomparire, a causa delle incrostazioni che lo hanno ricoperto; proprio per questo il Comune, consultata un’equipe di esperti, decise di ricoprirlo con un impacco assorbente. In questi giorni, il manto protettivo verrà rimosso, e sul dipinto saranno svolte tutte le analisi chimico fisiche necessarie a valutarne lo stato di salute. Di particolare importanza, sarà la verifica dello stato di umidità della parete affrescata.
Il delicato intervento verrà curato da un equipe dell’Opificio delle Pietre dure di Firenze, del Cnr e della Soprintendenza per i Beni artistici ed Etnoantropologici di Siena. Dalle parole dei responsabili del procedimento, pare che ci siano buone possibilità di poter effettuare un buon restauro sull’Albero, sempre che la situazione, sotto la pellicola pittorica, sia migliorata come si pensa.
Se l’affresco tornerà visibile nell’arco di non molto tempo, Massa Marittima, potrà ancora vantare un’opera di grande pregio, storico, artistico e pittorico; aspetto ancora più affascinante, si tornerà a studiare le simbologie evocate dall’albero da cui pendono organi riproduttivi maschili interpretato negli anni dagli studiosi del settore, alternativamente come: messaggio guelfo contro i ghibellini, celebrazione del buon governo ghibellino e gioioso simbolo di fecondità, avvolto nel contrasto delle streghe e delle aquile nere che lo circondano.

La pelle conosce segreti che il dormiveglia rivela. Il mondo interiore è scritto sul corpo

Corriere della Sera 28.1.09
La pelle conosce segreti che il dormiveglia rivela. Il mondo interiore è scritto sul corpo
Visioni di luci, geometrie o moti di oggetti, a seconda della zona stimolata prima del sonno
di Giuseppe Bonaviri

Alcuni anni or sono, ho pubblicato, con Mondadori un romanzo dal titolo Il dormiveglia. In appendice al romanzo, era presente un «trattato pseudoscientifico» sulle percezioni sensoriali che precedono la fase del sonno e che sono legate alle varie sollecitazioni cutanee cui siamo sottoposti. Bisogna almeno premettere che, secondo studi medici, dallo stesso foglietto del neo-embrione si formano sia la sfera celebrare che la cute. Quest' ultima - da certe mie ricerche fatte all' epoca della stesura del romanzo, avendo svolto la professione medica per cinquant' anni - ha una funzione «mini pensante» per cui possiamo relativamente stabilire una mappa cutanea dei pensieri che ci sopraggiungono nella fase del dormiveglia. Assai brevemente possiamo accennare al fatto che se una persona ha degli stimoli cutanei sul viso mentre sta per addormentarsi, vede delle luci, delle lampade accese, e tutto ciò che è legato alla luce, perché viene a essere stimolata una particolare area cerebrale visiva. Se tali stimoli, sotto varie forme, interessano le braccia, colui che sta per addormentarsi crede di vedere degli oggetti in movimento. Se i cosiddetti stimoli sensitivi partono dall' addome si ha una visione di alimenti diversi che, generalmente, partono dal pane e si articolano verso cibi ben più complessi e diversi. Quando lo stimolo, invece, parte dai piedi si visualizzano vie e strade sia terrestri che marine e, in rari casi, aeree; la gola genera visioni di alimenti che arrivano e scompaiono rapidamente. A mio avviso, però, la zona cutanea più strana e singolare è l' area inguinale dove è localizzata l' idea primordiale di un Dio che ci ha creato e ci ha lasciato dei segni «mini geometrici», così come diceva Platone: se, infatti, tale area è stimolata noi vediamo una successione di elementi geometrizzabili. Insomma, sulla nostra cute si riflette un mondo interiore che non emergerebbe, anche se solo in forma onirica, se non ci fossero tutte queste successioni di punti stimolati. La nostra sfera onirico-psichica è tuttora tutta da studiare e ci riserverà notevoli e meravigliose sorprese. Ci vorranno, secondo me, molti anni ancora perché si possa entrare nel mistero di un organismo e nel mistero di un Dio che si diffonde per miliardi di chilometri fra galassie e sistemi stellari, dei quali non comprendiamo quello che hanno significato nei secoli passati e significheranno nei secoli futuri. I nostri posteri sicuramente conosceranno e vedranno cose che per noi sono impensabili e completamente ignote.

Monday, January 26, 2009

La dea di via Marmorata Iside sotto i binari del tram

La dea di via Marmorata Iside sotto i binari del tram
CARLO ALBERTO BUCCI
DOMENICA, 25 GENNAIO 2009 LA REPUBBLICA - - Roma

Una scultura d´età imperiale emerge dagli scavi

Nel cuore di Testaccio durante i lavori dell´Atac per la sostituzione delle traversine

Sotto appena cinque centimetri di grassa e corrosiva argilla, a Testaccio è riapparsa una dea. Bellissima, che sia Iside o Diana, nonostante qualche graffio sul volto, il naso scheggiato e la pelle del marmo leggermente rovinata. Del resto, sulle perfette forme scolpite da un maestro d´età imperiale, dal secolo scorso sferraglia il tram di via Marmorata. Ed è sotto la linea dei binari che venerdì gli archeologi hanno rinvenuto la scultura, alta circa 40 centimetri, appartenente a una statua che raffigura, forse, Artemide Efesina.
Il cantiere, diretto da Alessandra Capodiferro della Soprintendenza archeologica di Roma, ha riaperto da appena una settimana con cinquesaggi lungo via Marmorata (dopo l´interramento per la mobilità nelle feste di Natale e dopo le scoperte, fatte l´estate scorsa, di strutture commerciali e abitazioni: dall´età imperiale fino al Rinascimento). Ed ecco che subito un´importante scoperta ha riservato lo scavo, finanziato dall´Atac, in vista della sostituzione delle traversine del tram. Erano circa le dieci dell´altro ieri mattina quando Alessandra Negroni, una delle archeologhe della cooperativa Latres, ha notato un grosso pezzo di marmo affiorare dalla terra.
Ad apparire sono stati per primi gli occhi, essendo la testa poggiata con la faccia in su. Poi ecco le ciocche di capelli, la corona di fiori, il copricapo, infine il velo gonfiato e la figuretta alata. La leggera patina di calcificazione del marmo ha costretto gli archeologi a uno scavo lentissimo. C´è voluta tutta la giornata di venerdì prima di riuscire a portare completamente alla luce la testa, trasportata immediatamente, ancora sporca di argilla, al laboratorio di restauro del Museo nazionale romano.
Alessandra Capodiferro e la collega Paola Quaranta attendono di sapere dalle analisi, ad esempio, il tipo di marmo impiegato per questa testa che è stata ritrovata in mezzo a detriti edilizi di varie epoche e, quindi, ora è difficile stabilirne la provenienza. Le due archeologhe, a caldo fanno però notare la presenza di attributi di Iside ma anche di Artemide (Diana): «Alla dea egizia potrebbero appartenere i particolari della corona di fiori ma anche delle sfingi presenti sul copricapo». Il Kalathos (privo della parte terminale, turrita) attiene però all´iconografia di Artemide, come lo sono anche il velo gonfio di vento alle sue spalle e la piccola Nike che, mentre nasconde la destra dietro l´orecchio della dea, nell´altra mano tiene un ramo di palma, simbolo appunto della Vittoria.
La bellissima testa è stata rinvenuta poco oltre l´altezza dell´arco di San Lazzaro, alle pendici dell´Aventino. Da domani gli archeologi andranno avanti a scavare ma solo sotto i binari. Promettono che rispetteranno il cronoprogramma: indagini accurate ma serrate, per riportare rapidamente il tram su via Marmorata.

Tuesday, January 06, 2009

Veneto Pagan Moot - 8 gennaio 2008 - Nuova sede

Veneto Pagan Moot - 8 gennaio 2008 - Nuova sede
Incontro mensile per i Pagani del Veneto
Ora e luogoData: giovedì 8 gennaio 2009
Ora: 20.45 - 23.45
Luogo: Lady Sir Pub
Indirizzo: Via Risorgimento, 19
Città/Paese: Noventa Padovana, Padova, Italy
vicino all'uscita autostradale di Padova Est

L'incontro è aperto a tutti.
Attenzione questa è la nuova sede a partire da Gennaio 2008.

Incontro periodico mensile ogni secondo giovedì del mese.
Il primo Pagan Moot Veneto è avvenuto nel dicembre 2005.
Ulteriori informazioni le trovate tra gli eventi in facebook.

Cos'è un moot?
"Un Moot è semplicemente un incontro tenuto in un locale pubblico (solitamente un pub o simile) ad intervalli fissi in cui le persone si possono incontrare per conoscersi, discutere, consigliarsi e quant' altro. Il fatto che l' incontro si tenga sempre con la stessa periodicità facilita l' organizzazione per tutti, visto che non si deve cercare di contattare tutti ogni volta per mettersi d' accordo, e che le persone hanno la possibilità di organizzare i propri impegni per tempo sapendo quando c'è il Moot. Inoltre tutte le persone nuove nella comunità possono andare ad un Moot".
saluti.

francesco scanagatta

cell 349 7554994

Wednesday, December 31, 2008

Federazione Pagana: Censimento dei siti e oggetti sacri precristiani

Federazione Pagana: Censimento dei siti e oggetti sacri precristiani: "Censimento dei siti e oggetti sacri precristiani
Esce oggi (anche se la data impressa sul documento è quella di domani, ma siamo riusciti ad accelerare le cose) lo Standard del Censimento dei siti e oggetti sacri precristiani riutilizzati per chiese cristiane (ex Censimento dei templi pagani riutilizzati in o come chiese cristiane), con il primo documento che è il manuale dell'operatore, a cura del Giorno Pagano Europeo della Memoria. Un testo un po' tecnico in certi passaggi, ma sicuramente pieno di informazioni utili anche per chi aspetta solo di poter utilizzare la nuova edizione che seguirà questa pubblicazione dello standard, indicativamente a metà del 2009. Nel manuale infatti trovate una descrizione del progetto, com'è nato e come si svilupperà. Sul sito invece potete seguire l'avanzamento dei lavori.
Ufficializziamo anche il logo del progetto, che è quello sottostante:
Il montaggio coinvolge un tempio e una chiesa non compresi nel censimento: il tempio è quello di Segesta, mentre la chiesa si trova a Trequanda. Tuttavia rende bene, a nostro parere, l'idea di come, sotto a diverse chiese cristiane, si possano trovare i resti di siti sacri precristiani o pagani che dir si voglia."

Saturday, December 27, 2008

L'intelligenza allunga la vita

Corriere della Sera 27.12.08
Studi svedesi e americani mettono in evidenza il ruolo delle facoltà mentali in relazione alla longevità
L'intelligenza allunga la vita
Capacità e comportamenti sono indipendenti dalla classe sociale
di Giuseppe Remuzzi

Gli scienziati lavorano da sempre per trovare qualcosa che ci dica quanto vivremo. Si sa che chi ha livelli alti di colesterolo nel sangue, chi è decisamente in sovrappeso e fuma vivrà molto meno. E c'è un altro indicatore forte almeno quanto il fumo, l'intelligenza. Lo si sospettava da tempo senza esserne certi. Una ricerca condotta in Svezia (presto pubblicata su Epidemiology) su un numero impressionante di volontari toglie tutti i dubbi.
I ricercatori hanno studiato più di un milione di ragazzi all'epoca del servizio militare con i soliti test per l'intelligenza e li hanno seguiti nel tempo. I più intelligenti si ammalavano di meno e vivevano più a lungo. E non è questione di classe sociale. La correlazione fra intelligenza e durata della vita rimane anche all'interno di classi sociali diverse. Un altro lavoro recentissimo («Vietnam Experience Study» concepito per studiare le conseguenze sulla salute dell' aver partecipato alla guerra) ha visto che i soldati più brillanti nei test di intelligenza, poi a cinquant'anni, erano meno ipertesi e avevano meno facilmente il diabete rispetto ai coetanei meno intelligenti.
«Sarà l'educazione» s'è pensato. Sì, perché ragazzi più intelligenti quasi sempre fanno scuole migliori, si laureano a pieni voti, trovano facilmente un lavoro in genere ben retribuito e in genere fanno una buona carriera. Se uno ha più conoscenze e abbastanza soldi più facilmente accede alle cure migliori. Nello studio del Vietnam però quelli più intelligenti si ammalavano di meno indipendentemente dalla scuola che avevano fatto.
Ma se non c'entrano né la posizione sociale, né la scuola, allora perché chi è più intelligente dovrebbe vivere di più? Potrebbe essere il livello di salute pre-esistente a determinare il livello di intelligenza dei ragazzi. Se uno è già un po' malato prima di partecipare agli studi, è logico che andrà peggio nei test di intelligenza e avrà più guai fisici nel tempo. E vivrà di meno. Per capirne di più sarebbe importante conoscere il peso alla nascita. Se un neonato pesa meno del normale è perché ha sofferto in utero. Lo sviluppo degli organi, compreso il cervello, è compromesso, e questo predispone a tante malattie e influisce negativamente sui livelli di intelligenza. Ma nemmeno il peso alla nascita spiega l'effetto dell'intelligenza sulla durata della vita. Questo lo si sapeva già da studi precedenti. Fra tutte le spiegazioni possibili ce n'è una apparentemente ovvia. Chi è più intelligente tende ad avere comportamenti più sani, a mangiare meglio, a fare un po' di esercizio fisico, a non guidare in modo pericoloso, a smettere di fumare a fare attenzione al peso, a non prendersi delle sbronze tutti i sabato sera. Ma se si vanno a vedere i risultati di tutti gli studi nemmeno questo basta a spiegare l'associazione tra intelligenza e durata della vita. Insomma chi è più intelligente vivrà di più, è sicuro ma perché debba essere così non lo sappiamo (e gli scienziati dovranno far di tutto per stabilirlo perché ne possano trarre vantaggio anche i meno dotati).
Quindi, chi sa di essere intelligente può dormire tra due guanciali? Dipende. George Best era un vero genio (giocava nel Manchester negli anni '60) ma beveva smodatamente, andava a donne e correva con la macchina, è morto a 59 anni per una cirrosi alcolica. Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin, grandi innovatori del rock sono morti tutti giovanissimi per eccessi di droga e alcool. Edmund Kean, il più grande attore della storia del teatro inglese, è morto a 46 anni dopo una vita sregolata. Il grande matematico Renato Caccioppoli si è suicidato a 55 anni per via dell'alcol (a Napoli era famoso per le sue stranezze, quando durante il fascismo fu vietato agli uomini passeggiare con cani di piccola taglia Caccioppoli andava in giro con un gallo, al guinzaglio).

Wednesday, December 24, 2008

Babbo Natale è avvertito: meglio controllare i doni sotto l'albero.

Il Resto del Carlino, 24/12/2002

«Genitori, state attenti: non regalate il demonio»

MODENA - Babbo Natale è avvertito: meglio controllare i doni sotto l'albero.
Potrebbe trattarsi di materiale assai pericoloso per i bambini, addirittura capace di aprire le porte ai demoni.
L'annuncio choc arriva da padre Gabriele Amorth, presidente internazionale degli esorcisti, il quale mette in guardia i genitori dall'acquistare giochi dannosi per la crescita spirituale e psicologica dei bambini.
«Gira materiale ludico chiaramente satanico - avverte padre Amorth - ma abilmente camuffato sotto le candide vesti di doni divertenti per bambini.
Mi riferisco ai tanti giochi di magia, alle bambole con abiti intercambiabili da strega e relativa scopa, alle formule magiche da usare e alle pozioni colorate da bere, ai tanti libri da apprendista streghetta e pure ai tanti siti Internet zeppi di magia».
E aggiunge: «Questi giochi, molti dei quali sono nati sulla scia di Harry Potter, aprono la porta agli spiriti immondi. Basti pensare che in Inghilterra, ma anche in Italia sono già in funzione le scuole di magia bianca per i bambini. Una cosa devastante. Satana vuole togliere i bambini a Gesù e ce la sta mettendo tutta».
«Ciascun cristiano - spiega ancora padre Amorth - sa che il diavolo ha un piano preciso di distruzione per ogni settore della vita umana. Adesso - dice - sta aggredendo in particolare il mondo dell'infanzia, complice del paganesimo che accompagna purtroppo molti genitori e insegnanti, e della scarsa informazione sul mondo soprannaturale».
Gli spiritelli immondi sarebbero dunque pronti ad aggredire i bimbi rendendoli per esempio irascibili, litigiosi, violenti, aggressivi, in preda a incubi notturni, plagiati dal mondo dell'occulto e purtroppo anche bestemmiatori. Sono questi i segnali che dovrebbero impensierire i genitori.
«I bambini di tutta la terra - spiega padre Amorth - sono affamati di soprannaturale, ma non hanno alcuna cognizione in merito. Non riescono quindi a discernere se la spiritualità, con la quale vengono a contatto, sia quella eccelsa di Dio, o quella malvagia di Satana. I piccoli, gli adolescenti hanno bisogno di imitare il mondo degli adulti e cercano quindi eroi, modelli sui quali plasmare la loro vita, ma il più delle volte quelli presi a esempio sono negativi».


di Viviana Bruschi

Miti e storia dietro i simboli del natale. Fin dall´età pagana

La Repubblica 24.12.08
Il mistero del bambino
Miti e storia dietro i simboli del natale. Fin dall´età pagana
Quando Virgilio ne cantò la nascita
di Maurizio Bettini

Per molti fu una profezia dell´avvento di Cristo. Ma nel mondo classico bimbi e culle ricorrono spesso
Nella quarta ecloga il poeta dell´Eneide annunciò l´avvento di un "puer" e di una nuova era
Sarebbe stato l´imperatore Costantino a "cristianizzare" quei versi
Molte leggende riguardano fanciulli che avrebbero cambiato gli eventi

All´inizio della quarta ecloga Virgilio aveva avvertito le Muse: sto per cantare qualcosa di più grande, arbusti e tamerici non bastano più! La poesia bucolica, con le sue selve abitate da pastori innamorati, cede il passo a ben altro annunzio. Di che si trattava? Nientemeno che di una nuova era, profetizzata dalla Sibilla di Cuma. L´ordine dei tempi ricomincia da capo, aveva detto la veggente, e una nuova progenie sta per scendere dal cielo. Torna l´età dell´oro, mentre la Vergine, cioè la giustizia, scende nuovamente fra gli uomini. E se ancora restano tracce della colpa, quella provocata dagli orrori della guerra civile, con il "suo" avvento anch´esse saranno cancellate. Ma l´avvento di chi? Di un bambino.
La grande invenzione che dà vita alla quarta ecloga è per l´appunto questa: la fine dell´orrore e l´inizio di un tempo nuovo vengono fatti coincidere con la nascita di un puer. Un bambino vero, al quale si chiede di sorridere ai propri genitori - la madre lo ha portato in grembo per nove mesi, lo merita - affinché essi ricambino a loro volta quel sorriso; ma nello stesso tempo un bambino divino.
Il puer infatti è destinato a vivere con gli dei, mentre attorno alla sua culla le meraviglie si moltiplicano. Cade il velenoso serpente assieme ad ogni erba mortifera, le pecore non debbono più temere i leoni e le caprette offrono fiduciose le mammelle gonfie di latte. Nel frattempo, la culla in cui giace il puer si riempie spontaneamente di fiori profumati. La rinascita del mondo, nella quarta ecloga di Virgilio, si annunzia dunque in questo modo. Vi era di che colpire la fantasia di chiunque. Anche di un imperatore.
Quasi quattro secoli dopo, infatti, Costantino tenne un´omelia per il venerdì santo indirizzandola «all´assemblea dei devoti di Dio». In questo discorso l´imperatore - lo stesso che dichiarò cristiano l´impero - compì un atto che avrebbe mutato il destino della quarta ecloga: la cristianizzò. L´intenzione era chiara. Dimostrare che la nuova religione aveva dalla sua perfino il maggior poeta di Roma. Secondo Costantino, infatti, Virgilio aveva parlato in modo coperto, per timore di rappresaglie, ma la sua volontà di annunziare il Salvatore era chiara. Chi altro poteva essere la «Vergine» dell´ecloga se non Maria? E quale segno più esplicito del velenoso serpente che «cade» contestualmente alla nascita del bambino? Anche sulla culla del puer, in verità, Costantino compì un´operazione di sottile ermeneutica cristiana - anzi, di abile falsificazione. Nella versione greca del testo di Virgilio, offerta ai fedeli dall´imperatore, la «culla» in cui giace il bambino viene sostituita dalle «fasce» che lo avvolgono.
Perché? La spiegazione è teologica. Nel Vangelo di Luca, quando l´angelo annuncia ai pastori la nascita del Salvatore, lo fa con queste parole: «ed ecco il segno: troverete il bambino avvolto nelle fasce e deposto in una mangiatoia». Le fasce formano una parte imprescindibile dello scenario cristiano, costituiscono addirittura un «segno» della divinità. Sostituendole alla «culla» di Virgilio, Costantino identificava definitivamente il puer dell´ecloga con il bambino Gesù.
Gli studiosi continuano a chiedersi se questa orazione sia davvero opera dell´imperatore - o meglio, di qualche letterato di corte - oppure l´abile montatura di un falsario. Ma questo importa poco. Negli stessi anni, infatti, un analogo tentativo di cristianizzare l´ecloga era stato compiuto anche da Lattanzio; e qualora l´autore dell´orazione fosse non Costantino, ma un falsario, ciò non farebbe che confermare il desiderio, da parte della nuova religione, di avere dalla propria parte il maggior poeta romano. In ogni caso, al contenuto messianico dell´ecloga credettero fermamente, nel corso del tempo, personaggi come Pietro Abelardo o Dante Alighieri; e innumerevoli generazioni di cristiani hanno continuato a credervi. Ma allora, chi fu veramente il puer della quarta ecloga?
Torniamo all´inizio della vicenda. Siamo nel 43 avanti Cristo, nel pieno della sanguinosa guerra civile fra Ottaviano e Antonio. Inutile dire che, a questa data, Virgilio non poteva avere alcuna nozione del cristianesimo, per il semplice fatto che esso non era ancora nato. L´ecloga è dedicata a Pollione, console di quell´anno, per cui si potrebbe semplicemente pensare che il puer fosse figlio di costui. Ma davvero Virgilio avrebbe potuto celebrare il rampollo del console come se si fosse trattato di un fanciullo divino, il cui avvento doveva segnare un rinnovamento cosmico?
Sarebbe stato troppo. Non sono mancate perciò interpretazioni più mistiche, o esoteriche, dell´ecloga, secondo le quali il poeta si sarebbe ispirato a culti egiziani o a testi giudaici. Ma quale senso avrebbe avuto, per il pubblico di Virgilio, la ripresa di temi o motivi biblici di cui in quel tempo a Roma si conosceva ben poco? Non facciamoci ingannare dall´importanza che il giudaismo, specie attraverso la mediazione cristiana, ha assunto nel seguito della storia occidentale: la cultura dei Romani, nel primo secolo a. C., era ben diversa dalla nostra. In realtà, non sapremo mai chi fu il puer della quarta ecloga. Ma forse possiamo saperne di più sulla sua culla.
Nella tradizione antica, infatti, altri bambini giacquero in una culla dai caratteri divini. Dioniso prima di tutto, deposto dopo la nascita in un lìknon, un ventilabro: ossia una sorta di cesto, aperto su uno dei lati, che veniva utilizzato per separare il grano dalla pula. Gli antichi definivano «mistico» il lìknon di Dioniso, e liknìtes, «quello del ventilabro», era uno dei nomi con cui il dio veniva invocato nei misteri. Ma anche Zeus, nella grotta di Creta che lo ospitò neonato, fu deposto in una «culla dorata», mentre la capra Amaltea gli porgeva la mammella e l´ape Panacride gli dispensava il proprio miele; e ancora in una «sacra culla» giacque Hermes, il futuro uccisore di Argo.
Sono gli innumerevoli miti che ci raccontano la storia di bambini, destinati a cambiare il corso degli eventi, che proprio per questo ebbero anche una nascita straordinaria. Non solo Dioniso o Zeus, ma anche Ciro il grande o Romolo e Remo, eroi che, quando vennero al mondo, trovarono ad accoglierli una natura inaspettatamente benevola. Acque che placano il loro corso vorticoso, piante che nutrono, animali del bosco o della campagna - un lupa per i gemelli romani, una cagna per Ciro - che esibiscono mansuetudine, e in questo modo forniscono un «segno» indiscutibile del superiore destino che attende l´eroe. Proprio quel che avviene attorno al puer di Virgilio.
Di questa medesima schiera fa parte anche il piccolo Gesù del Vangelo di Luca. Anche lui deposto in una culla insolita, la mangiatoia, proprio come Dioniso nel ventilabro; anche lui circondato da una natura splendente e miracolosa. Guardata con gli occhi dell´antropologo del mondo antico, l´interpretazione della quarta ecloga fornita da Costantino finisce in realtà per rovesciarsi. Se l´imperatore credeva che il puer virgiliano fosse una metafora del Salvatore, a noi sembra piuttosto il contrario. La tradizione cristiana della nascita di Gesù - con il suo scenario di meraviglie, le sue greggi, la sua coppia di animali soccorrevoli - ricorda molto il modo in cui Virgilio, oltre un secolo prima che i vangeli fossero redatti, aveva descritto l´avvento del misterioso puer destinato a rinnovare il mondo.
Il fatto è che entrambe queste nascite sono episodi del ciclo millenario del bambino meraviglioso. All´interno di questo ciclo miti e racconti hanno continuato ad inseguirsi, ad alludersi, a cercarsi, in un gioco che non si è mai interrotto. Come dire che, quando oggi si sparge il muschio attorno alla mangiatoia, nel presepio, o si dispongono le caprette fuori dalla grotta, si ricompone uno scenario al quale ha verosimilmente contribuito anche Virgilio.

Il sesto senso esiste e non è paranormale

La Repubblica 24.12.08
Un cieco ha completato un percorso a ostacoli senza aiuti Così alcuni scienziati hanno provato che l´intuito è innato
Il sesto senso esiste e non è paranormale
di Marina Cavallieri

L´esperimento internazionale dimostra che nel cervello dell´uomo restano capacità primitive che non sono andate perse e si riattivano in caso di necessità

ROMA. Un cieco attraversa un corridoio riuscendo a schivare tutti gli ostacoli, evitando ogni cosa che si frappone all´uscita. Si muove senza bastone, con prudente sicurezza, guidato da un radar invisibile, da una misteriosa convinzione interiore, da un sesto senso.
Questo è l´ultimo esperimento fatto dagli scienziati per indagare su quella sfera delle nostre percezioni che orienta le azioni ma al di fuori di ogni consapevolezza. Percezioni che si possono chiamare di volta in volta intuito, ispirazione, premonizione. Sensazioni che trascendono la logica e sono spiegabili semplicemente con una frase: «Me lo sentivo». E tutti, anche i più razionali e scettici, devono ammettere che lo hanno detto almeno una volta.
«Abbiamo studiato un paziente molto raro, completamente cieco per due lesioni successive che hanno distrutto la corteccia visiva primaria di entrambi gli emisferi, gli abbiamo chiesto di attraversare un corridoio con degli ostacoli, lo abbiamo messo davanti a una traiettoria complessa che ha superato, senza che neanche lui dopo sapesse spiegare il perché», racconta Marco Tamietto, neuropsicologo, ricercatore dell´Università di Torino. Tamietto ha collaborato a una ricerca internazionale guidata dalla scienziata olandese Beatrice de Galder, pubblicata su Current Biology.
La scienza da sempre s´ingegna per scoprire l´origine del sesto senso, per dargli una base biologica e sottrarlo definitivamente all´ambito dell´irrazionale, del mistico, del soprannaturale, per riportare una capacità misteriosa e sfuggente dentro uno schema comprensibile, dentro dei confini fisici. Il sesto senso è quell´istinto che aggiusta la rotta dei nostri comportamenti, che ci fa evitare gli ostacoli, bloccarci quando vorremo partire, voltarci all´improvviso mentre attraversiamo la strada, ma è anche ciò che ci fa sentire conosciute persone mai viste, prendere decisioni contro ogni logica. È l´intuizione rapida che collega in una frazione di secondo elementi distanti e fa dire ad Archimede "Eureka" e a Sherlock Holmes "Elementare, Watson".
«Già negli anni 70 - dice Tamietto - era stato fatto un esperimento simile con delle scimmie, anche loro prive di vista, anche loro erano riuscite a fare un percorso evitando gli ostacoli. Si pensava che potessero fare questo perché avevano mantenuto delle capacità che l´uomo con l´evoluzione aveva perso. Invece con questo esperimento si dimostra che l´uomo ha ancora queste competenze, capacità primitive ereditate dai suoi antenati che non sono andate perdute. Queste competenze sono mediate da strutture sottocorticali, dal collicolo superiore, e si riattivano in alcune situazioni».
Forse le scoperte scientifiche tolgono fascino a capacità misteriose ma almeno ammettono che non sono solo frutto di una fervida fantasia. «Esistono delle capacità che sono al di fuori della consapevolezza cosciente che influenzano la quotidianità - aggiunge il ricercatore - il nostro cervello è in grado di elaborare informazioni al di fuori della coscienza mandandoci messaggi che determinano scelte apparentemente incomprensibili». In quei momenti si ha la sensazione di mettersi in contatto con un potere profondo e per un istante di ritrovare la metà perduta.

Wednesday, December 10, 2008

Le ultime streghe sono in Tanzania

il Riformista 10.12.08
Dramma silenzioso Dall'inizio dell'anno ne sono stati uccisi trentacinque
Caccia agli albini
Le ultime streghe sono in Tanzania
di Raffaele Cazzola Hofman

Magia e discriminazione. Rapiti, assassinati e fatti a pezzi: i loro arti vengono usati per riti magici utili ad allontanare la fatica e la sfortuna. Non solo un fenomeno di segregazione al contrario, ma una vera e propria persecuzione. Il governo dice di voler correre ai ripari. Una campagna internazionale dell'Independent.

Un dramma silenzioso si consuma da decenni nell'Africa orientale. Si tratta della spietata persecuzione a cui sono sottoposte, in molte aree della Tanzania, le persone albine che, a causa della carenza di melanina, hanno la pelle bianca, gli occhi chiarissimi e capelli più che biondi. L'albinismo crea anzitutto gravi problemi di salute. La melanina, infatti, è il pigmento che protegge la pelle e gli occhi dai raggi solari.
In Tanzania, però, essere albini è anzitutto un dramma umano. A causa di un perverso combinato di vecchie superstizioni tribali, presenti soprattutto a nord vicino ai confini con Kenya e Uganda, gli albini vengono perseguitati e assassinati. Pur se in modo meno evidente, la «caccia agli albini» è presente anche in altri Paesi africani come la Nigeria o il Malawi. Quanto questo dramma sia purtroppo attuale è confermato dalla scelta come tema dell'annuale campagna umanitaria lanciata dall'Independent. Le luci accese su questo fenomeno tanto sconosciuto dal quotidiano britannico - che in una sconvolgente inchiesta rivela come l'unica speranza di salvezza per molti albini sia la fuga a Ukewere, una remota isola nel mezzo del Lago Vittoria, una sorta di rifugio per questi perseguitati - sono un'ulteriore motivo di riflessione.
Nell'anno in corso, fino ad ora, gli albini uccisi in Tanzania sono stati trentacinque. Nel 2007 erano stati venticinque, ma si stima che il numero dei casi registrati sia ben al di sotto di quelli realmente accaduti.
In Africa non tutto ciò che avviene, soprattutto se a fare da scenario sono aree molto remote e isolate, può essere conosciuto. E bisogna pensare che i tanzaniani nati con l'albinismo sono molto numerosi. Si calcola che siano uno ogni quattromila persone con punte di uno ogni mille in alcune tribù. Una media incredibilmente più alta rispetto a quella nel resto del mondo, dove nasce un albino ogni ventimila.
In Tanzania gli albini sono conosciuti con un appellativo da brividi, «zeru zeru», che significa «fantasmi». In altre parole, gli albini sono considerati come incarnazioni di spiriti maligni che, usciti dai corpi dei morti, tornano sulla Terra per tormentare con i loro influssi negativi la vita del nostro mondo. Ma purtroppo c'è anche altro. Infatti è emerso come quasi sempre i corpi degli albini uccisi siano stati smembrati. I loro arti, i loro capelli e il loro sangue vengono usati da stregoni o, cosa ancora più raccapricciante, da medici regolari per preparare delle "pozioni magiche" destinate a due scopi: da una parte dare sollievo ai lavoratori delle miniere alle prese con dolori reumatici; dall'altra portare fortuna e ricchezza ai poveri che in Tanzania, uno degli ultimi dieci Paesi del mondo dal punto di vista economico, non mancano. Inoltre, come documentano ancora le drammatiche testimonianze registrate dall'Independent nel rifugio di Ukewere, sono stati scoperti molti casi in cui neonati albini finiscono venduti agli stregoni. In questo modo i loro genitori hanno la possibilità sia di guadagnare soldi, sia di liberarsi dai possibili influssi negativi di cui li credono portatori.
Il governo della Tanzania ha recentemente annunciato di voler attuare nuove misure a protezione degli albini. Il presidente, Jakaya Kikwete, ha ordinato che la polizia e le autorità giudiziarie lancino delle operazioni per bloccare gli assassini e arrestare i mercanti di braccia e gambe degli albini. In effetti quest'anno sono state arrestate circa 170 persone con svariate accuse. Ma poi è calato il silenzio. E alla fine, secondo un giornalista del Daily Mail che ha indagato sulla vicenda, nessuno dei fermati sarebbe stato rinviato a giudizio.
In questo contesto si spiega il pressing sul governo di Dar es Salaam da parte di numerose campagne per i diritti umani avviate sia all'estero che in Tanzania. Qui operano soprattutto due organizzazioni: la National Organization of Albinism and Hypopigmentation e la Tanzania Albino Society. Lo stesso presidente Kikwete ha inoltre lanciato un segnale politico nominando d'ufficio un'attivista albina, la signora Al-Shymaa Kway-Geer, a membro del Parlamento. Il racconto della sua infanzia, fatto in aprile dopo la notizia della nomina, è più eloquente di qualsiasi commento. «Nella scuola primaria i compagni mi deridevano ed evitavano di toccarmi dicendo che, se lo avessero fatto, sarebbero diventati anche loro bianchi. Una volte cresciuta, venivo maltrattata dalla gente in strada che mi picchiava gridandomi: "zeru zeru"».

Monday, December 08, 2008

UN INCONTRO CON ALAIN DANIELOU. A PROPOSITO DEL SUO LIBRO: SHIVA ET DIONYSO

UN INCONTRO CON ALAIN DANIELOU. A PROPOSITO DEL SUO LIBRO: SHIVA ET DIONYSO


l’intervista che pubblichiamo usci sulla rivista francese “REBIS - revolution sexuelle et tradizion” nell’autunno del 1980.

Nel corso di quest’anno Alain Danielou è stato pesantemente, volgarmente e meschinamente oltraggiato dal quotidiano cattolico “AVVENIRE”, ricordiamo che il quotidiano è l’organo di stampa della C.E.I. cioè della Conferenza Episcopale Italiana. Come al solito i monoteisti sono incapaci di rispondere e contraddire le affermazioni di chi non si piega alla miseria ed alla meschinità del Dio unico.

I monoteisti, nella loro versione cattolica, non hanno esitato affermare che le sue tesi si possono considerare fonte di ispirazione per alcuni fatti di cronaca nera; non esiste neanche la necessità di rispondere a simile affermazioni. Conosciamo e ricordiamo benissimo la capacità degli inquisitori monoteisti di inventare accuse per il solo piacere di riscaldare il loro cuore alla vista di qualche rogo.

Il nostro è un piccolo contributo alla conoscenza di Alain Danielou.


Nato a Parigi nel 1907 , ALAIN DANIELOU e’ senza dubbio il francese che più' ha vissuto in famigliarità' con l'India e che la conosce meglio , per averci abitato per lungo tempo.

Dopo gli studi in FRANCIA e negli STATI UNITI , egli si consacra prima alla musicologia, viaggia in AFRICA del NORD, nel vicino MEDIO ORIENTE, in CINA, GIAPPONE e INDONESIA , poi si stabilisce in INDIA, subito a SANTINIKEN, poi a BENARES , dove per più' di vent’anni egli studia il SANSCRITO, la musica e la filovia delle scuole d’insegnamento tradizionale.

Conosce il sanscrito e parla correntemente l’hindi. Egli ha riunito una collezione unica di manoscritti sanscriti sulla musica. Nel 1949 e’ nominato professore incaricato di ricerche presso l'università' di BENARES.

Nel 1954 prende la direzione a MADRAS del CENTRO RICERCHE DELLA BIBLIOTECA di AYDAR, una delle più' ricche dell'India.

Nel 1956 e’ membro dell'istituto FRANCESE D’INDIOLOGIA DE PONDICHERY, prosegue i suoi viaggi e le ricerche dall'Indocina all'Iran , dove registra per la prima volta i più' antichi monumenti della musica tradizionale .

Diviene nel 1959 , addetto alla scuola FRANCESE D’ESTREMO ORIENTE a PARIGI e, nel 1960, consigliere del CONSIGLIO INTERNAZIONALE DELLA MUSICA(UNESCO). Dirige per parecchi anni l’ISTITUTO degli STUDI CORPORATIVI della MUSICA a BERLINO

e a VENEZIA, così' come le antologie UNESCO della musica dell’ORIENTE e delle origini musicali.

Come e’ noto ha scritto : YOGA , METODO E REINTREGATION ( L’ARCHE 1952 e1973 ; POLYTHEISME HINDOU (Bouchet-chastel , 1960 E 1975) ; L’EROTISME DIVINISE (Bouchet-chastel, 1963) ; LA SCULPTURE EROTIQUE HINDOUE (Bouchet-chastel, 1973) ;LES QUATRE SENS DE LA VITE (Bouchet-chatel , 1976 ) ; LE TEMPLE HINDOU (Bouchet-chestel, 1977 ) :


-GEORGES GODINET: Alain Danielou, perché' aver intitolato il vostro ultimo libro: “SHIVA E DIONYSOS”? Cosa avete cercato di dimostrare mettendo sullo stesso piano il shivaismo e il dionisismo?

-ALAIN DANIELOU: Questo titolo e’ l’espressione di una realtà' storica. Io sono, di formazione interamente indù'. Ho conosciuto e vissuto l’induismo e , in particolare , il shivaismo durante una gran parte della mia vita e , quando sono tornato in Occidente, sono stato molto sorpreso dagli evidenti parallelismi. Ciò' m’ha indotto a chiedermi da dove veniva cio’che questo significava. Sembrava che, praticamente, non ci fossero delle differenze in ciò' che avevano potuto essere le origini dei culti dionysiaci e in ciò' che e’ sopravvissuto del shivaismo indiano.

-C.G.: In questa occasione, avete aspramente denunciato ciò' che voi chiamate “l’illusione MONOTEISTA”. Per quale ragione?

-A.D. : Si tratta semplicemente d’una concezione che non corrisponde alla realtà' del mondo. Ci sono delle persone che sono giunte persino a presentare il monoteismo come la più' grande invenzione dello spirito umano. In fondo il MONOTEISMO e’ una specie di costruzione logica, semplicistica, che evita di provare e comprendere la natura del mondo e tutto ciò' che esiste come

fenomeno tanto naturale come soprannaturale. E’ una semplificazione aberrante che ha avuto un effetto pericoloso e nefasto nella evoluzione dell'umanità'.

-G.G. : Questa azione molto nefasta appariva particolarmente nel dominio della sessualità'...

-A.D. : L’idea inverosimile d’un Signore con barba che avrebbe creato l’universo e che si interesserebbe a fare degli editti, delle restrizioni sul comportamento umano nei suoi bisogni più' essenziali, non mi pare una cosa molto seria . Tutto ciò' che e’ restrizione al piacere di vivere, agli istinti che ci hanno dato gli dei , emanati per delle ragioni sociali , convenzionali o come mezzo di dominio e tirannia , non ha niente a che vedere con una ricerca del divino ne’ delle comprensione del mondo . Noi sappiamo molto bene che tutte le tirannie sono fondamentalmente anti-erotiche . Non possono essere anti-alimentari perché' i tiranni non avrebbero allora più' schiavi . Non si può' impedire alle persone di respirare , di mangiare, ma si può' loro impedire di avere una vita sessuale, di possedere il piacere . Perché' escludere l’amore , che e’ probabilmente l’espressione più' vicina agli aspetti superiori dell’esistenza , e ugualmente ciò' che c’e’ di più' fondamentale dal momento che , come dicono gli Indu’ , l’uomo non e’ che il portante (portatore) DEL SUO SESSO . In fondo tutto e’ organizzato nel mondo , attorno a questa funzione essenziale . Probabilmente e’ questa l’immagine più' vicina al creatore.

- G.G. : Voi avete parlato del vostro libro, sempre a proposito del monoteismo, di “TIRANNIA PATRIARCALE” , dove il proprio sarebbe la persecuzione della sessualità'. Ma lo shivaismo non ha una connotazione patriarcale o perlomeno, fortemente maschile?

-A.D. : No , perché' , fondamentalmente , dallo shivaismo voi non potete escludere il tantrismo . Il culto della Dea e’ parallelo al culto del principio maschile . Ad ogni modo la sessualità' , essendo l’unione dei principi, non

può' avere delle preferenze per l’uno o per l’altro .

-G.G. : Tuttavia, questo contraddice un pò ciò che voi scrivete nella “Scultura erotica indù “ , dove voi affermate che è necessario che uno dei due principi vinca l’altro . Ora nello shivaismo , sembra che questo sia il principio fallico che supera il culto della “yoni”.

- A.D. : Questa è una questione di livello. Tutto dipende dalla parte da cui si affronta un problema unico . Non ci possono essere delle opposizioni . Tutta una parte dell’India non si interessa che alla dea e tutta un’altra da il predominio al principio maschile . Ma il culto di KALI è diffuso quanto il culto di SHIVA . Entrambi fanno parte della stessa forma di pensiero.

-G.G. : Desidererei , giustamente , che voi precisiate le differenze fondamentali che separano shivaismo e tantrismo.

-A.D. : Non ce ne sono dal punto di vista del pensiero fondamentale , non c’è una filosofia shivaita differente dal tantrismo , come non esiste uno shivaismo indipendente dallo yoga. Questo forma un tutto . Ciascuno secondo le sue tendenze , la sua natura, ricerca una strada differente da quella degli altri. Ma tutte le Vie conducono alla stessa meta. Per realizzare il proprio destino nella creazione , ognuno deve cercare di comprendere la propria natura e sforzarsi di realizzarla.

-G.G. : Come spiegare dei testi tratti da “SHIVA PURANA” come questo: “ Nel Kaly-Yuga , la venerazione del fallo è ciò che esiste di più efficace nel mondo” - Forse con la strada della MANO SINISTRA del Tantrismo si gira verso il polo femminile del mondo?

-A.D. : Attenzione! Ciò che si chiama fallo in India è uguale all’emblema di Shiva , il “lingam” è tutto di per sè stesso chiuso nella “yoni”. Non si venera l’uno indipendentemente dall’altro. Questo dice: esistono sempre le due vie. Può essere , in un certo senso, il principio maschile è più orientato verso un certo ascetismoe il culto del principio femminile ( e qui bisogna fare attenzione: si tratta del culto del principio femminile attraverso elementi maschili) è piuttosto orientato nel tantrismo , verso alcune forme di realizzazione materiale , più pratiche.Non bisogna dimenticare che, malgrado tutto , il principio femminile è il contrario del principio maschile . E’ L’ESATTO OPPOSTO. E ciò è la riunione dei due opposti che produce la scintilla .

- G.G. : Il Tantrismo non è più tardivo dello shivaismo ?

-A. D. : No , io non credo. L’uno e l’altro escono da esperienze animiste . Luno scandaglia l’esperienza del soprannaturale attraverso le forme del mondo , attraverso la materia , le piante, gli animali, gli esseri umani, e li rappresenta sotto un certo aspetto . Seguendo la sua natura, ciascun individuo , tende a rappresentare l’invisibile sotto un certo aspetto piuttosto che sotto un’altro. Si ritrova questo contrasto dappertutto . D’altronde le divinità femminili diventano in alcune civiltà maschili, le divinità maschili diventano femminili: questi scambi rappresentano tuttavia sempre delle differenti tendenze. Per esempio, nell’induismo classico, quando il principio femminile è mascolinizzato e diviene Visnu’ , non vuol dire che l’attitudine generale dei visnuisti non sia assai vicino al shaktismo.

-G.G.- Arriviamo a parlare del principio femminile. Qual’è il posto della donna nell’India? E’cambiato secondo i periodi storici oppure c’è una costanza?

-A.D. : C’è per forza una costanza. E’ un pò come se mi domandaste se il ruolo di tigre e il ruolo di capriolo sono cambiati nel corso della storia. C’è uno che mangia l’altro. Questo è l’ordine della natura . Le differenze di natura tra un essere femminile e uno maschile sono profonde, salvo verso il punto ideale dove sono androgini. Il ruolo della donna o dell’uomo attraverso il rapporto l’uno a l’altro, è in fondo una questione di convenzioni sociali. Ci sono in India alcune società che sono matriarcali e ciò funziona molto bene ; ce ne sono altre che sono patriarcali e questo funziona altrettanto bene. Che la proprietà o i diritti civili favoriscano la donna o l’uomo, non ha un granchè a vedere con il ruolo magico, in qualche modo, del loro ricongiungimento.

-G.G. : Quali sono state le conseguenze sul piano sociale, dell’influenza mussulmana? In quale parte dell’India questa influenza si è principalmente manifestata?

- A. D. : Evidentemente l’Islam ignora il ruolo della donna. E’ ad un tratto la degradazione del principio femminile.

Che l’erotismo giochi un ruolo nell’Islam, è inevitabile in una società qualunque essa sia . Ma, sperimentalmente, in ogni caso nell’India, sotto l’influenza mussulmana, la donna ha perso tutti i suoi privilegi. Essa è diventata un oggetto. E’ una comodità che serve a fare dei figli, dei bambini. L’Islam è evidentemente una delle società tra le più antifemministe che ci siano. L’unione dei sessi nel mondo islamico non ha il carattere magico e sacro che questa ha presso gli Indù

-G. G. - Come spiegare ad uno spirito europeo moderno in che cosa l’atto d’amore può essere utilizzato come mezzo per ritornare al principio, di entrare in contatto diretto con Dio?

- A. D. - C’è un detto prettamente occidentale che dice : “Non c’è Santo senza passato e non c’è peccatore senza futuro”. Ciò vuol dire che delle persone che non hanno l’esperienza di ciò che è l’amore sotto le sue forme più carnali, nelle sue esperienze maggiormente estatiche, non sono del tutto preparate a trasporre ciò su di un piano differente . Non c’è niente di più pericoloso , lo si sa sufficientemente dalla storia , della gente che non ha esperienze erotiche . Queste sono persone malefiche. Si sa molto bene che Napoleone aveva un sesso infantile e che Lenin era impotente. Noi abbiamo nell’occasione dell’atto procreativo - vuol dire nell’occasione di ciò che è maggiormente vicino all’atto creatore -

un'esperienza di gioia , di voluttà, di felicità, che supera di molto la ragione (essendo l’amore un godimento irrazionale) . Sembra giusto comparare questa esperienza allo stato divino che è pura gioia, pura voluttà . Infatti, l’esperienza dello stato mistico evoca l’immagine dell’erotismo.

-G. G. - Come si colloca qui l’ermafrodita

l” Ardhanarishvara ?

- A. D. : E’ una questione di livello nella gerarchia della creazione. Tutte le religioni hanno una leggenda di un ermafrodito primordiale. Eva è stata formata da una costola di Adamo, dunque Adamo era nello stesso tempo maschio e femmina : era androgino. E l’esperienza più profonda non è la realizzazione “in se stessa” di elementi maschili e femminili. Poichè tutti gli esseri viventi provengono, all’origine, da un essere androgino, resta sempre: non esiste alcun uomo o donna che non abbia un elemento dell’altro sesso. Niente non esiste dove i due aspetti non siano rappresentati: l’uno non può esistere che dall’altro attraverso l’altro. In alcun momento , non possono essere totalmente separati perchè questo sarebbe la fine dell’esistenza. E c’è, sicuramente, in certe esperienze magiche mistiche, la ricerca di un ritorno allo stato androgino. Lo sciamano, in tutte le religioni dove si pratichi lo sciamanismo, è fondamentalmente androgino, ciò si esprime talora sotto forme più o meno omosessuali: lo sciamano si veste da donna, prende un marito e , in quel momento, acquisisce dei poteri magici. Si può realizzare l’unione dei contrari in tutti i modi .

- G. G. : A proposito di pratiche omosessuali, non avete esitato a scrivere che la delinquenza giovanile non esiste là dove l’amore pederastico è la regola. L’unione dei ...simili permetterebbe di raggiungere lo stesso stato che l’unione dei contrari?

- A. D. : Ci sono ugualmente delle sette, dei gruppi, che considerano che l’omosessualità è una forma più alta , nella misura dove i due elementi sono,in qualche modo, molto più intricati , “aggrovigliati”. La polarità esiste sempre ad un certo livello. La questione è di sapere se si sviluppa l’aspetto contrario o se si accentua l’aspetto predominante . E’ una cosa molto curiosa vedere che la concezione virile che si fanno gli Occidentali ignora il periodo in cui il ragazzo è femminile e la ragazza è mascolina. C’è un periodo omosessuale in tutti gli esseri ed è estremamente pericoloso ignorarlo per ciò che concerne la formazione del carattere. Si può arrivare a dire che le persone violentemente anti-omosessuali sono malate.

- G. G. : Ma non è necessario educare la virilità in un ragazzo e la femminilità in una ragazza al fine che la loro unione sia maggiormente arrichita?

- A. D. : Nulla lo prova. Io credo che ciò sia completamente falso. E’ una idea assurda, il fatto che dei bambini, in un certo periodo, avrebbero delle tendenze nei riguardi del loro stesso sesso, non lede assolutamente il loro sviluppo ulteriore.

- G. G. : Voi stesso avete evocato , in “Shiva e Dionysos”, l’iniziazione omosessuale maschile.

- A. D. : Essa esiste in molte popolazioni. Esisteva preso i greci, in molti popoli africani, in Indonesia. La questione è di comprendere la natura delle cose. Ciò che caraterizza gli Occidentali, è che vogliono riformare prima di comprendre. Questa volontà riformatrice è il più grosso ostacolo che impedisce agli Occidentali di realizzare un equilibrio sociale umano.

- G. G. : Quale posto occupa il KAMASHATRA, la scienza erotica, nell’India tradizionale ? Quali sono i suoi principali testi?

- A. D. : Ce ne sono molti. Al di fuori del Kamashatra e dei suoi componenti, c’è un gran numero di trattati. Il loro studio fa parte della formazione dei bambini nelle scuole tradizionali indiane. Fra i testi che devono studiare gli allievi , a partire dai 6 o 7 anni, c’è il Kamashatra o dei libri analoghi. Queste sono delle opere puramente tecniche. I bambini conoscono così l’alfabeto delle loro esperienze future. Sono cose che le persone sensate dovrebbero studiare normalmente. Ciò fa parte della scienza.

- G. G. : Quale ruolo gioca la nudità in India?

- A. D. : La nudità è il segno del distacco. Questi sono i santi, i monaci, le persone che rinunciano al mondo, che vanno nudi. Ho avuto a casa mia , a Benares, un giovane monaco del sud dell’India. Mi ha chiesto di abitare nei pressi di casa mia, vicino al Gange. Egli è rimasto là , con il suo libro di preghiere, a fare il suo PUJAH durante un mese o due. Un giorno, è venuto a vedermi e mi ha detto :”Sono troppo attaccato ai beni di questo mondo.” M’ha regalato il suo libro di preghiere, ha lasciato cadere i vestiti, ed è partito tutto nudo.

- G. G. : Nel corso dei vostri soggiorni e peregrinazioni in India,avete osservato alcune sopravvivenze della prostituzione sacra?

- A. D. : Praticamente no. Questa è stata rigorosamente interdetta. Non ci sono delle prostitute nei templi. Ma malgrado tutto , ancora oggi, le prostitute rimangono una casta. Le più grandi danzatrici dell’India appartengono a questa casta. Tuttavia , la prostituzione non ha il carattere grossolano che ha in Occidente. Molte delle prostitute che ho conosciuto a Benares (spesso grandi cantanti e grandi artiste) sono delle donne che si lasciano corteggiare per lungo tempo prima che si possano ottenere i loro favori . Si va a casa loro, si è ricevuti, ci si interessa alla loro musica, alle loro danze. Se loro trovano l’uomo simpatico , possono darsi a lui. Infatti, tutte le donne che hanno avuto dei rapporti sessuali con più di un uomo, fanno parte della casta delle prostitute . Quella donna non è più atta a perpetuare la casta di origine . In Occidente , ce ne sarebbero parecchie!

Questa cosa è molto importante dal punto di vista della razza poichè in India si da grande importanza al dovere di ciascuno di mantenere la purezza della propria specie.

- G. G. : La rivoluzione sessuale che ha scosso per qualche anno gli Stati Uniti e l’Europa dell’Ovest, vi sembra coincida con un ritorno di Dionisio?

- A. D. : Ci sono tanti tipi di segnali , dove la rivoluzione sessuale non è che un aspetto. C’è pure un distacco dei valori materiali estremamente accentutato. Se tra i giovani, questa tendenza fosse meglio indirizzata , sarebbe molto vicina alla concezione Indù. Ugualmente c’è la ricerca di certe forme di danza che si avvicinano alle danze estatiche. Un impulso esiste, che poi sfoci in qualche cosa, è da vedere.

Incontro Pagano - Pagan Moot Veneto 11/12/2008

Incontro Pagano - Pagan Moot Veneto 11/12/2008

giovedi' 11 dicembre 2008
Montegrotto Terme ore 20,45.
al Pub Imbolc,
Via Aureliana 11 Montegrotto Terme (PD)
si terra' l'incontro mensile dei pagani e wiccanveneti.
L'incontro è aperto a tutti.

Incontro periodico mensile ogni secondo giovedì del mese.
Il primo Pagan Moot Veneto è avvenuto nel dicembre 2005.

" Durante il pellegrinaggio della vita, il politeista si reca da un tempio all'altro, pratica differenti rituali, differenti modi di vita, differenti metodi di sviluppo interiore. Resta costantemente cosciente della coesistenza di una moltitudine di vie che portano al divino… il monoteista non può vedere in modo chiaro, fianco a fianco, i diversi stadi del suo sviluppo passato e futuro, illustrati da diversi simboli, diversi Dèi, diversi culti, diversi comportamenti religiosi, ogni suo tentativo per superare i limiti dei dogmi e delle leggi del sistema in cui si trova immerso tende a fargli perdere l'equilibrio. "
uso le parole Alain Danielou per cercare di far capire lo spirito che anima molti dei partecipanti al moot.

Cos'è un moot?
"Un Moot è semplicemente un incontro tenuto in un locale pubblico (solitamente un pub o simile) ad intervalli fissi in cui le persone si possono incontrare per conoscersi, discutere, consigliarsi e quant' altro. Il fatto che l' incontro si tenga sempre con la stessa periodicità facilita l' organizzazione per tutti, visto che non si deve cercare di contattare tutti ogni volta per mettersi d' accordo, e che le persone hanno la possibilità di organizzare i propri impegni per tempo sapendo quando c'è il Moot. Inoltre tutte le persone nuove nella comunità possono andare ad un Moot".


Questi incontri diventano sempre più importanti, perchè rappresentano la possibilità di contrastare la follia del monoteismo in tutte le sue varianti.
Proprio in questi giorni un "anonimo" esorcista ha dato la dimostrazione di come ogni religione derivante dal monoteismo sia pericolosa, infatti ha dichirato:
"Ma possono essere in balia del maligno anche governi («quando fanno scelte scellerate») o chi professa altre religioni («in quelle pagane il diavolo è insito»).", il diavolo è divinità solo per i cristiani. il diavolo appartiene solo alla follia delle religioni rivelate. Quello che un simile ragionamento lascia traparire è la volontà di "demonizzare" tutte le religioni diverse dal monoteismo, e la speranza di tramutare l'Italia in una teocrazia, per poter disporre di leggi che consentano agli inquisitori cattolici di riaccendere i roghi.

francesco scanagatta

cell 349 7554994.

Friday, December 05, 2008

MARSALA: La porta del mare e una statua di Iside

MARSALA: La porta del mare e una statua di Iside
VENERDÌ, 05 DICEMBRE 2008 LA REPUBBLICA - Palermo

Una porta monumentale di accesso alla città dal porto, un nuovo tratto di pavimentazione del decumanus maximus e le tracce di un´area sacra, assolutamente inedita per Marsala, testimoniata da una statua della dea Iside.

Sono emersi nuovi importanti ritrovamenti dall´ultima campagna di scavi condotta dalla Soprintendenza di Trapani, guidati dall´archeologa Rossella Giglio, nella zona di Capo Boeo, a Marsala.

Oggi alle 17 saranno illustrati al museo "Baglio Anselmi" di Marsala, insieme a un filmato che ripercorre tutte le tappe dello scavo.

«È un passo avanti fondamentale, nella ricerca e nella valorizzazione della zona di Marsala - spiega Rossella Giglio, che dirige gli scavi - anche perché le aree di scavo hanno interessato diversi punti nodali della topografia della città antica, relativi sia all´abitato che alle strade che delimitavano gli isolati e le fortificazioni costiere».

Tra le novità più interessanti c´è la scoperta di un santuario, il primo finora trovato nell´antica Lilybeo: «Finora infatti si conoscevano le necropoli di questo sito - continua la Giglio - ora è emersa una statua in marmo, frammentaria, che raffigura la dea Iside, e le fosse votive adiacenti, che contengono più di 500 lucerne. C´è anche un´iscrizione in cui si fa riferimento a un santuario di Ercole, e si indicano i cittadini che avevano dato i sesterzi per la realizzazione».
l. n.

Saturday, November 29, 2008

COMPIANTO FUNEBRE PER GIULIANO IMPERATORE

L I B A N I O - dalle ORAZIONI (1)

COMPIANTO FUNEBRE PER GIULIANO IMPERATORE

(XVII, 1-4; 9-11; 36)

" Ahimè ! Che gran dolore " non solo " sulla terra achea " (2) si è abbattuto, ma su tutto l'orbe governato dal diritto di Roma ! Forse più sulla regione abitata dagli Elleni, come quella che anche di più ha avvertito il cordoglio, ma anche sul resto del mondo s'è diffuso il dolore che ha colpito e straziato l'anima nostra, perché è morto l'uomo migliore, colui che aveva ansia di vita perfetta.

È morto con lui l'onore degli uomini buoni : ed ecco scatenarsi le bande insolenti dei malvagi e dei dissoluti. Sono già a terra in parte le leggi che impedivano il delitto e in parte subiranno la stessa sorte; e quelle che rimarranno, resteranno senza effetto. Grave iattura per il genere umano, come quando di una città siano smantellate le mura ! Poiché, quando cade la cinta che protegge la città, i beni degli onesti passano nelle mani dei violenti, che, piombando su tutto, arraffano, uccidono, oltraggiano le donne catturate e i giovinetti. Così ora, contro gli uomini giusti è data via libera agli empi, sono spalancate, per così dire, le grandi porte (3) della città, perché non c'è più il muro che la difendeva. Ettore già fu chiamato dal poeta " colonna diritta " (4) di Troia.

E disse bene, che, lui morto. Ilio poggiava su un terreno incrinato; e di lì a poco doveva giacere insieme con Ettore. Ma ora è caduta non la colonna di una sola città che si affaccia sull'Ellesponto, non di un popolo solo, ora vacilla l'impero dei discendenti di Enea, quanto di più bello c'è oggi di terre e di mari. Purtroppo, anche un vento non molto violento può determinare il crollo, perché all'interno domina la corruzione dei malvagi e dall'esterno avanzano i nemici in armi, conquistatori.

Qual dunque degli dèi, quale incolpare ? O non bisogna incolparli tutti, perché tutti abbandonarono la protezione che dovevano a quel nobile cuore, in cambio delle vittime offerte, delle tante preghiere fatte, degli infiniti aromi e incensi bruciati, di tanto sangue versato notte e giorno nei sacrifici ? E non che alcuni ne onorasse, ne trascurasse altri, come quell'Etolo che neglesse Artemide nella raccolta delle primizie ; ma quanti i poeti tramandarono, padri e figli, dei e dee, dominatori e dominati, in onore di tutti egli libava, di tutti riempiva gli altari di vittime, piccole e grandi.

(�)

Colui che rinnovò le leggi sacre, che diede ordine a quanto vi è bello in luogo del brutto, che ridestò a vita i vostri templi, vi innalzò altari, che riunì legioni di sacerdoti prima nascosti nell'ombra, che rimise in piedi le statue ridotte in frantumi, sacrificò intere mandrie e armenti, sia all'aperto che al chiuso, sia di notte che sotto il sole, che legò tutta la sua esistenza alle vostre mani, per breve tempo nella minore dignità Imperlale, ancora di meno nella maggiore , è morto dopo di aver fatto appena gustare il bene che poteva fare al mondo, senza avere il tempo di saziarlo.

E stato per noi come l'uccello fenice che volava su tutte le terre, ma non si fermava mai ne sui campi, ne sulle città, sicché gli uomini non potevano vederlo se non confusamente. E ora quella felicità che egli ci concesse è come volata via, non sopportando di metter qui radici, perché, come penso, il male ha riparato alla sua sconfitta prendendo di nuovo il sopravvento sul bene.

Sicché sarebbe stato molto meglio per noi continuare a vivere nell'oscurità, senza conoscere l'armonia che sprigionava dalla sua regalità piuttosto che, dopo d'esser entrati in un alone luminoso di vita, ripiombare nell'oscurità di prima : come una nave che, riuscita a prendere il largo da un terra importuosa, di nuovo dai venti contrari è sbattuta sugli scogli per rimanerne infranta. Oh, che amarezza, in nome degli dèi ! Che triste destino, dover assistere dopo poco tempo al ritorno dei mali che pare abbiano spiato il momento opportuno per venire di corsa ! Come un prato che, dopo breve fioritura, subito s'inaridisce !



(�)

Ahimè, lasciasti orfano il mondo! Lo avevi sollevato dolente, come un buon medico, lo hai di nuovo abbandonato alla sua febbre, alle sue plaghe di un tempo! O mia infelice vecchiaia ! O mio duplice dolore, che cogli altri piango il re, da solo il compagno e l'amico !









Note:

1 Nel 363, Giuliano invase la Persia, raggiungendo trionfalmente Ctesifonte, sul Tign, la nuova capitale dei Sassanidi. Ma, attaccato improvvisamente dai Persiani, fu ucciso da un colpo di lancia (giugno 363). Così, Ammiano Marcellino, XXV, 3.

2 omero. Iliade, I, 254.

3 Espressione già usata da erodoto (IX, 9) per significare che, presso l'istmo di Corinto, erano ai Persiani spalancate le porte per l'invasione del Peloponneso. 4 pindaro, Olimpica II, 89 sgg.

4 Pindaro, Olimpica II, 89 sgg.

5 Eneo, padre di Meleagro : cfr. omero, Iliade, IX, 533 sgg. ^ Nominato Cesare da Costanze nel 355 d. C., fu imperatore dal 361 al 363 d. C. ^ V. il romanzo di Achille Tazio, pag. 231.

Thursday, November 27, 2008

CELEBRARE IL SOLSTIZIO D’ESTATE

CELEBRARE IL SOLSTIZIO D’ESTATE

I poteri del Dio Sole sono allo zenith e anche se i giorni più caldi devono ancora venire, l’estate è ormai con noi. Si vuole trascorrere quanto più tempo possibile al sole e all’aria aperta. Si gioisce nel pieno flusso dell’abbondanza, nell’apogeo di luce e calore. E’ un momento adatto per concludere e portare a compimento quello che stiamo realizzando. Ed è anche tempo di gioia e di divertimento. Come celebriamo la crescita delle messi così festeggiamo la nostra crescita interiore.Psicologicamente è il momento di celebrare il raggiungimento dei nostri obiettivi, di riconoscere i nostri talenti e la nostra azione nel mondo esterno. Ma tutto scorre e dobbiamo ricordarci che la vita è un processo dinamico, non una condizione fissa. In questo periodo, punto di equilibrio tra l’anno crescente e l’anno calante, troviamo il momento ideale per lavorare sulle qualità di integrazione e di equilibrio:
integrazione di quello che abbiamo imparato in questi mesi e raggiungimento di un nuovo equilibrio interiore.
Per celebrare il solstizio possiamo fare cose molto semplici. Ad esempio alzarci all’alba e osservare il sole che spunta, meditando sulle sue qualità e sul suo destino: la massima forza coincide con l’inizio del suo declino.
Possiamo bagnarci con la rugiada solstiziale oppure accendere un piccolo falò nel nostro giardino la vigilia del solstizio e organizzare un piccolo festino con i nostri amici.
Possiamo raccogliere le erbe del solstizio e conservarle come portafortuna.
Ma possiamo anche celebrare ritualmente questo momento con una veglia che cominci a mezzanotte, in fondo è la notte più breve dell’anno! Se si è all’aperto si può tenere acceso un piccolo fuoco oppure si possono accendere candele rosse o dorate, meditare sui significati di questa festa, ascoltare o suonare musica, leggere poesie, magari in compagnia dei nostri amici. Questa veglia ci darà modo di rivedere il nostro anno con le cose iniziate e quelle compiute, nonché di guardare al resto dell’anno che si stende davanti a noi.
Al momento dell’alba possiamo salutare il sole dicendo:
“Salute a te Sole nel giorno del tuo trionfo!”. Sentiamo l’energia solare che pervade il mondo intero e accettiamo il fatto che questo momento di trionfo sia anche l’annuncio del declino
Possiamo fare offerte di vino e di dolci.

dal libro "Feste Pagane" di Roberto Fattore

Friday, November 21, 2008

Se la statua parla alla psiche

l’Unità 21.11.08
Se la statua parla alla psiche
di Renzo Cassigoli

Come predisporsi a guardare una città d’arte? come ascoltare le mille voci della città trasmesse da una presenza densa di testimonianze? Con il saggio Mi sono innamorata di una statua, il David per l’appunto, Graziella Magherini , psichiatra e psicoanalista, ci guida alla ricerca delle risposte ai tanti interrogativi che si affollano alla mente del lettore. Continuando un lungo percorso di studio iniziato da tanti anni tocca i punti focali del pensiero psicoanalitico che ha segnato l’arco del XX secolo, cercando di scoprire e di capire ciò che di fronte all’opera d’arte, avviene negli strati profondi della psiche, non chiedendo all’ambiente insegnamenti, ma attenzione, ascolto, opportunità. Cosa avviene, allora, nella mente di un osservatore coinvolto emotivamente dall’opera d’arte? Le risposte vanno cercate scavando nelle parti profonde della propria personalità: l’inconscio freudiano, le esperienze vissute, le emozioni più intense, quelle arcaiche, mai ri-conosciute dall’Io cosciente. Come dire: l’arte riesce a farci sentire ciò che è dentro di noi e che non siamo riusciti a ri-conoscere e a esprimere. Fondamentale l’ultimo capitolo dedicato al David di Michelangelo: «la statua più bella del mondo», e a un’indagine dalla Galleria dell’Accademia con la quale, a completamento ed esemplificazione del «modello di fruizione artistica», si raccolgono commenti e comportamenti dei visitatori offrendo un documento eloquente della dinamica correlata all’impianto teorico.

Thursday, November 20, 2008

La Vergine col bambino un'icona contro le eresie. Ma l'immagine fu ereditata dalla dea egizia Iside

Corriere della Sera 20.11.08
Un simbolo sfruttato dalla Chiesa dopo il Concilio di Efeso e nell'offensiva anti Lutero
La Vergine col bambino un'icona contro le eresie. Ma l'immagine fu ereditata dalla dea egizia Iside
di Francesca Bonazzoli

Ancor prima dell'epoca cristiana, l'immagine della «Madre col Bambino» veniva già usata da molte culture con un significato religioso: nell'area mediterranea, per esempio, rappresentava la dea Iside con in grembo il figlio Horus e fu proprio questa iconografia egizia a passare in quella cristiana occidentale attraverso la mediazione dell'Oriente bizantino.
In particolare, dopo il 431, le gerarchie ecclesiastiche cristiane promossero l'immagine della Madonna col Bambino per dare forza alla condanna, votata dal Concilio di Efeso, dell'eresia nestoriana secondo la quale la Vergine non poteva essere chiamata «madre di Dio», ma solo madre di Gesù poiché non aveva generato un Dio, bensì solo il corpo in cui Dio aveva poi preso dimora.
Da quel momento fino al Medioevo nelle chiese cristiane si assiste a una proliferazione delle immagini della Madonna col Bambino (spesso accompagnate dall'iscrizione «Maria Mater Dei» e «Sancta Dei Genitrix») raggruppabili in diverse varianti: la Madonna del latte (dove la Vergine allatta il figlio) è una delle prime iconografie conosciute, fin dalla catacomba di Priscilla del III secolo; la Madonna orante col Bambino (genuflessa e con le mani giunte mentre adora il figlio poggiato su un lembo del proprio manto); la Madonna leggente col Bambino (con in mano il libro della Sapienza); la Madonna del roseto (seduta in un giardino di rose simbolo della verginità della madre di Dio) particolarmente amata nel Nord Europa; la Madonna col bambino in trono (dove Maria personifica la Chiesa), di derivazione bizantina e i cui più antichi esempi in Occidente si trovano nei mosaici di Ravenna.
L'immagine registra poi un secondo grande momento di successo che coincide ancora una volta con un'eresia: quella protestante. A cavallo fra XV e XVI secolo, l'impiego della Madonna col Bambino viene nuovamente incentivato da parte della Chiesa cattolica per fini propagandistici e, dopo la condanna di Lutero, per confutare la dottrina protestante che ridimensionava il culto della Vergine assieme a quello dei santi. In quest'epoca furono soprattutto due i pittori che portarono il soggetto alla gloria: Raffaello e Giovanni Bellini. Il primo perché, noto ammiratore e amante di donne, seppe dare alle sue Madonne grazia e bellezza idealizzate, di una perfezione che incantava e trascendeva qualsiasi modello umano; il secondo perché, sincero credente, nei volti delle sue Vergini dall'aria dolce e domestica ritraeva quello della moglie amata di un amore casto e cristiano.
Nel Rinascimento il culto mariano si era ormai molto diffuso e via via che la devozione popolare si era fatta più appassionata, anche l'iconografia della Madonna col Bambino aveva perso la primitiva ieratica monumentalità per acquisire un tono più tenero. La rigidezza, eredità orientale nella rappresentazione della Madre in posizione frontale con il bambino eretto, vestito e benedicente, aveva lasciato già nel XIV secolo il posto a due nuove varianti dove madre e figlio venivano messi in un rapporto di affettuosità attraverso un gioco di sguardi o di mani: la Madonna dell'Umiltà (in particolare nel-l'Italia settentrionale) e la Mater amabilis, il tipo di rappresentazione più amata fra tutta l'iconografia mariana. È soprattutto per quest'ultima immagine intima e domestica che si sviluppano leggere varianti attraverso l'inserimento di oggetti simbolici. Fra i più frequentati figurano la mela, frutto dell'albero del Bene e del Male: tenuta in mano dal Bambino allude alla redenzione dal peccato originale. L'uva è simbolo del vino eucaristico e quindi del sangue del Cristo redentore (anche nella variante della brocca che contiene il vino). Analogamente, le spighe sono il pane eucaristico e dunque il corpo di Cristo. La ciliegia, frutto del Paradiso, è simbolo del Cielo; la melagrana, che già nel mondo pagano era attributo di Proserpina, dea che presiedeva alla germinazione, allude alla Resurrezione. La noce, invece, era un complesso simbolismo sviluppato da sant'Agostino, dove il mallo stava per la carne di Cristo, il guscio di legno alludeva alla croce e il gheriglio alla natura divina del Cristo.
E infine l'uccello che, nella pittura cristiana, mantiene il simbolismo che già aveva in quella pagana, ovvero rappresenta l'anima umana che vola via alla morte del corpo. Spesso è un cardellino perché il suo piumaggio colorato lo rendeva particolarmente attraente agli occhi dei bambini e anche perché, secondo una leggenda, la macchia rossa sul capo sarebbe stata un residuo del sangue di Cristo con cui il cardellino si macchiò volando sopra la testa incoronata di spine di Gesù mentre questi saliva al Calvario.