Sunday, February 07, 2016

Sul sacrificio greco e quello cristiano

Tra i tanti libri che ho in lettura c’è “La cucina del sacrificio in terra greca”, è un testo interessante che offre spunti interessanti e che permette di comprendere il simbolismo di certi rituali, non solo dei riti della religiosità greca. La lettura di alcune pagine mi ha fatto meglio comprendere il significato del rituale cristiano del lavare i piedi. I cristiani ci raccontano che questo è un segno di grande umiltà, ma è proprio così?  Leggiamo “la vasca d’acqua pura posta al suolo è allo stesso titolo dell’altare un luogo sacrificale … è dunque importante trasportare l’acqua necessaria per ottenere il consenso della vittima … una specie di catino, serve a presentare l’acqua all’officiante, il quale, immergendovi le mani, aspergerà la bestia con le gocce mortifere”.  Nelle raffigurazioni greche è rilevabile un “recipiente destinato al lavaggio dei piedi … può abbeverare, fuori dallo spazio sacrificale, l’animale scelto come vittima. Terribilmente ambigua, resta il segno addolcito ma sicuro della morte: la bestia viene tenuta pacificamente in vita con lo stesso strumento che in futuro la condurrà ad accettare la sua posizione di vittima.”  Sappiamo che nei sacrifici greci  pelle e le ossa sono la parte dell’animale destinata agli Dei, un particolare valore acquistano le ossa più lunghe, nel libro, nel descrivere un rito, leggiamo: “Tre pezzi della coscia tagliata pendono sulla tavola, mentre i due mageiroi si apprestano a estrarre il femore dalla parte ancora intera”.
Il cristianesimo rappresenta l’inversione di ogni normale religiosità. I greci sacrificavano gli animali, i cristiani sacrificano gli uomini. I cristiani, del sacro, hanno pervertito ogni significato e simbolo.
I cristiani con l’acqua del battesimo sostengono di “tenere in vita” gli uomini, e quando gli lavano i piedi si apprestano a consacrarle per sacrificarle al loro inventato dio.

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