Sunday, September 16, 2007
La ninfa del silenzio
Come dimostra la storia di un´antica divinità dal nome molto significativo, Tacita Muta. Prima di assumere questo nome, leggiamo nei Fasti di Ovidio, Tacita era una ninfa di nome Lara (dal verbo greco laleo, parlare), che, purtroppo per lei, un giorno ebbe la pessima idea di svelare alla sorella Giuturna l´amore che Giove nutriva per lei, rendendo vani i tentativi di seduzione del dio. Per punirla, Giove le strappò la lingua, e partire da quel giorno Lara divenne Tacita, e fu onorata come dea del silenzio.
[...]
Molteplici sono i significati che potremmo trarre da questo racconto, ma prima di tutto possiamo far emergere che il parlare della ninfa rende inpossibile a Giove i tentativi di seduzione. Come a dire che i rapporti con gli Dei hanno una caratteristica prima di tutto fisica, cioè sperimentale e non "metafisica".
Non c'è bisogno di nessun dio monoteista
di fronte alla pretesa di imporre a tutti, con mezzi spesso discutibili, comportamenti giustificati da considerazioni di ordine religioso e per giunta spacciati per argomentazioni razionali, la cultura indipendente dovrebbe avere il coraggio di dire che queste convinzioni private proposte come base per decisioni pubbliche sono imposture.Non è cosa di poco conto: le imposture possono essere propagandate con successo se non sono state scoperte, possono essere propagandate e basta se sono state riconosciute come tali. Per difendere i cittadini dalla propaganda religiosa bisogna anzitutto riconooscere che quella religiosa è propaganda, che significa ammettere di sapere che si basa su presupposti gratuiti e surrettizi, ispirati a un sapere fittizio e attinti da libri pieni di falsi.Dunque, un mondo che basta a se stesso e non ha bisogno della metafisica per orientarsi, ha il diritto di scegliere da solo le regole che debbono essere utili per stabilire compiti, confini e limiti della ricerca scientifica: non è cosa nuova e, soprattutto, non è cosa difficile.
[...]
scrive Carlo Flamigni, su "il manifesto" del 11/09/2007
Il paganesimo e il politeismo hanno sempre condiviso questa visione del mondo. Questo dimostra che non esiste una religione, ma che esistono le religioni. Vi è un grande abisso tra quello che il monoteismo vorrebbe imporre e quello che il politeismo percepisce. L'affermazione che il mondo basta a se stesso è un punto cardine del politeismo. I politeisti hanno sempre saputo che ogni cosa ha una sua volontà, che non vi un dio creatore.
Speriamo che i laici si accorgano di questa differenza.
Embrioni umano-bovini, dov'è lo scandalo di cui parla la Chiesa?
Embrioni umano-bovini, dov'è lo scandalo di cui parla la Chiesa?
Gli scienziati inglesi hanno imboccato questa strada perché è difficile reperire oociti umani per la ricerca.
Le cellule staminali che si ottengono sono di grande interesse scientifico e promettono la sconfitta di malattie oggi incurabilidi
Carlo Flamigni
L 'Autorità inglese che controlla la ricerca scientifica sulla fertilizzazione umana e l'embriologia ha autorizzato la formazione di embrioni ibridi prodotti utilizzando il nucleo di una cellula umana e l'ooplasma di un oocita di mucca, cioè un uovo di un mammifero non umano privato del suo nucleo. La tecnica è quella del trasferimento nucleare, la stessa che viene generalmente chiamata clonazione terapeutica e che serve per la produzione di cellule staminali embrionali: in questo caso utilizza anche uova di mammiferi, come la mucca e la coniglia, per la difficoltà di ottenere oociti umani per la ricerca. Dopo il trasferimento del nucleo, la nuova cellula inizia a svilupparsi con un patrimonio genetico (di Dna) umano per oltre il 99% e bovino per meno dell'1%; il Dna non umano è tutto mitocondriale e serve solo per attivare energeticamente i processi metabolici e di divisione cellulare, non ha niente a che fare con il modo in cui l'individuo si struttura. Dopo 5 giorni di permanenza in coltura si forma una blastocisti , cioè un embrione che ha cellule esterne utili per l'impianto nell'utero e una massa cellulare interna dalla quale prenderebbe inizio la formazione dell'embrione vero e proprio se la blastocisti fosse trasferita in un utero, cosa che non potrà avvenire perché l'Autorità ne ha disposto la distruzione entro il 14° giorno di sviluppo. Le cellule della massa cellulare interna sono cellule staminali embrionali, di straordinario interesse scientifico e che saranno utilizzate solo per acquisire nuove informazioni che potranno essere utilizzate in vista della sempre più probabile possibilità di poter guarire, per loro tramite, malattie attualmente incurabili. Non vedremo né centauri né sirene, che lo lascia supporre o non ha capito niente o è in malafede. Stiamo parlando di ricerca scientifica, importante, essenziale ricerca scientifica, autorizzata da persone serie e di buon senso (oltretutto l'autorizzazione non è ancora definitiva, il consenso finale dovrebbe arrivare entro l'anno).La reazione del mondo cattolico che conta (lasciamo stare i nostri uomini politici, proprio perché in questo campo proprio non contano) è stata convulsa e isterica. Lasciatemi esaminare le principali motivazioni di queste critiche e il modo in cui sono state argomentate."Viene vilipesa la dignità della persona umana perché si formeranno embrioni umani con un genoma ibrido". Avrei molti modi per rispondere a questa critica, userò quello che mi sembra più pragmatico. Dunque il Magistero cattolico ha finalmente scelto, tra le molte teorie (tutte cattoliche) disponibili quella che considera come inizio della vita personale il momento in cui lo spermatozoo tocca l'uovo: ci sono filosofi e teologi cattolici insigni e molto ascoltati che non ci stanno e indicano fasi del tutto diverse del processo della fertilizzazione, ma lasciamo perdere. Vediamo invece quanto è solida questa teoria (apparentemente inespugnabile, perché figlia di una verità che non ammette critiche e dissensi) dal punto di vista pratico, cioè quanto regge in realtà alle intemperie.Saprete certamente che l'Irlanda, oltre ad essere la nazione più cattolica d'Europa, è l'unico Paese europeo che ha inserito nella propria Costituzione una norma che riconosce il diritto alla vita del non ancora nato, nel rispetto dell'uguale diritto alla vita della madre. Per ragioni troppo lunghe da spiegare il governo irlandese aveva deciso di modificare questa norma proponendo oltretutto una modifica della legge anti-aborto; nella nuova versione l'aborto volontario veniva definito come "la distruzione intenzionale della vita umana non ancora nata dopo che sia stata impiantata nell'utero". Questa è un'ipotesi completamente diversa da quella sostenuta dal Magistero romano, perché non considera vita umana personale quella dell'embrione in vitro, fuori dal grembo materno: assomiglia alla teoria del personalismo relazionale degli evangelici, a quelle di molti filosofi cattolici e consente di disporre dell'embrione in provetta, di prelevargli cellule staminali, di utilizzare mezzi di controllo delle nascite come la pillola del giorno dopo e la spirale: un vero disastro per la morale cattolica tradizionale. Nel 2002 gli irlandesi vanno al referendum (vi dico subito che questa proposta verrà bocciata) e guarda un po' chi si schiera con grande energia a favore di una novità tanto simile a una eresia: tutto l'episcopato che dirige la Chiesa irlandese, con i suoi 26 vescovi titolari e i 9 vescovi ausiliari. La ragione di questa straordinaria scelta l'hanno scoperta i cattolici integralisti ed è comparsa più volte sui loro giornali : incombeva ancora la questione degli ingenti risarcimenti da destinare alle centinaia di vittime di abusi sessuali e di violenze compiuti tra gli anni Cinquanta e Sessanta dai membri del clero ai danni di bambini affidati alle loro cure, e una serie di discreti negoziati (cito da www.irlandanews.com) «hanno prodotto un non decentissimo compromesso: il governo accettava che l'onere maggiore dei risarcimenti venisse assunto dallo Stato invece che dalla Chiesa e in cambio la Chiesa dava il suo visto alla proposta governativa sull'aborto». C'è bisogno di commenti?"Questa orribile commistione da specie diverse è un pendio scivoloso che ci condurrà ad accettare le più ignobili intromissioni della scienza in quanto c'è di più nobile e sacro nella natura dell'uomo". Anche qui avrei tantissime cose da dire, ma mi limito alla più concreta: nel 2000, al congresso internazionale di Roma sui trapianti d'organo, Giovanni Paolo II dichiarò che la pratica degli xenotrapianti era ammissibile purché servisse al bene dell'uomo e non comportasse rischi eccessivi. Uno xenotrapianto consiste nel sostituire il fegato di un uomo malato di cirrosi con quello di un maiale e il rene di un paziente costretto alla dialisi con quello di una scimmia. Debbo dunque concludere che questa reale e concreta contaminazione dell'uomo con l'animale va bene mentre non va per niente bene (anzi, è mostruoso) uno studio scientifico che non ha alcuna velleità di applicazione clinica diretta, ma deve servire solo ad acquisire conoscenza? C'è qualcuno che ci vede un minimo di logica ?"Queste ricerche sono motivate da una vergognosa sete di guadagno, dietro a queste ipotesi pseudo-scientifiche ci sono interessi economici neppure immaginabili". Qui ho proprio qualche problema. Quando ero molto più giovane ho lavorato in un laboratorio inglese, per un lungo periodo di tempo. Avevo un confortevole stipendio dell'Oms e mi potevo permettere l'affitto di una casa in Chelsea, vicino al centro di ricerca, mentre tutti i miei colleghi - la maggior parte dei quali copriva ruoli più importanti del mio - si faceva ogni giorno almeno un'ora di treno o di autobus per venire al lavoro, perché gli affitti di Londra erano troppo cari : posso anche assicurarvi che i loro stipendi erano quasi da fame. La richiesta di poter lavorare sugli ibridi non viene da qualche bastardo rappresentante di una multinazionale, viene da quella stessa categoria di ricercatori con i quali ho lavorato, gente che i mobili di casa se li monta da sola e che ha poco da scialare.Ho già scritto in altra sede che quando si dicono queste cose bisogna dimostrarle, altrimenti si può essere legittimamente considerati dei calunniatori. So anche a chi vengono indirizzate queste menzogne: ai compagni, ai lavoratori, alla gente che non accetta che la ricerca scientifica venga utilizzata per arricchirsi, per tirarli dalla propria parte. Non facciamoci imbrogliare."L'Autorità, gli scienziati, i ricercatori inglesi hanno turlupinato l'ingenua opinione pubblica inglese, raccontando tristi fandonie e nascondendo la vera ragione di queste sperimentazioni" (che sarebbero poi quelle di cui parlavo, cioè i favolosi guadagni e i vergognosi interessi). Qui siamo nella vera e propria follia. In questo momento quasi tutti i sociologi stanno considerando con interesse - e molti con ammirazione - il metodo che è stato utilizzato in Inghilterra per informare i cittadini e per metterli in grado di capire, giudicare e decidere. E' un metodo trasparente, onesto e democratico che dà a tutti il potere di prendere una decisione sui grandi temi della modernità, per prima cosa sui limiti che debbono essere posti alla ricerca scientifica, un compito che spetta di diritto ai cittadini. Che ci sia ancora qualcuno che pensa che questo sia un privilegio delle religioni, della loro ossificata morale, dei loro libri pieni di menzogne, costruiti sulle più obsolete leggende e sui più incredibili miti, che dovremmo oltretutto immaginare incisi sulla pietra viva da grandi mani invisibili che impugnavano un fulmine stilografico , non è nemmeno più divertente.Ultimo punto, una proposta personale. L'Italia è l'unico Paese nel quale, come conseguenza della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, si congela una grande quantità di oociti, molti dei quali divengono rapidamente inutili e vengono distrutti. Visto che per una considerevole parte dei cattolici la formazione di embrioni ibridi rappresenta una ragione di sofferenza (si tratta, ha detto monsignor Sgreccia, di un evento mostruoso) perché non si fanno promotori, questi stessi cattolici, di una semplice iniziativa, proponendo ai ricercatori inglesi di utilizzare i nostri gameti congelati e di rinunciare alla loro "mostruosa" esperienza? Aspetto, fiducioso, un segno di consenso .
Tuesday, September 11, 2007
Veneto Pagan Moot 13/09/2007
Pagan Moot Veneto 13 settembre 2007
salve,
giovedi' 13 settembre 2007.
Montegrotto Terme ore 20,45.
al pub Imbolc,
Via Aureliana 11 Montegrotto Terme (PD)
si terra' l'incontro mensile dei pagani e wiccan
veneti.
In particolare in questo giovedì si avrà la proiezione
delle foto del back-stage del film "La Dea", girato
nell'alto vicentino nel mese di giugno, e in avanzata
fase di montaggio. Il film ricostruisce con cura un
culto ginecocratico del neolitico.
Incontro periodico mensile ogni secondo giovedì del
mese.
Il primo Pagan Moot Veneto è avvenuto nel dicembre
2005.
<< Durante il pellegrinaggio della vita, il politeista
si reca da un tempio all'altro, pratica differenti
rituali, differenti modi di vita, differenti metodi di
sviluppo interiore. Resta costantemente cosciente
della coesistenza di una moltitudine di vie che
portano al divino… il monoteista non può vedere in
modo chiaro, fianco a fianco, i diversi stadi del suo
sviluppo passato e futuro, illustrati da diversi
simboli, diversi Dèi, diversi culti, diversi
comportamenti religiosi, ogni suo tentativo per
superare i limiti dei dogmi e delle leggi del sistema
in cui si trova immerso tende a fargli perdere
l'equilibrio. >>, uso le parole Alain Danielou per
cercare di far capire lo spirito che anima molti dei
partecipanti al moot.
Cos'è un moot?
<< Un Moot è semplicemente un incontro tenuto in un
locale pubblico (solitamente un pub o simile) ad
intervalli fissi in cui le persone si possono
incontrare per conoscersi, discutere, consigliarsi e
quant' altro. Il fatto che l' incontro si tenga sempre
con la stessa periodicità facilita l' organizzazione
per tutti, visto che non si deve cercare di contattare
tutti ogni volta per mettersi d' accordo, e che le
persone hanno la possibilità di organizzare i propri
impegni per tempo sapendo quando c'è il Moot. Inoltre
tutte le persone nuove nella comunità possono andare
ad un Moot>>
saluti
francesco scanagatta
cell 349 7554994.
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Monday, September 10, 2007
DEI, MORTALI E CAMPI ELISI IN UNA TOMBA DIPINTADALL’ANTICA CAPUA
DEI, MORTALI E CAMPI ELISI IN UNA TOMBA DIPINTADALL’ANTICA CAPUA
La scoperta è stata fatta dagli archeologi dellaSoprintendenza archeologica di Napoli nel corso diindagini che si stanno effettuando in prossimità delcimitero dell’odierna Santa Maria Capua Vetere e in unsettore della grande necropoli romana situata lungo lavia che conduceva al tempio di Diana Tifatina. Lasepoltura, costruita in “opera incerta”, usando pocamalta e molto materiale tufaceo, secondo ValeriaSampaolo, l’archeologa responsabile dell’area che l’hariportata alla luce assieme ad altre 259 sepolture,risalirebbe a un periodo compreso tra il II e il Isecolo avanti Cristo. Particolarmente interessane è ladecorazione dell’ambiente che propone una scena in cuila giovane Stallia scendendo dalla nave che l’hacondotta nel mondo dei morti, saluta il dio Ade,signore dei Campi Elisi con la frase dipinta «DeivePater, Salve» ovvero “Salve dio padre”. La scopertadella sepoltura, inviolata, ha consentito il recuperodel corredo funerario: un boccale a pareti sottili eun attingitoio, sei contenitori, in alabastro, perprofumi e unguenti. Quindi si sono stati recuperati iresti di una cassettina in osso e quelli di duespecchi. Sulle pareti lunghe, poi, il pittore cheaffrescò l’intonaco riportò delle di ghirlande difiori e rami, intrecciate, sulle quali, durante lefeste o nelle ricorrenze religiose, per mezzo dichiodi e ganci venivano sospese ghirlande reali. “Lasepoltura – ha annunciato la soprintendente archeologaMaria Luisa Nava – sarà smontata e arricchirà lecollezioni del Museo dell’antica Capua. In questo modonon solo assicuriamo al contenitore un pezzo veramenteeccezionale ma lo rendiamo fruibile ai visitatoriassieme all’intero corredo tombale”. Per l’interaoperazione verranno utilizzati fondi provenienti da unfinanziamento richiesto da Stefano De Caro, attualedirettore generale del settore archeologia delMinistero per i Beni Culturali, e assicurato dalsegretariato generale, Giuseppe Proietti.
Campidoglio, frana la rupe: corsa contro il tempo
di Giacomo Legame- sabato 08 settembre 2007, il giornale
Una porzione di Campidoglio frana e si corre airipari. A rischio è la rupe capitolina sul lato diMonte Caprino, quello che dà su piazza dellaConsolazione, dove stanno prendendo il via i lavori diconsolidamento, sotto l’egida dell’assessorato allepolitiche culturali del Comune di Roma, condotti dallaSoprintendenza.«Lavori quanto mai urgenti - spiega il soprintendenteai beni culturali del Comune di Roma Eugenio La Rocca- perché le condizioni rischiano di diventaredrammatiche. Si sono registrati diversi distaccamentidella pietra che devono essere contenuti anche perl’incolumità della gente. La natura tufacea del collenon aiuta. È una pietra friabile, che non si consolidanel tempo, e le superfici tendono a sfarinarsi.L’azione della pioggia, poi, accentua questidistacchi. Bisogna anche considerare che negli anniTrenta il Campidoglio è stato isolato, sono statedemolite tutte le case sulle pendici, cosa che ha resola rupe separata dal contesto cittadino. Pertanto ilcolle ha solamente pareti di tufo. Una condizione chetre anni fa è stata già affrontata con lavori sullarupe sotto la Terrazza Caffarelli».«Si tratta di un programma di manutenzione solotecnicamente straordinario - aggiunge la Rocca -. Inrealtà questo appartiene a quella categoria diinterventi necessari per una corretta manutenzionedovuta alla natura tufacea del colle». «Ripeto ascanso di equivoci: nessun pericolo di frana dellarupe. Lavori e interventi di tal genere sonoall’ordine del giorno, basti ricordare l’intervento diconsolidamento eseguito sotto la Terrazza Caffarelli,di fronte al palazzo Senatorio, in occasione dellafirma del Trattato di Roma».«L’appalto dei lavori è stato già aggiudicato e tratre mesi partiranno gli interventi - avverte PorfirioOttolini, dirigente dell’ufficio tecnico dell’ediliziamonumentale della soprintendenza comunale -. Intantola zona è stata completamente recintata e interdettaal pubblico. Con un costo complessivo di circa 1,3milioni di euro, i lavori termineranno entro laprimavera del 2009».Articolato è l’intervento di consolidamento: «Questaporzione di rupe capitolina è caratterizzata dallapresenza di grottoni scavati nella roccia - raccontaOttolini - ai cui lati emergono ancora muri inlaterizio originari di vecchie costruzioni demolitenegli anni Trenta. Il nostro intervento mira arafforzare tutte queste murature che oramai fungono dacontenimento della rupe». Ma si lavora anche a livellodel terreno mediante «incatenamenti con tirantiorizzontali laddove la terra è di riporto», spiegaOttolini. Particolare attenzione anche alla rocciatufacea che, continua il dirigente dell’ufficiotecnico dell’edilizia monumentale della soprintendenzacomunale, «verrà consolidata».(fonte: www.patrimoniosos.it)
Wednesday, September 05, 2007
Campagna per Evo Morales Nobel per la Pace 2007
presidente boliviano Evo Morales.
Anche questo blog aderisce a questa iniziativa.
Per comprendere alcune delle ragioni di questa campagna, pubblichiamo un articolo che fornisce alcune interessanti notizie storiche sulle popolazione indie che hanno contribuito alla elezione di Evo Morales a presidente della Bolivia.
Ricordiamo che Domenica 9 settembre 2007, a Cittadella (padova), nella piazza principale, per tutta la giornata sarà allestino un tavolo per poter sottoscrivere la petizione a favore di Evo Morales.
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La Repubblica, 29 Gennaio 2006
Inti, Pachamama, Viracocha e gli altri sopravvissuti allo zelo dei missionari
Nel 1599 il vescovo di Lima, nella relazione a Roma sullo stato della diocesi, scrisse che gli indios, seppure battezzati, erano "externa facie christianos, interna facie idolatras"; essi inoltre veneravano i loro idoli e feticci in grotte, spelonche e rupi, sugli alti monti. "Oltre al sole ed alla luna, adorano una gran quantità di dei, che superano in numero quelli dei Greci e dei Romani"; hanno tantissimi idoli, di pietra, legno o fusi in metallo; pregano i lari e i penati; credono in antiche favole, nelle metamorfosi, nelle magie; vengono indotti a simulare la fede cristiana permanendo nell' idolatria. Quello che fu l' immenso impero Inca, dall' Ecuador al nord del Cile, era - due generazioni dopo l' arrivo di Pizarro - soggiogato e "pacificato" ma, a dispetto delle formali conversioni, l' anima degli indios non era stata conquistata. Più di un secolo e mezzo dopo, nel 1759, il vescovo di Arequipa, nella sua relazione, descrive gli indios "in summa paupertate", di apparente umile e docile indole, ma inclini a conservare l' idolatria per il sole e per la luna, dediti a malefizi e magie, indifferenti alla predicazione dei parroci. La lettura delle relazioni - conservate nell' Archivio Segreto Vaticano - relative ad altre diocesi in Ecuador, Perù o Bolivia, porta alla luce analoghi giudizi, e fa ritenere che la vita spirituale e religiosa continuasse a lungo a svolgersi su due piani, quello esteriore, conforme al cattolicesimo, e quello interiore, ancora impregnato di religiosità tradizionale. La Conquista dei regni americani che avevano evidenti capacità "politiche" venne giustificata dalla necessità di ricondurre gli infedeli alla "vera fede", che essi non potevano conoscere. La cristianizzazione degli indios divenne finalità primaria della Conquista a giustificazione morale e giuridica del soggiogamento di interi popoli. Tra i primi atti di Cortés ci fu la richiesta a Carlo V di inviare religiosi in Messico per procedere all' opera di evangelizzazione. Francescani, Domenicani e Agostiniani - e più tardi i Gesuiti ed altri ordini - affluirono nel Nuovo Mondo, fondando conventi, chiese e parrocchie, procedendo a conversioni di massa, battezzando e celebrando nozze e funerali, indottrinando e catechizzando. Quest' opera immane ebbe un buon successo in Messico, dove la cristianizzazione si radicò con rapidità e con intima adesione della popolazione. In altre aree - nelle isole e nelle coste dei Caraibi, nel profondo delle civiltà Maya, in Brasile - si generò spesso un sincretismo religioso che mescolava motivi originari, elementi cristiani ed africani (nelle regioni dove la schiavitù era diffusa), in un impasto che la Chiesa finì per tollerare. Nell' area andina, invece, sembra rimanere a lungo la separazione tra religiosità tradizionale e cristianesimo della quale il vescovo di Lima, come tutto il clero, era ben cosciente. Eppure ogni sforzo era stato fatto per sradicare i culti tradizionali e distruggerne i simboli: dopo le lunghe guerre civili tra le fazioni di spagnoli, fiancheggiati da decine di migliaia di ausiliari indios di etnie e tribù diverse, il paese, verso la metà del Cinquecento, era devastato, le popolazioni disperse lontano dai centri o dalle le vie di comunicazione, fuori della portata degli spagnoli, e un' irriducibile ridotta leale all' Inca era insediata in valli inaccessibili come una spina nel fianco per gli Spagnoli. Negli anni Settanta di quel secolo, il Viceré Toledo fu un deciso, inflessibile e capace normalizzatore del paese, e operò con successo la relocalizzazione della popolazione dispersa in nuovi villaggi. Nel suo memoriale a Filippo II, al termine del mandato, scrisse: "Non era possibile indottrinare questi indios né farli vivere in ordine politico senza sottrarli ai loro nascondigli… si trasferirono e condussero ai villaggi… e si tracciarono strade a scacchiera, secondo il piano dei villaggi abitati da spagnoli, ponendo le porte delle case rivolte alla strada perché potessero essere visti e visitati dalla giustizia e dai sacerdoti". I villaggi inoltre dovevano essere posti in luoghi lontani da quelli di culto e dai santuari indigeni. Ciò che si sa sulla religiosità, sulle deità, sulle cerimonie degli indios anteriormente alla Conquista proviene, per lo più, da testimoni, cronisti e storici spagnoli - come Cieza de Leon, Juan de Betanzos, Cristobal da Molina - o che guardavano il mondo indigeno con gli occhi degli spagnoli - come nel caso di Garcilaso de la Vega, figlio di una principessa Inca e di un conquistador, autore dei famosissimi Commentari reali degli Incas e completamente ispanizzato. Esistevano anche ecclesiastici il cui compito particolare era quello di sradicare l' idolatria, e che ne descrivono vari aspetti in scritti e trattati, sermoni e rapporti. La religione degli Inca era "un amalgama di culti naturisti, di feticismo elementare, di credenze animiste, di voli teologici e di cerimonie complesse e raffinate fortemente venate di magia" (Métraux). Una religione dominata dal dio Sole (Inti) e dal suo culto, servito da un gran numero di sacerdoti e da quattromila sacerdotesse - si dice - nella città di Cuzco. Una deità cui si facevano sacrifici, si rendevano offerte di oro, argento e ricchi tessuti, che possedeva terre e greggi. Per la quale fu eretto il magnifico tempio del Sole a Cuzco. Altrettanto importante fu il culto di Viracocha, il creatore e l' eroe civilizzatore, che assume preminenza nel pantheon incaico con l' imperatore Pachacuti. Molto riverito era anche il dio Tuono, signore dei fulmini, della grandine e della pioggia. Idoli, simboli e feticci erano adorati nei santuari, o huaca, ma questa parola si usava anche per tutto ciò che era eccezionale, strano, mostruoso, o comunque manifestazione del sovrannaturale. Uno dei miti dice che il dio Viracocha emerse dalle acque del lago Titicaca e creò nella vicina Tiwanako il sole, il giorno, la luna e le stelle: Tiwanako, che fu al centro di una civiltà di cui gli Inca furono eredi, e nel cui maestoso sito archeologico si è insediato con una solenne cerimonia indigena il neo-presidente boliviano Evo Morales. Memore, sicuramente, che nell' animo indigeno le antiche radici non sono mai state definitivamente strappate.
"La Repubblica" Massimo Livi Bacci
Saturday, September 01, 2007
Con la Dea Reitia a Cittadella 9 settembre 2007
Domenica 9 settembre 2007,
Cittadella (padova)
Festa dei Veneti
quarta edizione.
La festa di svolge nelle piazze all'interno della
cinta muraria della città.
la Festa dei Veneti ha degli eventi anche il venerdì e
il sabato sera.
la manifestazione intorno alle mura della città
partirà
domenica, 9 settembre 2007, alle ore 15,00 circa.
La Festa dei Veneti è il più grande evento di cultura
veneta, durante l'edizione 2005 ventimila sono state
le presenze, nell'edizione 2006 la partecipazione è
salita a 30000 persone.
Anche quest'anno, come è avvenuto in tutte le altre
edizioni della festa, i politeisti, i pagani e i
wiccan veneti sfileranno, attorno alle mure di
Cittadella, con gli stendardi e gli emblemi della Dea
Reitia.
== le nostre mostre durante la festa
come politeisti, pagani e wiccan veneti saremo
presenti con tre gazebi, alcuni tavoli e due mostre.
Tutte e due le mostre saranno incentrate sulla figura
di scrittori veneti e la tematica della religione
nelle loro opere.
Nel corso del 2006 la mostra realizzata da Sacre
Radici verteva sui 400 anni
dell'interdizione della Repubblica Serenissima e al
pensiero di Paolo Sarpi, proseguendo in questa
direzione la mostra di quest'anno sarà incentrata
sulle poesie di Giorgio Baffo.
=== maglietta della Dea Reitia
per chi vuole c'e' a disposizione la maglietta della
Dea Reitia, la trovate ai nostri tavoli. lo scorso
anno numerose persone hanno partecipato alla sfilata
indossando questa maglietta.
= nota sulla Festa dei Veneti
voglio ricordare che la Festa dei Veneti è
esclusivamente una manifestazione culturale, gli
organizzatori hanno sempre fatto di tutto per evitare
contaminazioni di tipo "politico".
La festa ha lo scopo di rappresentare tutto il
panorama culturale del veneto. Raixe Venete, che
organizza la festa, non ha mai fatto preclusioni di
nessun tipo. è per questo motivo che i politeisti, i
pagani e wiccan veneti vi partecipano.
La festa ha raggiunto un'importanza notevole, infatti
da diverso tempo esiste la voce di wikipedia "Festa
dei veneti":
http://it.wikipedia.org/wiki/Festa_dei_Veneti
= la festa e le foto della Dea Reitia
in internet è reperibile una copiosa documentazione,
sia in fotografie che in video, della sfilata dei
politeisti, dei pagani e dei wiccan veneti con gli
stendardi della Dea Reitia.
un buon albun fotografico è stato realizzato dagli
amici della Wicca di Reitia.
questi sono alcuni dei link dove trovare della
documentazione fotografica:
http://www.federazionepagana.it/cittadella2005.html
http://www.federazionepagana.it/cittadella2006.html
un video è reperebile a questo link:
http://video.google.it/videoplay?docid=476...erazione+pagana
inoltre sui video di google sono presenti numerosi
filmati che documentano la Festa dei Veneti, in tutti
i suo aspetti, è sufficiente effettuare una ricerca
con le parole chiave "festa dei veneti".
=== campagna per Evo Morales premio Nobel per la pace
2007
durante tutta la giornata uno dei nostri tavoli sarà
completamente dedicato alla raccolta firme per Evo
Morales premio Nobel per la pace 2007.
saluti
francesco scanagatta
Cell: 349 7554994
il mio blog: http://paganesimo.blogspot.com
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Friday, August 24, 2007
Veneto, Asiago 26 agosto 2007
incredibile, si svolge il rito della Devotio.
In internet trovate anche una abbondante
documentazione fotografica dell'avvenimento.
Il rituale è aperto a tutti.
Vi si può anche solo assistere, unica condizione è di
non essere di disturbo durante lo svolgimento del
rituale.
In punto di ritrovo è fissato ad
Asiago (provincia di Vicenza), nella piazza
principale, vicino alla fontana,
la fontana è riconoscibile in quanto sopra vi è la
statua di un satiro che cavalca un capriolo.
Ore 13,30.
Per chi vuole informazioni: 349 7554994.
ciao.
Francesco Scanagatta
---
devotio
La devotio è completamente diversa dalla devozione nel
senso dogmatico tipica delle religioni monoteiste.
La devotio ha come suo fondamento una visione del
mondo magia, in questa visione vi è la percesione che
il divino è insito in tutti i fenomeni visibili, e che
è possibile a tutti di agire su di essi.
La devotio nasce come un'azione di tipo rituale, con
questo rito un guerriero o un condottiero militare
cerca di favorire la vittoria attraverso uno
scatenamento di forze evocate, nell'antica Roma il
guerriero cercava la morte in combattimento.
La Devotio sostanzialmente si concretizzava nella
richiesta agli Dei di concedere forza e vittoria al
popolo romano.
---
Tito Livio ci propone la descrizione di una "devotio"
praticata dal console
Decio durante una dura battaglia contro i Sanniti in
cui l'esercito romano è
ormai in rotta. Decio, su consiglio di uno dei
Pontefici, decide di sacrificare
la propria vita agli dei in cambio della salvezza del
suo esercito. Si veste con la toga, si benda il capo,
pone il piede su un giavellotto posato a terra e
pronuncia una formula rituale nella quale invoca tutti
gli dei offrendo loro la vita e, contemporaneamente,
gli eserciti nemici ai Mani e alla terra. Il
racconto di Tito Livio continua con la descrizione di
Decio che, trasfigurato
dalla invocata comunione con il mondo divino, si
scaglia a cavallo contro
l'esercito nemico con una tale foga da spaventare
mortalmente i nemici e
metterli in fuga.
Iane, Iuppiter, Mars pater, Quirine, Bellona, Lares,
divi Novensiles,
diIndigetes, divi quorum est potestas nosrorum
hostiumque, dique manes,vos precor, veneror, veniam
peto feroque, uti populo Romano Quiritium vimvictoriam
prosperetis hostesque populi Romani Quiritium terrore
formidinemorteque adficiatis. Sicut verbis nuncupavi,
ita pro re publica populi RomaniQuiritium, exercitu,
legionibus, auxiliis populi Romani Quiritium,
legionesauxiliaque hostium mecum deis Manibus
Tellurique devoveo.
Livio, Ab urbe condita, VIII,9, 6-8
Giano, Giove, padre Marte, Quirino, Bellona, Lari, dei
Novensili, dei Indigeti, dei tutti che avete potere su
di noi e sui nemici, e voi, dei Mani, vi prego, vi
adoro, chiedo la grazia e la ottengo, che concediate
al popolo romano dei Quiriti la forza e la vittoria, e
che gettiate paura, terrore e mortesui nemici del
popolo romano dei Quiriti. Come ho solennemente
proclamato, così offro in voto agli dei Mani e alla
Terra, insieme a me stesso, le truppe regolari e
ausiliarie dei nemici, in favore della comunità del
popolo romano dei Quiriti, del suo esercito, delle
truppe regolari e ausiliarie del popolo romano dei
Quiriti.
___________________________________
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Wednesday, August 22, 2007
Preti e Vaticano, giusto per ricordare
rileggiamo una notizia del 1993:
(23 dicembre, 1993) Corriere della Sera
diocesi al verde per le molestie dei sacerdoti
l' arcidiocesi di Santa Fe' , New Messico, e' in gravi difficolta' economiche per le spese processuali di decine di preti pedofili
Diocesi al verde per le molestie dei sacerdoti
NEW YORK . Tempesta di Natale per i cattolici del New Mexico: con i bilanci in profondo rosso per le spese processuali di decine di preti pedofili, l' arcidiocesi di Santa Fe' ha lanciato un appello ai fedeli perche' aprano i cordoni della borsa. E' la prima volta nella storia millenaria della Chiesa che una sede vescovile rischia la bancarotta. "Chiediamo il contributo di tutti per evitare che i tribunali passino ai sequestri", ha proclamato l' arcivescovo. Con richieste di risarcimenti per oltre 50 milioni di dollari, l' alto prelato si e' trovato davanti a un bivio: invocare la protezione del tribunale fallimentare o lanciare la colletta.
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(9 dicembre, 2000) Corriere della Sera
Le notizie. PALERMO
I giudici contro i preti anti pedofili: «Hanno intralciato le indagini»
PALERMO I giudici contro i preti anti pedofili: «Hanno intralciato le indagini» Don Meli e padre Dominici, i sacerdoti anti pedofili che denunciarono le violenze sui bimbi dell' Albergheria di Palermo, sono stati di intralcio alle indagini svolgendo il ruolo di investigatori : l' accusa arriva dal procuratore e dal presidente del Tribunale dei minori di Palermo, Maria Teresa Ambrosini e Adalberto Battaglia, e dal questore Pappalardo. Nei giorni scorsi i due preti lamentarono ritardi della giustizia.
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(10 marzo, 2002) Corriere della Sera
Lo scandalo dei preti pedofili Si dimette vescovo in Florida
Lo scandalo dei preti pedofili negli Usa ha fatto la sua prima vittima eccellente. È il vescovo di Palm Beach in Florida, Anthony O' Connell, 63 anni, che ieri ha rassegnato le dimissioni, chiedendo perdono, e confessando la propria «vergogna». Il vescovo ha ammesso di avere avuto rapporti sessuali con un seminarista tredicenne, 27 anni fa, a Hannibal nel Missouri.
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(4 aprile, 2002) Corriere della Sera
STATI UNITI
Accuse ai preti pedofili Denunciato il Vaticano
Il Vaticano è stato citato in giudizio in due cause intentate negli Usa da presunte vittime di pedofilia da parte di preti cattolici. Il Papa non è stato citato nelle denunce, dove si afferma che «la Santa Sede ha cospirato» con le diocesi cattoliche e gli ordini religiosi per trasferire
film Requiem (2006)
"Germania meridionale, anni Settanta. Michaela, 21 anni, lascia il paese per andare a studiare all'Università a Tubinga. La madre è contraria perché la ragazza soffre di epilessia ma il padre la agevola. La famiglia e` molto religiosa e Michaela comincia a soffrire di visioni di esseri che vogliono impedirle di accostarsi ai simboli della fede e alla preghiera. La sua patologia diventa sempre più preoccupante. La soluzione che la famiglia trova è di affidarla a un esorcista nonostante il parere contrario dell'anziano parroco che la vorrebbe invece far visitare da uno psichiatra. I fatti narrati nel film sono realmente accaduti e il pregio di Hans-Christian Schmid sta nel portarli sullo schermo senza falsi pregiudizi ma con la compassione profonda nei confronti di un 'caso' che poteva essere curato. Infatti non è la 'Chiesa' ad essere messa in discussione ma una sua lettura del disturbo psichico. Non è secondario infatti che sia il giovane sacerdote e non l'anziano ad insistere per l'esorcismo. Sostenuto da una notevole interpretazione offerta dalla giovane protagonista Sandra Huller il film fa propria la lezione del Loach di Family Life ma senza omaggi cinefili. Cerca cioè di raccontare un disagio profondo facendo leva sulla difficoltà (per chi sta intorno al malato psichico) di individuare talvolta la giusta terapia anche a causa di pregiudizi difficili da sradicare. "
Friday, August 17, 2007
"L'alternativa mediterranea"
Feltrinelli, Campi del sapere, Pagine: 664, Prezzo: Euro 40
"la Repubblica" , 14/07/2007
Massimiliano Panarari
Appello mediterraneo al dialogo tra civiltà
"Il “pluriverso mediterraneo” contro il “monoteismo atlantico” (e atlantista). Ancora una volta, si tratta di una questione di acque – come insegna l’intramontabile geopolitica – di Oceani (l’Atlantico, anche se gli interessi statunitensi si stanno sempre più spostando in direzione del Pacifico) opposti ai Mari (nella fattispecie, quello che dovrebbe costituire davvero il Mare nostrum). Un drappello di intellettuali e studiosi antiliberisti raccolti da Franco Cassano e Danilo Zolo, e accomunati dal vissuto nei paesi adagiati sulle due sponde del Mediterraneo, individuano senza mitizzazioni nella koiné “medi-terranea” (“tra le terre”) un robusto antidoto alla retorica (e alla tragica prammatica) dello scontro di civiltà che va per la maggiore tra le classi dirigenti anglosassoni. Delineando così L’alternativa mediterranea (slogan-manifesto e titolo del volume che annovera, tra gli altri, contributi del teorico della decrescita Serge Latouche, di Samir Amin, Bruno Amoroso, Raja Bahlul, Ali El Kenz, Predrag Matvejevi, Gustavo Gozzi), ovvero l’approccio multiculturalista e relativistico che, derivato dalla condivisione di uno spazio appartenente “a tutti e nessuno”, rigetta l’“integralismo dei continenti”. Dunque, l’ibridazione e la contaminazione delle culture, in una parola il meticciato contro il velenoso armamentario di purezza e integrità dei fondamentalismi, il peggiore dei quali appare attualmente agli autori quello di mercato. Tra inviti a scoprire senza pregiudizi il pensiero politico islamico contemporaneo (e il suo femminismo), denunce degli atteggiamenti neocolonialistici o, al meglio, paternalistici dell’Occidente e questione palestinese, un appello braudeliano al dialogo tra le civiltà, e una prospettiva (troppo) critica nei riguardi dell’universalismo liberal- progressista e modernista à la Habermas o à la Beck. "
L'ASCESA ALLA VETTA SUPREMA DELL'OLIMPO
Discorso di Ermete ad Asclepio
Dal Papiro magico di Tell el Amarna
Dieci sono, o Asclepio, le balze dell'Olimpo, poiché divina è la Decade, eal di sopra di esse sta l'inconoscibile Fato.Alla sommità siede la Suprema Triade : Zeus, Hera, con Athena glaucopide;essa costituisce l'Essere: Voce, Spirito, e Logos: su questa vetta splendeeternamente il Sole.Immediatamente al di sotto è la nona balza, sede di Febo, l'uccisore diPitone; soffio dello Spirito: egli vi risiede per sei mesi all'anno, quandoil Sole vi splende; quindi sta nel paese degl'iperborei. Su di essa sonoscolpiti i ventidue simboli del processo di indiamento: le tre modalità,ascendente, equilibrante e discendente; i sette pianeti e le dodicicostellazioni dello Zodiaco, e ciascuno di essi è spirito.Poco più oltre, ma allo stesso livello, l'ottava balza, sede di Artemide lacacciatrice, per sei mesi all'anno esposta ai raggi d'argento della Signoradel Cielo; da essa sgorga acqua divina di Argento Vivo emanante dalloSpirito. Ad essa si accede per la lunga ascesa corrente lungo tre pianidiversi come tre balze : settima, sesta e quinta; il piano del Padre attivo,quello della Madre passiva e quello del Fanciullo o medio.Essa corre per tre settimi nella parte umida, fredda e oscura dell'anno.Sacra a Poseidon, e per altri quattro nella parte luminosa e calda sacra aZeus Uranio.In questa risiedono, oltre alla Suprema Triade ed ai divini figli di Latona,l'ermafrodito Cillenio Ermes, il figlio di Maia, e la Diva Afrodite incompagnia del faretrato figli eletto Eros, la consorte del Cillopode Etneo,l'Efesto Panfano, signore del Fuoco, che vive sul limitare.Più giù, nella parte fredda e oscura, al confine con la linea del Fuocosegnata dall'Aurora, sta il divino Ares, l'Enialio, in compagnia di Deimos eFobos.Seguono poi la sede di Ades, Zeus Infero sposo della Divina Proserpina, equella di Crono, marito e fratello di Rea e padre di tutti gli Dei occultoRe dell'Età dell'Oro.Non di Dèi, ma di Titani sono sedi le quattro balze inferiori che solovedono la luce dell'Astro notturno, eccettuata la quarta, sede del caldoUrano, che vede il giorno in tempo di plenilunio. Opposta a questa la terza,sede della fredda e nera Gaia, che è detta la balza della Neomenìa. Allapenultima e all'ultima balza affrontate, il Secco Erebo e l'umida Notte.Su queste due e sulla quarta, abitano una per ciascuna le tre Graie, lefiglie di Ecate Triforme, che possiedono un solo occhio in comune e lo usanoa turno. Queste sono, o Asclepio, le dieci balze dell'Olimpo, poste aquattro livelli nella Sacra, Divina Tetractys, ciascuna fornita di una soladelle Tre Nature, esse sono appunto nel numero di Tre, poiché il Tre è lamisura della perfezione.Tre sono infatti le fasi della luna: neomena, crescente e calante o, inaltro senso, piena, calante e crescente. Tre sono le condizioni della luce:notte, giorno ed alba o tramonto, e tre le potenze del Sole: Oriente,Meridiano e Occidente, sicché abbiamo nove specie complessive di luce;queste poi si raggruppano in tre più generali distinzioni: lunare, mista esolare.E'' il tre, infatti, il numero della perfezione, ma esso si completa nelquattro : tu incontrerai ascendendo le sedi dei quattro Titani progenitoridegli Dèi e degli uomini, se avrai saputo dividerti fra Erebo e Notte,opposti e malefici come Scilla e Cariddi, novello Eracle al Bivio delle DueColonne.Seguiranno, nella zona umida e fredda ma non priva di luce, sacra aPoseidon, le sedi di Crono cui è sacro con Rea il Divino adelion; quella diZeus Stigio dai tre fiumi infernali, ed infine, al limite con la zonaluminosa, quella del bellicoso Ares.Al confine fra le due zone, l'oscura e la luminosa, è a uguale distanza frala sede di Ares e quella di Afrodite, che pure non distano fra loro più chele altre sedi di ciascun Nume l'una dall'altra: due ore di cammino umano, ose meglio vuoi, un anno di divina ascesa, è la sede di Efesio l'Arteficezoppo. Ma pure stando il pantano dio del Fuoco alla metà della distanza, ilrispetto al suo claudicare impone qui, per un'ora sola di cammino un annointero di ascesa.Un'altra ora, e un anno ancora ti occorreranno, o Asclepio, dalla sua sedealla balza della Ciprigna Afrodite, nata dalla spuma del mare, la diva madredel tespio, saettante Eros.Più in alto è la sede del figlio di Maia, il caducifero Ermete crisorrapide,inventore della Lira eptacorde, mentre all'ottava balza incontrerail'amfipira figlia di Latona, l'Episcopa Artemide, come alla nona l'amfipirocitaredo, vincitore di Pitone, ottavo degli Dei che avrai incontrato dopoi iTitani a compimento della sacra Ogdoade.Poiché è solo in grazia di lui, che vide Niobe trasformata in pietraavendone saettato i sei figli mentre la sorella Artemide ne saettava le seifiglie, che potrai attingere alla decima balza nella perfezione dei noveDei, e dopo il duodemplice cammino attorno alla Quercia Sacra Immortale daidodici frutti annuali, una ghianda per mese, essere accolto dalla Triadedivina del Sommo Zeus, l'Egioco padre degli Dei e degli uomini, con la suaSposa Hera, Madre e Regina, nel tripudio di Athena Glaucopide, CrisopliteIgyeia.
Thursday, August 16, 2007
BUDDISMO SANGUINARIO
<<
Lungi dalla percezione occidentale di una religione pacifica, il buddismo tibetano vanta una storia di oppressione e massacri, paragonabile all'occupazione cinese del Tibet. [...] La concezione propugnata dalla proliferazione della letteratura buddista è qualcosa a cui volevo credere, così come al resoconto ufficiale buddista su come il Buddismo sia diventato la teocrazia dominante in Tibet - ovvero che si sia trattato di una conquista affermatasi unicamente grazie all'ideologia e al dibattito;
[...] [...]
Facendo affidamento su tale storia ufficiale, siamo stati indotti a credere che in Tibet il buddismo divenne la religione dominante in virtù della pacifica conquista dei cuori e delle menti di una popolazione incolta e selvaggia, stanca di guerra e priva di credenze spirituali. Si tratta semplicemente di un falso storico. L'ascesa del buddismo al potere è altrettanto sanguinosa di quella della Chiesa Cattolica. Il Kalachakra non ebbe nulla a che fare con l'introduzione del buddismo in Tibet. Storicamente un giovane bramino, tale Tsi-lu-pa, insegnava il Kalachakra in India come metodo indù nel 966 d.C.; questo bramino non convertito insegnò il suo sistema cronologico al buddista indiano Na-ro-pa il quale lo introdusse in Tibet nel 1026 d.C. Questo significa che il Kalachakra Tantra non arrivò in Tibet se non 1.486 anni dopo l'epoca dichiarata nella propaganda buddista sopracitata;
[...] [...]
i monaci buddisti imprigionarono e scorticarono en masse i rappresentanti del sistema di credenze indigeno, che definiva Dong-ba, e di come le loro pelli venivano appese a seccare lungo le strade di Lhasa. Gli sciamani indigeni di quelle regioni non erano del tipo contemplato dalla prospettiva occidentale.[...] [...]costoro [gli sciamani indigeni, ndR] erano i letterati ed istruivano i figli delle famiglie facoltose; essi erano i matematici, gli scribi, gli scienziati, gli astronomi [...] Quanto più preparato era lo/a sciamano/a, tanto più elevato era il grado del funzionario che serviva [...] [...] proprio come gli sciamani, anche i Buddisti si facevano pagare per questi servizi e, dovendo mantenere, oltre a se stessi, l'intero monastero, praticavano prezzi più elevati [...] quindi far celebrare un rito ad uno sciamano spesso rappresentava la prassi più economica da seguire [...] [...] gli sciamani venivano considerati dei concorrenti commerciali e quindi i Buddisti diffusero voci secondo le quali essi erano malvagi ed erano assistiti da demoni. Alla fine si generò una paura tale da giustificare atrocità genocide [...] [...] A dispetto delle dottrine Buddiste di tolleranza, benevolenza e comprensione, l'anno 1.577 vide il primo editto anti-sciamani promulgato dal Khan mongolo su pressioni dei Buddisti; ebbero così inizio le atrocità contro gli sciamani [...] [...] Un precetto buddista prevede che liberare il mondo da persone che in futuro si riveleranno malvagie sia un atto onorevole. Padmasambhava, fondatore del Buddismo tibetano, ne fornì un esempio quando, ancora bambino, uccise un ragazzo del quale vide in anticipo gli abominevoli atti futuri [...] [...] questi presunti insegnanti venerabili e compassionevoli di una comunità devota all'illuminazione mi hanno dato la medesima risposta programmata: "Ma gli sciamani e i Bon-po erano malvagi, quindi se lo meritavano." Dal momento che ero stata indotta a credere che i Buddisti ritenessero che nulla fosse malvagio, ma soltanto non illuminato, la prima volta che ho sentito questa risposta ne sono rimasta sconvolta. [...] [...] Anche il Guhyasamaja Tantra prescrive che si infliggano lesioni mortali agli oppositori del Buddismo. "Si disegna un uomo o una donna con gesso, carboncino o simili. Si proietta l'immagine di un'ascia nella mano, quindi si proietta il modo in cui tagliare la gola". Una volta sottoposto il nemico a tale incantesimo, esso può essere avvelenato, reso schiavo o paralizzato [...] [...] La cultura indigena del Tibet prestava molta attenzione all'attività di poltergeist in età adolescenziale, in quanto ritenuta segno identificativo di un nuovo sciamano. Dorje Shugden ha l'appellativo di "Dralha 'i-rgyal-chen", "grande re del Dralha". [...] In un documento [...] si legge: "Chiunque si opponga alla politica del governo deve essere accuratamente individuato, contrastato e messo a morte. ...Quanto alle reincarnazioni di Trijang e Song Rinpoche, se non smetteranno di praticare il Dhogyal [Shugden] e si ritroveranno a contraddire la parola di Sua Santità il Dalai Lama, non solo non potremo più portar loro rispetto, ma la loro vita e le loro attività verranno distrutte. Questo è il nostro primo avvertimento". [...] Dopo aver letto questi rapporti sulla questione del Dorje Shugden, mi è balenata in mente una verità evidente: che in qualsiasi società il potere può essere mantenuto soltanto tramite mezzi spietati.
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La Cia e il Vaticano «attaccano» Wikipedia
La Cia e il Vaticano «attaccano» Wikipedia
Grazie ad un programma di controllo, il Wikipedia Scanner, l'enciclopedia on line open souce più famosa al mondo può risalire all'indirizzo Ip del computer che scrive le definizioni
ROMA – Interventi non proprio disinteressati venuti da computer di Cia, Vaticano e non solo sono stati scoperti da un nuovo sito specializzato nelle pagine di Wikipedia, l’enciclopedia 'open sourcè cui tutti possono avere accesso e che tutti, perciò, possono manipolare. Attraverso la rete della Central Intelligence Agency americana una mano ignota ha aggiunto commenti sarcastici alla scheda dedicata al presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, «bestia nera» dell’amministrazione Bush (l'esclamazione 'wahhhhh!' è stata inserita prima di un passaggio sulla campagna elettorale del leader iraniano). Da un computer del Vaticano, invece, come riferisce la BBC online un’altra mano sconosciuta ha fatto sparire riferimenti imbarazzanti dalla scheda su Gerry Adams, leader del partito cattolico nord-irlandese dello Sinn Fein, braccio politico dell’Ira fino a quando i guerriglieri non hanno deposto le armi. Il sito, chiamato Wikipedia Scanner, è un complesso strumento che permette di individuare le modifiche apportate agli oltre sei milioni di lemmi contenuti in quella che è stata definita «la nuova frontiera democratica del sapere». Lo scanner permette in sostanza di risalire al cosiddetto IP, l'identificativo informatico di ogni computer che accede a Internet. «Naturalmente non possiamo sapere anche chi ci sia alla tastiera», ha precisato Virgil Griffith, ricercatore del California Institute of Technology che ne è l’ideatore. Dalla scheda di Gerry Adams sono state in particolare cancellate alcune righe che rimandavano ad articoli di giornale pubblicati lo scorso anno stando ai quali le impronte digitali del leader cattolico sono state ritrovate su un’auto che nel 1971 venne utilizzata in un duplice omicidio. Su Wikipedia Scanner, Cia e Vaticano non sono certo i soli nomi illustri a comparire nella lunga lista nera dei manipolatori occulti della celebre enciclopedia online. Ci sono governi (Usa e Portogallo), multinazionali (Microsoft) organizzazioni internazionali (Onu, Amnesty International) e il gotha dei media (BBC, New York Times, Reuters). A volte i ritocchi sono veri e propri interventi a gamba tesa per far sparire dal web informazioni scomode, in altri casi sono chiaramente opera di qualche dipendente in vena di scherzi. Una delle schede prese maggiormente di mira è quella del presidente americano George W. Bush. Da un computer dell’agenzia Reuters qualcuno ha aggiunto la poco esaltante qualifica di «omicida di massa» alle note biografiche del capo della Casa Bianca. Da un Pc della BBC, qualcun altro ha modificato il secondo nome del presidente Usa da 'Walker' in 'wanker', termine estremamente volgare che in inglese denota una persona abitualmente dedita all’autoerotismo. Sempre da un computer della BBC la scheda dell’ex premier britannico Tony Blair è stata integrata con espressioni che lo qualificano come ubriacone e maniaco sessuale. Da un Pc delle Nazioni Unite è stata presa di mira la compianta giornalista italiana Oriana Fallaci, sulla cui scheda sono state inserite ingiurie varie tra cui quella di razzista. Lo Scanner è stato salutato con favore dalla casa madre di Wikipedia. «Noi siamo per la trasparenza più assoluta – ha detto un portavoce – e questo strumento per così dire ci fa salire di livello». Soggetta regolarmente ad accuse di imprecisione e scarsa affidabilità, Wikipedia continua in ogni caso a crescere. È pubblicata in varie lingue e dialetti (tra cui il siciliano e il napoletano) ed è tra i 10 siti più cliccati del mondo.16/8/2007
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dal sito: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_esteri_NOTIZIA_01.asp?IDNotizia=181856&IDCategoria=1
Monday, August 13, 2007
Lettera Pagana
di Ugo Gaudenzi - 10/07/2007 da "Rinascita"
Ogni volta che il cristianesimo, la morale cristiana, fa irruzione nel vivere politico e sociale di un angolo del mondo, si produce un trauma irreversibile. Si straccia la memoria di un popolo, si cancellano le sue origini, le sue tradizioni e il suo destino tramandati e disegnati da miti e culture, si apre uno iato di oscurità e di incertezza sul significato dell’essere, si fa strame di ogni volontà umana di eccellenza, si riduce l’esistenza delle persone e la storia delle genti all’attesa di un futuro altro, extraterreno, extra-fisico, extra-umano.Il PagusCerto, il cristianesimo - cattolico o ortodosso o protestante - non è certo l’unica macchina da guerra a lanciarsi contro quello che si ritiene “Il Nemico” perché non partecipe della sua fede. La malattia integralista e intollerante è propria di ogni religione “rivelata”. Rivelata, cioè, a-o-da Mosè o Budda o Cristo o Maometto.Ma è logico che la pubblicazione di una breve “lettera pagana” su queste pagine libere che girano di mano in mano in Italia o in Europa, non può che restringere alla deplorazione della morale e della religione cristiana il suo grido di allarme e di dolore. La presenza di una cultura di potere altra, estranea, parassita, che continua da duemila anni ad assorbire e deviare e mutare il senso delle cose in movimento, adeguando ed anche distorcendo di volta in volta i propri stessi “dogmi” per non perdere contatto con la naturale evoluzione culturale degli uomini e dei popoli, non è certo cosa da poco, una bagatella, una bazzecola. E abbiamo scelto un umile Pagus, un villaggio metaforico come le pagine centrali di Rinascita, per questo nostro ragionamento, sicuri di incontrare così l’attenzione, l’interesse e il confronto utile anche con quella parte dei nostri lettori che si richiama alla fede cristiana perché riuscita - noi, però, non sappiamo come: si tratterà di un atto di fede... - a separare quello che è di Dio, intimo, personale, con quello che è di Cesare, di tutti.Dio e Cesare“Il mio regno non è di questa terra”, afferma il Cristo. In realtà l’irruzione, nell’unicum romano, di una fede, quella cristiana, che dichiarava la necessità di separare il sistema teologico dal sistema politico, ha creato tra i popoli di Europa una ferita ancora non rimarginata, anzi una lacerazione che origina ancora oggi infinite fratture.Dall’introduzione di quel “duplice potere (Chiesa e Stato) è derivato un perpetuo conflitto giurisdizionale che ha reso impossibile ogni buona politica negli Stati cristiani; non si è mai potuto capire a chi, tra il sovrano e il sacerdote, si dovesse obbedire”, scriveva Jean Jacques Rousseau un secolo e mezzo fa. E nel X secolo a.U.c., Celso, il filosofo neoplatonico le cui opere furono distrutte durante le persecuzioni cristiane contro i pagani, non a caso nei suoi scritti esortava i cristiani almeno ad obbedire alle leggi dello Stato, a riconoscere l’autorità di Roma. Tacciando però il clero di aver romanzato e falsificato la storia di Gesù Cristo. Una storia “fabbricata”, sottolineava, perché è “noto a tutti che ciò che avete scritto è il risultato di continui rimaneggiamenti fatti in seguito alle critiche che vi venivano portate”.E Friedrich Nietzsche che vede nel cristianesimo originario soltanto un “piccolo movimento di ribellione” politica, “una conseguenza... dell’istinto ebraico, un'ulteriore conclusione della sua logica terrificante”.Però, “man mano che si diffondeva fra masse sempre più vaste, era necessario volgarizzare e barbarizzare il cristianesimo. Quest'ultimo ha assorbito le dottrine e i riti di tutti i culti sotterranei dell'imperium romanum e le assurdità di ogni sorta di mente malata. Il destino del cristianesimo sta nella necessità che la sua stessa fede diventi tanto malata, bassa e volgare quanto malati, bassi e volgari sono i bisogni che deve soddisfare”.Fede nell’Irreale Anche perché “nel cristianesimo, né la morale né la religione hanno punti in contatto con la realtà. Nient'altro che cause immaginarie («Dio», «anima», «io», «spirito», «libero arbitrio», ovvero il «non libero arbitrio»): solo effetti immaginari («peccato», «redenzione», «grazia», «castigo», «remissione dei peccati»). Un rapporto tra esseri immaginari («Dio», «spiriti», «anime»); una scienza naturale immaginaria (antropocentrica; una totale mancanza del concetto di cause naturali); una psicologia immaginaria (soltanto autofraintendimenti, interpretazioni di sentimenti generali piacevoli o spiacevoli, per esempio: «pentimento», «rimorso di coscienza», «tentazione del demonio», «cospetto di Dio»); una teleologia immaginaria (il «regno di Dio», il «giudizio universale», la «vita eterna»). Questo mondo puramente fittizio con suo grande svantaggio si distingue dal mondo dei sogni per il fatto che quest'ultimo rispecchia la realtà, mentre il primo la falsifica, la svaluta e la nega”.La Chiesa IeriFeroce distruttore dell’anima greco-romana, della civiltà antica, delle religioni nazionali, dei popoli pagani (cfr, le stragi dei sassoni, degli sciti), delle comunità “apostate” o “eretiche”, degli stessi principii di aequitas alle fondamenta del diritto romano, trasformati in leggi dove a garantire la giustizia -non più l’equità - è la Chiesa, intermediaria del divino, con codici e canoni giustinianei o longobardi o franchi che irrompono senza riguardi nel vivere sociale e individuale di ognuno, il cristianesimo scelse la nostra Europa quale terra di conquista. Agevolato in ciò dall’esistenza, attorno al Mediterraneo, di un’unica organizzazione sociale e politica, quella imperiale, da corrodere nel suo principale pilastro, la romana auctoritas, per conquistarne le spoglie anche a prezzo del suo progressivo indebolimento e del suo totale crollo.Ridotto al guinzaglio l’impero, nelle sue due anime, (i “due polmoni” dell’est e dell’ovest dei quali tanto ha parlato dal 1979 fino alla morte papa Wojtyla), non restava al clero che impossessarsi del potere dello Stato.Da tenere sotto la tutela del patriarca a Costantinopoli, e sotto la guida pastorale e temporale del papa a Roma. Anche a costo della prima grande scissione, quella del 1054 tra il papa Leone IX e il patriarca Michele Cerulario che si scomunicarono a vicenda rifiutando reciprocamente il primato dell’uno o dell’altro vertice ecclesiale.Europa capta, o “evangelizzata”, con donazioni e conquiste, crociate e roghi, successioni e decime, dispute e indulgenze, il cristianesimo non riuscì però a godere la pace. L’Islam, la religione monoteista concorrente, premeva ovunque, a ridosso dei limes, mentre all’interno d’Europa con il Rinascimento risorgeva l’antica cultura, quella stessa raccolta, a tratti, da un Federico di Svevia o da un Cola di Rienzo, perché soltanto dormiente sotto il sottile strato di idee e di concezioni del mondo importate nel nord del Mediterraneo da Gerusalemme e dall’Oriente.Si sa, nei peggiori momenti di crisi, il potere reagisce con il più classico dei mezzi: esorcizzando il pericolo con la divisione di quello che è o potrebbe essere il fronte avversario. A volte, addirittura, è lo stesso corpo a rischio a produrre degli anticorpi per frenare la sua fine.1517. Con le sue 95 tesi Martin Lutero dà inizio alla nuova frattura religiosa e politica dell’Europa.E’ Riforma, è Controriforma, è Concilio di Trento, è l’Inquisizione più dura, è Giordano Bruno. Ma poi anche Descartes, e poi Newton, e Diderot, e Hume e Kant. Ed è anche rivoluzione francese, moti di libertà, dichiarazioni di indipendenza, fine dei privilegi, delle guarentigie e del potere temporale del Vaticano.Il cristianesimo, come sempre, immediatamente scomunica, bolla d’infamia con i suoi “sigilli”, combatte a morte; se vince una battaglia restaura, se perde si adegua - a fatica e a posteriori, naturalmente - e traccia nuovi sentieri di compromesso culturale sul corpo martoriato della nostra più grande patria.La Chiesa OggiDal Concilio Vaticano II, la parola d’ordine del cristianesimo è “evangelizzazione”. Dell’Europa, si sottintende. Papa Montini, non a caso riprenderà il nome (Paolo VI) dell’apostolo la cui missione fu quella di convertire greci e romani. Papa Wojtyla sarà ancora più esplicito: l’Europa è la terra del cristianesimo, ma è anche lo scenario di una necessaria “nuova evangelizzazione”. Lo dirà infinite volte. E alle parole farà seguire i fatti: il Vaticano sarà - ed è tuttora oggi - in prima linea nel rivendicare le “radici cristiane” dell’Europa. Per confermare tali “radici” ecco affiancare all’occidentale Benedetto (VI secolo) gli orientali Cirillo e Metodio (IX secolo) quali patroni dell’Europa.Cioè proprio i distruttori delle primigenie radici d’Europa, corrotte e modificate secondo i voleri e i “valori” del cristianesimo.Particolare cura viene riservata alla Francia “figlia primogenita”... non a caso: la Francia è tuttora l’unica nazione europea che esplicitamente dichiari nella sua Costituzione il suo carattere laico. Accanto al martellante e ipocrita dichiarare “cristiane” le radici della civiltà europea, la Chiesa prima ha arraffato e fatto proprie le battaglie dei diritti dell’uomo e della solidarietà sociale -per adeguarsi - sempre a posteriori - all’ideologia dominante, poi ha impugnato la bandiera della “libertà religiosa” dichiarandola una tutela per ogni singolo uomo. E, pur affermando di non reclamare alcun privilegio per sé, precisa al tempo stesso che questa libertà religiosa non è una libertà come le altre, ma la radice stessa e il fondamento di tutte le altre libertà. Un diritto morale, quindi, per i cristiani, assoluto che sfugge per definizione al potere dello Stato.La Chiesa, così, non enuncia una legge ma si dichiara al di sopra della legge e moralmente obbligata a giudicare qualunque norma, qualunque atto di uno Stato laico sovrano. Poiché il Vangelo costituisce la totalità della verità sull’uomo, costoro deducono che sia retto e giusto che chi lo maneggia (loro stessi) possieda il diritto di giudizio e di veto su ogni atto pubblico di una Nazione. Basta leggere attentamente papa Ratzinger : la sua critica - giusta - al relativismo, non riapre affatto le porte a valori cardinali naturali, ma serve unicamente da volano per affermare la necessità della progettata riconquista cattolica dell’EuropaIn queste condizioni, in ogni angolo d’Europa, la società civile viene posta sotto il controllo dell’autorità dogmatica delle gerarchie vaticane. Che agiscono direttamente, attraverso le conferenze episcopali, e indirettamente, sollecitando la base, i movimenti del volontariato, le forme comunitarie neo-integraliste (non lefebvriane) o laico-missionarie, dai carismatici ai ciellini, all’Opus Dei. Un esercito di laici-consacrati capaci di agire nel mondo temporale sotto l’autorità di San Pietro...Ma queste sono le cronache della componente cattolica. Che si richiama ormai alle radici giudeo-cristiane della fede rivelata scimmiottando le sette protestanti più radicali. E a suo tempo più demonizzate. La “nuova evangelizzazione” cattolica dell’Europa incontra anche altri ostacoli sul suo cammino. In particolare la crescente diffidenza delle chiese cristiane ortodosse che non hanno di certo gradito la rinnovata campagna del Vaticano in un Est Europa considerato addirittura “terra di missione” e che denunciano a tinte forti questo (letterale) “imperialismo religioso”. Un’Europa che, si badi bene, per il Vaticano si arresta prima di Mosca, prima della “Terza Roma”, dichiarata più volte “fuori dai limes” o fuori dalla storia del cristianesimo “autentico”.Altro che un cristianesimo a “due polmoni”. Quello dell’est, quello di Mosca, è di fatto relegato dal Vaticano nella sua missione extra-europea, “universale”, mondialista.Giudeo-CristianiIl 13 aprile 1986, nella sinagoga di Roma, papa Wojtyla ebbe a a dichiarare “intrinseco” alla religione cristiana il giudaismo. Gli ebrei israeliti, quali “fratelli maggiori” dei cristiani. Non solo. Nel giugno del 1991 lo stesso papa dichiarava “un atto di giustizia storica” “la rinascita, di uno Stato ebreo dopo duemila anni”. E nel 2006 è stato papa Ratzinger a confermare ltale sintonia giudaico-cristiana.La realtà vera è che la chiesa, in particolare quella romana, ma più in generale il cristianesimo, è in profonda crisi. Non si tratta soltanto di crisi di vocazioni, di crisi di fede, di battesimi, di matrimoni. E’ che il crollo dell’ideologia comunista - anch’essa totalitaria, anch’essa conseguente ad un atto di fede - non ha portato al cristianesimo granché di nuova linfa. Il cristianesimo non è diventato un punto di riferimento. La Chiesa, le chiese cristiane, sono rimaste dei contenitori. Non hanno saputo indicare le nuove norme, i nuovi obiettivi, ad una società colta dal disagio del trapasso dei tempi.La Chiesa di Roma, poi, non ha portato nemmeno alle sue estreme conseguenze la riappropriazione delle sue radici giudaiche. E’ rimasta alle dichiarazioni di principio, all’evocazione del“pentimento” (il concetto ebraico di teshuva) . Ben oltre e ben più, in questa direzione, hanno fatto le sette protestanti oggi alla guida dell’Occidente. Il conflitto di civiltà oggi in essere, per il Vaticano, resta quello con l’Europa precristiana.Lasciamo parlare un principe dei teologi, Monsignor Lustiger, in prima linea da decenni nell’indicare la necessità di “ri-evangelizzare” l’Europa: “Gli antichi greci e romani non esistono più... la svolta della storia europea è stata il decesso di queste civiltà... che sussistono assimilate dai popoli che ne sono nati... L’incontro con la Bibbia... fu una lotta e resta una lotta... la lotta spirituale contro il paganesimo che segna l’intero uomo nella sua nascita carnale è l’obiettivo permanente dell’evangelizzazione”...Alain de Benoist, chiosa: in Europa “il Grande Pan sarebbe dunque morto per sempre... anche se bisogna continuare ad ucciderlo.Evangelizzare significherebbe dunque scongiurare un pericolo sempre rinascente, anche nel momento in cui si pretende che sia definitivamente sparito”.La Chiesa è stata per secoli l’ente supremo che, ovunque in Europa, dettava le regole nel triplice registro delle credenze, dei valori e dei comportamenti, anche alle nazioni. Questa epoca è passata. Non esiste, fortunatamente, più. La separazione tra Chiesa è Stato è un fatto. Tra gli stessi cristiani, lo si vede ogni giorno, credere non significa più obbedire. Tutto è opinabile. Nella sfera privata nulla è più “regolato”, o comandato, dai precetti cristiani. Si divorzia quando si ritiene giusto divorziare, si interrompe una gravidanza o si accettano manipolazioni genetiche seguendo i propri desideri, le proprie convinzioni. Non c’è bisogno di attivare moti razionalisti, laicisti, anticlericali. La fine del cristianesimo è nel disinteresse dei suoi stessi stanchi fedeli.
Dioniso: quell’irresistibile divino ubriaco
di Roberto Mussapi - 12/07/2007 da "il giornale"
Dioniso è uno degli dèi più complessi, affascinanti e misteriosi della religione greca. Dio della vite e quindi del vino, è vitale, creante, un potente generatore e trasformatore dell’essere, di cui le icone popolari del dio Bacco grasso e rubicondo con il fiasco in mano, nelle insegne di tante (peraltro compiante) trattorie sono la versione modificata in un mondo in cui il significato di quel dio si è perduto. Un po’ come accadde con le sirene, in origine terribili uccelli incantatori che trascinavano nell’abisso i naviganti e poi, nel Novecento, prosperose donne pesce affisse alle insegne di stabilimenti balneari.Dioniso, o Bacco, è ben altro: nelle Heroides di Ovidio, splendido poema in cui parlano donne del mito dal tragico destino, una di esse, Arianna, principessa di Creta, racconta l’abbandono di Teseo che aveva salvato dal labirinto col famoso filo, la sua solitudine sull’isola di Nasso, l’apparizione di Dioniso. La consolò, congiungendosi a lei e tramutandola in stella.Ma il prodigio più originale e indicativo del dio si incontra nel capolavoro di Ovidio, Le metamorfosi, in cui Dioniso trasforma in pesci dei marinai che lo avevano schernito. Dopo il bivacco su una spiaggia, nei pressi di Capri, la cena con le triglie e le murene arrostite, il molto vino e il sonno pesante, al mattino i pescatori, imbattutisi in un ragazzino evidentemente ancora stordito da una bevuta, barcollante, lo avevano immediatamente catturato e portato a bordo, decisi ad approfittarne. All’improvviso il giovane, come se si fossero dissolti di colpo i fumi del vino, biascicò qualche parola e, tra le risate dell’equipaggio, il suo volto s’incoronò di grappoli d’uva, il suo sguardo divenne sfavillate e irridente, e attorno a lui apparvero dal nulla tigri, linci e pantere.I remi erano impigliati in un’edera invincibile e sorta d’incanto dal fondo del mare, la barca non si muoveva. Allora disperatamente i pescatori si buttarono in mare. Appena toccate le onde, uno prese a scurirsi nel corpo e a piegarsi con un’evidente curvatura della spina dorsale, mentre la bocca di un altro si allargava in quella di un grosso pesce, e il suo corpo si copriva di squame. E un altro vide i propri arti mutarsi in pinne, e poi i suoi occhi arrotondarsi e gonfiarsi come quelli delle cernie. Un altro si trovò a saltare nell’acqua in modo inconsueto: era diventato un delfino. Dioniso aveva operato il suo incantesimo in mare, gli uomini che avevano oltraggiato il divino ora erano riportati a una vita precedente, originaria.Dioniso, cui è dedicato l’interessante saggio di Massimo Fusillo, Il dio ibrido (Il Mulino, pagg. 272, euro 23) è spesso evocato, citato, reinventato in altre forme, a significare, per lo più in modo generico, la forza travolgente dell’estasi irrazionale, contrapposta alle ragioni armoniche della forma e dell’ordine, seguendo, in modo sommario, la contrapposizione resa celebre da Nietzsche, che vedeva nel mondo greco non la sola dimensione apollinea, quieta e serena, ma anche la sua irriducibilmente agonistica conflittualità con l’opposto spirito dionisiaco, distruttore e insieme rigenerante.Lo studio si sofferma sul significato moderno, anzi contemporaneo di Dioniso che sarà associato ora allo spirito eversivo e utopistico del ’68, ora a nuove forme di conoscenza e spettacolo, come precedentemente, sotto l’influenza del tedesco Walter Otto, era stato in qualche misura accostato a un rinascente paganesimo, non privo di inquietanti relazioni con la cultura che giustificò il nazismo.Il grande storico Vernant pone Dioniso al centro del mistero dei greci, con Medusa e Artemide, divinità orientali, a sottolineare come essi sappiano accogliere il diverso anche nella piazza della polis, mentre la tragedia greca, con Le baccanti di Euripide, ne offre una versione complessa, polivalente, incessantemente interrogata dal teatro fino a esempi recentissimi e memorabili, come quello di Ronconi. Ma esiste anche una lettura di Dioniso, il dio della vite, dell’ebbrezza, del vino, e quindi del sangue, come essere di natura cristica, nato in una civiltà precristiana. Certo in nome di Dioniso nasce la tragedia greca che è essenzialmente un rito propiziatorio, promessa di vita e rigenerazione, e Dioniso si rivela dio del teatro non in quanto finzione ingannevole, ma al contrario finzione necessaria a vedere il vero, strappato il velo delle apparenze ingannevoli: un dio consustanziato alla vita nella sua essenza.
La «generazione rubata» degli aborigeni
di Marina Forti - 07/08/2007
da "Il Manifesto"
La «generazione rubata» degli aborigeni australiani ha segnato una vittoria legale che segnerà un precedente. Per la prima volta un tribunale ha riconosciuto a un cittadino di origine aborigena, il signor Bruce Trevorrow, un compenso finanziario per essere stato tolto ai suoi genitori quando aveva pochi mesi di vita, nel 1958, e dato in adozione a una famiglia «bianca». La Corte suprema dello stato della South Australia ha riconosciuto che toglierlo ai genitori naturali senza il loro consenso è stato un atto illegale, e ha decretato che l’uomo riceverà la somma di 525 mila dollari australiani (446 mila dollari Usa) come risarcimento.La sentenza ha un’importanza che va oltre il caso individuale perché la sorte di Bruce Trevorrow, che oggi ha 50 anni, è stata condivisa da decine di migliaia di bambini aborigeni in Australia - quelli che vengono chiamati la «generazione rubata». Rubata, perché la politica di assimilazione degli aborigeni, avviata a metà dell’800 e proseguita fino agli anni ’60 del 1900, consisteva nel togliere i bambini ancora piccolissimi alle loro famiglie per metterli in orfanostrofi o istituzioni religiose o affidarli a famiglie adottive, dove sarebbero stati educati alla cultura «bianca» anglosassone senza interferenze e senza nulla sapere delle proprie origini. Non una dunque ma molte generazioni di aborigeni sono state "rubate", perché la pratica è durata oltre un secolo: si pensi che ancora negli anni ’60 lo status giuridico dei discendenti aborigeni ricadeva nelle leggi di «protezione della flora e della fauna». Nel 1971 lo stato australiano ha formalmente messo fine alla politica di assimilazione: l’Australia però fa ancora fatica a fare i conti con questo aspetto del suo passato. Solo nel 1992 una sentenza della Corte suprema ha spazzato via la nozione ufficiale che il continente oceanico fosse disabitato quando per la prima volta arrivarono i colonizzatori europei, nel 1788 (secondo gli storici allora gli aborigeni erano circa 2 milioni e oggi sono circa 300mila, su 17 milioni di australiani: il 2,4% della popolazione). Nel ’94 il governo ha affidato alla Commissione nazionale per i diritti umani una speciale inchiesta sulla politica di assimilazione: chiarire il passato, si disse, era necessario per giungere alla «riconciliazione» tra i discendenti dei colonizzati e dei colonizzatori, gli aborigeni e i «bianchi» anglosassoni. Per tre anni la commissione raccolse testimonianze impressionanti sotto la guida del Commissario alla giustizia sociale Mick Dodson. Poi nel 1997 presentò al governo un rapporto di 700 pagine, sotto il titolo «Riportarli a casa» (Bringing them home). E’ allora che la parola genocidio è infine comparsa in un atto ufficiale: «La sistematica discriminazione razziale e il genocidio non possono essere banalizzati», «l’Australia deve pagare il suo debito». La Commissione aveva indagato anche il presente degli aborigeni: una minoranza esclusa, discriminata e impoverita, il gruppo sociale più facilmente disoccupato, homeless, con i tassi di istruzione più bassi... Gli aborigeni, diceva il rapporto, pagano le conseguenze della politica di assimilazione forzata in termini di disadattamento sociale, disfacimento del tessuto comunitario, alcoolismo, tossicodipendenza.Dieci anni dopo, ancora nessun premier australiano ha pronunciato le scuse formali della nazione ai figli dei suoi abitanti originari, come ha fatto invece la Conferenza episcopale già nel ’96. I discendenti degli aborigeni restano una minoranza esclusa. La recente proposta di vietare la vendita di alcool e mandare l’esercito nelle comunità aborigene per mettere fine alla violenza sui minori è stata denunciata come un segno del razzismo istituzionale nei loro confronti.Né scuse, né risarcimenti: ancora ieri il ministro federale per gli Affari indigeni, Mal Brough, ha dichiarato che non ci sarà un programma nazionale di compensi per i membri dell’ultima «generazione rubata». Se ne occupino gli stati e la chiesa, ha aggiunto.