Monday, April 27, 2009

L’Homo floresiensis sapeva modellare pietre. Prima di noi

l’Unità 27.4.09
L’Homo floresiensis sapeva modellare pietre. Prima di noi
Il luogo I ritrovamenti dei paleontologi sull’isola di Flores, in Indonesia
Un piccoletto insegnò al Sapiens a lavorare la pietra
di Pietro Greco

L’Homo sapiens imparò a lavorare la pietra dall’Homo florensiesis, una sorta di ominide alto un metro e dal cervello grande come una pera? Dei ritrovamenti nell’isola di Flores, Indonesia, suggeriscono di sì.
E se il piccolo hobbit, l’ultimo degli erectus, avesse insegnato direttamente al grande ed encefalizzato Homo sapiens come si lavora la pietra, nell’isola di Flores almeno ventimila anni fa? L’ipotesi - avanzata di recente da Mark Moore della University of New England, in Australia - è tutta da confermare. Ma racchiude in sé due novità per molti versi sorprendenti.
Si fonda su quattro fatti. Il primo è che nel sito di Liang Bua sull’isola di Flores, in Indonesia, frequentato per circa 80.000 anni - da 100.000 fino a 17.000 anni fa - da Homo floresiensis, un omino alto non più di un metro e col cervello grande come una pera, Mark Moore ha trovato pietre di origine vulcanica sapientemente lavorate. Il secondo fatto è che nello stesso sito il paleontologo australiano ha rinvenuto pietre lavorate molto più di recente, ma con la medesima tecnica. L’archeologo le ha studiate tutte, le più antiche e le più recenti. Ne ha prelevate 11.667 in cinque diversi livelli dello scavo. Osservandole a fondo, con le più moderne tecniche, una per una, per verificare come sono state lavorate. Il terzo fatto è che Liang Bua è stata frequentata, a partire almeno da 11.000 anni fa, da gruppi di Homo sapiens. Il quarto fatto è che i sapiens sono giunti in Indonesia 45.000 anni fa.
TECNICHE ELABORATE
Mark Moore ha provato a dare un’interpretazione coerente a questi quattro fatti. Le pietre ben lavorate non possono essere state realizzate tutte dai sapiens. Le più antiche, almeno, sono state lavorate certamente da Homo floresiensis, perché risalgono a un periodo in cui i sapiens in tutta l’Indonesia e persino in Asia non erano ancora arrivati. Di qui il primo rovello: come faceva quell’omino dal fisico e soprattutto dal cervello così piccolo ad aver sviluppato una cultura litica così avanzata? Domanda davvero intrigante. Cui Moore risponde chiedendo aiuto a Nicholas Toth e a Kathy Shick, due antropologi americani della Indiana University, che hanno insegnato ai bonobo (i piccoli scimpanzé che sono stati gli ultimi primati ad aver avuto un antenato comune con l’uomo) a lavorare la pietra in maniera abbastanza sofisticata.
La seconda domanda non è meno intrigante. Le pietre più recenti e quelle più antiche sembrano essere state lavorate se non dalla stessa mano, certo allo stesso modo: perché i sapiens hanno lavorato la pietra con la stessa tecnica dei floresiensis? E qui Moore avanza la sua ipotesi innovativa: semplice, perché l’hanno appresa direttamente dagli «hobbit», con cui hanno evidentemente convissuto occupando la medesima area. Non è l’unica risposta possibile: potrebbe trattarsi di semplice convergenza evolutiva (nel medesimo ambiente, con la medesima materia, entrambe le specie umane hanno trovato il modo migliore per intagliare). Per saperne di più Moore sta per pubblicare il suo report sul prossimo numero del Journal of Human Evolution.

Saturday, April 11, 2009

Le ultime scoperte della neuro-economia: il denaro è come una droga psicoattiva

Corriere della Sera 11.4.09
Le ultime scoperte della neuro-economia: il denaro è come una droga psicoattiva
La mente ai tempi della crisi
di Massimo Piattelli Palmarini

Effetti anche sul cervello: attivate le aree del disgusto
Le perdite monetarie innescano le stesse reazioni dei cibi guasti. I guadagni quelle legate ai piaceri sessuali

In senso stretto, non ave­va torto l’imperatore Vespa­siano, quando se ne uscì con il famoso motto «pecu­nia non olet» (il denaro non ha odore), espressione oggi tradotta e corrente in molte lingue. Eppure Freud aveva ipotizzato un’origine infanti­le fecale dell’attaccamento al denaro, assimilando gli spendaccioni ai diarroici e gli avari agli stitici. Adesso la nuova scienza chiamata neuro-economia ha confer­mato che le perdite moneta­rie attivano alcune zone ce­rebrali normalmente attiva­te da stimoli letteralmente, corposamente penosi o di­sgustosi (cibi guasti, feci, cattivi odori, shock elettrici e simili).
All’opposto, un guadagno monetario e perfino la pro­spettiva certa di un premio monetario attivano centri nervosi normalmente depu­tati a registrare piacevoli stimo­li corporei, per esempio la sa­zietà nel cibo o il piacere ses­suale. Gli psico­logi inglesi Ste­p hen Lea e Paul Webley (Università di Exeter), in un recente artico­lo pubblicato in Behavioral and Brain Sciences non esitano a consi­derare il dena­ro, letteralmen­te, come una droga psicoat­tiva, al pari dell’alcol la nico­tina, la cocaina e, loro ag­giungono, la pornografia. Le reazioni al contatto con il danaro vanno ben oltre, lo­ro affermano, il suo valore di scambio e la sua utilità pratica. E’ un contatto che vellica i più bassi istinti e, per esempio, annebbia an­che la vista, come vecchi stu­di di Jerome Bruner sulla psicologia del denaro aveva­no già rivelato. Secondo Bruner, i ragazzini di fami­glie povere ricordano e per­cepiscono le dimensioni del­le monete di uso corrente come più grandi di quanto non facciano i loro coetanei di famiglie ricche.
Una lunga serie di studi psicologici hanno poi mes­so in evidenza la cosiddetta «money illusion», cioè l’im­pressione sog­gettiva, fortissi­ma, di possede­re, guadagnare e spendere in termini di nu­meri tondi, espliciti, istan­tanei, non in termini del rea­le potere di ac­quisto della moneta.
Il divario tra valore nomina­le, il solo che conta psicologi­camente, e va­lore effettivo, il solo che do­vrebbe contare realmente, diventa drammatico soprat­tutto in caso di inflazione galoppante. Molti, infatti, preferirebbero un aumento di stipendio del 15 per cen­to in un’economia che ha il 10 per cento di inflazione a un aumento del 5 per cento in un’economia senza infla­zione. Inoltre, per la gente comune è arduo stimare il valore monetario di quanto non trova una verifica nu­merica immediata, pubblica ed obbiettiva, per esempio è arduo stimare il costo di un figlio, di una malattia prolungata e perfino del­l’uso di un’automobile.
Lo studioso Richard Tha­ler, dell’Università di Chica­go, un pioniere della psi­co- economia, adesso assai celebrato anche sulla gran­de stampa negli Stati Uniti, e Eldar Shafir di Princeton, in uno studio pubblicato al­cuni anni or sono, scopriro­no che siamo incapaci di da­re un valore monetario a svariati oggetti da noi posse­duti, per esempio una botti­glia di ottimo vino acquista­ta anni addietro.
Supponiamo di averla comprata, allora, per 20 Eu­ro, e che oggi ne valga 100. Quanto vale per noi moneta­riamente il consumo di quel­la bottiglia, questa sera, tra amici? Ciascuno ha un’opi­nione solidissima, ma, su cento soggetti, si equivalgo­no i numeri di coloro che sti­mano il suo valore 100, colo­ro che lo stimano 20, coloro che lo stimano quanto vale­vano 20 Euro anni addietro, coloro che dicono che non ha valore monetario, per­ché già la possiedono, colo­ro che pensano rappresenti un «guadagno» (proprio co­sì) di 80 Euro e coloro che si rifiutano di fare il calcolo, ri­tenuto volgare. Però, strana­mente, se inve­ce pensiamo di farne omaggio a un collega, non a un ami­co, allora tutti siamo d’accor­do per stimare il suo valore 100 Euro, quel­lo del mercato corrente. La psi­cologia del de­naro non cessa di stupirci. Negli Stati Uniti, in questi tempi di crollo dei valori immobiliari, i prezzi di case e appartamen­ti non calano veramente, manifestamente. Se appena appena possono permetter­selo, dopo qualche mese, i proprietari preferiscono riti­rarle dal mercato, piuttosto che accettare un prezzo più basso. L’idea di vendere la propria casa a un prezzo in­feriore a quello pagato è psi­cologicamente intollerabile. Si cancella la vendita, si aspettano tempi migliori, e avvenga che può. Svariati recenti esperi­menti, alcuni anche piutto­sto ingegnosi, sondano fin dentro le latebre del cervel­lo le radici primarie dei no­stri comportamenti econo­mici, delle scelte monetarie, delle preferenze tra ricever­ne pochi maledetti e subito (centri cerebrali emotivi), o piuttosto molti probabil­mente in futuro (centri «ese­cutivi » della corteccia ante­riore).
Numerosi protocolli speri­mentali e tabelle di dati si accompagnano a immagini colorate dei centri cerebrali attivati. Però, passati i primi entusiasmi per le tecniche e le immagini, vie­ne ormai vo­glia di contro­battere: diteci qualcosa che non sapevamo già!
Il filosofo e cognitivista americano Jer­ry Fodor ha emesso pro­prio questo gri­do di insoddi­sfazione, affine al recentissimo libro «Neuromania» degli psicologi italiani Carlo Umil­tà e Paolo Legrenzi, i quali ci mettono in guardia con­tro gli abusi scientifici, so­ciali e culturali della mistica delle cosiddette verifiche neuro-scientifiche (Il Muli­no 2009).
Restiamo attenti ai nuovi sviluppi, ma consentiamoci di albergare il recondito pen­siero che la psicologia del de­naro è forse cosa troppo im­portante e complessa per af­fidarla ai neurobiologi.

Wednesday, April 08, 2009

Venerdì "santo" - "Cena del Musso" (cena a base di carne di asino)

Venerdì "santo" - "Cena del Musso" (cena a base di carne di asino)
Organizzatore il gruppo di Facebook:
Mangio carne il Venerdì Santo perchè la mia religione me lo consente!
Tipo: Festa - Cena
Data: venerdì 10 aprile 2009
Ora: 20.00 - 23.55
Luogo: Ritrovo a Marostica (vi)
Indirizzo: Viale della Stazione, vicino all'edicola.

In internet è possibile trovare la storia di questo evento che si tiene ogni anno a partire dagli inizi degli anni 90.
Dal 1993 la cena del musso è in memoria dell'amico Bruno. Bruno è stato uno dei fondatori di questo evento.

Scrive "la repubblica" del 25 febbraio 2009:
"
Scuole, fino a Pasqua in mensa niente carne
(…)
Per i cattolici, si sa, la quaresima è tempo di astinenza: rinunciare alla carne ogni venerdì sino a Pasqua è penitenza cui tutti i fedeli sono tenuti, tranne se malati, anziani o minori di 14 anni. Dettaglio evidentemente sconosciuto all´assessore capitolino alle Politiche educative, Laura Marsilio. Che ieri, quando s´è accorta che il giorno dopo, mercoledì delle ceneri, sarebbe iniziata la quaresima, ha ordinato in fretta e furia - tramite fax - la variazione dal menu in tutte le scuole elementari e medie di Roma: via la carne dalle mense, oggi e per i prossimi sei venerdì, sino al 3 aprile.
"
riportiamo la Dichiarazione di Demetrio Bacaro, Segretario di Radicali Roma

"Con un fax urgente a tutte le scuole di Roma l'Assessore Marsilio ha comunicato "d'imperio" un cambiamento urgente nella composizione dei pasti dei venerdì quaresimali per i bambini dai 5 ai 13 anni: dall'asilo alle medie. Niente carne quindi di venerdì per i piccoli romani, per un omaggio sfacciato ed evidente alla prossima visita in Campidoglio del Capo di Stato del Vaticano. Il nostro Assessore Capitolino non è nuovo a queste "perle" di sensibilità sociologica e culturale, avendo già imposto a Natale la "riscoperta" del valore del presepe (ovviamente cristiano cattolico) sempre nelle scuole romane. Ci permettiamo di suggerire all'Onorevole Marsilio, alcune pratiche future per le scuole romane, per proseguire in questo filone di integrazione multietnica e rispettoso delle diversità religiose: gita obbligatoria a Lourdes nei mesi primaverili per tutte le terze medie, separando maschi da femmine; abolizione delle palestre
scolastiche e loro sostituzione con cappelle di culto cristiano, con obbligo di frequenza annotata sul voto di condotta; distribuzione gratuita in tutte le scuole della nuova versione del catechismo cattolico, al posto della vetusta e superata Costituzione Italiana. Sono provvedimenti certo un po' onerosi da un punto di vista finanziario, ma siamo sicuri che accelererebbero quel processo di annessione della nostra città alla Città del Vaticano, disegno che appare esplicito nelle decisioni francamente sempre più imbarazzanti del nostro Assessore. Al quale peraltro ricordiamo sommessamente che la dottrina Cattolica esenta i minori di 14 anni dall'osservanza del precetto sulla astensione dalla carne. Carnevale è finito signori, è cominciata la Quaresima e credo che da un punto di vista del diritto nel nostro Comune durerà qualche anno."

Possiamo dunque capire che questa cena del musso, con passare degli anni, diventa sempre più significativa.

Questo è il brano di Nietzsche che viene letto all'inizio della cena:
"
E ancora una volta Zarathustra riprese a parlare. O miei nuovi amici - esclamò – voi straordinari, voi Uomini Superiori, come mi piacete ora, da che siete ridiventati allegri! Proprio siete tutti rifioriti: mi sembra che a tali fiori quali voi siete occorrono nuove feste, una qualche coraggiosa sciocchezza, qualcosa, come un rito sacro o una festa dell'asino, qualche gaio pazzo Zarathustra, un vento impetuoso , che soffi e rischiari le vostre anime.
Non dimenticate questa notte e questa festa dell'asino, voi Uomini Superiori! E ciò che voi avete inventato qui, presso di me, e io lo prendo come un buon augurio, cose di questo genere le inventano soltanto coloro che stanno guarendo!
E festeggiatela ancora questa festa dell'asino, fatelo per voi, e fatelo anche per me! E in memoria di me!
F. Nietzsche. Così parlò Zarathustra.
"

Veneto Pagan Moot - 9 APRILE 2009 Incontro Pagani del Veneto

Veneto Pagan Moot - Incontro mensile per i Pagani del Veneto
paganesimo incontri veneto moot
Tipo: Incontri - Incontro del club/gruppo
Data: giovedì 9 APRILE 2009
Ora: 19.45 - 23.45
Luogo: Lady Sir Pub
Indirizzo: Via Risorgimento, 19 - Noventa Padovana (pd)

Telefono: 3497554994
Descrizione
Un Moot è semplicemente un incontro tenuto in un locale pubblico (solitamente un pub o simile) ad intervalli fissi in cui le persone si possono incontrare per conoscersi, discutere, consigliarsi e quant' altro. Il fatto che l' incontro si tenga sempre con la stessa periodicità facilita l' organizzazione per tutti, visto che non si deve cercare di contattare tutti ogni volta per mettersi d' accordo, e che le persone hanno la possibilità di organizzare i propri impegni per tempo sapendo quando c'è il Moot. Inoltre tutte le persone nuove nella comunità possono andare ad un Moot per prendere contatto con altri pagani, anche se sono appena arrivati in città.

Friday, March 20, 2009

Jesolo 21 Marzo 2009 Rito Pagano dell'Equinozio di Primavera

Rito Pagano dell'Equinozio di Primavera
Celebrazione dell'uscita di Persefone dall'Ade
Data: sabato 21 marzo 2009
Ora: 17.00 - 22.30
Luogo: Bosco Sacro
Indirizzo: Ca' Gamba, settima traversa civico 2B
Città/Paese: Jesolo, Italy

Telefono: 3277862784

Il rito celebra la nascita

Wednesday, March 18, 2009

Giallo sulla scoperta del frammento di Dioniso

Giallo sulla scoperta del frammento di Dioniso
STELLA CERVASIO
LA REPUBBLICA - 18 MARZO 2009 - NAPOLI

La direttrice degli Scavi
Il soprintendente


Fiaccola, pugnale o strumento la cosa più certa è l´atmosfera dei rituali con menade danzante e divinità. Un mistero da risolvere le figure in abiti femminili

Nelle nostre aree archeologiche c´è un contrasto tra l´efficienza dimostrata anche con questi scavi e l´emergenza dichiarata nominando i commissari Forse tra qualche anno si chiarirà tutto



Una fiaccola tenuta in una strana posizione, o uno strumento da scalpellino a due facce, martello da una parte e punta per incidere dall´altra? È l´interrogativo che tormenterà per i prossimi anni gli archeologi e gli studiosi di iconografia antica di fronte all´ultima scoperta di Ercolano. Il magnifico rilievo marmoreo venuto alla luce il 18 febbraio scorso nell´insula nord-occidentale nell´area dei nuovi scavi ed esposto da oggi fino al 13 aprile al Museo Archeologico Nazionale, nell´ambito della mostra "Ercolano. Tre secoli di scoperte", che si è aperta lo scorso ottobre. Era un frammento di quelli eseguiti su richiesta per decorare una sala di pitture murarie in IV stile. Nelle dimore, dal I secolo a.C. andava di moda inserire rilievi originali o copie delle opere d´arte greca. E qui la Soprintendenza cita un brano di Cicerone, che scrive ad Attico nel 67 a.C.: "Procurami frammenti adatti a una palestra" per la sua villa di Tuscolo.
Non è il primo dei "typoi" trovati a Ercolano: ce n´è un altro dalla parete ortogonale a quella dell´ultimo ritrovamento, che raffigura un satiro con un satirello e ninfe; un secondo conservato nello stesso museo che raffigura cariti e ninfe, scavato in epoca borbonica, un rilievo di Telefo ritrovato da Maiuri nella omonima Casa. Tra gli altri, un tondo con Achille che interroga l´oracolo, che si può vedere in un altro angolo della mostra ercolanese, e ancora vari frammenti venuti alla luce nella Casa dello Scheletro e lungo il cardo V. Ai Musei Capitolini di Roma sono conservati anche alcuni frammenti provenienti dagli Horti Tauriani di una villa sull´Esquilino: la comparazione fa pensare a un proprietario possidente e di rango anche per Ercolano.
Il problema è iconografico. Nella bottega neoattica dove presumibilmente eseguirono su commissione l´altorilievo, divisero la scena in due riquadri: in quello di destra si guardano una menade dai capelli scomposti in posa molto simile a quella della danzatrice delle pitture di Villa dei Misteri, e un uomo dall´aria ieratica e barbuto che nella didascalia che il museo ha accompagnato alla prima esposizione del frammento, viene identificato in Dioniso. Nella sezione di sinistra del typos c´è invece una statuetta arcaistica di Dioniso, riconoscibile dal cantharos, il vaso che tiene tra le mani. Due figure sono rivolte verso la scultura: stranamente in abiti femminili, ma dalle sembianze maschili. Di queste figure, una tiene la mano sulla spalla dell´altra. E quest´ultima impugna quello che sembrerebbe un arnese da scultore, con il quale ha appena finito di dare forma al vaso e al piccolo dio che poggia su un piedistallo ad altezza d´uomo. Nella didascalia del museo si parla di "un arnese o una fiaccola".
A presentare la recente scoperta ercolanese che si è aggiunta al patrimonio raccolto nella mostra in corso al MANN, il soprintendente archeologo di Pompei e Napoli, Pier Giovanni Guzzo: «A Pompei la situazione viene definita d´emergenza, ma l´attività sfociata anche in questo rinvenimento, e l´emergenza sono due elementi contrastanti che forse solo tra qualche anno, quando saranno esaminate tutte le categorie di questa difformità, potranno essere chiariti». Una frecciatina a chi mette in discussione la gestione dell´area archeologica, dove i commissari si succedono, e sono già a quota due. Ma la giornata di festa è stata rispettata anche con la proiezione di un bel video che testimonia il ritrovamento dell´altorilievo marmoreo. Non era murato nell´intonaco, ma tenuto sospeso da alcune grappe metalliche: è la prima volta che si riesce a osservare il metodo usato dagli antichi in un frammento "congelato" nella posizione originaria dalla pioggia di cenere e fango di Ercolano.
«L´elemento dionisiaco e l´atmosfera che l´accompagna è la principale certezza di queste scene», ha spiegato Maria Paola Guidobaldi, direttore degli scavi di Ercolano, che ipotizza saggiamente anche un "pastiche" con combinazione di motivi diversi, provenienti dall´antichità greca e romana, riproposti insieme. La caccia alla spiegazione dell´enigmatica scena è aperta.

Friday, March 13, 2009

Miti e storia La dea Ishtar, l'eroe Gilgamesh, la torre di Babele: simboli (non sempre autentici) della terra dove fiorì la prima società multicultura

Corriere della Sera 13.3.09
Miti e storia La dea Ishtar, l'eroe Gilgamesh, la torre di Babele: simboli (non sempre autentici) della terra dove fiorì la prima società multiculturale
La vera Semiramide regina femminista cancellata dall'Islam
Sensualità e potere nell'antica Mesopotamia
di Giulio Giorello

«Ishtar, che si delizia con mele e melagrane, ha creato il desiderio», recita una tipica invocazione «per la buona riuscita dell'amore» (per dirla con l'assirologo Jean Bottéro) a quella che è la Grande Dea che unisce gli attributi di Venere e di Marte: «la sua felicità è combattere », ma anche «far danzare le spighe del grano».
L'antica Mesopotamia — situata tra i fiumi Eufrate e Tigri, un territorio che corrisponde all'odierno Iraq e a parte della Siria nord-orientale — vide la nascita dei primi centri urbani, l'accoppiamento di controllo delle acque e di pianificazione agricola, l'invenzione della scrittura e il potenziamento dell'arte del contare e del misurare, cioè di aritmetica e di geometria. La decifrazione dei testi cuneiformi in Europa nell'Ottocento ha fornito una miriade d'informazioni sulle civiltà mesopotamiche, sorte ben più di quattro millenni fa. Il plurale è d'obbligo. I decifratori della scrittura cuneiforme hanno inizialmente chiamato la lingua «assiro », anche se c'erano state una variante dialettale assira e una babilonese, che oggi designiamo insieme come «accadico » — e l'etichetta «assirologia» è stata mantenuta per indicare la disciplina che si occupa della lingua scritta con segni cuneiformi su tavolette d'argilla. Ma le genti accadiche, che il Vecchio Testamento definisce «fiere e spaventevoli come un vento orientale», non furono le sole ad abitare il Paese dei due fiumi.
Nel corso dei millenni a quei «terribili Semiti» (come li chiamava Bottéro) si affianca e talvolta si contrappone il popolo dei Sumeri, forse ancora più antico, cui si deve la creazione della potente Uruk, di cui nel mito fu signore Gilgamesh, l'eroe che dopo tante imprese andò alla ricerca del segreto dell'immortalità — ovviamente senza trovarlo! Proprio nell'Epopea che porta il suo nome ci imbattiamo in una delle più potenti raffigurazioni della funzione del sesso. Nato e cresciuto nella steppa, con belve selvagge come uniche amiche, un tipo dotato di forza bestiale, tale Enkidu, viene ammansito da una prostituta che lo inizia al piacere erotico dopo averlo «sfacciatamente baciato sulla bocca e privato dei suoi indumenti»; la donna, con le sue labbra, «gli ha preso il soffio», ma l'ha reso davvero uomo, capace di vivere in città tra i propri simili. Enkidu diventerà l'alleato più fedele di Gilgamesh, suo sovrano, e il più temibile difensore delle mura di Uruk. Potremmo dire che l'amore al tempo dei Sumeri e degli Accadi ha costituito una passione civilizzatrice, anche e soprattutto nei suoi aspetti più anarchici e apparentemente distruttivi: grazie alle prestazioni di una mercenaria Enkidu ha spezzato le proprie radici, ha lasciato l'originaria «famiglia», fatta degli animali con cui aveva convissuto, e non esiterà a combattere persino contro gli dei.
Gli aspetti di società a un tempo laiche e profondamente religiose, intrise di magia ma anche capaci di impressionanti conquiste scientifiche e tecnologiche, sono ora analizzati nello stimolante volume La Mesopotamia prima dell'Islam (Bruno Mondadori) di Paolo Brusasco, attualmente all'Università di Genova e supervisore di importanti scavi archeologici in Iraq e in Siria. Sostenitore di una «archeologia riflessiva», che mira a ricostruire «le mappe cognitive» che davano significato alla parola scritta come al manufatto, Brusasco insiste sulla valenza sociale della cultura materiale, sulla posizione attiva delle minoranze entro istituzioni complesse e sul ruolo del «femminile» in realtà che abitualmente vengono prospettate come modellate pressoché esclusivamente dalla mano maschile. In particolare, questo tipo di indagine gli permette di apprezzare il ruolo della donna non solo entro la casa, come pilastro della famiglia, ma anche all'esterno, come protagonista dell'economia e della politica. I dati disponibili, scrive, «dimostrano che, sebbene gli uomini fossero in generale privilegiati rispetto alle donne della loro stessa classe sociale, durante l'intero arco della storia della Mesopotamia un gran numero di rappresentanti del sesso femminile aveva accesso alla ricchezza e a responsabilità che conferivano loro una posizione sociale di rilievo. I testi legali indicano dei cambiamenti solo a partire dal I millennio a.C., nel Nord del Paese, allorché venne prescritto il velo e venne esercitata una più stretta sorveglianza per le donne maritate, con atteggiamenti negativi nei confronti dell'erotismo femminile».
Nemmeno questo fermò le figlie di Ishtar. La più celebre di tutte resta quella Shammuramat di origine babilonese che, vedova del re assiro Shamshi-Adad V (823-811 a.C.), assunse il titolo di reggente non solo durante la minore età del figlio Adad-Nirari III, ma anche dopo l'ascesa di costui al trono. L'Occidente la conosce come Semiramide, della quale Dante, nel V Canto dell'Inferno, fa l'emblema della lussuria. Mi piace qui ricordare un bel volume di Giovanni Pettinato, dedicato appunto a Semiramide tra leggenda e storia (Rusconi, Milano 1985, oggi praticamente introvabile: non sarebbe possibile ristamparlo?), da cui emerge la figura di una sovrana capace non solo di garantire con le armi la sicurezza del suo regno, ma anche di portare a termine opere d'ingegneria civile: il tutto finalizzato alla pacifica coesistenza delle genti «di molte favelle» (per dirla proprio con Dante) che componevano ormai il suo impero. Il quale fu, pur tra mille contraddizioni, uno straordinario esperimento multiculturale, in cui la compresenza di lingue e tradizioni differenti era intesa dagli stessi individui che ne erano coinvolti come un fattore di crescita e di libertà. Tutto il contrario, si noti, della «confusione delle lingue» con cui il Signore avrebbe punito i Mesopotamici per aver progettato una torre «la cui sommità toccasse il Cielo » ( Genesi, 11,1-9).
Brusasco ricorda come Sumeri e Accadi valutassero «l'altro» sostanzialmente sulla base dei vantaggi o dei rischi che conseguivano dal suo comportamento, senza alcun discrimine razziale o religioso per il diverso — al contrario di quello che è capitato coi tre grandi monoteismi dell'Occidente: Ebraismo, Cristianesimo e Islam. Opportunamente sottolinea quali siano i debiti che la civiltà islamica ha contratto con le preesistenti culture del Tigri e dell'Eufrate; ma non nasconde le profonde differenze — a cominciare dalla condizione femminile. Troppo spesso, infine, quando si parla delle conseguenze del conflitto in Iraq, si tende a dimenticare che il saccheggio di musei e siti archeologici non solo costituisce un enorme danno per chi oggi abita il Paese dei due fiumi, ma rappresenta uno sfregio a tutti noi, che siamo così lontani e al tempo stesso così vicini agli indomiti «assiri» e alle figlie di Ishtar.

Tuesday, March 10, 2009

12 marzo 2009 Veneto Pagan Moot - Incontro mensile per i Pagani del Veneto

Veneto Pagan Moot - Incontro mensile per i Pagani del Veneto
paganesimo incontri veneto moot
Organizzatore:: Paganesimo
Tipo: Incontri - Incontro del club/gruppo
Data: giovedì 12 marzo 2009
Ora: 19.45 - 23.45
Luogo: Lady Sir Pub
Indirizzo: Via Risorgimento, 19 - Noventa Padovana (pd)

Telefono: 3497554994
Descrizione
Un Moot è semplicemente un incontro tenuto in un locale pubblico (solitamente un pub o simile) ad intervalli fissi in cui le persone si possono incontrare per conoscersi, discutere, consigliarsi e quant' altro. Il fatto che l' incontro si tenga sempre con la stessa periodicità facilita l' organizzazione per tutti, visto che non si deve cercare di contattare tutti ogni volta per mettersi d' accordo, e che le persone hanno la possibilità di organizzare i propri impegni per tempo sapendo quando c'è il Moot. Inoltre tutte le persone nuove nella comunità possono andare ad un Moot per prendere contatto con altri pagani, anche se sono appena arrivati in città.

Monday, March 02, 2009

Senza azione non ci sarebbe immaginazione e linguaggio

l’Unità 2.3.09
Senza azione non ci sarebbe immaginazione e linguaggio
Ascoltando un verbo la corteccia si attiva per compiere movimenti
di Cristiana Pulcinelli

L’azione può aiutarci a capire il mondo e a interagire con i nostri simili? Una ricerca italiana appena pubblicata sulla rivista PlosOne conferma quella che da qualche tempo sembra un’ipotesi realistica. Lo studio, condotto da un’équipe di neuroscienzati della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, ha analizzato le relazioni tra aree motorie e comprensione del linguaggio.
«Siamo partiti – spiega Raffaella Rumiati che ha guidato il gruppo – dalla teoria secondo cui le aree motorie si attivano in modo necessario e automatico per comprendere il linguaggio. Una teoria, a nostro avviso, troppo generale». I neuroscienziati hanno quindi cercato di chiarire in quali circostanze le aree motorie si attivano durante la comprensione linguistica. Gli scienziati hanno misurato il grado di attivazione delle aree motorie di alcuni volontari posti di fronte a compiti linguistici. Si è visto così che l’attivazione dei neuroni motori in risposta a stimoli linguistici è strategica: non avviene sempre e comunque, ma con parole e compiti specifici. «Le aree motorie si attiverebbero con parole che hanno una qualche relazione con un’azione, verbi o nomi di oggetti di uso quotidiano, quali “prendere” o “bottiglia” - spiega Liuba Papeo, prima autrice dell’articolo – ciò succede, però, solo quando l’informazione motoria contenuta nella parola è necessaria per svolgere un compito». Ad esempio, se qualcuno ci chiede se “accarezzare” descrive un’azione manuale, la strategia cognitiva più efficace per rispondere è quella di immaginare l’azione. Così facendo attiviamo le aree motorie. Se dobbiamo, invece, decidere se la medesima parola ha 4 o 5 sillabe, non è necessario far ricorso a una strategia motoria.
«Le aree motorie - spiega Papeo - non sono al servizio dei processi strettamente linguistici ma di altre operazioni mentali, come l’immaginazione, che rendono la comprensione e quindi l’interazione sociale più fluida ed efficace».

Sunday, March 01, 2009

Le ragioni del crollo: quando vengono sottovalutati i comportamenti emotivi

Corriere della Sera 1.3.09
È già un caso il saggio di George Akerlof e Robert Shiller sugli «Animal spirits»
Il «fattore psycho» della crisi
Le ragioni del crollo: quando vengono sottovalutati i comportamenti emotivi
di Daniele Manc

Sentimenti
Riccardo Viale: «Aspetti come fiducia, correttezza, illusione del guadagno sono stati trascurati a vantaggio di comportamenti razionali o presunti tali»

Tra i banchieri d'affari era stata sempre molto popolare una barzelletta. Raccontava di una merchant bank che dovendo fare un'assunzione aveva incaricato il suo più anziano banchiere di una serie di colloqui. Colloqui che si dimostravano sempre molto brevi e basati su una sola domanda: quanto fa due più due? I candidati si succedevano uno dopo l'altro. Nessuna sembrava soddisfare l'anziano banker. Finché una mattina alla solita domanda un ragazzo ebbe l'ardire invece di rispondere con un immediato: quattro, con un «dipende ». Sorridendo il banchiere chiese come dipende? Due più due fa sempre quattro. No — rispose il giovane uomo — dipende se sono venditore o compratore, nel caso può fare cinque o tre. Eppure una verità così semplice è sembrata svanire in questi lunghi anni prima di euforia irrazionale e oggi di crisi la cui fine non si intraved e: persino un'operazione semplice, numeri così rotondi e pieni possono avere significati diversi secondo il contesto. E solo oggi dopo l'abbuffata di modelli matematici che sembravano includere ogni rischio, di mercati efficienti e razionali in grado di misurare con i loro prezzi qualsiasi merce anche la più incomprensibile, fosse essa un barile di petrolio come un mutuo subprime, ebbene solo oggi improvvisamente ci s'inizia a chiedere se aver sottovalutato gli aspetti psicologi dell'economia non ci abbia condotti qui dove siamo.
A dire il vero una corrente di pensiero dell'economia, quella comportamentale, aveva continuato a studiare e a indicare l'importanza di tutto ciò che non è razionale anche nei comportamenti economici. Ma sembrava predicare in un campo ben poco fertile. Erano gli anni del boom; dove chiedersi come poteva accadere che di fronte a una casa del valore di 100 alcune banche dessero il 120% di prestito, era considerato eccentrico. La storia nella quale si era immersi, la fiducia della quale si era dotati, sembrava potere tutto.
Da qualche mese, improvvisamente, con una crisi che incombe senza sosta sul mondo occidentale e non solo, ecco che quegli studi sono sembrati prendersi una sorta di rivincita sul comportamento razionale dell'agente economico. Una riprova è l'attesa che ha circondato l'uscita del libro di George A. Akerlof e Robert J. Shiller, Animal Spirits.
Il sottotitolo è ancora più esplicativo della citazione da John Maynard Keynes che ha dato il titolo al volume: How Human Psychology Drives The Economy, and Why It Matters for Global Capitalism, come la psicologia umana guida l'economia e perché conta nel capitalismo globale. Si tratta di due tra i più noti studiosi del settore, Akerlof, docente a Berkeley in California nel 2001 ha vinto il Nobel per l'Economia, mentre Shiller oltre ad aver dato il nome all'indice dei prezzi delle case negli Stati Uniti è anche quello che nel 2000 spiegò in dettaglio il rischio dell'«euforia irrazionale» che aveva preso i mercati nel corso della penultima bolla finanziaria, quella di Internet. E proprio
Euforia irrazionale si intitola, tra l'altro, il suo libro del 2000 tradotto e appena arrivato in libreria in Italia per i tipi del Mulino (pagine 344, e 12).
«Certo, nel passaggio da Adam Smith a John Stuart Mills ci siamo persi tutta la parte irrazionale dell'uomo a favore dell'agente economico, l'homo economicus che ha occupato la teoria neoclassica», spiega Riccardo Viale, visiting fellow alla Columbia University di New York e direttore della rivista Mind & Society. Mentre — spiega ancora —, sono proprio gli Animal Spirits di Keynes a illustrare e a rendere più evidenti le instabilità del capitalismo. Così come alla stessa maniera l'invisibile mano del mercato era il punto centrale della teoria classica economica. Con un problema, che negli anni Settanta nella teoria di Keynes, o meglio nella sua rilettura e applicazione, gli Animal Spirits hanno pian piano iniziato a perdere di importanza fino ad avere rilevanza quasi nulla in economia.
E così i pensieri, le idee, i sentimenti delle persone hanno perso peso. Aspetti degli Animal Spirits (così viene sottolineato nel libro di Akerlof e Shiller) come la fiducia, la correttezza, l'illusione del guadagno, la corruzione e la malafede e soprattutto le storie che rendono gli uomini tali, hanno finito per essere sovrastati da comportamenti totalmente razionali o presunti tali. Tanto che la crescita abnorme di oltre il 60% dei prezzi delle case tra il 2000 e il 2006 in America è arrivata a essere completamente ignorata. Come pure il fatto che le banche avessero potuto non inserire nei loro bilanci i mutui super sofisticati, i subprime, sembrava anch'essa questione non importante. Il mantra era che il mercato dovesse essere lasciato libero di agire. Un mantra che aveva iniziato a esplicarsi potentemente dagli anni Settanta, dall'elezione di Margareth Thatcher fino a quella di Ronald Reagan per poi diffondersi in tutto il mondo. Con il risultato che oggi, di fronte alla pesantissima crisi, si assiste a un ingresso potente dei governi in territori dai quali erano stati emarginati. Correndo per questo il rischio opposto: che la creatività insita nei comportamenti irrazionali venga soffocata e il mercato ripudiato a favore dell'onnipotenza dei governi.

Saturday, February 28, 2009

Come si parla? Il cervello lo sa già

Corriere della Sera 28.2.09
Gli studi di un team del San Raffaele: la prova viene da simboli senza significato che attivano l'area di Broca
Come si parla? Il cervello lo sa già
Il linguaggio è innato: conosciamo la sintassi prima di costruire le frasi
di Edoardo Boncinelli

Nel nostro cervello c'è una regione capace di utilizzare la sintassi anche in assenza di parole. La sintassi, cioè la capacità di disporre le parole secondo una schema definito e significante, è ritenuta il nucleo concettuale fondamentale del linguaggio. Tale capacità appare innata nell'uomo, mentre è assente negli altri animali anche i più vicini a noi ed è codificata in una regione specifica della nostra corteccia cerebrale sinistra: è la famosa area di Broca, necessaria per poter parlare. Questo fatto è noto dall'Ottocento e la sua scoperta è merito del dottor Paul Broca appunto, che localizzò con maestria la lesione cerebrale di un paziente che pur avendo tutte le altre facoltà intatte, quando voleva parlare emetteva solo un monotono «Tantantan».
Funzione superiore
In anni recenti si è mostrato che tale area è coinvolta anche nella retta articolazione del linguaggio dei segni, quello usato dai sordomuti ad esempio, come pure in un particolare sistema di comunicazione, detto silbo gomero, a suon di brevi fischi, tipico dell'isola de La Gomera, una delle Canarie. L'area sovrintende quindi al controllo della corretta disposizione sintattica dei segni, al di là e al di sopra del linguaggio vero e proprio. Un gruppo di ricerca del San Raffaele di Milano ha mostrato adesso che la stessa area può controllare anche un mezzo di espressione astratto costituito di simboli visuospaziali inventati. Si tratta quindi di una vera e propria «sintassi senza parole», di una funzione superiore che si estrinseca soprattutto nel linguaggio, ma che si estende anche ad altri domini funzionali della nostra mente.
Nocciolo fondamentale
L'uomo si è sempre chiesto che cosa caratterizzi il suo linguaggio; che cosa faccia, in altre parole, del linguaggio il linguaggio. Molti ling uisti, sulla scia di Noam Chomsky, hanno indicato nella sintassi il nocciolo fondamentale di questa facoltà e localizzato nel-l'area di Broca la regione cruciale per il suo espletamento. Nelle lingue naturali esiste un'enorme varietà di regole sintattiche, ma non vi sono rappresentate tutte quelle pensabili. Esistono infatti regole che non si trovano in nessun linguaggio naturale. Sono regole per così dire «proibite» dalla nostra facoltà di linguaggio. Un lavoro precedente del gruppo del San Raffaele che si avvale della consulenza linguistica di Andrea Moro, collaboratore di Chomsky, ha mostrato che un cervello che utilizza una regola sintattica «permessa», cioè che si può trovare in una lingua naturale, utilizza per farlo l'area di Broca, mentre quando maneggia regole sintattiche diverse, costruite artificialmente ma non presenti in nessuna lingua naturale, non la usa. Come dire che l'area di Broca può funzionare solamente seguendo certe regole, ma non certe altre. In altre parole, le regole della nostra sintassi sono scritte nel cervello, probabilmente dalla nascita.
Quello che riguarda la lingua sembra adesso vero anche per altri sistemi di combinazione dei segni. In un lavoro di Marco Tettamanti e collaboratori che uscirà sulla rivista
Cortex, il gruppo di ricerca che fa capo ad Andrea Moro per la parte linguistica e a Stefano Cappa per le metodiche di neurovisualizzazione delle aree cerebrali ha mostrato come tale distinzione vale anche per una composizione visuospaziale di pura invenzione.
Prerequisito essenziale
Si tratta di mettere in fila simboli visivi astratti che non hanno alcun significato, ma lo si deve fare rispettando certe regole dettate dallo sperimentatore. Ebbene, quando queste regole corrispondono a quelle che sarebbero permesse in un linguaggio naturale, nel cervello di chi lo fa si attiva l'area di Broca, mentre quando non corrispondono, questa area non si attiva e se ne attivano altre. Come dire che per il nostro cervello la sintassi viene prima del linguaggio e ne costituisce il prerequisito essenziale. Parlare vuol dire scegliere vocaboli, metterli in un ordine locale grammaticale e in un ordine globale sintattico, secondo trame coesive e ricorrenti ma non rigide.

Friday, February 20, 2009

24 febbraio 2009 Il Sacro Fuoco Riaccenderemo insieme il fuoco di Vesta

24 febbraio 2009 Il Sacro Fuoco Riaccenderemo insieme il fuoco di Vesta

inizio: martedì 24 febbraio 2009 alle ore 21.30
Fine: mercoledì 25 febbraio 2009 alle ore 0.30
Luogo: Accademia Pentalpha
Indirizzo: Ruggero di Lauria, 22
Città/Paese: Rome, Italy

Telefono: 3386321181

24 Febbraio 391 d.C.

Questa è la data in cui, a seguito di un editto di Teodosio I, venne spento a Roma il Sacro Fuoco nel Tempio di Vesta, e fu solo il primo di molti altri fuochi sacri spenti in tutta Europa. Ferdinand Gregorovius descrive così la scena finale, all'ingresso di Teodosio in Roma:
« I cristiani di Roma trionfavano. La loro tracotanza arrivò al punto, lamenta Zosimo, che Serena, sposa di Stilicone, entrata nel tempio di Rea, prese dal collo della dea la preziosa collana e se la cinse. Assistendo a questa profanazione, l'ultima vestale versò lacrime disperate e lanciò su Serena e su tutta la sua discendenza una maledizione che non andò perduta. ».
Quel fuoco ardeva a Roma dalla fondazione della città, e ne rappresentava l'anima eterna. Il suo spegnimento è un segno della cecità di ogni tipo di intolleranza.
Per questo motivo noi proponiamo, al di là e nel rispetto di ogni personale convinzione religiosa, di riaccendere quel fuoco nello stesso giorno in cui è stato spento. Rianimiamo il cuore della nostra città e rendiamola di nuovo eterna.

Accademia Pentalpha

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Tuesday, February 17, 2009

21 Febbraio 2009 - Jesolo * Giorno Pagano della Memoria

21 Febbraio 2009 - Jesolo * Giorno Pagano della Memoria
Rito celebrativo
Giorno Pagano della Memoria
Giorno Pagano Europeo della Memoria

Ora e luogoData: sabato 21 febbraio 2009
Ora: 16.00 - 19.00
Luogo: Bosco Sacro in Jesolo Venezia
Indirizzo: Ca' gamba - settima traversa
Città/Paese: Jesolo, Italy

Telefoni:
claudio 3277862784
francesco 3497554994

Rito religioso per commemorare e ricordare i Martiri delle Antiche Religioni e tutti coloro che con la loro volontà ci portarono fuori dalla città di dio imposta col terrore dai cristiani. Dagli eroi del Rinascimento, a quelli dell'illuminismo, del positivismo e di tutti coloro che hanno limitato il potere dei cristiani e della chiesa cattolica in particolare.

su youtube numerosi filmati relativi alle precedenti celebrazioni.

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Sunday, February 01, 2009

Il mistero dell’antico affresco

Il mistero dell’antico affresco
Elena Canestri
DOMENICA, 01 FEBBRAIO 2009 IL TIRRENO - Grosseto

Albero della Fecondità, restauratori all’opera

Si conosceranno tra poco condizioni attuali e speranze di recupero del famoso “Albero della Fecondità” di Massa Marittima. L’antico affresco, dipinto sulle pareti delle Fonti dell’Abbondanza, sta lottando, da tempo, contro sali e umidità, per mantenere integre le proprie affascinanti forme e colorazioni.
A poco più di un anno dall’ultimo restauro, l’albero dalla ricca simbologia, da sempre attrazione per turisti e visitatori, ha rischiato infatti di scomparire, a causa delle incrostazioni che lo hanno ricoperto; proprio per questo il Comune, consultata un’equipe di esperti, decise di ricoprirlo con un impacco assorbente. In questi giorni, il manto protettivo verrà rimosso, e sul dipinto saranno svolte tutte le analisi chimico fisiche necessarie a valutarne lo stato di salute. Di particolare importanza, sarà la verifica dello stato di umidità della parete affrescata.
Il delicato intervento verrà curato da un equipe dell’Opificio delle Pietre dure di Firenze, del Cnr e della Soprintendenza per i Beni artistici ed Etnoantropologici di Siena. Dalle parole dei responsabili del procedimento, pare che ci siano buone possibilità di poter effettuare un buon restauro sull’Albero, sempre che la situazione, sotto la pellicola pittorica, sia migliorata come si pensa.
Se l’affresco tornerà visibile nell’arco di non molto tempo, Massa Marittima, potrà ancora vantare un’opera di grande pregio, storico, artistico e pittorico; aspetto ancora più affascinante, si tornerà a studiare le simbologie evocate dall’albero da cui pendono organi riproduttivi maschili interpretato negli anni dagli studiosi del settore, alternativamente come: messaggio guelfo contro i ghibellini, celebrazione del buon governo ghibellino e gioioso simbolo di fecondità, avvolto nel contrasto delle streghe e delle aquile nere che lo circondano.

La pelle conosce segreti che il dormiveglia rivela. Il mondo interiore è scritto sul corpo

Corriere della Sera 28.1.09
La pelle conosce segreti che il dormiveglia rivela. Il mondo interiore è scritto sul corpo
Visioni di luci, geometrie o moti di oggetti, a seconda della zona stimolata prima del sonno
di Giuseppe Bonaviri

Alcuni anni or sono, ho pubblicato, con Mondadori un romanzo dal titolo Il dormiveglia. In appendice al romanzo, era presente un «trattato pseudoscientifico» sulle percezioni sensoriali che precedono la fase del sonno e che sono legate alle varie sollecitazioni cutanee cui siamo sottoposti. Bisogna almeno premettere che, secondo studi medici, dallo stesso foglietto del neo-embrione si formano sia la sfera celebrare che la cute. Quest' ultima - da certe mie ricerche fatte all' epoca della stesura del romanzo, avendo svolto la professione medica per cinquant' anni - ha una funzione «mini pensante» per cui possiamo relativamente stabilire una mappa cutanea dei pensieri che ci sopraggiungono nella fase del dormiveglia. Assai brevemente possiamo accennare al fatto che se una persona ha degli stimoli cutanei sul viso mentre sta per addormentarsi, vede delle luci, delle lampade accese, e tutto ciò che è legato alla luce, perché viene a essere stimolata una particolare area cerebrale visiva. Se tali stimoli, sotto varie forme, interessano le braccia, colui che sta per addormentarsi crede di vedere degli oggetti in movimento. Se i cosiddetti stimoli sensitivi partono dall' addome si ha una visione di alimenti diversi che, generalmente, partono dal pane e si articolano verso cibi ben più complessi e diversi. Quando lo stimolo, invece, parte dai piedi si visualizzano vie e strade sia terrestri che marine e, in rari casi, aeree; la gola genera visioni di alimenti che arrivano e scompaiono rapidamente. A mio avviso, però, la zona cutanea più strana e singolare è l' area inguinale dove è localizzata l' idea primordiale di un Dio che ci ha creato e ci ha lasciato dei segni «mini geometrici», così come diceva Platone: se, infatti, tale area è stimolata noi vediamo una successione di elementi geometrizzabili. Insomma, sulla nostra cute si riflette un mondo interiore che non emergerebbe, anche se solo in forma onirica, se non ci fossero tutte queste successioni di punti stimolati. La nostra sfera onirico-psichica è tuttora tutta da studiare e ci riserverà notevoli e meravigliose sorprese. Ci vorranno, secondo me, molti anni ancora perché si possa entrare nel mistero di un organismo e nel mistero di un Dio che si diffonde per miliardi di chilometri fra galassie e sistemi stellari, dei quali non comprendiamo quello che hanno significato nei secoli passati e significheranno nei secoli futuri. I nostri posteri sicuramente conosceranno e vedranno cose che per noi sono impensabili e completamente ignote.

Monday, January 26, 2009

La dea di via Marmorata Iside sotto i binari del tram

La dea di via Marmorata Iside sotto i binari del tram
CARLO ALBERTO BUCCI
DOMENICA, 25 GENNAIO 2009 LA REPUBBLICA - - Roma

Una scultura d´età imperiale emerge dagli scavi

Nel cuore di Testaccio durante i lavori dell´Atac per la sostituzione delle traversine

Sotto appena cinque centimetri di grassa e corrosiva argilla, a Testaccio è riapparsa una dea. Bellissima, che sia Iside o Diana, nonostante qualche graffio sul volto, il naso scheggiato e la pelle del marmo leggermente rovinata. Del resto, sulle perfette forme scolpite da un maestro d´età imperiale, dal secolo scorso sferraglia il tram di via Marmorata. Ed è sotto la linea dei binari che venerdì gli archeologi hanno rinvenuto la scultura, alta circa 40 centimetri, appartenente a una statua che raffigura, forse, Artemide Efesina.
Il cantiere, diretto da Alessandra Capodiferro della Soprintendenza archeologica di Roma, ha riaperto da appena una settimana con cinquesaggi lungo via Marmorata (dopo l´interramento per la mobilità nelle feste di Natale e dopo le scoperte, fatte l´estate scorsa, di strutture commerciali e abitazioni: dall´età imperiale fino al Rinascimento). Ed ecco che subito un´importante scoperta ha riservato lo scavo, finanziato dall´Atac, in vista della sostituzione delle traversine del tram. Erano circa le dieci dell´altro ieri mattina quando Alessandra Negroni, una delle archeologhe della cooperativa Latres, ha notato un grosso pezzo di marmo affiorare dalla terra.
Ad apparire sono stati per primi gli occhi, essendo la testa poggiata con la faccia in su. Poi ecco le ciocche di capelli, la corona di fiori, il copricapo, infine il velo gonfiato e la figuretta alata. La leggera patina di calcificazione del marmo ha costretto gli archeologi a uno scavo lentissimo. C´è voluta tutta la giornata di venerdì prima di riuscire a portare completamente alla luce la testa, trasportata immediatamente, ancora sporca di argilla, al laboratorio di restauro del Museo nazionale romano.
Alessandra Capodiferro e la collega Paola Quaranta attendono di sapere dalle analisi, ad esempio, il tipo di marmo impiegato per questa testa che è stata ritrovata in mezzo a detriti edilizi di varie epoche e, quindi, ora è difficile stabilirne la provenienza. Le due archeologhe, a caldo fanno però notare la presenza di attributi di Iside ma anche di Artemide (Diana): «Alla dea egizia potrebbero appartenere i particolari della corona di fiori ma anche delle sfingi presenti sul copricapo». Il Kalathos (privo della parte terminale, turrita) attiene però all´iconografia di Artemide, come lo sono anche il velo gonfio di vento alle sue spalle e la piccola Nike che, mentre nasconde la destra dietro l´orecchio della dea, nell´altra mano tiene un ramo di palma, simbolo appunto della Vittoria.
La bellissima testa è stata rinvenuta poco oltre l´altezza dell´arco di San Lazzaro, alle pendici dell´Aventino. Da domani gli archeologi andranno avanti a scavare ma solo sotto i binari. Promettono che rispetteranno il cronoprogramma: indagini accurate ma serrate, per riportare rapidamente il tram su via Marmorata.

Tuesday, January 06, 2009

Veneto Pagan Moot - 8 gennaio 2008 - Nuova sede

Veneto Pagan Moot - 8 gennaio 2008 - Nuova sede
Incontro mensile per i Pagani del Veneto
Ora e luogoData: giovedì 8 gennaio 2009
Ora: 20.45 - 23.45
Luogo: Lady Sir Pub
Indirizzo: Via Risorgimento, 19
Città/Paese: Noventa Padovana, Padova, Italy
vicino all'uscita autostradale di Padova Est

L'incontro è aperto a tutti.
Attenzione questa è la nuova sede a partire da Gennaio 2008.

Incontro periodico mensile ogni secondo giovedì del mese.
Il primo Pagan Moot Veneto è avvenuto nel dicembre 2005.
Ulteriori informazioni le trovate tra gli eventi in facebook.

Cos'è un moot?
"Un Moot è semplicemente un incontro tenuto in un locale pubblico (solitamente un pub o simile) ad intervalli fissi in cui le persone si possono incontrare per conoscersi, discutere, consigliarsi e quant' altro. Il fatto che l' incontro si tenga sempre con la stessa periodicità facilita l' organizzazione per tutti, visto che non si deve cercare di contattare tutti ogni volta per mettersi d' accordo, e che le persone hanno la possibilità di organizzare i propri impegni per tempo sapendo quando c'è il Moot. Inoltre tutte le persone nuove nella comunità possono andare ad un Moot".
saluti.

francesco scanagatta

cell 349 7554994

Wednesday, December 31, 2008

Federazione Pagana: Censimento dei siti e oggetti sacri precristiani

Federazione Pagana: Censimento dei siti e oggetti sacri precristiani: "Censimento dei siti e oggetti sacri precristiani
Esce oggi (anche se la data impressa sul documento è quella di domani, ma siamo riusciti ad accelerare le cose) lo Standard del Censimento dei siti e oggetti sacri precristiani riutilizzati per chiese cristiane (ex Censimento dei templi pagani riutilizzati in o come chiese cristiane), con il primo documento che è il manuale dell'operatore, a cura del Giorno Pagano Europeo della Memoria. Un testo un po' tecnico in certi passaggi, ma sicuramente pieno di informazioni utili anche per chi aspetta solo di poter utilizzare la nuova edizione che seguirà questa pubblicazione dello standard, indicativamente a metà del 2009. Nel manuale infatti trovate una descrizione del progetto, com'è nato e come si svilupperà. Sul sito invece potete seguire l'avanzamento dei lavori.
Ufficializziamo anche il logo del progetto, che è quello sottostante:
Il montaggio coinvolge un tempio e una chiesa non compresi nel censimento: il tempio è quello di Segesta, mentre la chiesa si trova a Trequanda. Tuttavia rende bene, a nostro parere, l'idea di come, sotto a diverse chiese cristiane, si possano trovare i resti di siti sacri precristiani o pagani che dir si voglia."

Saturday, December 27, 2008

L'intelligenza allunga la vita

Corriere della Sera 27.12.08
Studi svedesi e americani mettono in evidenza il ruolo delle facoltà mentali in relazione alla longevità
L'intelligenza allunga la vita
Capacità e comportamenti sono indipendenti dalla classe sociale
di Giuseppe Remuzzi

Gli scienziati lavorano da sempre per trovare qualcosa che ci dica quanto vivremo. Si sa che chi ha livelli alti di colesterolo nel sangue, chi è decisamente in sovrappeso e fuma vivrà molto meno. E c'è un altro indicatore forte almeno quanto il fumo, l'intelligenza. Lo si sospettava da tempo senza esserne certi. Una ricerca condotta in Svezia (presto pubblicata su Epidemiology) su un numero impressionante di volontari toglie tutti i dubbi.
I ricercatori hanno studiato più di un milione di ragazzi all'epoca del servizio militare con i soliti test per l'intelligenza e li hanno seguiti nel tempo. I più intelligenti si ammalavano di meno e vivevano più a lungo. E non è questione di classe sociale. La correlazione fra intelligenza e durata della vita rimane anche all'interno di classi sociali diverse. Un altro lavoro recentissimo («Vietnam Experience Study» concepito per studiare le conseguenze sulla salute dell' aver partecipato alla guerra) ha visto che i soldati più brillanti nei test di intelligenza, poi a cinquant'anni, erano meno ipertesi e avevano meno facilmente il diabete rispetto ai coetanei meno intelligenti.
«Sarà l'educazione» s'è pensato. Sì, perché ragazzi più intelligenti quasi sempre fanno scuole migliori, si laureano a pieni voti, trovano facilmente un lavoro in genere ben retribuito e in genere fanno una buona carriera. Se uno ha più conoscenze e abbastanza soldi più facilmente accede alle cure migliori. Nello studio del Vietnam però quelli più intelligenti si ammalavano di meno indipendentemente dalla scuola che avevano fatto.
Ma se non c'entrano né la posizione sociale, né la scuola, allora perché chi è più intelligente dovrebbe vivere di più? Potrebbe essere il livello di salute pre-esistente a determinare il livello di intelligenza dei ragazzi. Se uno è già un po' malato prima di partecipare agli studi, è logico che andrà peggio nei test di intelligenza e avrà più guai fisici nel tempo. E vivrà di meno. Per capirne di più sarebbe importante conoscere il peso alla nascita. Se un neonato pesa meno del normale è perché ha sofferto in utero. Lo sviluppo degli organi, compreso il cervello, è compromesso, e questo predispone a tante malattie e influisce negativamente sui livelli di intelligenza. Ma nemmeno il peso alla nascita spiega l'effetto dell'intelligenza sulla durata della vita. Questo lo si sapeva già da studi precedenti. Fra tutte le spiegazioni possibili ce n'è una apparentemente ovvia. Chi è più intelligente tende ad avere comportamenti più sani, a mangiare meglio, a fare un po' di esercizio fisico, a non guidare in modo pericoloso, a smettere di fumare a fare attenzione al peso, a non prendersi delle sbronze tutti i sabato sera. Ma se si vanno a vedere i risultati di tutti gli studi nemmeno questo basta a spiegare l'associazione tra intelligenza e durata della vita. Insomma chi è più intelligente vivrà di più, è sicuro ma perché debba essere così non lo sappiamo (e gli scienziati dovranno far di tutto per stabilirlo perché ne possano trarre vantaggio anche i meno dotati).
Quindi, chi sa di essere intelligente può dormire tra due guanciali? Dipende. George Best era un vero genio (giocava nel Manchester negli anni '60) ma beveva smodatamente, andava a donne e correva con la macchina, è morto a 59 anni per una cirrosi alcolica. Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin, grandi innovatori del rock sono morti tutti giovanissimi per eccessi di droga e alcool. Edmund Kean, il più grande attore della storia del teatro inglese, è morto a 46 anni dopo una vita sregolata. Il grande matematico Renato Caccioppoli si è suicidato a 55 anni per via dell'alcol (a Napoli era famoso per le sue stranezze, quando durante il fascismo fu vietato agli uomini passeggiare con cani di piccola taglia Caccioppoli andava in giro con un gallo, al guinzaglio).

Wednesday, December 24, 2008

Babbo Natale è avvertito: meglio controllare i doni sotto l'albero.

Il Resto del Carlino, 24/12/2002

«Genitori, state attenti: non regalate il demonio»

MODENA - Babbo Natale è avvertito: meglio controllare i doni sotto l'albero.
Potrebbe trattarsi di materiale assai pericoloso per i bambini, addirittura capace di aprire le porte ai demoni.
L'annuncio choc arriva da padre Gabriele Amorth, presidente internazionale degli esorcisti, il quale mette in guardia i genitori dall'acquistare giochi dannosi per la crescita spirituale e psicologica dei bambini.
«Gira materiale ludico chiaramente satanico - avverte padre Amorth - ma abilmente camuffato sotto le candide vesti di doni divertenti per bambini.
Mi riferisco ai tanti giochi di magia, alle bambole con abiti intercambiabili da strega e relativa scopa, alle formule magiche da usare e alle pozioni colorate da bere, ai tanti libri da apprendista streghetta e pure ai tanti siti Internet zeppi di magia».
E aggiunge: «Questi giochi, molti dei quali sono nati sulla scia di Harry Potter, aprono la porta agli spiriti immondi. Basti pensare che in Inghilterra, ma anche in Italia sono già in funzione le scuole di magia bianca per i bambini. Una cosa devastante. Satana vuole togliere i bambini a Gesù e ce la sta mettendo tutta».
«Ciascun cristiano - spiega ancora padre Amorth - sa che il diavolo ha un piano preciso di distruzione per ogni settore della vita umana. Adesso - dice - sta aggredendo in particolare il mondo dell'infanzia, complice del paganesimo che accompagna purtroppo molti genitori e insegnanti, e della scarsa informazione sul mondo soprannaturale».
Gli spiritelli immondi sarebbero dunque pronti ad aggredire i bimbi rendendoli per esempio irascibili, litigiosi, violenti, aggressivi, in preda a incubi notturni, plagiati dal mondo dell'occulto e purtroppo anche bestemmiatori. Sono questi i segnali che dovrebbero impensierire i genitori.
«I bambini di tutta la terra - spiega padre Amorth - sono affamati di soprannaturale, ma non hanno alcuna cognizione in merito. Non riescono quindi a discernere se la spiritualità, con la quale vengono a contatto, sia quella eccelsa di Dio, o quella malvagia di Satana. I piccoli, gli adolescenti hanno bisogno di imitare il mondo degli adulti e cercano quindi eroi, modelli sui quali plasmare la loro vita, ma il più delle volte quelli presi a esempio sono negativi».


di Viviana Bruschi