Thursday, June 07, 2007

la pedofilia cristiana

salve,
il settimanale "D la repubblica delle donne" ha
pubblicato un articolo di testimonianze delle vittime
degli abusi sessuali compiuti dai sacerdoti cristiani.
Le testimonianze che il periodico riporta sono una
parte di un libro intitolato: " Crosses - Victims of
Clergy Abuse" (Trolley Books), in uscita (in Italia) a
fine giugno, non conosco ancora il nome della casa
editrice che farù uscire il libro.
I racconti delle vittime sono di una drammaticità
incredibile, penso che sia doveroso far conoscere
queste storie.
Oggi durante la trasmissione "magia, stregoneria,
paganesimo" abbiamo parlato anche di queste
testimonianze. Questi racconti sono serviti anche per
rispondere ad una delle più cretine affermazioni che
mai abbiamo sentito. Una persona ha affermato, in un
recente passato: "ma perchè vi occupate tanto dei
bambini violati dai sacerdoti? in fondo questi sono
bambini cristiani, a voi che interessa?".
Il fatto che questi bambini siano stati violati anche
con il batteismo è una ulteriore violenza. Noi NON
consideriamo le persone in base alle religione. Per
noi il signor Ratzinger non è il "santo padre", ma il
cittadino Ratzinger. Quello che conta è la persona.
Ogni cittadino ha diritto a giustizia al di là della
sua visione religiosa.
Se i cittadini del presente e del futuro subiranno le
violenze, che sotto vi riporto, come potrà essere il
futuro del nostro stato?
Francesco Scanagatta

-------- da "d la repubblica delle donne":
STATI UNITI Da bambini sono stati vittime di violenze
sessuali da parte di preti e suore. Da adulti hanno
deciso di raccontarsi. Cinque anni dopo lo scandalo di
Boston, ecco le testimonianze di chi non può né vuole
dimenticare

Robert Hoatson. Ho 53 anni, sono stato un prete
cattolico. Cresciuto a Rockaway Beach, New York, ho
sempre frequentato scuole cattoliche. Al liceo c'era
la congregazione dei Christian Brothers. Uno di loro
mi volle nel suo corso d'inglese. Fu l'inizio di una
preparazione che mi portò a subire abusi da parte di
due "fratelli cristiani". Con il primo dividevo la
stanza al seminario. Una sera cominciò a strusciarmisi
addosso. Da anni i superiori dicevano che avevo
bisogno di essere "riscaldato". Sapevo di molti
studenti che stavano insieme tra loro, oppure con i
professori. Quella prima volta, mentre il mio compagno
mi toccava, pensai: "Dev'essere questa la vita
religiosa, per affrontarla devi essere gay". Gli abusi
continuarono per oltre quattro anni. Soffrivo di ansia
e continui attacchi di panico. I miei genitori
volevano ricoverarmi. Poi decisi di parlare con un
superiore. Lui mi rassicurò: non ero gay, ero stato
abusato. Fu un gran sollievo. Quella sera venne con me
a casa dei miei. Si fece tardi. Lo invitarono a
restare per la notte. Lui arrivò nel mio letto, a fare
le stesse cose che gli avevo raccontato. I suoi abusi
durarono per due anni. Stavo male e alla fine andai da
uno psichiatra. Smisi di vederlo. Era il 1982. Sono
stato in terapia, a fasi alterne, per oltre 25 anni.
Non riuscivo a capire, psicologicamente, cosa mi fosse
successo. Nel 2002, quando esplose lo scandalo di
Boston, tra quelli che parlarono di ciò che avevano
subito dai religiosi cattolici c'erano miei ex
studenti. Li chiamai offrendo il mio aiuto. Capii che
lo facevo perché era successo anche a me. Il 20 maggio
2003 ho testimoniato davanti al tribunale dello Stato
di New York. Tre giorni dopo sono stato licenziato
dall'arcidiocesi. Ho fondato un'organizzazione per
l'aiuto delle vittime sessuali di religiosi.

Betty e Joe Robrecht. Siamo i genitori di Mary. Io,
Betty, parlo per lei che non c'è più. Queste che ho in
mano sono le sue ceneri. Viveva a Ithaca, Stato di New
York. La nostra è una famiglia cattolica. Preti e
suore erano nostri amici. Abbiamo avuto sette figli.
Mary era bella, la più bella della città. Ecco perché
la suora le mise gli occhi addosso. Fin da subito.
Insegnava catechismo ai maschi, ma trattava nostra
figlia come fosse sua. Mary aveva 11 anni quando
quella donna arrivò nella nostra chiesa. Poche
settimane dopo l'inizio di ciò che credevamo
un'amicizia, nostra figlia cominciò a cambiare. Ma
questi sono fatti che riesco a vedere con chiarezza
soltanto adesso che è passato tanto tempo. Pochi anni
fa, mi sono ricordata di un episodio. La suora bussò
una mattina a casa nostra. Quel weekend andava a
trovare una sorella che aveva dei figli dell'età di
Mary. Mi chiese se poteva portarla con sé. Dissi di
sì. Lei fece la borsa e partirono. Il giorno dopo,
mentre tornavamo dalla messa, vicino casa apparve
Mary. Disse solo una frase: "Siamo dovute tornare
prima". Pochi giorni dopo la suora lasciò la nostra
città. E Mary iniziò a ricevere lettere. Anche più di
una al giorno. Le chiesi perché la suora le scriveva
così tanto. Il giorno dopo, Mary ne lasciò una sul
letto, aperta. La lessi. Non avevo mai sentito la
parola "lesbica" prima di allora. Io e Joe ne parlammo
con un nostro amico prete. Ci consigliò di tacere.
Passarono gli anni. Mary si diplomò. Beveva. Entrava e
usciva dalle cliniche per disintossicarsi. Restava
lucida per qualche tempo. E allora dipingeva. Poi
ricominciava a bere. Poi si è suicidata. Ha preso
pillole e alcol insieme. Ha lasciato tutto in ordine.
C'era perfino una lettera di scuse indirizzata a chi
avesse trovato il suo corpo.

Charlie Perez. Sono nato 43 anni fa nel Bronx, New
York. Figlio di immigrati cubani. A nove anni, andai a
fare il chierichetto. Un giorno ero in sacrestia con
altri due ragazzi quando dal rettorato entrò un uomo
con barba e capelli lunghi. Sembrava uno zombie, era
molto grosso e teneva lo sguardo fisso su di me. In un
attimo cambiò espressione e cominciò a
parlarmi:chiese il mio nome, voleva sapere dove
vivevo, qual era il mio numero di telefono. Non ebbi
esitazioni a rispondergli. Perché lui era un prete. La
nostra amicizia cominciò così. Mi portava a fare dei
giri in macchina. Continuò a lavorare su di me fino al
dicembre 1975. Avevo 13 anni. Mi invitò a un party
natalizio, in Pennsylvania. Era la prima volta che
vivevo un Natale in una casa vera, con l'albero e
tutto il resto. Ero affascinato. Insieme a lui mi
sentivo al sicuro. Era una figura paterna e il mio
migliore amico. Pensavo di essere in presenza di Dio
stesso. Rientrammo a New York che era già notte. Non
mi portò a casa, ma nel suo appartamento, in chiesa.
Non parlava. Fece una doccia e arrivò da me. Nudo. Mi
mandò a fare la doccia. Poi iniziò ad asciugarmi
sfregando forte sul pene. Faceva male, ma non urlai.
Non riusciva a farmi avere un'erezione. Smise. Mi
diede un pigiama e dormì nudo accanto a me. Non provò
a penetrarmi. Ancora oggi non so perché. Dopo quella
notte, smisi di andare in chiesa. Ho taciuto,
cominciando però a stare male. E a reprimere ogni
ricordo. Per dodici anni. Ho tentato il suicidio due
volte. Oggi sono considerato un malato schizoide con
disordini affettivi e stress post-traumatico. Non
riesco a lavorare. La mia fede nella Chiesa cattolica
romana è distrutta. Dopo le rivelazioni di Boston,
prego Dio che la giustizia faccia il suo corso.

Bill Gately. Ho 44 anni e vivo a Plymouth,
Massachusetts. I miei genitori sono cattolici
osservanti. A mio padre, trent'anni fa, non sembrava
vero di poter ospitare un prete: veniva a sostenere la
parrocchia e aveva bisogno di una stanza ché in
canonica non c'era posto. La prima volta rimase due
mesi. La sera prima di partire entrò nella mia stanza.
Senza dire una parola. Nel buio, capii che era lui,
per il forte odore di acqua di colonia. Avevo 14 anni.
Si sedette sul letto, iniziò ad accarezzarmi prima il
braccio e poi la gamba. Allungò le mani sul mio pene,
mi mise la lingua in bocca. Mentre mi violentò, tenevo
le mani stese sul materasso. Avrei voluto sprofondarci
dentro. La mattina successiva chiese a mio padre il
permesso di accompagnarmi a scuola. Domandò: "Non
sarai rimasto turbato da quello che abbiamo fatto?".
Non gli risposi, non dissi nulla. Ma pensai che "noi"
non avevamo fatto niente: era lui che si era preso
quello che voleva. Tornò a stare dai miei ogni sei
mesi, per due anni e mezzo. E succedeva sempre. Capivo
che entrava nella mia stanza dall'odore di quel
maledetto profumo. Negli anni seguenti non riuscivo a
ricordare i dettagli di quei momenti. Il mio terapista
mi suggerì di trovare quell'acqua di colonia: mi
avrebbe aiutato a ricostruire il passato. Così fu. Ma
non mi aiutò a provare meno vergogna. Ho speso
migliaia di dollari per rintracciare quell'uomo. Lo
trovai in Arizona, nel 1993. Si era sposato, aveva dei
figli. Mi riconobbe subito. Chiese se avevo intenzione
di denunciarlo. Risposi che non l'avrei fatto se mi
avesse detto a quanti altri aveva fatto la stessa
cosa. Scoprii che eravamo in molti. Gli feci tutte le
domande possibili, poi lo lasciai perdere. Solo dopo
ho iniziato a perdonare. Ma sono consapevole che le
cicatrici della mia anima sono inguaribili.

Landa Mauriello-Vernon. Ho 31 anni. Quando ne avevo 17
frequentavo una scuola privata femminile nel
Connecticut. Fui aggredita sessualmente da una suora,
che era mia maestra di religione e morale. Mi aveva
convinta che la cosa più adatta per me fosse il
convento. Avevo appena chiuso con il mio fidanzato.
Quando hai 17 anni e il cuore in pezzi, è facile farti
credere che una vita di nubilato possa rappresentare
la soluzione. Sembrava una prospettiva sicura e
protetta. Mi chiese di non dirlo ai miei, ma io li
chiamai ugualmente. Mia madre rispose: "Devi passare
sul mio cadavere". Ai miei occhi aveva torto. E così
la suora diventò la mia migliore amica. Mi dava tanti
libri da leggere per migliorare me stessa, perché,
diceva, io ero debole. Non so quando iniziò la parte
sessuale degli abusi. Per parlare di libri, andavamo
in un'aula dove non c'era mai nessuno. Un giorno, mi
si buttò addosso. Mi ritrovai sul pavimento, con lei
sopra. Rimase su di me finché non riuscì ad avere un
orgasmo. Non avevo idea di cosa stesse accadendo. Ero
solo certa che non doveva saperlo nessuno. E non ne ho
mai parlato con nessuno. Ogni volta che succedeva,
quando finiva si rialzava e riprendeva la
conversazione. Cominciai a bucarmi la pelle con le
unghie. I miei genitori chiesero di allontanarmi da
lei, erano convinti che mi facesse male. Non firmarono
le carte necessarie e così non entrai in convento. Mi
mandarono all'università. Ma avevo continui attacchi
di panico. Lasciai la scuola e andai a fare la
cameriera. Poi ho ripreso a vedere dei ragazzi. E sono
andata in terapia. Ma non ho mai affrontato quel che
era accaduto. Mi sono sposata e ho avuto una figlia,
nel 2000. Due anni dopo, è esploso lo scandalo di
Boston. E ho capito finalmente cosa mi era successo.

LA MALA EDUCACIÓN di Concita De Gregorio La stanza in
cui qui vi si chiede, se ne avete il coraggio, di
entrare è un luogo buio. Opaco e scivoloso. Ha il
pavimento morbido, le pareti viscide, il tetto di
cemento armato e non ci sono finestre. Non è un bel
posto, perciò è normale che la maggior parte delle
persone molto occupate e per bene non abbiano voglia
di entrare: hanno altro da fare, non hanno tempo, in
fondo poi chissà se è vero, si sa che queste storie di
abusi sono sempre esagerate, magari sono tutte
invenzioni. E se anche non lo fossero, se qualcosa di
reale ci fosse sul serio vai a sapere com'è andata, a
noi certe cose non succedono, se ti succedono un po'
te le cerchi. Ecco, è così. Le storie di abusi
suscitano in prima battuta il desiderio di non
ascoltarle, in seconda diffidenza. Quando sono molte,
univoche e concordanti - come in queste pagine -
anziché funzionare da conferma suscitano l'effetto
opposto: amplificano il fastidio e l'incredulità di
chi legge. Bisogna vincere però la naturale resistenza
che sempre opponiamo a quel che non sappiamo spiegare
e che non vogliamo dunque vedere. Bisogna combattere
la legittima istintiva difesa che ci fa dire: non mi
riguarda. Ci riguarda, invece. Proviamo a entrare
nella stanza, una volta dentro abituiamoci al buio e
cerchiamo di vedere. Non sono storie di pazzi, di
emarginati, di fanatici. Sono storie qualunque,
succedono e non si dice. Quando poi c'è di mezzo la
Chiesa - non le maestre d'asilo e i bambini, non lo
zio e i nipoti, non l'amico di famiglia e
l'adolescente ma un prete, una suora - il silenzio
diventa solido, la rete di protezione dei colpevoli
taglia fuori le vittime che sotto il peso di una colpa
presunta svaniscono. A Firenze ci sono voluti
trent'anni perché si parlasse di don Lelio Cantini,
oggi più che ottantenne. Ne ha scritto su Repubblica
Maria Cristina Carratù. Per anni, a partire dal 1973,
don Cantini ha violentato ragazze che frequentavano la
sua parrocchia dicendo loro che in questo modo
"aderivano completamente a Dio". Le vittime avevano
tra i 12 e i 17 anni. "Ci diceva di pensare alla
Madonna, che aveva avuto Gesù a 12 anni".
Trentaquattro anni dopo il cardinale Ennio Antonelli
ammette che effettivamente "don Cantini è responsabile
di delittuosi abusi sessuali", "ha approfittato di
giovani donne per 14 anni". È stato allontanato da
Firenze, per cinque anni non potrà confessare,
celebrare messa in pubblico. Dovrà versare un obolo a
un'istituzione di carità e recitare ogni giorno per un
anno intero il salmo 51, "Pietà di me, o Dio, secondo
la tua misericordia". Fine della sua pena. "Ne La mala
educación", disse Pedro Almódovar presentando il film
al pubblico, "ho raccontato la mia esperienza diretta
e quella di decine di ragazzi di paese cresciuti come
me nelle istituzioni cattoliche: ciascuno sa che
questa è la verità, un'esperienza talmente diffusa che
si è trasformata nel tempo in una specie di sottofondo
della coscienza. Tuttavia non se ne parla, come dei
dolori più grandi e delle colpe. Io l'ho fatto,
finalmente, è stato difficile ma mi sento meglio.
Adesso spero che si sentano meglio anche altri". Il
film racconta della "cattiva educazione" data dai
preti ai ragazzi di un collegio cattolico, della
morbosità e degli abusi. È uno straordinario film e
tuttavia in Spagna come in Italia è stato accolto da
un certo scetticismo: è un'esagerazione, non è vero,
sarà successo a lui ma non è mica la norma, è una
storia personale enfatizzata. Non ha neppure avuto lo
stesso successo di pubblico degli altri suoi film e
non perché fosse girato peggio o la recitazione meno
felice: per l'argomento. "Perché", ha detto Almódovar,
"molta gente certe cose non le vuole nemmeno sentire,
figuriamoci se le vuole vedere". Le immagini e le
testimonianze di queste pagine raccontano storie di
vittime di abusi da parte del clero cattolico negli
Stati Uniti. Le persone ritratte hanno accettato di
farsi fotografare e raccontare quel che hanno subito
durante l'infanzia o l'adolescenza da parte dei preti,
delle suore e dei frati ai quali erano affidati a
scuola e in parrocchia, o che frequentavano le loro
famiglie. Un giornalista e uno psicoterapeuta hanno
verificato le storie con grande cura, le hanno passate
al doppio setaccio della verifica dei dati di cronaca
e dell'attendibilità del racconto. Si deve supporre
che siano tutte storie vere. Sono crude e terribili.
Perché è così che succede: quasi sempre prevale la
vergogna e spesso all'origine del silenzio ci sono
violenze che si ripetono di generazione in
generazione. Veronica De Laurentiis, figlia di Dino e
di Silvana Mangano, sulla sua storia di giovane
violentata da un amico di famiglia e di madre
inconsapevole delle violenze subite dalle figlie ha
scritto un'autobiografia terapeutica, Rivoglio la mia
vita. "Sono convinta di non essermi accorta che i miei
figli erano vittime di violenza per il fatto di averla
subita io stessa alla loro età. È qualcosa di molto
difficile da spiegare ma più o meno funziona così: non
vedi quello che non vuoi vedere e che non sai più
vedere perché hai imparato per una parte a ignorarlo,
per un'altra a considerarlo normale e per l'ultima
proprio non puoi sopportare di tornare attraverso
l'esperienza degli altri nella parte più buia della
tua vita". Veronica De Laurentiis si spinge a
immaginare che anche sua madre, "fredda e assente
negli anni della mia infanzia, avesse subito da
ragazza qualche forma di violenza. Anche lei non
voleva vedere, come trent'anni dopo è successo a me".
Le violenze in famiglia, dicono le poche statistiche
disponibili, sono le più frequenti e le più subdole.
Seguono - per frequenza - le violenze nelle scuole. Di
quelle nelle parrocchie si sa quasi sempre pochissimo,
di fatto i dati non esistono. Anche per questo ha
fatto un enorme rumore lo scandalo di Boston: un
sacerdote accusato di atti di libidine su 130 bambini
condannato a nove anni di prigione. Di seguito: 450
persone nella stessa area metropolitana che raccontano
di abusi subiti nel corso degli anni. 62 sacerdoti in
17 diocesi degli Stati Uniti sospesi per sospetti atti
di pedofilia. Il New York Times che indaga: scrive che
al 31 dicembre 2002 sono 4.268 le persone che hanno
pubblicamente dichiarato o denunciato di avere subito
violenze da parte di un prete cattolico negli ultimi
60 anni. Un rapporto presentato dalla Conferenza
episcopale degli Stati Uniti ha fissato nel 4% il
numero dei religiosi accusati di pedofilia a partire
dagli anni Trenta. Si tratta di 4.392 religiosi su
109.694. Due settimane fa Vauro, che di mestiere fa
satira, ha disegnato per il Manifesto una vignetta
pubblicata in occasione del Family day: manifestazione
di piazza fortemente voluta dalla chiesa per
contrastare i Dico, le unioni civili (anche) fra
omosessuali e ogni altro tipo di relazione dal clero
considerata immorale e "contro natura". Nella vignetta
la donna, figli per mano, dice all'uomo: "Sembra che
in piazza ci saranno molti preti". Lui le risponde:
"Dici che dobbiamo lasciare a casa i bambini?".
Brandendo copia del giornale Silvio Berlusconi si è
presentato in piazza. "Non potevo sopportare un simile
attacco alla Chiesa. Una vignetta come questa è
indegna di un Paese civile". Cosa sia indegno, cosa
civile, cosa lecito e cosa immorale. Ecco a cosa serve
entrare nelle stanze sgradevoli e buie, quelle che
vorremmo tenere chiuse. Ci si può fare un'idea più
completa, certo non definitiva. Si può frequentare il
dubbio, che è sempre un ottimo esercizio. Le
conclusioni semmai vengono dopo, non prima.

Rita Milla (nella foto, con la figlia Jackie, ndr). Ho
43 anni, vengo da Carson, California. Alle elementari
l'idea dell'inferno mi ossessionava. Volevo andare in
paradiso. La messa non mi sembrava sufficiente. Ogni
giorno chiedevo a mia madre di recarmi in parrocchia.
Sono stata abusata da un vicino di casa quando avevo
tre anni. Da lì venivano le mie ossessioni, ma ancora
non lo sapevo. Ero già un'adolescente quando iniziai a
fare piccoli lavori in chiesa. Un giorno padre T. mi
spinse contro il muro e cominciò a toccarmi. Lo fece
anche durante la confessione. Ne parlai con una
catechista. Lei lo chiamò. Lui negò tutto. Per un po',
padre T. mi ignorò. Ma un giorno mi portò in
sacrestia. Padre C. stava nella stanza accanto, mentre
padre T. mi violentava. Io non fiatai. Lui uscì dalla
stanza e pochi minuti dopo entrò l'altro. Mi chiese
come mai non ero rimasta nuda. Tutti e sette i preti
della chiesa approfittarono di me. Lo fecero tutti con
il preservativo, soltanto uno senza. Fu quello che mi
mise incinta. Allora padre T. mi fece andare via. Nel
quartiere si sapeva che non avevo un fidanzato,
avrebbero capito tutti che era stato un prete. Lui mi
mandò nelle Filippine, da un suo fratello dottore. Ma
ero ormai in gravidanza avanzata. Mi ammalai quasi
subito. Scrissi a mia madre. Lei arrivò e mi portò in
ospedale. Salvarono per un soffio me e mia figlia,
Jackie. Tornata a casa, decisi di parlare. Andai dal
vescovo della diocesi, che mi intimò di tacere. Andai
dal vescovo di Los Angeles. Raccontai tutto di nuovo,
davanti a decine di membri del clero. Mi dissero che
avrebbero indagato. Ero felice. Dopo molti mesi e
altrettante insistenze, il vescovo mi disse che avevo
ragione, ma che non avrebbe fatto nulla. È stato più
devastante delle violenze. Così ho perso la fede e
l'identità. Ma mia figlia e io stiamo cercando la
forza di continuare a vivere.

David Carney. Ho 38 anni e sono cresciuto a Dedham,
Massachusetts. Frequentavo il liceo cattolico. Mia
madre, a volte, non veniva a prendermi all'uscita da
scuola. Un giorno, padre R. mi offrì un passaggio.
Capitò una seconda volta e padre R. mi propose di
andare a cena con lui a Boston. A tavola ordinò vino
anche per me. Avevo 14 anni. Pensai: "Perché no? In
fondo è lui a permettermi di bere". Dopo, mi propose
di andare a vedere la sua "memorabilia". Ricordo bene
la porta del garage aperta e dentro foto di ragazzi
ovunque. A centinaia. Mi offrì una birra. Chiese se
poteva farmi una foto. Mi mise in posa. Intanto,
infilò una mano nei miei pantaloni. Io saltai via, lui
si scusò e finì lì. Un'altra volta, propose di
offrirmi un tatuaggio. Per me era il massimo. Portò me
e un mio amico a Rhode Island. Dopo che ci eravamo
tatuati, comprò birre, vino, patatine e ci portò nella
stanza di un albergo, lì vicino. Bevemmo molto. Con la
scusa di vedere il tatuaggio, provò a fare sesso orale
con me. In bagno. Lo respinsi. Più tardi, avevo bevuto
così tanto che andai a fare una doccia. Il mio amico
dormiva. Lui arrivò in bagno e mi masturbò. Poi andò a
dormire. Io restai in bagno a piangere. Tornai in
camera. Lo volevo uccidere. Iniziai a maledirlo.
Finché il mio amico si svegliò. Non fece domande.
Discutemmo dell'idea di uccidere padre R., ma non
avremmo saputo come liberarci del suo corpo. Così
decidemmo che non si poteva fare. Ma da quel giorno
sono diventato la persona più furiosa al mondo. Ho
continuato a chiudermi in bagno a piangere. Per anni.
Ho iniziato a lavorare come operaio. Potevo fare tante
altre cose nella vita. Ma non credo fosse previsto che
io facessi l'ubriacone per 23 anni. Sono finito anche
in prigione per abusi di alcol e risse. Quell'uomo mi
ha messo dentro il diavolo. Secondo i medici, io ho
ancora quattordici, sedici anni. Sto crescendo
soltanto adesso. Ma in fondo so di essere una buona
persona.

Johnny Vega. Ho 41 anni. Sono nato e cresciuto a
Paterson, New Jersey. A otto anni facevo il
chierichetto e incontrai quel prete. Iniziò a
molestarmi quando ne avevo dieci. Non sapevo niente di
sesso, ma immaginavo che si facesse con una ragazza,
con una donna. Insomma, con una femmina. Lui iniziò
mettendomi le mani addosso nelle aule in cui si faceva
lezione di religione. Andò avanti per mesi. Poi la
Chiesa istituì il "raduno di preghiera del weekend".
Si andava fuori città e si restava lì a dormire. Lui
era il nostro accompagnatore. Noi piccoli stavamo
tutti in una stanza. Accanto c'era la sua. Ogni fine
settimana lui sceglieva uno di noi e se lo portava in
camera. Capii di che cosa si trattava soltanto quando
venne il mio turno. Pensavo ci fosse un sacco a pelo
per me, invece dovevo mettermi a letto con lui. Era
enorme, grasso, altissimo. Mi usò violenza, in senso
letterale. Iniziai a sanguinare, ma non sembrò
curarsene. Mi mise una mano sulla bocca. Disse: "Stai
zitto". Continuò a farlo per sei anni. Io stavo
diventando adulto, ma cedevo ugualmente alle sue
minacce. Se avessi parlato, ripeteva, avrebbe ucciso i
miei genitori. Con il passare degli anni mi staccai
dalla Chiesa. Rimossi tutto, ma cominciai ad avere
tendenze di autodistruzione. Aggressività esagerata.
Attacchi di panico. Mi sposai, ma non raccontai mai a
mia moglie ciò che avevo passato. Nacque mio figlio.
Ogni volta che lo abbracciavo, piangevo. Mia moglie
non capiva, finimmo sull'orlo del divorzio. Lo
scandalo di Boston mi ha infine costretto a
confrontarmi con il passato. Ascoltando i testimoni al
processo, ho realizzato che "abuso sessuale" non è la
stessa cosa di "sesso". Prima non ci avevo mai
pensato.

Il libro degli abusi Le immagini (e le testimonianze)
pubblicate in questo servizio rappresentano
un'anticipazione di Crosses - Victims of Clergy Abuse
(Trolley Books), in uscita (in Italia) a fine giugno.
Il volume raccoglie i ritratti delle vittime di abusi
da parte del clero cattolico negli Stati Uniti. Uomini
e donne che, dopo lo scandalo dei casi di pedofilia e
di violenza sessuale verificatisi nella diocesi di
Boston, hanno accettato di essere fotografati da
Carmine Galasso. A lui hanno affidato i ricordi delle
violenze subite durante l'infanzia e l'adolescenza da
preti e suore. Al libro hanno collaborato anche il
giornalista Michael Kelly e lo psicoterapeuta A.W.
Richard Sipe, ex monaco benedettino.


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Sunday, May 27, 2007

Nuovo libro sui Veneti

Nuovo libro sui Veneti
- Este (Pd), martedì 29 maggio ore 18.30,
nella Sala della Magnifica Comunità, Municipio,
Piazza Maggiore ,
presentazione del romanzo
"Il fulmine e il ciclamoro, l'eredità perduta degli
Antichi Veneti"
, Mazzanti Editori.
L'opera conclude la trilogia iniziata con La voce
della Dea e continuata da La custode dei segreti.

Ingresso libero, interviene l'autore.
saluti
Francesco Scanagatta

Scheda del libro:
Sfarinata lungo la Penisola l'antica conoscenza dei
primi abitanti d'Italia aspetta chi la riporti alla
luce.

Di quei popoli oggi si è quasi perso il ricordo, ma la
loro cultura è stata raccolta, assimilata e

perfezionata dall'opera unificatrice di Roma.
La figura araldica del ciclamoro, anello perfettamente
rotondo, rappresenta bene la natura di una civiltà per
cui "la via in su e la via in giù sono una e la
medesima" in quanto "tutto scorre" là dove "il divino
è giorno e notte, inverno ed estate, guerra e pace,
sazietà e fame…" Ad accendere il mistero della vita,
l'esplosione improvvisa e imprevista del fulmine.
Dall'Uno al Molteplice che si risolve di nuovo
nell'Uno in una sorta di ineluttabile, "eterno
ritorno".
Una civiltà quella antica travolta dal collasso del
suo bastione politico, l'Impero di Roma. I
sopravvissuti al naufragio hanno occultato frammenti
di conoscenza proprio là da dove essa proveniva.

Vale a dire nei luoghi sparsi per l'Italia che
l'avevano vista germogliare… nell'attesa del "fulmine"
capace di risvegliarla.
A trasmetterla, secondo un'ininterrotta catena
iniziatica, i custodi dei segreti di quella che
possiamo chiamare Schola Italica.
Questo il nocciolo significante di un romanzo in cui
l'azione è presente almeno in misura uguale al

contenuto e si basa su quanto di storico è
rintracciabile nelle fonti, integrato dalla fantasia
verosimile dell'autore per le parti non altrimenti
ricostruibili. E altrettanto numerosi e caratterizzati
sono i personaggi, alcuni reali altri d'invenzione, in
continuo movimento attraverso diversi piani temporali,
dal presente al passato più remoto. Senza mai
dimenticare che nelle vicende umane "la via conta
quanto la meta"



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Santa sede e copertura degli abusi ecclesiastici

Si parla molto in questi giorni di preti pedofili, sembra che Santoro abbia comperato un filmato scioccante dalla Bbc che parla del fenomeno in Irlanda e la questione sta scatenando polemiche a non finire sull'attendibilita' del documentario e di tutto lo scandalo in generale. Quello che piu' sconvolge l'opinione pubblica e' la copertura dei colpevoli da parte del Vaticano. Copertura che ha radici lontane e che ha mostrato le prime crepe quando nel 1983, dopo 24 anni di discussione, fu pubblicato l'attuale Codice di Diritto Canonico: tra i molti cambiamenti rispetto al codice precedente del 1917, vi era la rimozione dell'articolo 119 che riguardava la gestione in proprio, da parte della Chiesa cattolica di Roma, dell'amministrazione della giustizia, a meno che i tribunali civili non avessero ottenuto un permesso speciale. Dopo due anni dall'abrogazione di questo codice, e quindi del permesso speciale, il vaso di Pandora era stato scoperchiato. Nel giro di 10 anni il prezzo pagato dal Vaticano per gli abusi sessuali e' diventato devastante da tutti i punti di vista. Soltanto negli Stati Uniti, a partire dal caso Gauthe scoppiato negli anni '80, supera il miliardo di dollari in spese giudiziarie e risarcimenti alle vittime. Qual era la modalita' della Santa Sede per quanto riguarda gli abusi sessuali degli ecclesiastici? Si tratta di un sistema segreto, addirittura risalente al XVII secolo, quando il fondatore dei Piaristi, padre Joseph Calasanz, vieto' che le violenze sessuali sui bambini divenissero di pubblico dominio. Uno di quei pedofili, padre Stefano Cherubini, appartenente a una famiglia vaticana ben introdotta, fu cosi' bravo a coprire i suoi misfatti che divenne persino capo dell'ordine. Ci vollero 15 anni di proteste sollevate contro di lui e contro gli insigni esponenti dell'ordine stesso prima che Papa Innocenzo X si decidesse ad agire, ordinando la chiusura temporanea dell'istituzione.
Il sistema segreto prevedeva una sorta di "promozione per fuggire" che e' stata la modalita' usata dal Vaticano fino a pochi anni fa: i preti in odore di pedofilia venivano spostati dalla loro parrocchia per andare a fare danni in un'altra citta'.Che il prete colpevole dovesse essere trasferito e' un sistema ben spiegato in un documento intitolato "Istruzioni sul modo di procedere in casi di istigazione", pubblicato dal Santo Uffizio con l'approvazione di Papa Giovanni XXIII, nel 1962, dove si prevede che il presunto colpevole deve "essere trasferito ad altra sede, a meno che l'ordinario del posto non lo impedisca". Ma non basta: sia il colpevole sia la vittima devono rispettare il "silenzio perpetuo", pena la scomunica e quindi "il giuramento di segretezza deve essere reso in questi casi anche dagli accusatori o da coloro che denunziano il sacerdote e dai testimoni". E, opla', il gioco e' fatto. Da quel momento la frase di Gesu' "lasciate che i pargoli vengano a me" ha cominciato ad avere un significato sinistro.
David A. Yallop e' l'autore di un libro che vent'anni fa fece molto scalpore. Si tratta di "In nome di Dio", un testo che svelava i retroscena della morte di Papa Luciani. Dopo la sua pubblicazione nessuno ha piu' pensato che la morte del Papa fosse stata una tragica fatalita', troppo circostanziate e documentate le indagini di Yallop. L'anno scorso Nuovi Mondi Media ha pubblicato un altro libro di Yallop che riprende il discorso da dove l'aveva lasciato: Habemus Papam - Il potere e la gloria: dalla morte di Papa Luciani all'ascesa di Ratzinger. In questo nuovo testo Yallop, tra gli altri argomenti trattati, racconta in un capitolo lunghissimo lo scandalo dei preti pedofili. Racconta dei casi piu' eclatanti, delle cifre astronomiche pagate dalla Chiesa di Roma per risarcimenti e spese processuali... E non si tratta solo di un fenomeno statunitense, casi di preti pedofili sono arrivati alla cronaca in tutta Europa, nel Sudamerica... un fenomeno che ha conosciuto la globalizzazione molto prima che si inventasse la parola.
In Habemus Papam Yallop racconta questo e altro, molto altro... l'Opus Dei, gli affari poco chiari delle banche vaticane, le ingerenze della Chiesa sugli affari di Stato e non solo lo Stato italiano. Buona lettura.
Per maggiori informazioni su libro Habemus Papam http://www.commercioetico.it/libri/nuovi-mondi-media/habemus-papam.htm
Libera Università di Alcatraz http://www.alcatraz.it/

Tuesday, February 06, 2007

presentazione libro: REITIA, Dea dei Veneti.

Alcuni flash dal libro: REITIA, Dea dei Veneti.

Reitia è la divinità somma nella religione dei Veneti,

ciò significa che abbraccia tutta la natura
e che non esiste nulla al di fuori né al di sopra di
lei.
Oltre il nome e la forma, oltre il tempo e lo spazio,
è l'Unica Forza che trae sostegno in se stessa
e dalla quale ogni altra è nata e ciclicamente
ritorna.
Ha il dominio sul succedersi delle stagioni ed è
chiamata
tessitrice, cioè colei che tesse la tela della vita.
E' la Dea madre del parto; signora degli animali selvaggi, dei boschi e delle acque. Risanatrice e compassionevole, la dea Reitia è una dea della scrittura e i suoi compagni inseparabili sono il lupo mite, l'anatra e la chiave magica.

Questo testo tratta dei miti e delle leggende
legate a Reitia e al culto veneto. Premesso che
esistono due realtà: la “realtà dell’archeologia
scientifica” nella quale gli studiosi credono solo a
quello che vedono, e tuttavia sono completamente sordi
a delle voci che da millenni ripetono le stesse cose…
I Veneti vengono dalla Paflagonia… Tito Livio,
Strabone, Sofocle, Catone, Plinio, il geografo Scimno.
Esiste dunque “l’altra realtà degli Autori classici”
che però, essendo morti, non possono vedere con i loro
occhi le sensazionali scoperte della scienza. Si può
dunque capire la difficoltà di comunicazione tra un
gruppo di sordi da una parte e un gruppo di ciechi
dall’altra. L’archeologia afferma categoricamente che
i Veneti sono un popolo “autoctono” e chiude
definitivamente l’argomento delle migrazioni venete
dalla Paflagonia (Anatolia settentrionale) e da ogni
altra sede europea.

Allora significa che i Veneti sono popolo
perseguitato dalla coincidenze, perché in Europa ci
sono ben sette popoli con un nome venetico: Veneti
dell’Adriatico, Veneti di Paflagonia, Pelagoni della
Macedonia, Reti della Retia, Vindelici della Retia
secunda (Baviera), Veneti di Bretagna, Wendi del
Baltico. Puro capriccio del caso quasi tutti hanno il
culto del cavallo, sono navigatori e commercianti
d’ambra. In quasi tutte le sedi venete, a differenza
del resto d’Europa, c’è una divinità somma di tipo
femminile: nel Veneto c’è Reitia, lo stesso nella
Retia e nella Retia secunda; nel Baltico, tra Germania
e Polonia, le tribù Wendi hanno la somma dea Razivia.
Infine Strabone conferma l’assorbimento del culto di
Cibele in Paflagonia; ebbene Cibele era chiamata Rea e
nella vicina isola di Samotracia c’era la dea Retia,
compagna del dio nordico Apollo: da Retia a Reitia il
passaggio è breve.

Il libro è sottotitolato Iliade svelata, perché?
Agamennone, colui che pose l’assedio a Troia, aveva
un figlio di nome Pelope a memoria del nonno Pelope,
che regnò in Paflagonia ed ebbe la reggia a Enete, sul
Mar Nero. Esiste la leggenda, precedente l’Iliade, di
una guerra tra il padre di Pelope e i Troiani. Questa
volta la guerra non fu scatenata dal ratto della donna
più bella del mondo, Elena, ma, visti i gusti un po’
particolari del padre di Pelope, dal ratto del più
bello dei mortali, Ganimede. Ilo, fondatore di Troia e
fratello di Ganimede, alquanto irritato scacciò Pelope
e tutto il suo popolo dalle loro terre. Pelope si
rifugiò nel Peloponneso e da lì proseguì verso
l’Oceano occidentale… Suo figlio Atreo invece preferì
fermarsi a Micene, dove fece fortuna e diede alla luce
Agamennone.

Agamennone aveva anche una figlia di nome Elettra,
che significa ambra. Esiodo, Erodoto e Apollonio Rodio
dicono che gli Achei, il popolo di Agamennone,
venivano dalla zona del fiume Eridano (Po) da dove
portavano l'ambra presa nel Baltico. Fatalità, il
culto acheo dei roghi votivi e dei banchetti votivi è
perfettamente identico a quello dei Veneti di Este.
Del resto Omero nell’Iliade chiama Elleni, cioè Greci,
solamente gli uomini di Achille e Achille notoriamente
tradì Agamennone. Il vero protagonista dell’Iliade è
invece Ulisse, l'iniziato ai misteri, solo lui supererà con ingegno i nodi enunciati dagli oracoli quali condizioni imprescindibili per la caduta della città: prima fra tutte il ritrovamento dell'osso di Pelope.

Wednesday, January 17, 2007

scheda: La Voce della Dea

scheda: La Voce della Dea
Lo spunto è offerto da una notizia di Tito Livio. Lo
storico patavino racconta nel libro X° della sua
Storia di un’incursione a scopo di razzia da parte di
mercenari Greci e Galli a danno dei Veneti. L’episodio
non è confermato, né da altre fonti, né da qualche
evidenza archeologica, tuttavia s’inserisce in quel
contesto culturale che, durante il principato di
Ottaviano Augusto, cercò di accreditare la teoria di
una derivazione di Roma dalla Troia distrutta dagli
Achei. In ambito veneto questo produsse la leggenda
dello sbarco alle foci del Brenta, allora Meduaco, del
fuggitivo Antenore e degli Enetoi di Paflagonia. Mito
tanto resistente da attraversare i secoli e trovare
nuovo impulso nella Padova umanistica di Marsilio
Ficino.
In La voce della Dea tale insieme di leggende viene
collegato al dato storico della presenza nella Pianura
di Euganei prima, Reti e Veneti poi, uniti dal culto
riservato a una misteriosa Dea Madre: la Pora degli
Euganei diventata Reitia presso i Veneti. Divinità il
cui Santuario principale si trovava ad Ateste sulle
rive del fiume Atesis, l’odierno Adige. Il romanzo
scandaglia questo lontano passato, ricostruendolo, fin
dove possibile, con scrupolo e fedeltà. Soprattutto,
cerca di farsi interprete del mito, divenendo esso
stesso parte dell’epos, per ricordare la fondamentale
importanza non solo della conoscenza, ma della sua
valorizzazione. L’assunto è che l’importanza della
Storia risieda proprio nella capacità di conservare e
trasmettere l’universale.
La voce della Dea si presenta pertanto come romanzo
sui valori intangibili, quelli non suscettibili cioè
di alcuna trattativa né concessione, quali libertà,
giustizia, necessità dell’azione, fondanti l’identità
di un individuo (io sono, valgo, voglio) e di una
comunità. La memoria qui non è mai nostalgia, ma
ricerca, conservazione e trasmissione di tali valori
sulla base di due assunti chiave: che maggiore di ogni
ostacolo e paura c’è il coraggio del singolo e che
essere forti non significa non cadere, ma rialzarsi.
Questa l’ambizione de La voce della Dea, che ha
cercato di coniugarla con le esigenze di scorrevolezza
e i ritmi propri di una vicenda incentrata
sull’azione.
Da sottolineare, infine, per quanto riguarda
l’ambientazione, l’aspetto del paesaggio, ricostruito
a partire dalle informazioni disponibili per l’epoca,
ma con l’intenzione di farne un vero e proprio
personaggio della storia narrata.

---
scheda: La custode dei segreti
Un giorno come un altro a Lagole, cittadina veneta
nell’alta valle del fiume Plavis (Piave). O dovrebbe
esserlo… perché sulla strada che conduce ai passi
alpini viene compiuta una strage. Ventidue uomini sono
uccisi per rubare un carro di merci dirette al porto
adriatico di Altinum (Altino).

Cosa trasporta il carro? Per quale motivo il capo
religioso e politico di Lagole, il Gran Sacerdote
Pedeo, invoca subito provvedimenti straordinari? Quali
sono i segreti degli antichi Veneti?

Toccherà a un giovane romano, Lucio Decio Mure figlio
del console Publio, appena giunto a Lagole, svelare i
retroscena di una catena di delitti provocati dalla
lotta per la supremazia in Italia tra Etruschi,
Sanniti, Celti e Umbri da un lato, Romani e Veneti
dall’altra.

Ma non è più tempo di schermaglie diplomatiche, lo
scontro è ormai sul terreno militare e pur di ottenere
la vittoria si ricorre a qualunque mezzo. E il
tradimento fa parte di questa che è ormai guerra senza
limiti.

Un giallo a sfondo politico ambientato sul finire del
Terzo Secolo a.C. dove l’invenzione narrativa si sposa
a una rigorosa base storica… anche nelle parti, come
la ricostruzione della città-arcipelago di Altinum, la
progenitrice di Venezia, dove la fantasia dell’autore
cerca di integrare il dato archeologico disponibile.
Ma anche e soprattutto un romanzo di valori etici in
cui la ricerca di libertà e giustizia si mescola in
modo inestricabile a coraggio, viltà, amore e amicizia
nel contesto dell’agire dell’uomo. Sempre necessario,
inevitabilmente ambiguo, perché soggetto a
compromessi.

La custode dei segreti, infine, rappresenta l’ideale
continuazione del primo romanzo ambientato dall’autore
nello stesso periodo tra gli antichi Veneti, vale a
dire La voce della Dea di cui il lettore ritroverà
molti dei protagonisti.




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Wednesday, January 10, 2007

Legge sulla libert� religiosa

salve,
il tema della libertà religiosa è un problema antico.
La sua origine si può fare risalire al momento in cui
si è manifestato il monoteismo.
Si può discutere in molti modi del problema.
come cittadini, nel senso romano dei termine, ci
interessa che le regole dello stato consentano
diritti civili uguali per tutti i cittadini.

In questi giorni anche i mass-media scrivono molto
sull'argomento. Perchè questo interesse? La chiesa
cattolica e il vaticano sono intervenuti per cercare
di fermare la possibilità che venga non dico
approvata, ma discussa in maniera approfondita e
precisa una legge sull'argomento che a loro non piace.

In campo legislativo alcuni politici, pochi purtroppo,
si stanno impegnando in direzione di una legge che
garantisca tutte le religioni presenti in Italia.
Vi invio un articolo dell'onorevole Valdo Spini, il
primo firmatario di una legge sulla libertà religiosa.
Legge, da quanto ho letto, per noi pagani è veramente
interessante.

Di questa legge, per noi pagani, ci piace l'articolo
10, lo riporto integralmente:

<<ART. 10.
1. I ministri di culto di una confessione
religiosa sono liberi di svolgere il loro
ministero spirituale.
2. I ministri di culto di una confessione
religiosa avente personalita` giuridica, in
possesso della cittadinanza italiana, che
compiono atti rilevanti per l’ordinamento
giuridico italiano, dimostrano la propria
qualifica depositando presso l’ufficio competente
per l’atto apposita certificazione
rilasciata dalla confessione di appartenenza.
3. I ministri di culto di una confessione
religiosa priva di personalita` giuridica,
ovvero di una confessione il cui ente
esponenziale non abbia personalita` giuridica,
in possesso della cittadinanza italiana,
possono compiere gli atti di cui al
comma 2 se la loro nomina e` stata approvata
dal Ministro dell’interno.>>
Il comma 3 è quello che maggiormente ha risvolti
positivi per il paganesimo italiano.
Maggiori dettagli si potrebbero avere solo dopo
l'emanazione di un decreto attuativo.
Facciamo alcune considerazioni.
la "Federazione Pagana" non ha personalità giuridica,
ma è legalmente ed esclusivamente un'associazione
religiosa. La "Federazione Pagana non è
un'associazione culturale o peggio di volontariato.
cosa deriva da questo? Niente otto per mille, ma ha la
possibilità di far riconoscere i suoi "ministri di
culto".
Questa possibilità gli viene dal fatto di essere
legalmente solo un'associazione religiosa.
Facciamo un piccolo passo avanti.
Se un "ministro di culto", che brutta definizione,
pagano può celebrare un matrimonio con validità
legale... ed è riconosciuto dallo stato...
Provate ad immaginarvi le conseguenze, in tutti i
campi, per il paganesimo italiano.
saluti.
francesco scanagatta
--------------------------
http://www.aprileonline.info/1245/la-liberta-religiosa-aspetta-la-legge-di-attuazione

La Libertà religiosa aspetta la legge di attuazione
Valdo Spini, 10 gennaio 2007

Stato e Chiese Da ben tre legislature il Parlamento si sta confrontando sul tema dell'attuazione degli articoli della Costituzione in tema di libertà religiosa per tutte le fedi e confessioni. Sarebbe necessario che le proposte di legge in tema di libertà religiosa vengano discusse per quello che sono: non uno strumento di indebolimento dello Stato italiano, bensì di rafforzamento

L'edificio costituzionale italiano in tema di rapporti Stato e Chiese è articolato su tre piani. Quelli con la Chiesa cattolica sono regolati in forma di Trattato
Internazionale a norma dell'art. 7 della Costituzione:
quelli con le Chiese, che hanno negoziato a norma
dell'art. 8, le Intese (che assumono la forma di legge
ordinaria). Di fatto sono varie Chiese Protestanti e
l'Unione delle comunità israelitiche; per tutte le
altre fedi e confessioni religiose valgono gli
articoli della Costituzione e, per quello che ne è
rimasto in vigore, la legge sui culti ammessi del
1929-30. Manca quindi un provvedimento organico e
aggiornato di attuazione della Costituzione.
Da ben tre legislature il parlamento si sta
confrontando sul tema dell'attuazione degli articoli
della Costituzione in tema di libertà religiosa per
tutte le fedi e confessioni che non hanno né il
Concordato né l'Intesa superando la legislazione
1929-30 sui culti ammessi.

In questa legislatura - la XV - abbiamo di nuovo
provveduto a ripresentare la nostra pdl (che si
richiama al precedente testo dell'allora relatore Domenico Maselli) con qualche precisazione.

Si è diretto contro il testo della legge ogni tipo di
attacco. Da quello che si agevolava la penetrazione
del terrorismo dimenticandosi che l'istruttoria per la
concessione della personalità giuridica ad una
associazione religiosa sarebbe di competenza del
Ministero dell'Interno, e che il suo statuto verrebbe
vagliato direttamente dal Consiglio di Stato per
verificarne l'uniformità all'ordinamento giuridico
italiano e il rispetto dei diritti dell'uomo.

Si è poi proceduto addirittura a parlare di possibile
poligamia, istituto del tutto proibito dal codice
civile italiano. La pdl in proposito è molto chiara: o
si leggono gli articoli del codice civile durante il
rito religioso o si devono leggere precedentemente in
sede di concessione di nulla osta al matrimonio da
parte dell'ufficiale civile, specificando per iscritto
che ciò è stato fatto. Nella sostanza gli articoli
vengono letti agli sposi ed è il codice civile
italiano che regolerà gli effetti civili del
matrimonio.

Un evidente progresso rispetto alla situazione attuale
che vede i matrimoni musulmani contratti spesso nei
luoghi di culto annessi alle ambasciate dei paesi in
cui questa religione è prevalente. Infatti in questo
caso non vi sono le garanzie per la moglie e per i
figli che vi sono invece per il codice civile italiano
e che è evidentemente positivo estendere il più
possibile.

Su tutto questo però si vorrebbe da talune parti
tacere preferendo evidentemente l'attuale situazione,
senza diritti ma anche senza doveri. Invece di
incentivare queste associazioni religiose a
manifestarsi davanti allo stato, nominare i loro
responsabili, ad assumere l'impegno di rispettare la
legge, si preferirebbe mantenere la situazione attuale
del tutto magmatica e priva di punti di riferimento
certi. Senza contare che in questo modo anche i
diritti delle confessioni religiose e fedi diverse
dalla musulmana, che aspettano la legge sulla libertà
religiosa, vedrebbero i loro diritti sequestrati dalla mancata capacità di risolvere il problema dell'integrazione dei musulmani nel nostro paese.

Si tratta evidentemente di una situazione assurda e controproducente. Occorre che le proposte di legge in tema di libertà religiosa vengano discusse per quello che sono e non per come le si vorrebbe dipingere. Non uno strumento di indebolimento dello Stato italiano ma al contrario un rafforzamento delle sue capacità di una regolazione e di ordinata integrazione.


Friday, December 15, 2006

Piccole e grandi bugie

salve,
questa sera sul tg2 abbiamo assistito al lancio
pubblicitario della nuova Sas-squadra anti sette.
Il rappresentante della polizia ha elencato vari casi
di sette, il suo riferimento principale erano i
presunti gruppi "satanici". Forse per spaventare un
pò, ha citato un caso di setta del 1988.
A quale gruppo si riferiva?
si riferiva al "gruppo del rosario": un gruppo
cristiano. riporto il merito una notizia:
<<
L'osservazione è avvenuta in un momento cruciale della
vicenda, a poco più di un anno da quel 24 Maggio 1988,
in cui il Gruppo di preghiera del Rosario aveva atteso
l'avverarsi della profezia del ritorno del Cristo
(insieme allo zio Antonio risorto). In una sequenza di
avvenimenti drammatici trovò invece la morte un cugino
della Naccarato, già consacrato, ritenuto traditore e
apostata.
...
Già molti anni prima degli avvenimenti che andremo ad
esaminare aveva ricevuto delle visioni di Gesù e della
Madonna.
...
Lidia e lo zio hanno delle visioni, spesso mentre si
trovano insieme. Altre volte il fenomeno viene
esperito solo da uno dei due. Lidia ricorda la visione
di Gesù, con un vestito rosso, o della Madonna con una
veste azzurra.
...
Da un primo messaggio deriva la nomina di 12 "apostoli
della vita", che hanno il compito di diffondere la
parola di Dio.
...
Il parroco di S. Pietro in Amantea ha dichiarato:
"Fino alla morte di Naccarato Antonio il gruppo di S.
Pietro frequentava la mia chiesa oltre le chiese
viciniori senza dare adito a sbandamenti teologici;
..."
...
Le riunioni del "gruppo di preghiera" prevedono la
lettura di testi sacri, come la Bibbia e del già
citato "Il poema dell'Uomo Dio" della Valtorta.
...
>>
dal sito:
http://www.ex-cult.org/Groups/Landmark/landmark-cherries.dir/psichiatria/lidia.html

sembre dal medesimo sito apprendiamo
che l'omicidio riportato dal capo della sas derivava
dalla visione cristiana:
<<la vera chiave interpretativa dell'uccisione. "Non
c'era scelta: dovevamo sopprimere una creatura ormai
invasata da Satana">>.
il testo riporta un ulteriore trascrizione delle
profezie ricevute. profezie che portarno all'uccisione
di uno degli adepti a questo gruppo:
<<
"Cari figli miei come potevo venire se Giuda è ancora
legato come se fosse impiccato deve essere morto e
dovete far presto che dovete ammazzarlo tutti..."
>>
questo gruppo è un gruppo cristiano, strano che non si
sia usato anche il caso di Polistena dove un gruppo di
cristiani, durante un esorcismo, uccisero una bambina.
Non meravigliamoci di questi inganni.
Tutti i monoteisti sono pronti ad ogni menzogna pur di
imporre il loro inventato Dio.
Nella passata legislatura venne presentaro un disegno
di legge contro l'esoterismo, nella relazione di
accompagnamento della legge si inserì anche un gruppo
cristiano. L'avvocato di questo gruppo scrisse al
relatore per ricodargli che il loro gruppo era
riconosciuto dalla chiesa cattolica. il deputato si
scusò e disse che avrebbe modificato la relazione.
cosa sarebbe stato se quella legge fosse passata con
l'utilizzo di una notizia falsa?
a cosa serve il sas quando un suo rappresentante è
così poco preciso?.
il pericolo non è un inesistente "satanismo", ma il
"satanismo inventato da Don Benzi e soci.
saluti.
francesco scanagatta

Il passato di certi preti...

salve,
questa sera in una rubrica del tg c'è stato
l'intervento di don Aldo Bonaiuto.
Dal Tg2 abbiamo appreso che questo prete è il
collaboratore della nuova sas, la squadra anti-sette.
Il Don Bonaiuto, collaboratore di Don Benzi, sarebbe
un esperto di sette.
Don Benzi ha visto, nel mese di ottobre, smentite dal
tribunale di Pescara le sue affermazioni sul caso
degli "angeli di Sodoma".
Gli imputati sono stati assolti da tutti i reati
elencanti nella trasmissione, dell'ottobre 2002, nella
trasmissione "Porta a Porta". Durante la trasmissione
Don Benzi venne pubblicamente smentito dalla polizia.
Don Benzi aveva affermato che venti bambini ogni anno
venivano sacrificati a satana.
Sotto vi riporto una notizia che riguarda il don
Bonaiuto, non sappiamo come la vicenda si sia
conclusa. sappiamo che questa notizia è rimasta
confinata sulle pagine di un giornale locale. Lo
stesso trattamento non è stato certo riservato agli
inventanti "satanisti" di Pescara.
saluti.
francesco scanagatta
-------------------------
http://italy.indymedia.org/news/2006/04/1040042_comment.php

un prete pedofilo impegnato contro il male
by kloro al klero Friday, Apr. 07, 2006 at 11:13 AM
mail:

Venerdi 27/06/2003
Pedofilia, don Aldo Bonaiuto:' Credo nella giustizia'
Il religioso, responsabile della comunità Papa
Giovanni XXII e braccio destro di don Oreste Benzi, è
accusato da un bimbo di 5 anni per presunta violenza
sessuale
Don Aldo Bonaiuti è indagato per presunta violenza
sessuale nei confronti di un bimbo di 5 anni (609/bis
del codice penale forma più lieve). Sul braccio destro
di Don Oreste Benzi, e prete responsabile della
comunità di Papa Giovanni XIII di Fabriano c'è un
accusa infamante.
Il religioso, parroco di tre frazioni di Fabriano e
testimonial della Cei nello spot della Cei sull’otto
per mille, ha salvato centinaia di prostitute dalla
strada. Ora sul suo nome c'è l'ombra di un'accusa
pesante .
A chiamarlo in causa sono state le parole di un bimbo
di 5 anni, figlio di una “lucciola” dell’ex Jugoslavia
che don Bonaiuto aveva sottratto dal marciapiede ed
ospitato nella sua casa-famiglia "Papa Giovanni
XXIII".
Secondo quanto ipotizza il pubblico ministero di
Ancona, Marco Pupilli, nella sua richiesta di
incidente probatorio, il bimbo sarebbe stato attirato
dal religioso e da un collaboratore croato del
parroco( di cui non sono state rese note le
generalità), in una stanza e poi molestato.
I fatti si sarebbero verificati fino all'ottobre del
2002, quando il bambino venne trasferito dalla
comunità fabrianese in un'altra struttura sociale. Lì
avrebbe raccontato ai dirigenti del servizio sociale,
le presunte attenzioni da parte di don Bonaiuto e da
un suo collaboratore.
La posizione del bimbo è garantita da un curatore
speciale nominato dall’autorità giudiziaria.
Nel fascicolo aperto dal pm Pupilli, sarebbero state
raccolte decine di disegni del minore, la cui
interpretazione verrà sottoposta ad una perizia
psico-sociologica.
Don Bonaiuto, il parroco inquisito si cela su questa
vicenda infamante in un no comment. Le poche parole
che riusciamo a strappare al religioso sono:"Non avrei
nulla di concreto da dire visto che su alcuni punti
dell’accusa che mi viene imputata sono completamente
all’oscuro. Tutti mi conoscono, sanno cosa faccio e
come vivo e credo fortemente nella giustizia".
Per il legale romano del sacerdote, Daniela De Zordo,
"la notifica dell’atto da parte della procura di
Ancona è stata una bruttissima sorpresa. Tuttavia è
ancora presto per esprimere una qualsiasi replica".
Ma c’è un episodio nel passato di don Aldo Bonaiuti
che merita di esser ricordato. Il parroco cercò di
aiutare la prostituta nigeriana Evelyn Okodua, uccisa
a Senigallia il 26 febbraio del 2000, mettendosi
contro i suoi presunti sfruttatori. Denunciati dalla
polizia, non sono mai stati arrestati. La causa del
delitto della nigeriana fu la volontà di uscire dal
giro della prostituzione , a cui i suoi sfruttatori si
sono opposti ferocemente. Evelyn dieci giorni prima
della sua uccisione chiese aiuto a don Bonaiuto e a
don Benzi. Il suo corpo straziato fu ritrovato in
mezzo ad una sterpata di Passo di Ripe dove si
prostituiva.
Forse quell’accusa infamante di pedofilia potrebbe
essere un segno di ritorsione dei sfruttatori
danneggiati dall’impegno sociale del parroco. E la
procura sta seguendo indagini anche verso questa
ipotesi, quella della malavita organizzata sul racket
delle prostitute.
(tratto da http://www.vivacity.it - scritto da Anna
Germoni)
.

Monday, November 27, 2006

film: il labirinto del Fauno - nota

salve,
ho visto il film "il labirinto del Fauno" e lo trovo
veramente ben riuscito.
direi che possiamo inserirlo nei film pagani.
per meglio far conoscere gli elementi positivi del
film ho scelto di scrivere la voce sul film su
wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Il_labirinto_del_fauno
con l'occasione ho riscritto completamente anche la
voce sul Dio Pan.
saluti
francesco scanagatta

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Thursday, November 23, 2006

Un vescovo con i blindati pur di visitare una scuola.

salve,
ogni tanto qualcuno ci dice che siamo degli esagerati,
quando sosteniamo che i cattolici ben volentieri
sarebbero disposti a riaccendere i roghi.
Recentemente, durante una manifestazione, abbiamo
avuto un piccolo incontro con un esponente di un
gruppo integralista cattolico. esponente che spesso
viene invitato nelle televisioni locali venete.
durante la discussione gli ho chiesto: "ma allora ci
bruceresti sul rogo?". immediata e senza alcuna
esitazione la sua risposta: "io non avrei problemi!".
il dialogo non è avvenuto nel medioevo, ma nel
settembre 2006, non in un paese islamico, ma a
Cittadella in provincia di Padova.
Proprio in questi giorni il Vescovo di Padova ha
preteso di visitare una scuola. il direttore della
scuola ha detto di no. Il vescovo di Padova ha
immediatamente trovato un "umile lavoratore della
vigna" che ha obbligato il direttore scolastico a
cambiare idea.
Il vescovo ha visitato la scuola protetto dai
blindati.
vi riporto cosa scrivono gli evangelici sul fatto.
piccolo inciso, il portavoce degli evangelici è venuto
oggi a trasmettere su radio gamma 5, e ha incentrato
il suo intervento sull'argomento della
discriminazione, ha anche detto che la libertà
religiosa è fondamentale.
il suo intervento è avvenuto nell'orario precedente la
trasmissione: "magia, stregoneria, paganesimo".
solo in una radio come Gamma 5 queste cose sono
possibili. Radio Gamma 5 è da 30 anni uno spazio
libero, forse per questo si tenta in tutti i modi di
chiuderla.
saluti
francesco scanagatta

http://www.evangelici.net/notizie/1164287432.html
Padova, evangelici contro il vescovo
Inserita il 23/11/2006 alle 14:10 nella categoria:
Dall'Italia

PADOVA - La notizia delle visite del vescovo cattolico
di Padova Mattiazzo a scuole pubbliche del
comprensorio ha provocato la reazione di un gruppo di
chiese evangeliche del Padovano, che denunciano la
violazione delle leggi sulla laicità dello Stato.

È di ieri l'intervista rilasciata a Radio radicale da
Pietro Bolognesi, direttore dell'IFED di Padova,
riguardante le visite del vescovo Mattiazzo nelle
scuole del circondario di Padova: Bolognesi ha tenuto
a sottolineare, nel corso dell'intervista, come il
testo unico n. 297/94 impedisca attività di culto
nelle scuole durante le ore di lezione, poichè -
secondo Bolognesi - palesemente discriminanti nei
confronti di confessioni di fede diverse; e come la
dirigente scolastica Palumbo abbia invece autorizzato
tali visite, agendo in contrasto con una precedente
disposizione del dirigente D'Amato, in accordo con il
ministro della pubblica istruzione Fioroni ed in
ispregio al testo unico che regola la materia.

Il diniego della questura alla richiesta delle chiese
evangeliche di poter effettuare una manifestazione sul
tema ha provocato una clamorosa reazione di un gruppo
di credenti del Padovano, che per protesta si sono
auto-imbavagliati davanti alle scuole. L'iniziativa è
stata riportata oggi in prima pagina sul Mattino di
Padova, che titola "Il vescovo a scuola protetto dai
blindati" e parla di "Polizia schierata davanti agli
istituti di Vigodarzere visitati da Antonio Mattiazzo,
per paura di incidenti", segnalando come è stata
"Proibita la manifestazione dei protestanti, che si
imbavagliano".

Dalla reazione delle chiese padovane, coordinata con
l'AEI e la FCEI, è scaturita una petizione al ministro
Fioroni, dove si chiede al ministro di effettuare le
verifiche del caso e garantire il rispetto della legge
vigente. [ai]

L'intervista completa è scaricabile da
www-1.radioradicale.it/store-5/MP423428.mp3


Monday, November 20, 2006

film: il labirinto del fauno

salve,
queste sono proprio delle buone notizie. esce il 24
novembre un film che parla del Dio Pan.
il suo titolo è il "Il Labirinto del Fauno".
dal sito del film:
http://www.videa-cde.it/illabirintodelfauno/
vi riporto la trama:
<<
Spagna, 1944. La fine della Guerra Civile.
Carmen (Aridna Gil) , che si é risposata da poco, si
trasferisce insieme alla figlia Ofélia (Ivana Baquero)
a casa del nuovo marito, il freddo e autoritario Vidal
(Sergi López), capitano dell'esercito di Franco.

Trovando insopportabile la nuova vita, la giovane
Ofélia trova rifugio in un misterioso labirinto che ha
scovato vicino alla grande casa di famiglia e dove il
Fauno, la magica creatura che fa a guardiano al
labirinto, le rivela che è proprio lei la principessa
smarrita di un regno magico.

Ma per scoprire la verità, Ofélia dovrà portare a
termine tre compiti pericolosi, per i quali non è
affatto preparata….
>>
il fauno in questione è il gran Dio Pan.
normalmente nel periodo prossimo al solstizio
d'inverno si trovano troppo spesso film su certe
anomale natività.
un plauso e un complimento alla casa produttrice del
film per avere inserito nel sito anche una scheda
mitologia sul Dio Pan, vi allego anche questa scheda.
il mito di Pan viene descritto come un buona
precisione, l'unico appunto che posso muovere a quanto
vi è scritto è la frase: <<Pan è l’unico Dio ad aver
sperimentato la morte>>. esistono nella mitologia
altre divinità che sono morte e resuscitate l'elenco
protrebbe essere lungo, tra le divinità meno
conosciute, per essere morte e risorte, c'è il Dio
Baal.
tutto sommato la scheda è precisa, non ci rimane che
attendere l'uscita del film.
anche in campo cinematografico le cose stanno
cambiando, penso che questo cambiamento d'orientamento
abbia contribuito un buon film come "Il codice da
Vinci".
saluti
francesco scanagatta

dal sito del film:
http://www.videa-cde.it/illabirintodelfauno/

BREVE INTRODUZIONE ALLA MITOLOGIA
sul Grande Dio Pan

L’antico dio Greco Pan (il cui equivalente romano è il
Dio Fauno) era originariamente il dio dei pastori e
delle loro greggi, prima di essere associato alla
fertilità e alla natura in genere. Pan rappresenta la
Natura “nella sua interezza” e quindi nel bene e nel
male, senza alcun equilibrio morale. Diciamo che è in
pratica un personaggio neutrale che può essere
all’origine della creazione ma anche della
distruzione. Figlio di Hermes e della Ninfa Dryops (o,
stando ad altre leggende, di Hermes e Penelope, la
moglie di Ulisse), è nato con le gambe e le corna di
una capra. Abbandonato dalla madre proprio per il suo
aspetto mostruoso, il padre Hermes se lo è portato
nell’Olimpo, conferendogli quindi il rango di
divinità.
Tuttavia, Pan non amava Olympia, dove gli altri Dei si
prendevano gioco di lui per il suo strano aspetto e
preferiva vivere con i satiri, le ninfe e le altre
divinità della Natura, nel profondo della foresta di
Arcadia.
Il caratteristico flauto di Pan (o siringa di Pan)
prende il nome dalla Ninfa Siringa, del quale Pan era
follemente innamorato. Si narra che per sfuggire alle
sue attenzioni, la ninfa si trasformò in un cespuglio
di rose. Folle di rabbia, Pan tagliò i rami di quel
cespuglio in diverse lunghezze e li usò per fabbricare
il suo mitico flauto.
Pan deve la sua brutta reputazione al suo
caratteraccio. Detestava essere svegliato dal sonno,
si alzava in preda ad una furia disumana e emetteva un
orribile grido, incutendo paura o addirittura “panico”
nei cuori di coloro che lo sentivano. Inoltre,
appariva senza alcun preavviso agli ignari mortali
provocando spesso un terrore che ne causava la morte.
L’appetito sessuale di Pan è leggendario: ninfe, dee e
anche satiri erano tutti oggetto della sua lussuria.
Questa sua terribile reputazione, associata anche al
suo aspetto decisamente mostruoso, hanno senza dubbio
spinto i Cristiani nel Medio Evo a demonizzare Pan,
attribuendo a Satana le sue sembianze nella loro
continua lotta tra il Paganesimo e le altre
tradizioni.
Pan è l’unico Dio ad aver sperimentato la morte. La
sua fine può essere interpretata simbolicamente come
il ciclo delle stagioni e il passaggio dall’estate
all’inverno passando per l’autunno.

Sunday, November 12, 2006

meglio il paganesimo

salve,
vi invio un articolo che tratta di paganesimo.
l'impostazione dello scrittore non è pagana. l'autore
è un laico che davanti alle mostrusità del monoteismo
ha compreso che esite una visione religiosa ben
diversa. l'estensore dell'articolo parla anche di
alcune dottrine misteriche antiche che sembrano avere
qualche assonanza con in cristianesimo. queste
assonanze esistono solo perchè il monoteismo ha
cancellato il significato di alcune parole, e le ha
ridefinite all'interno della sua visione del mondo.
l'articolista parla anche della necessità di nuove
divinità. per noi pagani non c'è alcun problema.
noi abbiamo sempre cara l'espressione di Walter Otto
che diceva che antiche divinità attendono il
risveglio, ed altre attendono di nascere.
saluti
francesco scanagatta
----

http://www.avanti.it/article.php?art_id=15394

LA PROVOCAZIONE/ RITORNO AL FUTURO:
PER UN NEO-PAGANESIMO IN ONORE DELLA DEA RAGIONE E DI
TUTTI I SUOI PROFETI: DA VOLTAIRE A MAZZINI
Contro le alienazioni delle religioni
11/11/2006

Il Paganesimo è vecchio come l’umanità. Mettiamo però
un punto e iniziamo dai culti misterici greci. Già in
era pre-ellenica aveva acquistato importanza in Grecia
una comunità misterica che prendeva nome dalla città
attica di Elèusi, dove si trovava il luogo del culto.
I misteri elèusini ebbero molti seguaci fino ad epoca
romana inoltrata. La legenda che sta alla base del
culto indica che in origine si trattava di riti legati
alla vegetazione. Mades (Ade) ha rapito Kore (Core),
la fanciulla divina patrona delle messi. Core viene
cercata dalla madre Demeter (Demetra) e ritrovata. Il
ritorno e il permanere di Core sulla terra
simboleggiano la stagione fertile dell’anno. Nei
misteri elèusini, la rappresentazione drammatica di
questa legenda ad opera degli iniziati, i “misti”,
aveva perduto il carattere originario di un rito della
vegetazione. Ora la rappresentazione serviva per
conferire ai “misti” un senso di profonda letizia e
garantiva un destino felice nell’oltretomba. Il culto
del dio Dionysos (Dioniso) era giunto in Grecia dalla
Asia Minore e in epoca ellenistica si diffuse
nell’Impero Romano, trovando accoglienza anche a Roma.
Anche l’orfismo e i suoi misteri conobbero in epoca
ellenistica una grande fioritura. Erano giunti
nell’Impero Romano dalla Tracia attraverso la Grecia.
Resoconti sul poeta e cantore tracio Orpheus, al quale
si fa risalire l’orfismo, presentano aspetti che
appartengono al mondo della mitologia. Orfeo sarebbe
sceso agli inferi per strappare al regno delle ombre
la propria consorte Eurydike. L’impresa gli sarebbe
riuscita soprattutto con l’aiuto del suo canto, ma
quando si voltò verso Euridice, questa si vide
costretta a tornare fra le ombre ed egli fu dilaniato
dalle Mènadi. Pitagora (circa 580-510 a.C.) fu il
fondatore di una dottrina e di una comunità religiosa
che lo riconosceva come maestro e che era vicina
all’orfismo. Il pitagorismo sorto a Kroton, oggi
Crotone in Calabria, mirava alla liberazione
dell’anima dal carcere del corpo e al suo ritorno alla
propria origine celeste. L’anima raggiunge questa meta
anzitutto mediante la metempsicosi, o trasmigrazione
delle anime, che comprende corpi di persone umane e di
animali. I pitagorici sottostavano a severe norme di
vita ascetica, che prevedevano sia il celibato, sia
prescrizioni alimentari: vino, carne e fagioli, erano
vietati. I loro servizi divini erano caratterizzati
dall’importanza predominante della musica, che stava
in rapporto con una dottrina dei numeri come essenza
di tutte le cose. Ai tempi di Silla (138-78 a.C.)
giunse a Roma dall’Egitto il culto di Isis; culto che
venne osteggiato dal Senato. Tiberio osteggiò i suoi
seguaci e soltanto dopo Caligola il culto di Iside fu
tollerato ufficialmente. Nel sincretismo ellenistico,
Iside acquisì una importanza molto più grande rispetto
al suo consorte Osiris. Iside divenne senz’altro la
Kyria, la “signora” ed era considerata “madre delle
cose” e “inizio primordiale” dei tempi. Il culto di
Iside metteva però anche in evidenza l’aspetto umano
della divinità. Già in Egitto, essa era venerata come
madre di un giovane dio, che portava lo stesso nome di
Horus, l’antica divinità dell’Egitto faraonico
raffigurata sotto la forma di falco. L’epoca
ellenistica predilige rappresentazioni di Iside con
Horus bambino. La Persia era la patria del dio
Mithras. Nell’impero romano, Mitra era venerato fin
dal I secolo d.C. come un dio redentore che stava in
stretto rapporto con il Sole. Il suo culto, dal quale
erano escluse le donne, era diffuso soprattutto fra i
soldati. Di conseguenza, santuari di questa religione
di soldati, i cosiddetti mitrei, venivano costruiti in
primo luogo nelle località sede di guarnigioni. Erano
aule relativamente piccole a pianta piuttosto estesa
in senso longitudinale, affiancate a entrambi i lati
da sedili di pietra per gli iniziati. Un esempio
particolarmente suggestivo si trova sotto la chiesa di
San Clemente a Roma. In Grecia, Zeus, il dio del
cielo, il Signore dell’Olimpo, era al vertice degli
dei dell’antica Grecia, rappresentati in modo
antropomorfo. Zeus, figlio del titano Kronos e di
Rheia aveva raggiunto questa posizione somma dopo aver
spodestato suo padre che a sua volta era succeduto a
Urano e a Gaia nel dominio sugli altri dei. Come dio
del cielo, Zeus non è soltanto il Signore del cielo
luminoso e chiaro. L’aspetto celeste della sua figura
include anche il potere sul maltempo: tuono e folgore,
che in epoca remota gli avevano donato i Ciclopi,
figli titanici di Urano e di Gea, sono segni e mezzi
della sua potenza. Zeus che è dio della giustizia e
dell’ordine, punisce con essi l’ingiustizia umana.
L’alta considerazione che i Greci avevano della
saggezza si esprime nell’attribuzione a Zeus e anche a
sua figlia Athena della “metis”, “intuizione,
consiglio” e “saggezza”. Dal grande numero di divinità
che il pantheon greco conosceva, i Greci hanno
radunato le più importanti in una cerchia di dodici.
Anche numi non inclusi nella cerchia dei dodici hanno
acquisito notevole importanza, soprattutto nella
poesia greca. Helios, il Signore del sole, attraversa
il cielo sul suo splendido carro. Eos è la dea
dell’Aurora, Aiolos è il signore del Vento. La coppia
di gemelli, detti Dioscuri, porge aiuto agli uomini
specialmente quando si trovano in difficoltà durante
la navigazione. Pan era inizialmente solo il dio dei
pastori dell’Arcadia in figura di montone, protettore
delle greggi e delle mandrie. Grado inferiore a quello
divino avevano gruppi di esseri soprannaturali che,
secondo i Greci, animavano la natura. Nelle selve e
nelle fonti dimoravano i semidivini Silèni. E si
distinguevano tre gruppi di ninfe: le Orèadi, le
Driàdi e le Nàiadi, rispettivamente ninfe dei monti,
degli alberi e delle fonti. La Città-Stato, la greca
polis, era concepita non soltanto come una comunità di
cittadini, ma anche come unità religiosa. Il suo
“nomos”, cioè l’ordinamento della comunità,
comprendeva l’assetto politico-istituzionale e le
usanze del culto. Gli atti di culto si svolgevano
davanti al tempio - dove era custodita l’immagine del
dio - nel “témenos”, il sacro recinto che circondava
il tempio e che come dice il vocabolo nel suo
significato etimologico, costituiva la parte “tagliata
fuori” o “separata” dal resto dell’edificio. Oltre ai
templi della polis, la religione greca conosceva anche
santuari anfiziònici. Un’anfizionìa era
un’associazione di Stati, formata da anfiziòni, cioè
dagli abitanti che “abitano intorno” al centro
culturale, uniti a protezione del santuario. Delfi era
il più importante santuario anfiziònico della Grecia;
intorno ad esso si riunivano dodici città. Secondo un
mito, due aquile, che Zeus aveva lanciato a volo dalle
opposte estremità del mondo, si erano incontrate a
Delfi; il dio aveva così identificato in questa città
l’ombelico della terra. Poi venne il cristianesimo…
Una volta vinta la battaglia di Ponte Milvio,
l’imperatore Costantino emise l’editto di Sofìa che
assicurava la libertà di culto a tutti i cristiani.
Costantino sostenne di aver veduto una croce luminosa
sovrapposta al sole, dopo di che ordinò di dipingere
il monogramma di Cristo sugli scudi dei suoi soldati.
L’anno successivo a quello della vittoria, ripeté la
solenne dichiarazione di tolleranza nei riguardi dei
cristiani nota col nome di editto di Milano e arrivò a
definire il cristianesimo la religione più legittima e
più sacra. Fu così che Costantino, nel giro di pochi
anni, introdusse tutta una serie di provvedimenti in
favore dei cristiani, in base ai quali la Chiesa e lo
Stato avrebbero dovuto operare nella più stretta
collaborazione. Vittorioso per grazia divina nei
successivi concili del 314 e 325, aumentò la autorità
della Chiesa cattolica e a Nicea (325) formulò il
Credo. Con la decisione di Costantino di convertire
l’Impero al cristianesimo, i cristiani vennero a
possedere una forza tale da portare avanti la politica
dell’impero secondo i loro intendimenti. La religione
cattolica diventò tanto arrogante che annientò tutti
gli altri culti, assorbendone per opportunità, specie
dal paganesimo, riti e credenze e distruggendone i
templi. Nel 361 salì al trono Giuliano, generalmente
conosciuto come Giuliano l’apostata che pur
proclamando la tolleranza per ogni tipo di religione
tolse alla Chiesa cattolica i privilegi economici di
cui in precedenza essa aveva goduto e fra i disordini
che inevitabilmente fecero seguito al provvedimento,
escluse i cristiani dai posti di insegnamento. Questo
breve appunto per ricordare che i cattolici non
persero tempo a occupare le scuole e i luoghi di
insegnamento. Ma il cristianesimo si era così bene
inserito nel mondo di Roma che il paganesimo fu
annientato. Fu una feroce persecuzione verso gli dei
“falsi e bugiardi” per mano cristiana con delitti e
stragi. La civiltà latina, eclettica, serena, aperta,
in una parola gentile e l’impero romano con essa
furono soffocati dalla mentalità intollerante,
fanatica e dogmatica del cristianesimo. Non ci
mancherà occasione di esaminare i fasti della carità
cristiana e le benemerenze dell’amore del prossimo.
L’odio teologico, il fanatismo cieco, le persecuzioni,
le scomuniche, le guerre di religione ignote alla
umanità pagana, furono la naturale conseguenza di
questa pazza propaganda. I primi imperatori non si
resero conto probabilmente della natura inconsueta di
questo pericolo. Abituati alla più serena tolleranza
di tutti i culti e di tute le sette, che convivevano e
prosperavano pacificamente l’una accanto all’altra
senza proselitismo e pretese di monopolio, non
pensarono neppure che in qualche testa balzana potesse
germogliare l’assurda idea che la verità si potesse
conseguire e la felicità conquistare divenendo
semplicemente i fedeli di una religione. Nessun culto
pagano aveva mai avuto pretese di questo genere; e in
tutta l’antichità in Roma e altrove la sapienza non si
otteneva mediante le credenze e i culti, ma
partecipando ai Misteri. Lo Stato poi, essenzialmente
laico, astraeva dai vari culti, e fondava la sua
sapienza amministrativa sopra le necessità sociali e
il puro diritto. Il diritto, scevro da ogni idea di
carattere religioso, non poggiava sopra alcuna morale
che ritenesse la sua origine da teorie, da postulati e
da pregiudizi; ma soltanto si imperniava sopra una
sana conoscenza empirica delle necessità pratiche
della vita. Senza impalcature di morali religiose o
filosofiche, senza classificazioni di bene e di male.
Lo Stato sovrastava in tal modo tutti i culti e la sua
autorità non aveva limiti. Stabilitasi in Roma con la
doppia autorità spirituale e temporale la Chiesa
cattolica, doveva naturalmente opporsi con tutte le
sue forze al sorgere di una qualunque autorità
politica in Roma da essa indipendente. Due autorità
politiche indipendenti e sovrane non possono
sussistere nella stessa città e tanto meno quando una
di queste è anche autorità religiosa. Il cristianesimo
si era diffuso per gran parte dell’Europa e ogni resto
di comunità pagana era scomparso. Ma un’altra
religione minacciava dall’Asia. Il fanatismo musulmano
non faceva cattiva figura a petto di quello cristiano;
dall’estrema Arabia le orde asiatiche salivano su su
verso l’Europa e strada facendo convertivano e
conquistavano i popoli con l’argomento della
scimitarra. In Oriente l’Impero tratteneva e resisteva
per secoli alla furia islamica; in Occidente,
conquistata l’Africa, gli arabi minacciavano le isole
e le coste tutte della penisola, passarono in Spagna e
varcavano i Pirenei. Caduto l’Impero, il cristianesimo
cattolico, luterano e greco-ortodossa tornava alla
Santa Alleanza e a pesare sopra tutta l’Europa. Poi,
finalmente l’illuminismo, la rivoluzione francese,
Voltaire e dopo ancora un grande pensatore italiano,
Giuseppe Mazzini, a portare in alto una nuova
fiaccola. In questa rapida rassegna la necessità di
sintesi mi ha spesso obbligato a semplici enunciazioni
o a dimostrazioni incomplete. Ma mi premeva esporre in
una visione sintetica l’immutabile paganesimo, che
significa ritornare a una tradizione trenta volte
secolare, al di sopra e al di fuori delle religioni,
che stanno portando l’Umanità nella preistoria.
Nietsche in “La gaia scienza” avvisò i popoli: “O
cancellate le vostre venerazioni, oppure voi stessi”.
In una parola ritorniamo al paganesimo. Naturalmente a
un nuovo paganesimo, un paganesimo decisamente
moderno, attuale in cui la storia e la scienza giocano
il ruolo di nuove divinità con eroi nuovi, come
Darwin, Pasteur, Einstein. Con nuove scoperte, nuove
invenzioni e nuove conquiste, vincere il dolore, le
malattie, gli odii e le violenze di ogni genere. In
una sola parola verso la pace, verso la giustizia,
verso la libertà contro tutti i fanatismi religiosi,
uguali e contrari. In una parola la Dea Ragione del
nuovo Paganesimo contro le alienazioni di tutte le
religioni che stanno svilendo il grande, nobile
concetto di Dio, come inteso da Aristotele, da
Voltaire, da Mazzini e dai grandi iniziati di tutti i
tempi.

Aldo Chiarle


Saturday, November 11, 2006

OT: radio Gamma 5

salve,
il quotidiano "liberazione" ha dedicato un ampio e
preciso articolo a Radio Gamma 5.
molti di voi sono a conoscenza del fatto che da 10
anni da questa emittente viene irradiata un
trasmissione denominata "magia, stregoneria,
paganesimo". di questa trasmissione io sono uno dei
conduttori.
non mi dilungherò sull'attuale situazione della radio,
l'articolo descrive e fotografa con precisione il
momento che la radio vive in questo momento.
vi invio l'articolo del quotidiano "liberazione".
nell'articolo viene citata anche la nostra
trasmissione.
ciao
francesco scanagatta

http://www.liberazione.it/giornale/061111/default.asp

Una controversa multa per inquinamento magnetico e
lo sfratto esecutivo minano la sopravvivenza
dell’emittente
La resistenza di Radio Gamma 5,
trent’anni a microfono aperto


Laura Eduati
Per chi non si è mai sintonizzato, è difficile
descrivere Radio Gamma 5. Una radio che da trent’anni
accoglie gli ascoltatori a microfono aperto e li fa
parlare commentando temi come l’omosessualità, i
diritti delle donne, la religione, la medicina
alternativa. Senza censure né intellettualismi.
Una colossale chiacchierata quotidiana, e notturna,
dove mille voci si intersecano - spesso in dialetto
veneto, il network è di Padova -, moderati da speaker
che non prendono una lira, in un susseguirsi di
dibattiti. O insulti. «Le telefonate non subiscono
alcun tipo di filtro», ci spiega il conduttore
Francesco Scanagatta, che di lavoro fa il ragioniere e
per andare in onda chiede le ferie. «Spesso la gente
chiama solo per urlarci: comunisti! E poi riattacca».
Radio Gamma 5, fondata nel 1976 delle antenne libere a
Cadoneghe (Pd), non fa mistero delle proprie simpatie
politiche, negli anni ’70 contigue al Pci e oggi
fortemente anti-leghista e anti-berlusconiana.
Controinformazione gestita da una cooperativa di 60
persone, occupate nei ritagli di tempo a far vivere
una delle poche radio comunitarie d’Italia: sono
operai, artigiani, panettieri, pensionati, giovani
precari, o veterinari come il presidente Paolo
Girotto. Con un palinsesto settimanale che prevede
programmi di musica (ballo liscio incluso, «per
accontentare i più anziani»), “Bar Sport”, rassegne
stampa, “Paganesimo, magia e stregoneria”. Il
programma “Ci penserò”, ad esempio, è tenuto da un
operaio-scrittore che legge in diretta i propri
racconti e li commenta con gli ascoltatori.

Ma la radio, si legge nel sito www. radiogamma5. it, è
anche “un’osteria” dove gli aficionados chiamano
semplicemente per sapere come sta il padre di Tizio,
ricoverato in ospedale, o per salutare velocemente il
marito o la moglie al lavoro - e la sensazione è
quella di stare in una piazza del Veneto che non c’è
più, dove tutti si conoscono e si fermano a parlare
prima di tornare a casa per cena. «Se dovessimo
applicare la legge sulla privacy chiuderemmo
all’istante». Lo spazio della radio, insomma, è aperto
a chiunque. Poco tempo fa un migrante nigeriano
ottenne lo spazio per una trasmissione sui nigeriani
in Italia; lo stesso è accaduto per un gruppo di ex
alcolisti e ad un dissidente iraniano. L’importante è
che se ne parli. «Siamo stati tra i primi in Italia a
dare spazio alle tematiche sugli omosessuali e alla
pedofilia all’interno della chiesa», rivendicano con
orgoglio. I conduttori fanno da speaker, registi e
centralinisti. Senza mai un rimborso spese, senza mai
uno stipendio. Un pezzo di tradizione veneta che
rischia di chiudere a breve, soffocata dal solito
vecchio problema: i “schei”. E forse anche dalla
semplice persecuzione politica.

Le spade di Damocle sono due. La prima è la multa che
l’Arpav (l’agenzia regionale per la protezione
ambientale del Veneto) ha comminato alla radio,
ritenuta responsabile del 60% dell’inquinamento
elettromagnetico nei dintorni del ripetitore situato
sul Monte Grappa, nel Comune di Romano d’Ezzelino
(Vicenza). L’importo della multa è da fissarsi, ma può
variare dai 25mila ai 150mila euro. I tecnici di parte
nominati da Gamma 5 sostengono invece che il dato è
del 7%, e la cooperativa si dice disponibile a
spostare il ripetitore («molto debole», assicurano).
La sindaca di Romano Rossella Olivo (Lega Nord), oggi
dimissionaria, ha sempre rifiutato ogni tipo di
compromessi con la radio padovana. Il ripetitore si
trova in cima ad una casa utilizzata per poche
settimane l’anno, in una zona poco abitata ma colma di
ripetitori di network ben più grossi. Eppure l’Arpav
ha multato solamente Gamma 5, Radio Capital e la voce
dei disobbedienti Radio Sherwood (che ha deciso di far
ricorso). Il sospetto, dicono in radio, è che si
voglia colpire uno dei capisaldi della
controinformazione di sinistra.

Spada di Damocle numero due: il 22 novembre la
cooperativa riceverà lo sfratto esecutivo. Dovranno
andarsene dall’appartamento che affittano da
trent’anni perché lo stabile, prima vuoto, è stato
acquistato da un imprenditore edile propenso ad
affittarlo ai migranti. Gamma 5 ha chiesto di
comperare i locali, ma la somma richiesta è troppo
alta per le loro tasche. Da lunedì il palinsesto è
saltato per lasciare il posto agli appelli per la
raccolta fondi. Per la prima volta, dicono, parliamo
di noi e della nostra storia. «Contiamo migliaia di
ascoltatori, ma per la maggior parte si tratta di
gente con stipendi molto bassi, precari e pensionati.
Il loro contributo è fondamentale, ma non
sufficiente», ci spiega Scanagatta. I fondi dovrebbero
coprire il doppio abisso: la multa Arpav e l’acquisto
di un capannone abbandonato dove trasferire Gamma 5.
Tanti schei davvero.

Nel frattempo ad aiutare i padovani sono intervenuti i
valsusini di Venaus, che hanno spedito un camion di
miele per rivenderlo, e alcuni comuni dell’Irpinia,
grati a Gamma 5 perché al tempo del terremoto si
prodigò per dare loro una mano.

«E’ chiaro che diamo fastidio, da sempre c’è qualcuno
che cerca di farci chiudere o danneggiarci perché in
Veneto siamo una voce scomoda». Se quella voce dovesse
spegnersi, migliaia e migliaia di ascoltatori
(concentrati principalmente nelle province di Padova,
Treviso e Vicenza), perderebbero la piazza radiofonica
che li ospita “indipendentemente dall’età, dal ceto
sociale, dal lavoro o dal conto in banca”.

Per contributi c/c postale 25386459 intestato a
Cooperativa Gamma 5, via Belzoni 9, Cadoneghe (Pd)


Tuesday, October 31, 2006

i cristiani e la pedofilia

http://it.news.yahoo.com/30102006/2/colpo-iene-preti-consigliano-omerta-molestie.html
ANSA - Lun 30 Ott

Nuovo colpo delle 'Iene': stavolta le 'vittime' sono
alcuni preti dell'hinterland lombardo che, sollecitati
da una mamma, il cui bambino sarebbe stato oggetto di
attenzioni sessuali da parte di sacerdoti di
parrocchie vicine, consigliano di non dire niente al
proprio marito e parlarne al responsabile della
diocesi.
Il servizio andra' in onda nella puntata di martedi'
su Italia 1 e presenta la reazione di sette preti sui
dieci effettivamente contattati dalla mamma-iena .
Bloccate dal garante della privacy per il servizio sul
test anti-droga alla Camera, le Iene non si sono date
per vinte. E stavolta sono andate a verificare "la
sensibilita' sul tema della pedofilia" in alcune
parrocchie lombarde all'indomani delle parole si papa
Benedetto XVI sulla pedofilia dei preti, definita
"crimine enorme".
Naturalmente il servizio che andra' in onda martedi'
e' rigorosamente 'schermato': non si vedranno le facce
dei sacerdoti né si potra' individuare la loro vera
voce che e' stata debitamente distorta. Protagonista
e' la iena Elena Di Cioccio, finta mamma mite e
timorata di Dio, devota e un po' dimessa, con
impermeabile e foulard. Incontra alcuni preti di
parrocchie lombarde mai nel segreto del confessionale
ma sempre in un ufficio, un corridoio o davanti all'
ingresso della chiesa.
La storia che racconta e' sempre la stessa: ha una
bambino piccolo, che va alle elementari e frequenta un
parrocchia vicina ma le lo vorrebbe spostare e
trasferire. Perché? chiedono invariabilmente i preti.
Dopo aver finto un po' di ritrosia, la 'mamma'
confessa: e' stato vittima di attenzioni sessuali da
parte di un prete di un comune dal nome inventato ma
che per assonanza con i vari Mezzago, Lurago ecc.
sembra vero. A questo punto, raccontano le Iene,
iniziano i 'consigli' dei preti. Tutti,
invariabilmente, chiedono se anche il papa' del
bambino e' a conoscenza dei fatti e, alla risposta
negativa della 'mamma', suggeriscono intanto di non
farne parola col marito. Poi iniziano a spiegare,
secondo il racconto delle Iene, che ci sono vari modi
per affrontare la situazione ma, sottolineano i
responsabili del programma, nessuno di loro suggerisce
di rivolgersi a polizia e magistratura.
Piuttosto, la 'mamma' fara' meglio a parlarne ad un
superiore del prete, al responsabile della diocesi. Ma
cosa accadra' a questo prete? chiede allora la donna.
La maggior parte dei preti risponde che, forse,
potrebbe essere trasferito. Martedi' il servizio
dovrebbe andare in onda su Italia 1, dopo le 21,
all'interno di Le iene show. Garante permettendo.
(ANSA)

Monday, September 18, 2006

la violenza del "circolo dei trivi"

la violenza del circolo dei trivi

IL FATTO
sabato 16 settembre il circolo de trivi fisicamente mi
ha impedito di partecipare al convegno wicca di
biella.
un simile agire è pericoloso e grave. il fatto che il
circolo dei trivi imponga anche agli organizzatori del
convegno un simile comportamento è rilevatore
dell’intenzione, mentalità, metodi di agire di kronos
(davide marrè) e dei suoi accoliti.

non mi sarei mai aspettato che un gruppo che si
dichiara pagano e wicca, che sostiene di rappresentare
la pagan federation inglese, potesse ricorrere a
metodi coercitivi stile inquisizione.

I PRECEDENTI
negli anni scorsi ho partecipato a due convegni di
biella, il signor davide marrè mi ha affermato che
già dalla mia seconda partecipazione ero "persona non
gradita". "persona sgradita" non perché abbia avuto
comportamenti di disturbo e/o di contestazione durante
lo svolgimento dei convegni. per diventare "persona
sgradita" è sufficiente non volersi inchinarsi e
sottomettersi alle idee del circolo dei trivi.

ALLA RICERCA DI CHIARIMENTI
fuori della porta del convegno di Biella, per oltre
tre ore sono rimasto a discutere con tutto il
direttivo del circolo dei trivi. volevo comprendere le
loro intenzioni, cercavo di capire l'origine di un
simile e folle interdetto.
Da sempre ho avuto perplessità e dubbi verso le
intenzioni del circolo dei trivi, non immaginavo un
loro così rapida conversione ai metodi
dell'inquisizione.
recentemente ho definito il circolo dei trivi l'unico
esperimento riuscito di wicca cristiana. dopo il
comportamento violento dei circolo dei trivi non
rimane che definirli come la manifestazione di
aspiranti nuovi inquisitori.

GLI OBIETTIVI DEL CIRCOLO DEI TRIVI
il fatto che il circolo dei trivi si sia schierato al
completo per impedire la mia partecipazione al
convegno wicca di biella dimostra con quali metodi ed
azioni il circolo dei trivi intenda "normalizzare" e
"riportare all'ovile" l'ambiente wicca e pagano
italiano.
questa manifestazione di forza è servita, al circolo
dei trivi, "per dare una lezione" ad ossian e
all'"antica quercia".
L’azione violenta del “circolo dei trivi” è un
avvertimento a tutti i pagani e wicca italiani.
traduciamo in concetti pratici il significato di
questo comportamento: dovete adeguarvi ed allinearvi a
quanto noi vogliamo, altrimenti...
sono completamente divergenti la mia visione del
mondo da quella del circolo dei trivi; non avrei mai
immaginato che, nell'ambiente pagano e wicca, si
potesse contrastare con la violenza fisica e
l'intimidazione chi non condivide alla lettera le
idee altrui.

il circolo dei trivi ricorrendo alla violenza e alla
sopraffazione si è messo completamente e totalmente al
di fuori, nei fatti, dalla visione del mondo pagana e
wicca.

RICOSTRUZIONE DEI FATTTI
voglio descrivere lo svolgimento dei fatti.
nel corso di giovedì ho avuto delle lunghe
conversazioni telefoniche sia con ossian dell'antica
quercia sia con cronos (davide marrè).
dall'"antica quercia" mi riferisce che qualcuno gli ha
riferito che nei mesi precedenti al convegno avrei
"parlato male della wicca", rispondo che simili
notizie sono solo bugie e falsità. accolgo il loro
invito di chiarirmi con "queste persone". al fine di
permettere questo chiarimento l'"antica quercia" mi
fornisce il numero telefonico di casa e di cellulare
di davide marrè.
lo chiamo ed abbiamo una lunga conversazione. il
marrè non mi fornisce nessuna motivazione plausibile
e convincente sul motivo per cui non dovrei
partecipare al convegno di Biella. informo il
presidente del circolo dei trivi che sarò al convegno
per un chiarimento di persona.
sabato mattina giungo a biella. a piedi mi avvio verso
il castello sede del convegno. immediatamente vengo
avvistato da una vedetta "Trivia", un altro trivia
correre a chiedere rinforzi. i due cancelli del
castello vengono chiusi. difronte al primo cancello si
schiera il consiglio direttivo del "circolo dei trivi"
al completo. consegno la mia quota di adesione alla
ragazza che si occupa della segreteria, dico il mio
nome, e appena capisce chi sono, vista la situazione,
sceglie di allontanarsi per non essere coinvolta nel
"confronto".
Dico all'inquisizione del "circolo dei trivi" che la
mia presenza deriva dalla volontà di chiarimento.
ottengo la risposta che "non c'e' alcuna disponibilità
per un chiarimento", poi qualcuno aggiunge
sommessamente "per il momento".
l'ambiente del confronto merita di essere descritto.
dietro ai "trivia" c'e' un enorme cancello fatto di
sbarre, davanti a questo vi è collocato un tavolo con
alcune sedie su cui si siedono i "trivi", sul tavolo
vi è un voluminoso dossier con le presunte accuse.
l'ambientazione è degna del tribunale
dell'inquisizione, ed è forse questo a cui i "trivia"
aspirano.

IL PROCESSO E LE ACCUSE
i trivia mi accusano delle cose più incredibili, mi
chiedono di riconoscere "i miei errori", mi invitano a
"di chiedere scusa" per lesa maestà per aver definito
il circolo dei trivi: circo(lo) dei trivi. pretendono
la mia abiura dall'appartenenza alla federazione
pagana, mi accusano di relativismo, "gli inquisitori"
sono "sconvolti" dal fatto che io "non creda ad una
verità assoluta" e via delirando.
l'unica cosa che mi rassicura è il fatto di non vivere
ai tempi di Giordano Bruno, e che la legge italiana
non consente di bruciare sul rogo le persone.
i "trivia" si dicono offesi dal fatto di averli
definiti "wicca cristiana". gli ricordo che loro
sostengono da sempre che "il cristianesimo ha portato
aspetti positivi", l'affermazione è ribadita
coralmente.
Ripeto: "nel cristianesimo non riesco a trovarvi nulla
di buono, elencatemi questi presunti aspetti positivi?
Ditemi ove risiede l'offesa?” l'unica risposta che
ottengo è: "sapendo quello che pensi dei cristiani
definirci "wicca cristiana è sicuramente l'offesa".
E' proprio un errore definire il “circolo dei trivi”
"wicca cristiana". siamo sinceri, Cronos e associati
sono manifestazione cristiana, anzi una realtà che
desidera tramutarsi in" inquisizione cristiana"!
Inutilmente insisto per un chiarimento. risposta è
monotona: devi fare abiura.
a cosa dovrei abiurare? rispondono: "dovrestii
pubblicamente uscire la federazione pagana, e in
tutte le mailing-list su cui hai parlato del circo(lo)
dei trivi dovresti scrivere le scuse per questo
insulto".
aggiungono anche il reato di la lesa maestà. in cosa
consiste? "nel avere pubblicizzato il convegno di
biella prima di loro!" siamo alla farsa. il quel
messaggio scrivevo che il convegno era interessate,
che meritava di esserci, e che nonostante la presenza
del circolo dei trivi io vi avrei partecipato.
difficile definirla pubblicità negativa.

LE SPERANZE DEL CIRCOLO DEI TRIVI
c'è una domanda che molti si pongono: perchè il
circolo dei trivi ha creato questa sceneggiata?
vediamo di fare alcune ipotesi.
da sempre i cattolici hanno cercato di impedire in
italia l'organizzazione di realtà religiose diverse da
monoteismo.
i cristiani tramite i "cacciatori di sette" hanno
cercato di "demonizzare" ogni gruppo o movimento che
sfugga al loro controllo.
i cristiani hanno sempre impedito alle realtà pagane e
wicca di farsi conoscere pubblicamente.
i "cacciatori di sette" hanno fallito in tutte le loro
imprese. il suicidio Maurizio Antonello e della
Cecilia Gatto-Trocchi hanno ulteriormente reso
impossibile il tentativo di dipingere i gruppi
non-cristiani come dei luoghi di disagio.
ben sappiamo che chi ha i metodi dell'inquisizione non
si bloccano certo per questi inconvenienti.
il paganesimo e la wicca in italia sono in fortissima
espansione.
tutti i gruppi wicca e pagani non accettano di essere
docili e sottomessi alle prevaricazione cattolica.
come possono i cristiani cercare di risolvere il
problema? da quanto mi risulta non hanno ancora deciso
chiaramente di come impegnarsi su questo fronte.
se "la provvidenza" si manifestasse nell'ambiente
pagano e wicca e vi facesse sorgesse un "buon pastore"
che sappia guidare ed ammaestrate il "suo gregge"
forse, nella loro visione, il problema potrebbe essere
affrontato in maniera più adeguata.
Cose si riconosce un "buon pastore"? i cattolici non
concederanno il loro riconoscimento a primo Cronos
ops... scusate... volevo scrivere "buon pastore
pagano" che si presenti. un "buon pastore" deve
dimostrate la capacità di prendersi cura delle sue
"pecorelle", deve essere capace di proteggere il
greggio dal "lupo cattivo che rapisce e disperde il
greggio", le "pecorelle" devono dimostrarsi docili
verso chi le acudisce.
un "buon pastore" deve dimostrate questa sua capacità,
questa sua forza, altrimenti... lascio a voi formulare
qualche ipotesi.
ovvio che una dimostrazione "di forza" sarebbe una
buona credenziale, almeno per dimostrare del talento .
un "novello gesù pagano", che cerchi di scacciare i
“demoni”, sarebbe gradito...
Nel vedere le sbarre dei cancelli chiuse del convegno
di biella ho avuto chira l'immagine di come qualcuno
intenda "gestire" il paganesimo e la wicca italiana:
un sicuro e solido campo di concetramento. piccola
nota storica, il primo campo di concetramento venne
inventato dai cristiani per rinchiudervi i pagani.

CRONOS E RATZIGER: LA LOTTA AL RELATIVISMO
Nelle parole di Cronos (davide Marrè) ho trovato una
stranissima assonanza con le parole di Ratzinger
(benedetto XVI): l'attacco al relativismo. L'anatema
di Cronos (davide Marrè) : "non credete in una
verità assoluta. pensate che vi siano tante verità
relative".
nel politeismo e nel paganesimo non ci sono mai state
verità assolute. nessun pagano avverte la necessità
o l'obbligo di credere in qualcosa. i politeisti, i
pagani e i wicca hanno esperienze e conoscenze. un
politeista non crede negli Dei, gli conosce e
ri-nosce, egli vede e percepisce. un politeista è
naturalmente in grado di aver rapporto con il divino.
gli Dei sono nel mondo, gli Dei sono il mondo. uomini
e Dei condividono il mondo, entrambi vivono nello
stesso mondo. Uomini e Dei si cercano, desiderano
questo contatto, per entrambi è indispensabile questo
rapporto.
per rendere facilmente questo concetto mi piace usare
questa citazione: "un cane che annusa il vento, non ha
bisogno di credere nel vento, cerca solo di capire
quali odori e profumi il vento gli porta".
ritorniamo al relativismo. Ratzinger e il presidente
del "Circolo dei Trivi" condividono la stessa
intenzione di riportare "le pecorelle smarrite" ad una
verità assoluta.

IL DIALOGO INTER-RELIGIOSO
Ho sempre criticato l'ossessione del "circolo dei
Trivi" per il dialogo inter-religioso. Cronos sostiene
che è fondamentale aver buoni rapporti con i
cristiani. strano questo suo assillo.
alcuni si chiedono: ma se questi sostengono la
necessità del dialogo inter-religioso perchè non
cerchano questi rapporti con chi teoricamente ti è più
vicino? C'e' bisogno che vi dica cosa risponderei?.
Ha senso rammentare che il Circolo dei Trivi che per
dare dimostrazione di questa loro volontà hanno
evidenziato posizioni alquanto strane, scusate la
bontà dell'espressione.
Vediamo qualche dettaglio. al secondo convegno wicca
di biella, michela zucca fecce una bellissima
relazione. successivamente sul loro bollettino venne
pubblicato un commento critico al suo intervento. cosa
aveva detto di così sconvolgente michela zucca?
ricordo solamente l'atrocità della "caccia alle
streghe", e aggiunse che le vittime dell'inquisizione
erano state innumerevoli. Al terzo convegno di Biella
un componente del circolo dei trivi intervenne
immediatamente per contestare l'intervento di Wanna
del Angelis quando anche lei sostenne la tesi
dell'altissimo numero di vittime dell'inquisizione e
che la responsabilità di queste vittime era da
attribuire all'inquisizione. cosa sosteneva il bravo
e diligente rappresentante del circolo dei trivi, che
le streghe venivano uccise dalla gente, senza che ci
fosse una grande responsabilità dell'inquisizione.
giunse quasi a sostenere che "la caccia alle streghe"
fosse da imputare ad una specie di "sport popolare"
non fomentato da alcuno.

PER FARLA FINITA CON IL CIRCOLO DEI TRIVI.
il circolo dei trivi con la forza è riuscito ad
impedirmi di partecipare al convegno wicca di biella.
Diverso il comportamento di altri organizzatori del
convegno. Lasciando biella ho salutato ossian
dell'"antica quercia" dicendogli: "ci sono periodi
nella vita in cui si frequentano cattive compagnie, e
questo è il tuo momento. speriamo che il futuro sia
diverso". rinnovo pubblicamente la mia stima ad ossian
ed all"antica quercia".

non chiedo solidarietà!
vorrei semplicemente che i pagani e i wiccan si
pongano il problema: se accettiamo logiche di
violenza, imposizione e sopraffazione cosa rischia di
diventare il paganesimo e la wicca in italia?
penso che ci siano sufficienti motivi di discussione.

NON ESISTE IL CIRCO(LO) DEI TRIVI
ho usato la definizione "circo(lo) dei trivi", questa
espressione non contiene niente offensivo. reputo il
circo una bella forma di spettacolo. il circo è
un'arte. ho spiegato ai trivi nei circhi esistono gli
equilibristi. persone capaci di realizzare e tenere
in equilibrio instabile cose incredibili.
Giocare sull'assonanza circolo/circo(lo) deriva dal
fatto che i trivi cercano di conciliare posizioni tra
di loro inconciliabili. I trivi sostengono che nei
circhi vi sono anche i pagliacci. I trivi non
possiedono l'arte e la capacità di far ridere, e non
riuscirebbero ad ottenere neanche un sorriso. devo
scusarmi con i circhi e con chi pratica l'arte
circense per l’accostamento con il circolo dei trivi.

RISPETTO E POLITICAMENTE CORRETTO
nella lunga discussione ho rilevato la loro
difficoltà nell'affrontare un dibattito. Cronos
(davide marrè) non ha mai voluto affrontare la
discussione in maniera concreta, voleva evitare di
dire troppo? Temeva che gli sfuggisse qualcosa?
che ritengo assurdo la richiesta di rispetto per le
idee.
le persone vanno sempre rispettate. nessun rispetto
per le idee. Di fronte alle loro idee di sopraffazione
bisognerebbe ricorrere al "teppismo intellettuale".
come politeista mediterraneo ho sempre presente come
esempio illuminante l'agorà di Atene e il Sentato
Romano. se vogliamo rimanere in ambito politico.
in campo filosofico gli esempi di luogo di dibattito e
discussione sono ancora maggiori.
come cittadino trovo normale, anzi ovvio, che si debba
discutere delle proprie idee.

WICCA
la wicca non ha mai manifestato la volontà di
praticare violenza di gruppo e sopraffazione fisica
nei confronti di altri wicca. ne consegue che il
circolo dei trivi non è un gruppo wicca.

CONCLUSIONI
Ciò che è avvenuto a biella rappresenta per il
paganesimo e la wicca italiano l'occasione di fare
chiarezza.
ci sono altre cose che potrei aggiungere. ma non
hanno la stessa gravità ed importanza di quanto
riportato.
cordiali saluti
francesco scanagatta


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Monday, July 10, 2006

libro: La testa di Orfeo. Miti e politeismo psicosomatico

salve,
e' uscito un nuovo libro sul mito di Orfeo.
il mito di Orfeo è forse uno dei più conosciuti.
se cerchiamo di dare un'interpretazione a questo
racconto infinite sono le suggestione che ne possiamo
ricavare. continui sono i richiami ad aspetti del
mito, della lotta e della vita che dovremmo
maggiormente conoscere.
molto si è scritto dell'amore di orfeo per euridice,
innumerevoli le ipotesi sul suo tentativo fallito di
riportare alla luce e alla vita euridice.
orfeo dimostra una capacità di persuasione
incredibile, pensate solo quanto vigore avevano le sue
parole per convicere zeus a lasciar far riemergere
euridice dall'Ade.
dopo secoli siamo ancora ad interrogarci su questo
mito, e sicuramente per sempre tutti cercheranno di
apprendere e capire l'arcano di questo suo fallimento.
di orfeo vogliamo far rilevare come sia stato uno dei
pochi che abbia vinto le sirene. Orfeo vince e sfugge
al canto delle sirene perchè è sceso nell'ade, Ulisse
si salva dalle sirene perchè all'ade deve ancora
scendere.
da sviscerare anche il motivo dei suo dilaniamento ad
opera delle menadi. la sua morte si ricollega al
rifiuto di partecipare ad un rito del dio Dioniso.
strano, ma nel mito nulla è strano. dioniso è un dio
che scende nell'Ade per riportare in vita al madre
Semele, ma per riusciure in questa sua opera ha
bisogno dell'aiuto di un mortale.
evocativo e suggestivo il fatto che la sua testa
continui a cantare anche dopo la sua morte.
saluti
francesco scanagatta
-------

Elisabetta Gesmundo
La testa di Orfeo. Miti e politeismo psicosomatico
editore: Moretti & Vitali
da sito bol.it
Questo libro, prendendo spunto dal mito di Orfeo,
conduce il lettore sulla sponda del fiume dove si
possono ancora udire le vicende antiche e sempre
attuali che giacciono tra le pieghe della psiche di
ciascuno. L'autrice, affascinata dall'ascolto,
presenta in forma di monologo alcune delle figure
emblematiche della mitologia greca (Sibilla, Estia,
Epimeteo, Maia, Persefone, Sifiso ed altre) e,
rianimandole col proprio immaginario, esplora i temi
archetipici in esse incubati. Offre così un contributo
personale alla conoscenza del patrimonio classico e
fornisce nel contempo una suggestione per attivare la
creatività del lettore.
--
da 365bookmark.it

Il mito, pietra miliare dell'immaginario collettivo,
continua a narrare le sue storie nel corso dei secoli
attraverso i personaggi che hanno avuto voce nella
Grecia classica.
Accade alla testa di Orfeo gettata nelle acque del
fiume, di continuare a cantare inni e melodie,
instancabilmente.
Questo libro, prendono spunto dallo stesso mito,
conduce il lettore sulla sponda del fiume dove si
possono ancora udire le vicende antiche e sempre
attuali che giacciono tra le pieghe della psiche di
ciuscuno.
L'autrice, affascinata dall'ascolto, presenta in forma
di monologo alcune delle figure emblematiche della
mitologia greca (Sibilla, Estia, Epimeteo, Maia,
Persefone, Sisifo e altre) e, rianimandole col proprio
immaginario, esplora i temi archetipici in esse
incubati. Offre così un contributo personale alla
conoscenza del patrimonio classico e fornisce nel
contempo una suggestione per attivare la creatività
del lettore.

Monday, June 19, 2006

articolo su "il ritorno degli Dei"

articolo su <<il ritorno degli Dei>>
salve,
il portale di del servizio internet di libero ha
realizzato uno speciale sulle “nuove religioni”.
il termine “nuove religioni” è un’invenzione dei
“cacciatori di sette”, a volte questi si autoproclamo
“ricercatori”.
la definizione “nuove religioni” deriva dalla folle
teologia cattolica. per i cristiani con l’invenzione
della figura di cristo il tempo viene spezzato, e da
quel momento niente è più lo stesso..
il paganesimo non è una nuova religione. il rapporto
con il sacro e il divino è sempre stato connaturato in
tutte le religioni pre-cristiane. il monoteismo ha
contaminato e inquinato tutto. il politeismo e il
paganesimo evocano e praticano una religiosità che non
ha niente in comune con il monoteismo. ci è
sufficiente ricordare che il monoteismo inizia il suo
racconto menzognero con il sostenere una creazione che
avviene dal nulla. per il politeismo il mondo è eterno
e gli uomini, che sono divini, condividono il mondo
con altre divinità.
torniamo allo speciale “le nuove religioni”, i vari
articoli li potete leggere all’indirizzo:
http://magazine.libero.it/speciali/sp112/index.phtml
c’è anche un fatto positivo di questo dossier. a
Massimo Introvigne viene fatta la domanda: <<Come
risponde alle accuse di chi dice che il lavoro di
ricerca svolto dal CESNUR viene adoperato in maniera
volutamente fuorviante per promuovere le finalità
politiche e ideologiche del movimento
"controrivoluzionario" di estrema destra Alleanza
Cattolica, "consorella" italiana della setta
brasiliana Tradizione, Famiglia e Proprietà (TFP).>> è
forse il segnale che anche nei mass-media le parole di
certi “esperti” non vengono più prese per oro colato.
tra i vari testi presentanti c’e’ un articolo sul
paganesimo, in particolare sulla federazione pagana.
scusate, a parte alcune lodevoli iniziative, in
italia se si parla di paganesimo di chi altro possono
parlare?
l’articolo sul paganesimo in parte si riferisce
all’articolo apparso sul “corriere della sera” nel
maggio di quest’anno.
l’articolo si può leggere al seguente link:
http://magazine.libero.it/speciali/sp112/pg6.phtml
il titolo dell’articolo è evocativo: “il ritorno degli
Dei”.
saluti
francesco scanagatta

Saturday, June 17, 2006

libro : << I misteri dello Stato>>

libro "I misteri dello Stato"
salve,
vi invio la recensione di un libro Ernst H.
Kantorowicz. Come sempre In italia questo autore è
poco conosciuto. forse una delle cause le possiamo
leggere nella recensione: << Kantorowicz è in realtà
l'ultimo ghibellino>>.
Una certa notorietà l’ha avuta per la bibliografia di
Federico II. per il Kantorowicz Federico II di Svezia
è il padre del Rinascimento, colui che riportò alla
luce i classici e contribuì immensamente allo spirito
umano.
E la figura di Federico II di svevia non e’ mai
piaciuta ai guelfi di tutte le sorti. c’e’ chi vede in
Federico II un anticipatore del Risorgimento in
quanto nemico dei preti e chi ha aggiunto che sia
stato il profeta della "breccia di Porta Pia".
a renderci simpatico Federico II basta queste due
piccole citazioni: <<Papa Innocenzo IV (…) il 24
Giugno 1245, scomunicò e depose Federico II quale "
servitore dell’Anticristo", bandendo contro di lui la
crociata di tutti i popoli cristiani, mentre
l’avvocato pontificio Alberto di Beham, con ulteriore
determinazione, scriveva dell’imperatore svevo:" Nuovo
Lucifero, egli ha tentato di scalare il cielo,
d’innalzare il suo trono al di sopra degli astri, per
divenire superiore al vicario dell’Altissimo. Ha
istituito e deposto vescovi; seduto nel tempio del
Signore come se fosse il Signore, si fa baciare i
piedi dai prelati e dai chierici, e ordina che lo
chiamino santo. Ha voluto assidersi sulla cattedra di
Dio come fosse Dio; non solo ha procurato di
sottomettere al suo dominio la sede apostolica, ma ha
voluto usurpare il diritto divino, mutar l’alleanza
stabilita dal Vangelo, cambiare le leggi e le
condizioni della vita degli uomini.">> (1).
<<...In quell’anno [1245] papa Innocenzo IV stava a
Lione, sul Rodano, con la curia e i cardinali; il
quale privò dell’Impero, scomunicò e depose
l’imperatore Federico. E il detto imperatore mise al
bando il papa e i cardinali e anche i legati».>>(2)
Federico II condusse una grande battaglia per la
sovranità della politica rispetto alla religione
cristiana, questa battaglia continua anche ai nostri
giorni.
Dobbiamo essere grati Kantorowicz per la sua
monumentale opera su Federico II e per tutti i suoi
testi.
nella recensione viene riportata anche questa notizia
che Kantorowicz fece parte gruppo di Stefan George.
Stefan George ha avuto nel corso del 2006 una
citazione in un articolo sul paganesimo di luciano
canfora. il canfora ha mescolato Stefan George ed
Himmler, il capo delle SS. Inutile dire che Himmler
non era pagano, ma quando si tratta di “demonizzare”
il paganesimo tutto è permesso. sempre in questa
recensione leggiamo che Kantorowicz venne costretto
all’<< emigrazione negli Stati Uniti in seguito alle
leggi razziali>>. aggiungiamo che lo stesso Stefan
George morì in svizzera nel 1933 per sfuggire ai
“corteggiamenti” del nazional-socialismo.
lascio ai voi i commenti.
saluti
francesco scanagatta

(1) http://www.stupormundi.it/Apocalittica.htm
(2) http://www.stupormundi.it/giudizisalimbene.htm

da “la repubblica” del 18/02/2006
Ernst H. Kantorowicz, I misteri dello Stato, Marietti,
pagg. 231, euro 15

Finzioni e misteri dello Stato sovrano
FRANCO VOLPI
A Ila sua morte, nel 1963, Kantorowicz dispose che le
sue carte fossero bruciate e le sue ceneri sparse nel
Mar dei Caraibi.
A tal punto arrivava il suo gusto per l'arcano e il
segreto, coltivato in gioventù alla scuola di Stefan
George, che avrebbe voluto far scomparire ogni traccia
della sua persona. In verità, lui stesso pochi anni
prima si era costruito un cenotafio memorabile: I due
corpi del Re (1957), libro che equivale davvero a un
monumento. Dopo la celebre biografia di Federico II
imperatore(1927) - amata da Hitler e donata da
Goebbels a Mussolini - e dopo l'emigrazione negli
Stati Uniti in seguito alle leggi razziali, negli anni
di Berkeley e Princeton Kantorowicz pubblicò solo
saggi in cui dissoda il terreno per quel gran libro
che fa luce sulla figura carismatica del "Re che non
muore" .Essi furono raccolti dopo la sua morte in un
volume di Selected Studies che Gianluca Solla ha
opportunamente tradotto con il titolo I misteri dello
Stato.
Nei panni umili dello storico del diritto e delle
istituzioni, Kantorowicz è in realtà l'ultimo
ghibellino. Affascinato dal potere politico, analizza
simboli, figure e formule giuridiche che determinarono
il lento formarsi dello Stato sovrano in Europa.
Scrive da "tecnico " della materia, ma non è un
professore universitario qualsiasi. Facendo crollare
il muro dello specialismo, mostra in modo magistrale
la contaminazione tra teologia e politica che
attraversa la storia moderna, e interpreta le
"finzioni" su cui si legittima il potere con le sue
istituzioni e i suoi apparati. Nelle sue ricerche il
materiale friabile e volatile dei documenti si
compatta nel blocco di un monumento che affascina e da
da pensare, aprendo allo spettatore un vasto campo di
riflessione. Kantorowicz riesce così a realizzare il
sogno di ogni storico: mostrare un fenomeno che
nessuno prima di lui aveva visto, ma che ha lasciato
tracce che chiunque può osservare.