Saturday, March 04, 2023

Venere

 Venere


Del ciel figlia, e del mar possente, e bella,

Madre d’ogni piacer, madre d’amore,

Fonte d’immense grazie, e dolce ardore,

Che in ciel non fù chi somigliasse ad ella.

Febo, e Marte provar fatal quadrella

Sol per costei, che dominò ogni core,

Nemica di modestia, e di pudore,

Alla sana ragion sempre rubella.

Ogni bene, ogni mal da questa nasce

Cagion d’aspri perigli, e di dolcezza,

Che di tosco, e di mel gl’uomini pasce.

Cade per lei l’ingegno, e la fermezza,

La teme, e adora l’uom fin dalle fasce :

Triste, e grande poter della bellezza.


Andrea Salomone, Mitologia iconologica, 1841


Monday, February 27, 2023

Minerva

Minerva

Forte, casta, possente, e gloriosa

Fù Minerva all’Olimpo un di mostrata,

Dalla mente di Giove appena nata

Fù sapiente, e guerriera al par famosa.

Nè del uom, nè de’ Dei fù mai la sposa,

Solo ad opre sublimi dedicata,

Ottenne e tempii, ed ara, e fù adorata,

Perchè saggia, potente, e bellicosa.

Non s’abbassa, non teme, e sempre forte,

Non sa temer fortuna ancor funesta,

E bella appar per lei l’istessa morte.

Ella fiamme d’onor nell’alma desta,

Ella rende gentil qualunque sorte :

Figlia di Dio la gran Sapienza è questa.



Andrea Salomone, Mitologia iconologica, 1841


Saturday, February 25, 2023

Teologia Pagana - Il Paganesimo come Religione Mondiale

Teologia Pagana: Il Paganesimo come Religione Mondiale

Pagan Theology: Paganism as a World Religion


Michael York

2003, Published by: NYU Press


alcuni spunti dal libro: 


Una definizione ampia del paganesimo potrebbe vederlo come "un'affermazione di una relazione sacra, interattiva e polimorfa dell'individuo o della comunità con ciò che è tangibile, senziente e/o non empirico".

in questa comprensione del paganesimo, la relazione bidirezionale che qualsiasi persona o comunità ha con il mondo fisico, con altri esseri umani o coscienti e/o con le dimensioni soprannaturali, preternaturali o magiche della realtà deve essere concepita come una relazione sacra, santa o olistica se è una relazione pagana.

 ciò che distingue il paganesimo dalla maggior parte delle altre religioni del mondo, sia maggiori che minori, è la sua estrema polimorfia. Nessun canone o autorità parla esclusivamente per il paganesimo. Sebbene possa esserci alcune forme strettamente definite di paganesimo all'interno della categoria pagana nel suo insieme, la sua diffusione e varietà complessive superano quella trovata nel cristianesimo, nel buddhismo e persino nell'induismo.

La ragione è che l'identità pagana è determinata localmente, sia dagli individui che dalle comunità. Il paganesimo non ha né un'amministrazione centrale né un consiglio ecclesiastico. Ma il paganesimo è polimorfo non solo nella sua determinazione, ma anche nella sua percezione del divino. Il sacro o lo spirituale può assumere molte forme diverse.

il paganesimo rappresenta una celebrazione della varietà che sfida i limiti stessi della concezione e dell'immaginazione umana.

 il paganesimo suggerisce una relazione interattiva tra i diversi poli della realtà: in un senso, il mondo, l'umanità e il soprannaturale. Il paganesimo non assume né l'atteggiamento sottomesso verso la divinità caratteristico dell'Islam, né quello appropriativo verso la natura come autorizzato dalla Genesi. Né la sua divinità è così distante come quella del deista, del cristiano neo-ortodosso o del vedantista che non è influenzata dal comportamento umano. La dinamica del paganesimo è tale che invece, il mondo o la natura vengono modificati dall'umanità e dagli dei tanto quanto lo sono da entrambi e tra di loro. Nel paganesimo, le essenziali realtà della realtà, per quanto concepite, sono essenzialmente codependenti. Questa interazione tra realtà divine esclude inoltre la nozione teologica di un Uno sacro che emana il Molteplice ma rimane imperturbato, indisturbato e intoccato dal molteplice emesso.






Friday, February 24, 2023

Diana

 Diana

La Dea, che cacciatrice, e Vergin casta

Venne chiamata, e insiem Diana detta,

Allor che notte al viator sovrasta

Luna nomata è in ciel bella, e perfetta.

Negli abissi tien reggia orrenda, e vasta,

Proserpina si dice, che vendetta

Soltanto agogua Enea deposta l’asta

Il ramo a lei sacrò di forma schietta.

Cinzia vien detta ancor, come Febea

Suora del Sol, e l’uomo o veglia, o dorme

Col raggio, e col poter inebbria, e bea.

Fascele, e Delia perchè drizza l’orme

Dell’uom col Dio di Delo, e lo ricrea :

Questo è il poter della gran Dea triforme.



Andrea Salomone, Mitologia iconologica, 1841


Vesta

 Vesta

Con fiamma viva, che le splende al piè,

Col volte pien di rigida virtù,

Divinità spreg evole non è ;

Anzi che i n lei non può cercarsi più.

Di fiori ha un serto, che il gran Giove diè

Ad ella quando assisesi lassù ;

Lei promette a donzelle alta mercè,

Perchè più bella, e la più antica fù.

Il suo rito scordarsi omai non può,

E a chi lo conservò con fedeltà

Eccelsi premii di sua man donò.

Questa moetra prudenza, e rarità,

Questa i n Egitto, e in Roma un dì regnò

La Dea della gentil Verginità.


Andrea Salomone, Mitologia iconologica, 1841


Thursday, February 23, 2023

Polytheist Memory Day 24 febbraio

 Polytheist Memory Day

24 Febbraio


Roma

24 Febbraio 391 ev

l’imperatore cristiano Teodosio

ordina lo spegnimento del fuoco sacro di Vesta.

il fuoco sacro ardeva da 1150 anni. 

Lo spegnimento venne compiuto come tentativo di annientamento del paganesimo.


Ovidio, Fasti, VI, 256-268; 283-298: 

“Si tramanda che Roma aveva celebrato quaranta Palilie, quando la dea che veglia sul fuoco fu accolta nel suo tempio, opera del placido re (Numa); la terra sabina non produsse alcuna indole più di lui timorata della divinità. Quel tempio che ora vedi di bronzo, allora l’avresti veduto coperto di paglia, con le pareti conteste di flessibili vimini. Quel piccolo luogo, che ora sostiene l’atrio di Vesta, allora era la grande reggia dell’intonso Numa. Tuttavia la forma attuale del tempio si dice che sia uguale all’antica, e occorre spiegare la ragione di essa. Vesta è come la terra: al di sotto di entrambe vi è il fuoco perenne: la terra e il fuoco simboleggiano infatti la propria dimora. Chiedi perché sia venerata la dea da sacerdotesse vergini? Troverò ragioni appropriate anche per questo argomento. Si ricorda di Giunone e Cerere sono nate da Ope e dal seme di Saturno; Vesta fu la terza figlia. Si sa che le prime due si sposarono, ed entrambe generarono figli; delle tre rimase una sola, insofferente di un marito. Perché meravigliarsi se una vergine si compiace di sacerdotesse vergini, e ammette ai suoi riti soltanto mani caste? E tu per Vesta non intendere altro che la viva fiamma; vedi che dalla fiamma non è mai nato alcun corpo. Dunque a buon diritto è vergine, in quanto non rende né accoglie seme, e si compiace di seguaci di intatta verginità. Stolto, ritenni a lungo che vi fossero immagini di Vesta, poiché ho appreso che sotto la volta della cupola non ve ne è alcuna. In quel tempio si cela l’inestinguibile fuoco: né Vesta né il fuoco possono avere alcuna effigie”.


Monday, February 20, 2023

Rilievo policromo di Mitra

Rilievo policromo di Mitra che uccide un toro proveniente dal mithraeum precedentemente presente nel Castra Peregrinorum dei soldati stranieri di Roma, sopra il quale fu costruita la Basilica di Santo Stefano Rotondo sulla collina del Celio di Roma. Questo rilievo risale al III secolo d.C. ed è situato nelle Terme di Diocleziano a Roma.



Saturday, February 18, 2023

Il mito della persecuzione - come i primi cristiani hanno inventato una storia di martirio

Candida Moss

The Myth of Persecution: How Early Christians Invented a Story of Martyrdom

New York: HarperCollins, 2013


Il mito della persecuzione: come i primi cristiani hanno inventato una storia di martirio


In "Il mito della persecuzione", Candida Moss, una delle principali esperte di cristianesimo antico, rivela come la chiesa primitiva abbia esagerato, inventato e falsificato storie di martiri cristiani e come il pericoloso lascito di un complesso di martirio venga utilizzato oggi per silenziare il dissenso e galvanizzare una nuova generazione di guerrieri culturali.


Secondo la tradizione ecclesiastica cara e la credenza popolare, prima che l'imperatore Costantino rendesse legale il cristianesimo nel IV secolo, i primi cristiani venivano sistematicamente perseguitati da un brutale Impero Romano intenzionato alla loro distruzione. Come racconta la storia, un vasto numero di credenti veniva gettato ai leoni, torturato o bruciato vivo perché rifiutavano di rinunciare a Cristo. Questi santi, eroi ispiratori del cristianesimo, sono ancora venerati oggi.


Moss, tuttavia, mette in luce che l'"età dei martiri" è una finzione: non c'è stata nessuna lunga e sostenuta persecuzione dei cristiani da parte dei Romani per 300 anni. Invece, queste storie erano esagerazioni pie, riscritture altamente stilizzate delle tradizioni di morte nobiliari ebraiche, greche e romane, e persino falsificazioni destinate a emarginare gli eretici, ispirare i fedeli e finanziare le chiese.


La tradizionale storia della persecuzione è ancora insegnata nelle lezioni delle scuole domenicali, celebrata nei sermoni e utilizzata da leader ecclesiastici, politici e opinionisti dei media che insistono sul fatto che i cristiani sono stati, e sempre saranno, perseguitati da un mondo ostile e secolare. Sebbene la violenza contro i cristiani accada in parti selezionate del mondo oggi, la retorica della persecuzione è fuorviante e radicata in una storia inesatta della chiesa primitiva. Moss esorta i cristiani moderni ad abbandonare l'assunzione cospirativa che il mondo sia contro i cristiani e, piuttosto, ad abbracciare il conforto, l'istruzione morale e la guida spirituale che queste storie di martirio forniscono.


punti notevoli del libro.

 Basato su una prodigiosa erudizione, profondamente seria. Mostra al lettore l'importanza di spazzare via i racconti fantasiosi e che usano il passato come scusa, una storia che è stata romanzata per troppo tempo, ci ricorda che gran parte di ciò che accettiamo acriticamente è leggenda pia, ma tali leggende avvelenano il linguaggio religioso e politico del nostro tempo.. 

Moss smantella la giustificazione che alcuni cristiani erigono per giustificare il loro conflitto con gli altri.

Toglie il velo su uno dei segreti meglio custoditi della storia occidentale: che i cristiani non furono mai oggetto di una persecuzione sostenuta. 


giudizi:

“Brillante e provocatorio… Sulla base di attente letture delle tradizionali storie dei martiri e di una profonda ricerca storica, Moss dimostra in modo convincente che non esiste alcuna prova di una diffusa persecuzione dei cristiani da parte dei romani”. — —Publisher's Weekly





Wednesday, February 08, 2023

i cristiani distruggono il tempio di Dafne il 22 ottobre 362

 Polytheist Memory Day

i cristiani distruggono il tempio di Dafne il 22 ottobre 362 


Ancora nei primi tempi del suo soggiorno ad Antiochia, Giuliano aveva visitato l'oracolo di Apollo a Dafne, sobborgo della città, Ma l’oracolo non era più in funzione, perché vicino giacevano i resti del presunto martire Cristiano Babila, fatto seppellire dal Cesare Gallo. Giuliano ordinò che venissero asportate le ossa,  fece restaurare il tempio perché che era stato chiuso da Costanzo; il 22 ottobre 362 il tempio fu distrutto da un incendio provocato dai cristiani: fece chiudere la cattedrale di Antiochia, confiscando nei beni, e rimosse alcune cappelle di presunti martiri  vicino all'oracolo di Apollo a Didima,  in Caria. 



Saturday, December 03, 2022

Gli dèi dell'Olimpo

Gli dèi dell'Olimpo

Storia di una sopravvivenza


Barbara Graziosi

Utet, Novara, 2015


Un giorno il tiranno di Siracusa convocò il poeta Simonide e gli domandò che cosa fosse un dio. Simonide richiese un giorno di tempo per pensarci. Trascorsi ormai diversi giorni, il tiranno pretese una risposta, ma il poeta ammise: "Più tempo passo a riflettere sulla questione, e più oscura mi sembra". Gli dèi di Simonide li conosciamo bene anche noi: il saggio Zeus e la gelosa Era, Ares il violento e la sensuale Afrodite, il dispettoso Ermes, la casta Artemide e tutte le altre divinità che dall'Olimpo incombevano sugli uomini. Eppure, la questione che era oscura per il poeta greco non è più semplice per noi: chi sono, davvero, gli dèi olimpici? Perché sono sopravvissuti a quel mondo che li venerava nei templi e cantava nei poemi? 

La giovane studiosa Barbara Graziosi parte da qui per una ricognizione storica, antropologica e culturale, che dall'antica Grecia, dove la religione e i suoi riti fecero da spina dorsale alla nascente democrazia, arriva fino a noi. 

Seguire le trasformazioni degli Olimpici nelle varie civiltà ed epoche che hanno attraversato significa leggere in trasparenza la storia del lascito culturale del mondo greco, che anche dopo la dissoluzione della potenza di Atene ha continuato a circolare e a ibridarsi con le culture di altri popoli sia verso Oriente (l'Egitto alessandrino ma anche i paesi arabi e l'Estremo Oriente) sia verso Occidente (L'impero romano ma anche, in seguito, il medioevo Cristiano e il Rinascimento, e persino il nuovo mondo).

Gli dei dovrebbero essere eterni per definizione, Eppure è difficile riconoscere nel giovane travestito da Monaco Cristiano, nascosto nell campanile fiorentino  di Giotto, i  tratti regali dello Zeus del Partenone. non solo: in questo viaggio nel tempo e nello spazio Graziosi ci mostra un’Artemide sotto forma di tronco di olivo, un Ermes stregone, una Apollo irochese... Dii fronte al mistero di questa persistenza, Lo studioso francese Bernard de Fontenelle, nel XVII secolo, aveva concluso che gli dei dell'Olimpo non sono divinità nè demoni, ma “semplici chimere, sogni a occhi aperti e assurdità”. In ogni caso, una cosa è certa:  di chimere, Sogni e assurdità gli esseri umani hanno bisogno da sempre, e sempre di più.


dalla quarta di copertina

È chiaro che gli dèi olimpici dovettero a fare sforzi immensi per sopravvivere al cristianesimo e all'islam. le loro state venivano distrutte, i loro tempi abbattuti e loro fedeli sedotti da altre, più virtuose visioni del Divino. lungi dal essere il fondamento della vita civile, erano diventati una rozza superstizione, buona ormai soltanto per solitari Pagani. Eppure, gli dei riuscirono incredibilmente a sopravvivere per filo a scomparsa dei propri fedeli. il fatto che abbiano continuato a suscitare interesse e congetture anche senza il sostegno di pratiche e credenze religiose è uno dei fenomeni più straordinari della storia della civiltà classica.


da pagina 192

La questione di come esattamente il dei babilonesi siano ricomparsi all'improvviso nel campo della Scienza araba e piuttosto di battuta, ma evidentemente certe arcaiche tradizioni locali erano sopravvissute, perché gli dei planetari arabi a volte assomigliano più ai loro antenati babilonesi che hai cugini greci. In alcune remote regioni mesopotamiche le popolazioni dovevano aver continuato a venerare e studiare le stelle, relativamente al riparo dalle influenze greche, romane, cristiane e islamiche.


 



Thursday, November 24, 2022

La menzogna del sacrificio dei bambini

 La menzogna del sacrificio dei bambini



Sappiamo che il monoteismo è sempre pronto ad ingannare, raccontare cose false, Ad attribuire ad altri comportamenti feroci, ad inventarsi le culture e i riti delle altre popolazioni. Il monoteismo  è sempre pronto a falsificare qualsiasi cosa pur di giustificare la sua ferocia e la sua criminalità. una delle tante fantasie malate del monoteismo è quella di imputare agli altri popoli il sacrificio umano. la cosa non ha mai trovato nessun riferimento archeologico, pure interpretazione, molto spesso condizionate da “ricercatori” il cui testo di riferimento è la bibbia.

un libretto  sull'argomento “il santuario di bambini (Tofet) di Sabatino Moscati riporta numerosissime scoperte archeologiche. il testo non ha goduto della diffusione  che meriterebbe. 

vediamo alcuni dati riportati nel libro

Mancano per ora gli antecedenti archeologici orientali del tofet.

… Secondo la stima degli archeologi americani, circa 20.000 urne furono deposte tra il IV e il III secolo. ne conseguirebbe una media 100 urne per anno.

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L'analisi delle ossa, e in particolare di quelle umane e ancora non ha avuto per lungo tempo parte nella ricerca scientifica, Anche perché occorrevano competenze non abituali nell'archeologia. Essa è Tuttavia cominciata scientificamente del 1950 ... Nel 1950 … esamina … 113 urne con resti umani  provenienti da Cartagine e Sousse … Si arriva alla conclusione che le ossa appartengono a individui la cui età Faria da 5 mesi di vita intra uterina a qualche settimana dopo la nascita punto la deduzione puntinipuntini si sforza di non evidenziarla, è inevitabile: i bambini sepolti nelle un e non possono essere stati uccisi, ma tebro almeno in parte essere nati morti, ovvero morti naturalmente poco dopo la nascita punto e, manca del resto, qualsiasi indizio sono stati uccisi prima di essere bruciati.

...

un ulteriore indagine su 75 urne da Cartagine e da Sousse. Vi trovano i resti di 85 individui, segno che alcune un contenevano i resti di più di uno. Quanto all'età, ben 65 individui risultano giunti al limite della vita intrauterina, ma senza averlo superato, mentre 17 sono vissuti oltre alla nascita, ma meno di due mesi. Sembra evidente l’ampia diffusione della mortalità infantile e l'impossibilità, almeno nella maggior parte dei casi, di una uccisione prima della combustione.

Nel 1961... Esamina 180 urne, ancora da Cartagine e da Sousse. l'esito da l'ottanta per cento di feti o di neonati, il 20% di bambini di pochi mesi (solo 4 casi tra i 2 e 3 ann) … nel 5% dei casi si può dimostrare il mancato raggiungimento del nono mese di vita intrauterina.

... 

Nel 1980 … vengono esaminate 130 urne su 400 reperite; di esse 80 sono di età arcaica. le deposizioni uniche risultano il 78%; in esse il 30% è relativo a bambini nati prematuramente o neonati; l'età massima è di 3 anni.

Malgrado la non conforme evidenza, gli archeologi americani dichiarano di non avere dubbi sul uccisione di bambini sepolti nel tofet, Anzi ne danno la motivazione in una forma di controllo delle nascite.

...

il tasso di mortalità infantile era assai alto... Un'indagine relativa alla necropoli africana di Setif, databile al primo e secondo secolo dopo Cristo E dunque a un’epoca  in cui le condizioni sanitarie erano sia già migliori, indica che il 16% dei concepiti non arriva alla nascita, il 30% non supera il primo anno di vita, solo il 20% e va l'età adulta.

in due successivi studi, nel 1988 e nel 1989, … Tuttavia attendibile che le ceneri appartengono nella grande maggioranza a bambini morti naturalmente.

Al di fuori dell'Africa settentrionale ... nel 1988 per il tofeti di Tharros ... i due autori sono convinti delle uccisioni dei bambini, tanto che parlano sempre di ‘vittime’; …i bambini bruciati nel tofet dovevano essere morti in precedenza per cause naturali, non uccisi. 

Quanto alle funzioni di Baal Hammon, il tempietto lo indica come esponente di un culto familiare, privato, come è appunto quello del tofet. nulla emerge, nella figura divina, che richiami a sacrifici cruenti. 

Il nome tofet sia entrato nell'uso scientifico a motivo della tradizione biblica … nel mondo punico non ricorre mai, il nome tofet.

I protagonisti degli Scavi americani di Cartagine, Dove  pure v’è stata un'analisi accurata e significativa delle ossa, non hanno dubitato del rito.

...

che il racconto del sacrificio dei bambini manca presso i maggiori storici antichi, da Tucide a Erodoto, da Polibio a Livio. se essi avessero conosciuto tale racconto, e se gli avessero prestato fede, lo avrebbero Certo e ampiamente utilizzato nell'ampia trattazione che riservano ai cartaginesi, tanto più data l'impostazione polemica della trattazione stessa.

... 

Si può invece sostenere che l'opinione che venissero bruciati per un rito particolare i bambini che nascevano morti o morivano in tenera età, 

… resta però l'assurdità di un sistematico infanticidio.

essendo ii ritrovamenti delle ossa in posizione analoga, se ne può dedurre che l’incinerazione non è avvenuta in modo casuale... esclude in modo definitivo che essi fossero fatti cadere nelle braccia di una statua.

non esistono casi di roghi plurimi ... i bambini oggetto del rito erano morti naturalmente. 

Nell’ambito delle ipotesi, è naturale pensare che potessero venire uccisi i bambini che nascevano gravemente  infermi o deformi. Ma si tratta appunto di ipotesi,

...

Ma non è un caso che alcuni autori di particolare importanza e antichità non menzionino il crudele rito attribuito alla rrivale di Roma: si tratta di un silenzio più significativo di molte parole. 

citazioni da 

Sabatino Moscati

Il santuario dei bambini (Tofet)


Friday, May 20, 2022

L’uomo antico

 L’uomo antico che va incontro alla divinità si trova di fronte a un mondo di dèi. Questo non è un altro mondo, bensì quello stesso in cui egli vive e che gli mostra, nelle figure divine, il proprio aspetto mitologico. Il senso di realtà potrebbe accompagnare anche le figure di un mondo divino frutto della proiezione dell’uomo e privo di un fondamento esterno all’uomo stesso; ma la certezza che determinate figure riappariranno in determinati momenti si nutre sempre della percezione dei movimenti cosmici. La religione antica non riposa sulla fede nella verità dei racconti mitologici con tutte le loro contraddittorie variazioni (la questione della verità non ha alcuna rilevanza), ma principalmente sulla certezza che il cosmo quale fondamento e sfondo coerente – completo e durevole – di quel che nella mitologia mostra il suo volto umano, esiste.

Karl Kerényi

Friday, May 13, 2022

La religione antica

 La religione antica in quanto fenomeno storico è spiritualmente così vicina a noi occidentali che possiamo comprenderne immediatamente la struttura: essa non è una religione che si volge all’aldilà; i suoi dèi sono gli dèi di questo mondo e dell’esistenza umana. Essi sono trascendenti solo in quanto la nostra esistenza non li contiene; sono essi, piuttosto, a contenerla.

Karl Kerényi

Friday, May 06, 2022

Non serve fede per gli Dei

Non serve fede per gli Dei

 Ma quando un dio particolare è in modo spe­ciale l’unico e solo Dio supremo, trascendente, Im­perscrutabile nella sua essenza, innominabile e tutta­via scritto a lettere maiuscole, il contatto con questo essere supremo onnipotente dipende dalla sua gra­zia generosa, dalle sue rivelazioni epifaniche in miracoli, dono delle lingue e visioni, cioè in ultima ana­lisi dipende dalla tua incrollabile fede assoluta. Ov­vero, secondariamente, dall’intercessione di una  isti­tuzione, di un libro, di un culto, di un profeta o di una incarnazione intesa come emanazione letterale dell’essere originale, trascendente e nascosto.

La trascendenza di questo unico Dio supremo si­gnifica che non ci sono dèi alle porte della città, co­me nell’antica Roma, non ci sono dèi nei giardini, nella dispensa delle case. Non ci sono presenze udi­bili degli dèi: il chiurlo della civetta non è più la vo­ce di Atena, le raffiche del vento del Nord non sono la voce di Borea, nelle tempeste marine e nei vortici non parla Poseidone, nel bruciore improvviso della passione erotica non si avverte la freccia di Eros che trafigge la carne. Poiché, dove la vita è vissuta nei miti, gli dèi sono così palesemente presenti nell’ani­mazione della vita, non hanno bisogno della nostra fede.

James Hillman, un terribile amore per la guerra

Thursday, April 22, 2021

il paganesimo

 

Il paganesimo, dunque, è innanzi tutto il contrario esatto del cristianesimo; ed è proprio questo a costituire la sua forza inquietante, forse la sua stessa eternità. Almeno da tre punti di vista esso si distingue radicalmente, pur nelle sue differenti manifestazioni, dal cristianesimo nelle sue diverse versioni. Il paganesimo non è mai dualista e non oppone ne lo spirito al corpo ne la fede alla conoscenza. Esso non istituisce la morale come principio esterno rispetto ai rapporti di forza e di senso che traducono gli accidenti della vita individuale e sociale. Esso postula una continuità tra ordine biologico e ordine sociale che da un lato relativizza l'opposizione della vita individuale alla collettività nella quale essa si inscrive, mentre dall'altro tende a fare di ogni problema individuale o sociale un problema di lettura: esso postula che ogni evento costituisca un segno e che ogni segno abbia un senso. La salvezza, la trascendenza e il mistero gli sono essenzialmente estranei. Di conseguenza il paganesimo accoglie la novità con interesse e spirito di tolleranza; sempre pronto ad allungare la lista degli dèi, esso contempla l'addizione, l'alternanza ma non la sintesi. Questa è certamente la ragione più profonda del suo malinteso con il proselitismo cristiano: il paganesimo non ha mai avuto, da parte sua, alcuna pratica missionaria.

 

Marc  Auge', Genio del Paganesimo, Bollati Boringhieri, 2002

Monday, April 19, 2021

Gli uomini e gli Dei

 Gli uomini e gli Dei

Il monoteismo ha vomitato il suo squallido rapporto con il divino in ogni luogo. C’è  chi si accorge del fetore che il cristianesimo emana e si pone ad una distanza di sicurezza, c’è chi ne rimane stordito. Il cristianesimo pone il divino al di fuori del mondo. Le pecorelle del suo gregge vivono con gli occhi al cielo, vuota la loro speranza di scorgere una qualche manifestazione del loro dio. C’è chi ha raffigurato questa misera condizione con l’immagine del dio cristiano come un insetto che vola fuori dal mondo, ogni tanto scende a pungere; quando questo fenomeno si concretizza lo definiscono apparizione.

Divertente è la condizione di alcuni che si definiscono “pagani”, questi ritengono che gli Dei non siano nel mondo, che non possiedano un corpo, che vadano “immaginati” in quanto privi di forma e sostanza, viene da chiedersi se questo sia paganesimo.

Sul rapporto uomini e dei leggiamo quanto scrive Angelo Brelich nel suo libro “i greci e gli nei” nel capitolo intitolato “il politeismo greco”:

Solo la netta coscienza delle insopprimibili differenze tra dèi ed uomini consente ai Greci di accentuare, in misura altrove sconosciuta, quell’affinità che rende possibile una comunicazione straordinariamente viva tra mondo umano e mondo divino. Esiodo racconterà come in seguito al misfatto di Prometheus le vie degli uomini si siano separate da quelle degli dèi. Da allora l’uomo soggiace al suo destino di mortale ed è tenuto a sacrificare agli dèi: ma il mito esiodeo, mentre fonda l’abissale distacco, mette in rilievo anche la comune origine di dèi ed uomini, una comune natura anteriore alla separazione. Essa verrà riaffermata da Pindaro (Nem. 6): «una è la specie degli uomini e degli dèi; da una madre traiamo respiro entrambi; ciò che ci separa è un potere interamente distinto, di modo che l’una (= la specie umana) è nulla, l’altra resta sempre (sorretta da) l’incrollabile sede bronzea, il cielo ». Certo, l’uomo, questa nullità, questo (sempre per Pindaro) « sogno d’un’ombra » non può neppure avvicinarsi al livello dell’esistenza divina; ma questa gli si manifesta in forme così trasparentemente umane che il modo di essere e le azioni umane sembra possano porsi nella luce del suo riflesso.

Soltanto a prezzo di una grossolana semplificazione si potrebbe tentare di dare, in poche parole, almeno una rudimentale idea di questo rapporto. Allora potremmo dire che il giovane greco vedeva davanti a sé come ideale lo splendore dell’eternamente giovane Apollon, la vergine intatta e non ancora sottomessa poteva trasfigurare la propria condizione ritrovandone il modello in Artemis, la sposa nella sposa divina per eccellenza, Hera; l’abilità del commerciante, del viaggiatore o di chiunque dovesse avventurarsi in luoghi e circostanze imprevedibili, trovava un modello imperituro in Hermes; l’autorità, in tutte le sue forme più alte, si richiamava a quella del sovrano degli dèi, Zeus, ecc., ecc. Ma una dettagliata analisi delle figure divine e dei loro inesauribili rapporti reciproci, quali ci si presentano nei loro miti, riti, nelle feste, o in occasione delle invocazioni e delle dediche loro rivolte, nella posizione dei loro templi, ecc., rende vane e futili siffatte semplificazioni. Le divinità greche non sono riducibili a singole funzioni, a singole formule: esse sono complesse, e anche la loro complessità si nutre in maniera « antropomorfa » di quella dell’esistenza umana: perché se per i Greci stessi le divinità erano modelli immutabili per l’uomo effimero, lo storico non deve dimenticare che, in realtà, esse sono proiezioni sublimate dei valori che una società complessa come quella greca ha espresso da sé, ponendoli ai riparo da ogni contingenza.

 

Il paganesimo e il politeismo non hanno teologia

 

Il paganesimo e il politeismo non hanno teologia.

Il monoteismo condiziona l’approccio ad ogni fenomeno religioso. Il cristianesimo ha molte nefaste varianti. Una parte consistenti della storia delle religioni è stata redatta da autori che erano dei semplici funzionari della chiesa. Le maggiori correnti politiche sono state deformate e condizionate dal cristianesimo. Ci sono autori che potremmo descrivere come afflitti dalla “sindrome di Stoccolma”. Accade che determinati meccanismi cristiani vengano considerati necessari, e debbano essere utilizzati anche nel tentativo di liberarsi dal fenomeno cristiano. C’è chi ritiene che il paganesimo e il politeismo debba dotarsi di una teologia. Simile affermazione è totalmente sbagliata. Sul tema riteniamo utile riportare quanto scrive Angelo Brelich nel suo libro “i Greci e gli dei”, nel capitolo “il politeismo greco”: 

Così, dunque, la religione greca elabora, trasforma e valorizza retaggi della propria preistoria primitiva. Che questi si possano ancora intravedere attraverso il perfetto antropomorfismo e i nuovi valori investiti nelle divinità, prova una continuità nella formazione della religione greca, che non sarebbe stata possibile se essa, in un qualsiasi momento storico, fosse stata irrigidita da un sistema teologico o da un ordinamento selettivo imposto da una classe dirigente.

 

Saturday, April 17, 2021

la religione della realtà

 L’uomo omerico tocca la sfera del divino con ogni moto e ogni impulso del suo essere, con ogni forma della sua esistenza. Di ogni dono, di ogni abilità che egli possiede, di ogni forza che sente in sé, di ogni significativo pensiero che gli viene sa che la causa immediata è un Dio. Se è bello si rallegra dei doni di Afrodite, se è un esperto cacciatore Artemide lo ha istruito, se sa costruire ed edificare deve la sua arte ad Atena che gli è stata maestra. Se è un guerriero dal cuore pieno di coraggio, se i suoi muscoli sono gonfi per la forza, se le membra si muovono con elasticità nonostante le ferite, è sempre un Dio che gli infonde questa pienezza di vita. Così egli si vede dappertutto circondato dal sovrumano. Ma quello che vi è di particolare in questa scena divina è che ciononostante, non succedono in genere miracoli. Le mura di una città non cadono al solo suono delle trombe, nessun mare si apre in modo da poter essere attraversato all’asciutto. La vita umana non diventa una fiaba per il cantore. I suoi eroi, quanto a comunione coi loro Dei, non sono per nulla superiori a ciò di cui i prodi ascoltatori potevano ritenere capaci i loro antenati. La mano della divinità produce qui quel tanto che succede veramente nel mondo dell’esperienza.

Walter F.Otto

Spirito Classico e Mondo Cristiano

i grandi valori che lo spirito cristiano ha rifiutato

I più grandi falliti sono sommi simulatori

 I più grandi falliti sono sommi simulatori. Arrivano al rispetto di se stessi, che ogni momento possono perdere e debbono cercare sempre di nuovo, attraverso vie prettamente oscure e traverse. E per questo hanno bisogno del prossimo. Il loro amore è altrettanto illiberale quanto il loro odio. La loro scaltrezza sa come amare uno, per far sentire più acerbamente il proprio odio all’altro. Nel fondo del loro essere infatti sono vendicativi, non a cagione di vere offese, ma in conseguenza della loro natura corrotta. I più vicini a loro sono gli incerti di tutte le sfumature. Non sono pieni soltanto di pura avidità di vendetta, sebbene nella loro miseria vi incorrano facilmente. Tanto più sentono il pericolo di voler essere grandi, dell’orgoglio, della confidenza in se stessi, perfino della rettitudine e della schiettezza. Come certi individui si guardano dall’ubriachezza perché, simile a una risciaquatura, porta alla superficie il fango del loro temperamento, cosi essi non possono abbandonarsi a nessun genere di libertà per non diventare volgari. La grandezza può provocare doro solo le vertigini; l’orgoglio diventa millanteria, a ogni tentativo di confidenza in se stessi debbono inorridire della loro nascosta instabilità. Si fanno scrupolo di ogni cosa e stanno meglio di tutto quanto più strettamente si sentono legati a qualcosa.

La nuova morale è stata coniata per queste legioni di esseri inferiori. Essa non poteva lasciarli diventare grandi e vigorosi. Ma conveniva farne almeno qualche cosa, anzi tutto per la loro propria coscienza sofferente. Alla loro debolezza malevola la nuova morale oppose debolezza benevola: compassione, amore, umiltà e come ancora si chiama. Alcune di loro hanno un bel nome. Ma chi riuscirebbero a ingannare? Solo gli stessi individui problematici, che hanno bisogno di loro e a cui esse debbono dare una tinta di color vitale. Nonostante le parole roboanti, la loro morale non ha la più lontana parentela con quella grande lotta in cui, come dice Hòlderlin, il combattente ha imparato « a essere libero e orgoglioso ».

Walter F. Otto

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L’universo è infinito

 L’universo è infinito e in esso ogni cosa vuole diventare divina. L’Eros non conosce indugio. Prima che la gloria più recente sia distrutta egli è già volato oltre, per cogliere il fiore del divenire. Giovani Dei e giovani Dee, per cui ancora nessun cuore si è infiammato, attendono di aprire gli occhi; e altri Dei dimenticati da secoli si preparano alla resurrezione. Il maggior rischio desta il maggior piacere. Dovunque sovrasta l’attimo sconfinato. Nel deserto, dove la nostalgia si faceva il segno della croce, su cime glaciali, innanzi alle quali il pensiero sbigottiva, l’ardimento trova la sua più nobile preda. E la realtà afferrata in un abbraccio, improvvisamente offre ad Eros nell’amorosa lotta un viso più familiare, un sorriso che lo rapisce nell’indescrivibile. Questo è l’evento supremo. È il mondo che comincia a risplendere, la realtà somma e più fugace toccata dal polline di tutte le idee divine. Ciò che rimane non è che fantasia, canzone e saga.

L’immagine divina, scolpita, dipinta, cantata o parlata, che l’istante infinito lascia dietro di sé come simbolo e pegno, può essere per l’Eros generatore solo una pietra di confine. Se egli si ferma, se s’innamora scioccamente degli occhi del cielo, se vuole inginocchiarsi, il suo demone lo fulmina improvvisamente con lo sguardo da quegli occhi. Egli comprende lo sguardo e ode nella lontananza i rintocchi di una nuova ora. Ma la folla di coloro che non sono liberi, degli animi teneri e spasimanti, che hanno bisogno di un gran padrone, di un’ancora di salvezza, di un cuore amoroso, si riuniscono tutti intorno all'immagine divina, l’adorano, costruiscono templi e la devota ubbidienza propaga la venerazione nei secoli. Il mondo è pieno di queste immagini. Dovunque noi guardiamo vediamo ima sala di statue o un campo di ruderi che raccontano molte cose. E migliaia di altari fumano davanti ai monumenti che ricordano il fulmine in cui Giove s’infiammò e si spense. 
Walter F. Otto
Spirito Classico E mondo cristiano
I grandi Valori che lo spirito cristiano ha rifiutato