Monday, August 13, 2007

Dioniso: quell’irresistibile divino ubriaco

Dioniso: quell’irresistibile divino ubriaco
di Roberto Mussapi - 12/07/2007 da "il giornale"

Dioniso è uno degli dèi più complessi, affascinanti e misteriosi della religione greca. Dio della vite e quindi del vino, è vitale, creante, un potente generatore e trasformatore dell’essere, di cui le icone popolari del dio Bacco grasso e rubicondo con il fiasco in mano, nelle insegne di tante (peraltro compiante) trattorie sono la versione modificata in un mondo in cui il significato di quel dio si è perduto. Un po’ come accadde con le sirene, in origine terribili uccelli incantatori che trascinavano nell’abisso i naviganti e poi, nel Novecento, prosperose donne pesce affisse alle insegne di stabilimenti balneari.Dioniso, o Bacco, è ben altro: nelle Heroides di Ovidio, splendido poema in cui parlano donne del mito dal tragico destino, una di esse, Arianna, principessa di Creta, racconta l’abbandono di Teseo che aveva salvato dal labirinto col famoso filo, la sua solitudine sull’isola di Nasso, l’apparizione di Dioniso. La consolò, congiungendosi a lei e tramutandola in stella.Ma il prodigio più originale e indicativo del dio si incontra nel capolavoro di Ovidio, Le metamorfosi, in cui Dioniso trasforma in pesci dei marinai che lo avevano schernito. Dopo il bivacco su una spiaggia, nei pressi di Capri, la cena con le triglie e le murene arrostite, il molto vino e il sonno pesante, al mattino i pescatori, imbattutisi in un ragazzino evidentemente ancora stordito da una bevuta, barcollante, lo avevano immediatamente catturato e portato a bordo, decisi ad approfittarne. All’improvviso il giovane, come se si fossero dissolti di colpo i fumi del vino, biascicò qualche parola e, tra le risate dell’equipaggio, il suo volto s’incoronò di grappoli d’uva, il suo sguardo divenne sfavillate e irridente, e attorno a lui apparvero dal nulla tigri, linci e pantere.I remi erano impigliati in un’edera invincibile e sorta d’incanto dal fondo del mare, la barca non si muoveva. Allora disperatamente i pescatori si buttarono in mare. Appena toccate le onde, uno prese a scurirsi nel corpo e a piegarsi con un’evidente curvatura della spina dorsale, mentre la bocca di un altro si allargava in quella di un grosso pesce, e il suo corpo si copriva di squame. E un altro vide i propri arti mutarsi in pinne, e poi i suoi occhi arrotondarsi e gonfiarsi come quelli delle cernie. Un altro si trovò a saltare nell’acqua in modo inconsueto: era diventato un delfino. Dioniso aveva operato il suo incantesimo in mare, gli uomini che avevano oltraggiato il divino ora erano riportati a una vita precedente, originaria.Dioniso, cui è dedicato l’interessante saggio di Massimo Fusillo, Il dio ibrido (Il Mulino, pagg. 272, euro 23) è spesso evocato, citato, reinventato in altre forme, a significare, per lo più in modo generico, la forza travolgente dell’estasi irrazionale, contrapposta alle ragioni armoniche della forma e dell’ordine, seguendo, in modo sommario, la contrapposizione resa celebre da Nietzsche, che vedeva nel mondo greco non la sola dimensione apollinea, quieta e serena, ma anche la sua irriducibilmente agonistica conflittualità con l’opposto spirito dionisiaco, distruttore e insieme rigenerante.Lo studio si sofferma sul significato moderno, anzi contemporaneo di Dioniso che sarà associato ora allo spirito eversivo e utopistico del ’68, ora a nuove forme di conoscenza e spettacolo, come precedentemente, sotto l’influenza del tedesco Walter Otto, era stato in qualche misura accostato a un rinascente paganesimo, non privo di inquietanti relazioni con la cultura che giustificò il nazismo.Il grande storico Vernant pone Dioniso al centro del mistero dei greci, con Medusa e Artemide, divinità orientali, a sottolineare come essi sappiano accogliere il diverso anche nella piazza della polis, mentre la tragedia greca, con Le baccanti di Euripide, ne offre una versione complessa, polivalente, incessantemente interrogata dal teatro fino a esempi recentissimi e memorabili, come quello di Ronconi. Ma esiste anche una lettura di Dioniso, il dio della vite, dell’ebbrezza, del vino, e quindi del sangue, come essere di natura cristica, nato in una civiltà precristiana. Certo in nome di Dioniso nasce la tragedia greca che è essenzialmente un rito propiziatorio, promessa di vita e rigenerazione, e Dioniso si rivela dio del teatro non in quanto finzione ingannevole, ma al contrario finzione necessaria a vedere il vero, strappato il velo delle apparenze ingannevoli: un dio consustanziato alla vita nella sua essenza.

La «generazione rubata» degli aborigeni

La «generazione rubata» degli aborigeni
di Marina Forti - 07/08/2007
da "Il Manifesto"
La «generazione rubata» degli aborigeni australiani ha segnato una vittoria legale che segnerà un precedente. Per la prima volta un tribunale ha riconosciuto a un cittadino di origine aborigena, il signor Bruce Trevorrow, un compenso finanziario per essere stato tolto ai suoi genitori quando aveva pochi mesi di vita, nel 1958, e dato in adozione a una famiglia «bianca». La Corte suprema dello stato della South Australia ha riconosciuto che toglierlo ai genitori naturali senza il loro consenso è stato un atto illegale, e ha decretato che l’uomo riceverà la somma di 525 mila dollari australiani (446 mila dollari Usa) come risarcimento.La sentenza ha un’importanza che va oltre il caso individuale perché la sorte di Bruce Trevorrow, che oggi ha 50 anni, è stata condivisa da decine di migliaia di bambini aborigeni in Australia - quelli che vengono chiamati la «generazione rubata». Rubata, perché la politica di assimilazione degli aborigeni, avviata a metà dell’800 e proseguita fino agli anni ’60 del 1900, consisteva nel togliere i bambini ancora piccolissimi alle loro famiglie per metterli in orfanostrofi o istituzioni religiose o affidarli a famiglie adottive, dove sarebbero stati educati alla cultura «bianca» anglosassone senza interferenze e senza nulla sapere delle proprie origini. Non una dunque ma molte generazioni di aborigeni sono state "rubate", perché la pratica è durata oltre un secolo: si pensi che ancora negli anni ’60 lo status giuridico dei discendenti aborigeni ricadeva nelle leggi di «protezione della flora e della fauna». Nel 1971 lo stato australiano ha formalmente messo fine alla politica di assimilazione: l’Australia però fa ancora fatica a fare i conti con questo aspetto del suo passato. Solo nel 1992 una sentenza della Corte suprema ha spazzato via la nozione ufficiale che il continente oceanico fosse disabitato quando per la prima volta arrivarono i colonizzatori europei, nel 1788 (secondo gli storici allora gli aborigeni erano circa 2 milioni e oggi sono circa 300mila, su 17 milioni di australiani: il 2,4% della popolazione). Nel ’94 il governo ha affidato alla Commissione nazionale per i diritti umani una speciale inchiesta sulla politica di assimilazione: chiarire il passato, si disse, era necessario per giungere alla «riconciliazione» tra i discendenti dei colonizzati e dei colonizzatori, gli aborigeni e i «bianchi» anglosassoni. Per tre anni la commissione raccolse testimonianze impressionanti sotto la guida del Commissario alla giustizia sociale Mick Dodson. Poi nel 1997 presentò al governo un rapporto di 700 pagine, sotto il titolo «Riportarli a casa» (Bringing them home). E’ allora che la parola genocidio è infine comparsa in un atto ufficiale: «La sistematica discriminazione razziale e il genocidio non possono essere banalizzati», «l’Australia deve pagare il suo debito». La Commissione aveva indagato anche il presente degli aborigeni: una minoranza esclusa, discriminata e impoverita, il gruppo sociale più facilmente disoccupato, homeless, con i tassi di istruzione più bassi... Gli aborigeni, diceva il rapporto, pagano le conseguenze della politica di assimilazione forzata in termini di disadattamento sociale, disfacimento del tessuto comunitario, alcoolismo, tossicodipendenza.Dieci anni dopo, ancora nessun premier australiano ha pronunciato le scuse formali della nazione ai figli dei suoi abitanti originari, come ha fatto invece la Conferenza episcopale già nel ’96. I discendenti degli aborigeni restano una minoranza esclusa. La recente proposta di vietare la vendita di alcool e mandare l’esercito nelle comunità aborigene per mettere fine alla violenza sui minori è stata denunciata come un segno del razzismo istituzionale nei loro confronti.Né scuse, né risarcimenti: ancora ieri il ministro federale per gli Affari indigeni, Mal Brough, ha dichiarato che non ci sarà un programma nazionale di compensi per i membri dell’ultima «generazione rubata». Se ne occupino gli stati e la chiesa, ha aggiunto.

Saturday, August 04, 2007

le verità in tasca della chiesa ma perché dobbiamo crederci tutti?

Liberazione 26.7.07
Il medico di Welby prosciolto, un passo avanti.
Ma resta tanto da fareEmbrione e vita,
le verità in tasca della chiesa ma perché dobbiamo crederci tutti?
di Carlo Flamigni

Non ha ceduto alle pressioni della Chiesa il Gup che lunedì ha prosciolto definitivamente Mario Riccio, il medico di Welby che staccò la spina. Ma perché in Italia bisogna lottare anche per garantire norme elementari in un qualsiasi paese civile?Diritto all'eutanasia, che pena aver bisogno di giudici coraggiosiIl commento di Maurizio Mori alla decisione del Gup di chiudere definitivamente il procedimento nei confronti di Riccio, accusato, se non sbaglio, di omicidio del consenziente, è stato intitolato dall' Unità "Lode a un giudice che non ha avuto paura". Non ho capito subito quanto questo titolo mi dispiacesse, non so se accade anche a voi di arrivare alle conclusioni con ritardo, quando si tratta di cose sgradevoli, ho bisogno di rimuginarci un po'. Dunque, abbiamo bisogno di uomini coraggiosi, magari di eroi, persone delle quali un paese civile non deve, almeno in linea di principio, sentire la mancanza.Siamo dunque un paese a civiltà limitata, un paese che vive sotto la dittatura dell'embrione, della sacralità della vita, delle verità rivelate, e che non riesce a far valere i fondamentali diritti dei suoi cittadini, quello all'autodeterminazione, ad esempio, o quello alla libertà di coscienza, o persino quello di poter godere dei privilegi considerati come assolutamente elementari in un qualsiasi stato laico. E tutto ciò per una ragione francamente assurda: le ipotesi, le speranze, i convincimenti di alcuni, pur essendo le mille miglia lontane da qualsiasi possibilità di essere dimostrati veri (non credo francamente che la fede sia una testimonianza attendibile in un qualsiasi tribunale civile minimamente "coraggioso") sono stati trasformati in leggi dello stato e costringono persone convinte di essere portatrici di differenti verità - o di nessuna verità - a ubbidire e a comportarsi in modi che queste stesse persone considerano indecorosi e sbagliati. Così si impone a cittadini che non credono nell'esistenza di dio di considerare la vita come un dono, uno strano dono invero visto che non possiamo disporne e dobbiamo risponderne a qualcuno.Nello stesso modo viene imposto a persone che non credono in dio il principio secondo il quale la vita è sacra e inviolabile e deve essere accettata comunque, qualsiasi cosa ci faccia, qualsiasi sofferenza comporti, e che comunque il dolore è salvifico, e ci sono remunerazioni che ci aspettano, purchè…Quali siano le conclusioni di questa anomalia - un convincimento personale che diviene norma di comportamento per tutti (e insisto nel dichiarami del tutto disinteressato al valore rivelatore della fede, pur essendo consapevole della sua utilità sociale) - è sotto gli occhi di tutti: non possiamo disporre della nostra esistenza; è praticamente inutile che predisponiamo un testamento biologico perché un qualsiasi medico potrebbe decidere di ignorarlo con la scusa dell'"obiezione di conoscenza" (cioè la convinzione che non conoscevamo abbastanza bene le conseguenze delle nostre scelte, secondo l'opinione del Comitato di Bioetica); che se accettiamo, in un momento di smarrimento, un qualsiasi tipo di supporto vitale, dopo non ce ne libereremo più, e così via. Pensate al ridicolo e squallido scempio che si riesce a fare dei corpi dei trapassati, gusci vuoti di persone che non li abitano più, ma che non hanno capito che il trasloco deve essere definitivo, guai a lasciare un cuore che batte ancora, qualche cretino che te lo infila in un macchinario complicato si trova sempre, così, tanto per nascondere per un po' il malato alla morte, far finta che la malattia non sappia più vincere.Non v'è dubbio che credere in dio, in un qualsiasi dio, e persino aspirare a credere in dio, crea stranieri morali ed è origine di conflitti che possono rivelarsi disastrosi. Questi conflitti possono essere esacerbati da politiche religiose avventurose o da analisi sbagliate delle aspirazioni e dei comportamenti. E' avventuroso scegliere la strada dell'etica della verità, abbandonare la compassione in favore della pietà, ignorare le ragioni degli altri e cercare di umiliarli (ecco le chiese che diventano sette), come sta facendo da un paio di papi la chiesa cattolica. E' sbagliatoimmaginare che i milioni di musulmani che vivono in Europa accetteranno per sempre di vivere la loro fede nell'intimità delle famiglie e non cercheranno piuttosto di viverla pubblicamente. Tutto ciò genera conflitti e sappiamo bene quale può essere il risultato dei contrasti che possono sorgere tra le religioni. E' per questo che abbiamo molto più bisogno di uomini saggi che di uomini coraggiosi. La convivenza degli stranieri morali è possibile solo se tutte le posizioni sono ugualmente rispettate e se lo stato si limita a questo rispetto e non interviene nei conflitti se non come mediatore. L'etica della verità dell'attuale pontefice entra in conflitto con le verità degli altri, anche perché ha bisogno che i suoi dogmi siano confermati dalle leggi (ecco la ragione per cui i cattolici si sono tanto battuti per la legge sulla procreazione assistita, a costo di doverne accettare le incongruenze) così come ha bisogno che lo stato non approvi norme che li contraddicano (ed ecco perché non verrà mai approvata una legge accettabile sulle famiglie di fatto). Sembra che nessuno ricordi più che Abbagnano affermava che uno Stato che legifera tenendo presenti gli interessi di una specifica ideologia a danno delle altre si macchia di immoralità.Rispetto è una parola molto più complicata di quanto possa sembrare a prima vista: esige anzitutto laicità da parte di tutti, il che significa che, quali che siano le nostre convinzioni, dobbiamo accettare il fatto che esse non ci danno il diritto a considerarci gli unici a conoscere la verità, una forma di presunzione stupida, prima ancora che intollerabile. D'altra parte, di cose illuminate dalla verità ne esistono ben poche, e il nostro rapporto quotidiano è con realtà che vivacchiano nella penombra dell'incertezza o del momentaneo consenso. Stupisce tutti la violenza che è presente, senza alcun infingimento, nel pensiero dei fondamentalismi religiosi, che considera gli altri, i diversi, come infedeli che vivono nell'errore e che rappresentano una minaccia per il trionfo della verità. Questi sentimenti, e persino la decisione di considerare questi infedeli come fratelli che sbagliano e far scendere su di loro il peso intollerabile della pietà - il sentimento che scende dall'alto e prelude al perdono, non la disinteressata condivisione della sofferenza che chiamiamo compassione - sono la dimostrazione dell'assenza totale di rispetto.Del resto, tutto ciò rappresenta la base del proselitismo, una violenza morale che non tiene in alcun conto la cultura, le opinioni e le scelte degli altri e che diventa addirittura violenza quando si verifica attraverso rapporti impropri e sbilanciati per ragioni economiche o psicologiche.Dunque, non è civile una convivenza come quella attuale, che vede alcuni di noi costretti a vivere secondo ideologie che fondamentalmente disprezziamo. Mi sembra quindi necessario non frammentare la discussione, evitare di combattere battaglie parziali e di retroguardia che riguardano oggi la vita, domani la morte e dopo ancora chissà: il problema è complessivo e riguarda la laicità dello stato, i rapporti con le religioni, il confronto tra le differenti culture, e deve essere trattato come un unico soggetto. Penso che abbia ragione Mori: c'è bisogno, oggi, di uomini coraggiosi se vogliamo, domani, poter fare a meno di loro.

Le tasse e i silenzi della Chiesa

Curzio Maltese: Le tasse e i silenzi della Chiesa
Tratto da “la Repubblica”, 2 agosto 2007
Nell’intervista a “Famiglia Cristiana” in edicola, il premier Romano Prodi pone un interessante quesito: “Un terzo degli italiani evade le tasse. Tutti facciano la loro parte, a cominciare dagli educatori, scuola e Chiesa. Perché, quando vado a messa, questo tema non è mai toccato nelle omelie? Eppure ha una forte carica etica. Possibile che su 40 milioni di contribuenti sono solo 300 mila quelli che dichiarano più di 100 mila euro?”. Dall’alto dei trecentomila Paperoni d’Italia si può forse azzardare una risposta al dilemma prodiano: non sarà magari perché la Chiesa è la prima a non pagare le tasse? Non si può certo parlare di evasione e neppure di elusione. L’imponente evasione fiscale della Chiesa cattolica, come forse Prodi saprà e comunque dovrebbe sapere, è infatti legalizzata da un regime di privilegi contrario alla Costituzione e alle normative europee sulla concorrenza e circondato dall’omertà dello stesso governo e delle fonti d’informazione. Il 15 giugno scorso “Repubblica” ha rivelato che la Commissione europea aveva avviato un processo contro il governo italiano per il regalo dell’Ici alla Chiesa cattolica. Conservato dai decreti Bersani, nonostante una sentenza della Corte Costituzionale, sotto l’ipocrita formula dell’esenzione agli “esercizi non esclusivamente commerciali”. Nel caso degli enti ecclesiastici, in pratica tutti. La notizia, confermata da Bruxelles e di sicuro interesse pubblico, senza contare la “forte carica etica”, non è stata commentata da nessun esponente del governo né citata da alcuna fonte d’informazione laica, giornali o telegiornali. Con una sola, significativa eccezione. “Il Sole 24 Ore”, senza citare la fonte primaria, ha direttamente affidato la difesa del regalo alla Chiesa a un articolo di Enrico De Mita, professore di diritto e fratello del più noto Ciriaco. La tesi difensiva di De Mita, già smontata da una documentatissima replica dei fiscalisti Carlo Pontesilli e Alessandro Nucara, correttamente pubblicata dal giornale della Confindustria, partiva da un’ironica osservazione: “A chi farebbe concorrenza la Chiesa?”. Gli esempi in realtà sono infiniti. A cominciare dall’università dove insegna diritto l’ottimo professor De Mita, il Sacro Cuore di Milano, con le sue lussuose rette. Stiamo parlando di migliaia di esercizi commerciali, cliniche e scuole private, alberghi mascherati da “ostelli per la gioventù”, cinema, teatri. A Roma le proprietà (esentasse) ammontano, secondo alcune stime, al 22 per cento dell’intero patrimonio immobiliare. Una fortuna inestimabile, come del resto quella della curia lombarda. Per i particolari, si può consultare l’ultimo numero dell’Espresso (“Che tesoro di Papa”) , dove fra l’altro si apprende la cifra che lo stato italiano verserà al Vaticano quest’anno: 991 milioni di euro dell’”otto per mille”. In cambio di che cosa?L’articolo di Repubblica ha avuto in compenso successo in altri paesi europei. Per esempio nella cattolicissima Spagna, dove pure esiste una stampa laica che ha aperto una discussione sui privilegi degli enti ecclesiastici. Sull’onda, l’Unione europea ha deciso di varare una procedura sulle concessioni e i privilegi di cui gode la Chiesa in Spagna, simili ai nostri. La differenza è che il governo Zapatero si è messo subito a disposizione di Bruxelles per le indagini e i chiarimenti, come aveva già fatto in passato in occasioni del genere (l’esenzione dell’Iva, ormai abolita). Mentre il governo italiano, dopo il richiamo, si è limitato a varare una commissione di studio, presieduta dal professor Francesco Tesauro e per metà composta da esponenti cattolici (monsignor Mauro Rivella della Cei, Patrizia Clementi dell’ufficio avvocatura della curia milanese, Marco Grumo, docente di economia alla Cattolica di Milano) che non ha ancora prodotto nulla. Una reazione sorprendente per un governo che si proclama il “più europeista della storia italiana”, con un ex commissario europeo alla guida, Tommaso Padoa Schioppa superministro dell’economia ed Emma Bonino, l’unica probabilmente interessata al tema, alle politiche comunitarie. L’atteggiamento dilatorio, per non dire di peggio, del governo di Roma avrebbe irritato oltremodo i commissari europei, i quali verosimilmente apriranno in autunno un vero e proprio processo al nostro Paese per "aiuti di Stato" agli enti ecclesiastici. Nel frattempo, come si vede, non è il caso di chiedere a vescovi e parroci di scendere in prima linea nella lotta all’evasione. Almeno in questo, la Chiesa trova conforto nella dottrina evangelica, dal “chi è senza peccato…” fino all’invito cristiano a non guardare la pagliuzza nell’occhio dell’altro, ignorando la trave nel proprio.

L'immunità sull'altare del peccato

Slavoj Zizek: L'immunità sull'altare del peccato
Tratto da “il manifesto”, 7 settembre 2005
Sulla Chiesa cattolica in Croazia incombe uno scandalo imbarazzante: nell'orfanotrofio Alojzije Stepinac gestito dalla Caritas a Brezovica, vicino Zagabria, sono stati scoperti casi di gravi abusi sessuali. Le Organizzazioni non governative avevano cominciato a richiamare l'attenzione su di essi già nel 2002, quando al loro telefono amico giunsero telefonate disperate su pesanti e sistematici abusi verbali, fisici e sessuali su bambini. L'allora ministro del lavoro e del welfare, un membro dell'ex partito comunista che guidava la coalizione al governo, decise di bloccare gli interventi fornendo in seguito una spiegazione di deprimente sincerità: «Se avessi fatto qualcosa o avessi chiuso l'orfanotrofio, mi avrebbero crocifisso come il comunista cattivo che vuole sopprimere la Chiesa». Alla fine sono stati raccolti elementi sufficienti per l'incriminazione, la polizia ha cominciato a indagare, e sulla stampa si sono moltiplicati gli articoli. Com'era prevedibile, secondo i rappresentanti della chiesa lo scandalo sarebbe scoppiato perché i «media anticattolici» cercavano una notizia negativa da pubblicare per compensare l'informazione favorevole alla chiesa negli ultimi giorni di vita di Giovanni Paolo II. Jelena Brajsa, la direttrice dell'orfanotrofio, per molto tempo ha continuato a sostenere che nell'orfanotrofio si erano verificate alcune «situazioni sessuali», ma che erano «normali», proprio come picchiare i «bambini indisciplinati» sarebbe «un normale elemento del processo educativo». La donna ha negato risolutamente che il suo staff avesse abusato sessualmente dei bambini. Protetta dalla Chiesa e dai responsabili della Caritas, ha assunto un atteggiamento tracotante e ha detto che «negli orfanotrofi cattolici lo stato non ha niente su cui indagare». A suo parere «le ispezioni negli orfanotrofi cattolici sono come la censura della messa da parte dei funzionari statali». Lo spettacolo del desiderioAlla fine non è stato più possibile seguire questa linea difensiva. Sono stati rinvenuti dei documenti comprovanti che Brajsa sapeva degli abusi ma ha cercato di coprire lo scandalo per proteggere la propria reputazione e quella della chiesa cattolica. Quando il procuratore della contea di Zagabria l'ha accusata di «intralcio alle indagini», la chiesa ha fatto ricorso a una soluzione «elegante»: Brajsa è stata sollevata dal suo incarico per ragioni di salute e ricoverata in ospedale. La solita storia che, a parte il sapore post-comunista, sarebbe potuta avvenire ovunque, negli Usa o in Irlanda, in Polonia o in Austria - con una differenza significativa: non abbiamo a che fare con il tipico caso dei preti pedofili, dei preti che abusano dei ragazzi loro affidati, ma con esponenti della chiesa che hanno fatto da intermediari fornendo (soprattutto) ragazze indifese a uomini più grandi, esterni al collegio (o quantomeno tollerando questo tipo di abuso). È cruciale non confondere questi due diversi tipi di abuso. I preti (e, più spesso, le suore) come mediatori e fornitori di servizi sessuali sono un elemento importante della mitologia cattolica sotterranea, si pensi alla figura del prete (o della suora) come detentore ultimo della saggezza sessuale. Nel film diretto da Rober Wise Tutti insieme appassionatamente Maria, non riuscendo ad affrontare la sua attrazione sessuale verso il Barone von Trapp, scappa al monastero. In una scena memorabile, la Madre Superiora la convoca e le consiglia di tornare dalla famiglia von Trapp per cercare di chiarire la sua relazione con il Barone. Le dà questo messaggio in una strana canzone, «Scala ogni montagna!», il cui sorprendente leitmotiv è: «Fallo! Corri il rischio e prova tutto ciò che vuole il tuo cuore! Non permettere che considerazioni di poco conto ti sbarrino la strada!» Il potere misterioso di questa scena risiede nella sua inattesa esibizione dello spettacolo del desiderio, che la rende letteralmente imbarazzante: la persona da cui ci aspetteremmo una predica sull'astinenza e la rinuncia si rivela una fautrice della fedeltà al desiderio. Significativamente, quando Tutti insieme appassionatamente uscì nella Jugoslavia (ancora socialista) della fine degli anni `60, questa scena - i tre minuti di questa canzone - fu l'unica parte del film ad essere tagliata. L'anonimo censore socialista mostrò così la sua profonda percezione del potere veramente pericoloso dell'ideologia cattolica: lungi dall'essere la religione del sacrificio, della rinuncia ai piaceri terreni, il cristianesimo offre un contorto stratagemma per indulgere nei nostri desideri senza doverne pagare il prezzo, per goderci la vita senza il timore che alla fine ci attendano la decadenza e il dolore. C'è dunque un elemento di verità nella storiella su qual è la preghiera ideale di una ragazza cristiana alla Vergine Maria: «O tu che hai concepito senza peccare, permettimi di peccare senza dover concepire!». Nel funzionamento perverso del cristianesimo, la religione è evocata con successo come un salvacondotto che ci consente di goderci impunemente la vita. Qui abbiamo il sottofondo osceno dello scandalo di Brezovica: tollerare le trasgressioni sessuali, e persino istigare ad esse, come corruzione per chi si sottopone al rituale religioso. Questi fatti, comunque, non sono uguali alla pedofilia dei preti: quest'ultima è inscritta in modo molto più profondo nell'identità stessa della chiesa come istituzione. Ciò che rende questi casi di pedofilia così disturbanti è il fatto che essi non sono avvenuti solo negli ambiti religiosi, che costituiscono una parte integrante del fenomeno e vengono sfruttati direttamente quali strumenti di seduzione. Come ha osservato nella sua penetrante analisi Gary Wills, egli stesso un cattolico critico: «La tecnica seduttiva sfrutta la religione. Quasi sempre, come preliminare, viene usata una preghiera di qualche tipo. I luoghi stessi dove avviene la molestia sono carichi di religione: la sacrestia, il confessionale, la canonica, le scuole e le associazioni cattoliche con le immagini sacre sui muri. (...) Una combinazione della rigidissima educazione sessuale della Chiesa (ad esempio, sul fatto che la masturbazione è un peccato mortale di cui anche un singolo episodio, se non confessato, può spedire la persona all'inferno) e di una guida che può liberare la persona da un insegnamento inesplicabilmente oscuro grazie ad eccezioni inesplicabilmente sacre. (Il predatore) usa la religione per sancire ciò che intende fare, anche definendo il sesso come parte del suo ministero sacerdotale». Il sesso della religioneLa religione non è semplicemente invocata per fornire il brivido del proibito, per accrescere il piacere facendo del sesso un atto trasgressivo. Al contrario, il sesso è presentato in termini religiosi, come cura religiosa del peccato (della masturbazione). I preti pedofili non sono dei liberal, non seducono i ragazzi pretendendo che la sessualità gay sia salutare e consentita. Essi sostengono dapprima che il peccato confessato dal ragazzo (la masturbazione) è davvero mortale e poi, come procedimento in grado di «guarire», propongono atti gay (ad esempio, la masturbazione reciproca): ciò che non può che sembrare un peccato ancora più grande. La chiave sta in questa misteriosa «transustanziazione», per mezzo della quale la stessa legge che ci fa sentire colpevoli quando commettiamo un peccato ordinario ci impone di commettere un peccato molto maggiore: l'unico modo di vincere il peccato è attraverso un peccato più grande. La chiesa cattolica può contare su (almeno) due livelli di simili regole, non scritte e oscene. Per prima cosa c'è, naturalmente, l'infame Opus Dei, la «mafia bianca» della Chiesa, l'organizzazione (mezzo)segreta che incarna in un certo qual modo la pura legge al di là di ogni legalità positiva: la sua regola suprema è l'obbedienza incondizionata al Papa e la spietata determinazione a operare per la chiesa, mentre tutte le altre regole sono (potenzialmente) sospese. I suoi membri, il cui compito è penetrare nei circoli politici e finanziari ad alto livello, tengono segreta la loro identità di Opus Dei: essi sono effettivamente «opus dei», «opera di Dio». Poi ci sono tutti i casi di molestie sessuali sui bambini da parte di preti, talmente diffusi dall'Austria e dall'Italia fino all'Irlanda e agli Usa che si può effettivamente parlare di un'articolata «controcultura» all'interno della chiesa, con il suo sistema di regole nascoste. (E c'è una chiara interconnessione tra i due livelli, dato che l'Opus Dei interviene regolarmente per mettere a tacere gli scandali sessuali dei preti.) Che cosa, dunque, ci consente di concludere che queste oscenità, questi crimini sessuali fanno parte dell'identità stessa della chiesa come istituzione? Non gli atti in se stessi, ma il modo in cui la chiesa reagisce quando vengono scoperti, il suo atteggiamento difensivo, il suo lottare per ogni centimetro che le tocca concedere: il fatto che liquidi le accuse come scandalismo, come propaganda anticattolica; che faccia tutto il possibile per minimizzarli e isolarli; che offra ritrattazioni condizionali («se i crimini sono stati commessi davvero, allora, naturalmente, li condanniamo»); l'assurda pretesa che la chiesa debba essere lasciata libera di trattare i problemi a modo suo; le «eleganti» soluzioni burocratiche che non fanno male a nessuno (la responsabile sospesa per motivi di salute o nell'ambito della normale riorganizzazione amministrativa). Inconscio pubblicoQuando insistono che questi casi, per quanto deplorevoli, sono un problema interno della chiesa, e mostrano grande riluttanza a collaborare con la polizia nelle indagini, i rappresentanti della chiesa hanno, in un certo qual modo, ragione: la pedofilia dei preti cattolici non riguarda meramente quelle persone che per ragioni accidentali di storia privata, senza relazione con la chiesa come istituzione, hanno scelto la professione di prete, ma è un fenomeno che riguarda la chiesa cattolica come tale, inscritto nel suo stesso funzionamento come istituzione socio-simbolica; non riguarda l'inconscio «privato» dei singoli individui, ma l'«inconscio» della istituzione stessa: non è qualcosa che accade perché l'istituzione deve adattarsi alle realtà patologiche della vita libidica per sopravvivere, ma qualcosa di cui l'istituzione stessa ha bisogno per riprodursi. Possiamo ben immaginare un prete «retto» (non pedofilo) che, dopo anni di sacerdozio, sia coinvolto nella pedofilia perché la logica stessa dell'istituzione lo spinge a farlo. Tale inconscio istituzionale è una categoria chiave della critica dell'ideologia: designa il sottofondo osceno, disconosciuto che - proprio in quanto disconosciuto - sostiene l'istituzione pubblica. (Nell'esercito, questo sottofondo consiste nei rituali osceni e sessualizzati di attacco ai superiori ecc. che sostengono la solidarietà di gruppo). In altri termini, la chiesa non cerca di mettere a tacere gli imbarazzanti scandali sulla pedofilia per semplice conformismo. Difendendo se stessa essa difende il suo più recondito, osceno segreto. Per un prete cattolico, identificarsi con questo lato segreto è un elemento chiave della sua identità: denunciando seriamente (non solo retoricamente) questi scandali, si taglierebbe fuori dalla comunità ecclesiastica, non sarebbe più «uno di noi» (così come negli anni `20, nel sud degli Stati uniti, un cittadino che avesse denunciato il Ku Klux Klan alla polizia si sarebbe tagliato fuori dalla sua comunità, ossia ne avrebbe tradito il fondamentale legame di solidarietà). Un'oscena appendicePer lo stesso motivo, non è possibile spiegare questi scandali sessuali come una manipolazione di quanti si oppongono al celibato e vogliono dimostrare che le pulsioni sessuali dei preti, non trovando un'espressione legittima, sono destinate a esplodere in modo patologico. Consentire ai preti cattolici di sposarsi non risolverebbe niente, essi non svolgerebbero il loro compito senza molestare i ragazzini, perché la pedofilia è generata dall'istituzione cattolica del sacerdozio come sua «trasgressione intrinseca», come sua oscena appendice segreta. La risposta alla riluttanza della chiesa non deve limitarsi al fatto che siamo di fronte a dei reati e che, non collaborando appieno alle indagini, essa ne diventa complice. La chiesa come tale, come istituzione, deve anche essere indagata quanto al modo in cui crea sistematicamente le condizioni perché tali crimini avvengano. Sostenere che essa debba essere la sola a trattare i reati di pedofilia che si verificano tra i suoi ranghi è problematico non soltanto da un punto di vista puramente legale, dato che ciò implicherebbe una sorta di diritto extraterritoriale della chiesa anche per i reati comuni che ricadono sotto la legislazione penale (come se il fatto stesso che questi scandali siano scoppiati non fosse una prova che essa non è in grado di risolverli). Se vuole davvero affrontare seriamente la questione della pedofilia, la chiesa dovrebbe non solo dare carta bianca alla polizia per interrogare i suoi ranghi e collaborare pienamente, ma anche affrontare seriamente la questione della sua responsabilità per questi crimini, in quanto istituzione. È questo il modo in cui la chiesa dovrebbe affrontare il problema. Traduzione Marina Impallomeni

Sunday, July 15, 2007

Povera Chiesa: altri 600 milioni di dollari

dal sito del "corriere della sera":
<<
14 lug 22:00
Pedofilia: Usa, Arcidiocesi L.A. paghera' 600 mlioni
di dollari per abusi
WASHINGTON - L'Arcidiocesi di Los Angeles paghera' 600
milioni di dollari in via extragiudiziale ai
cinquecento minorenni coinvolti nell'inchiesta sui
presunti abusi sessuali che hanno visto coinvolte
molte parrocchie. E' il risultato dell'accordo
raggiunto oggi tra l'Arcidiocesi e i legali dei
minori. Lo ha reso noto l'Associated Press, che cita
"fonti attendibili", precisando che l'accordo sara'
firmato lunedi' davanti al giudice, proprio il giorno
in cui sarebbero dovuti cominciare i 15 processi
civili con i primi 172 minori. (Agr)
>>
dal sito del quotidiano "la stampa":
<<
Preti pedofili, indenizzo record
da 600 milioni di dollari

Per chiudere la causa che vede alcuni sacerdoti
accusati di abusi sessuali l'arcidiocesi sarebbe
disposta a pagare una considerevole cifra
LOS ANGELES
L'arcidiocesi cattolica di Los Angeles avrebbe trovato
un accordo da 600 milioni di dollari per chiudere la
causa che vede alcuni sacerdoti accusati di abusi
sessuali. Si tratta della cifra più alta mai versata
per casi di abusi che coinvolgono membri della Chiesa,
dopo lo scandalo che sconvolse la diocesi di Boston
nel 2002.

I rappresentanti legali dell'arcidiocesi e delle
presunte vittime dovrebbero annunciare ufficialmente
l'accordo lunedì, giorno in cui oltre 500 casi
analoghi saranno presi in considerazione dalle
autorità per l'assegnazione di una giuria.

Secondo l'accordo, i cui dettagli dovrebbero essere
definiti nel corso del fine settimana e che dovrà
comunque essere sottoposto all'approvazione del
giudice competente, dovrebbe essere anche restituita
la documentazione personale relativa ai preti
coinvolti.

Casi analoghi si sono verificati anche in passato. Nel
2004 la diocesi di Orange, in California, pagò 100
milioni di dollari per chiudere 90 esposti, mentre lo
scorso anno la diocesi di Covington, in Kentucky,
versò 84 milioni di dollari per 552 esposti.
>>

In una lettera pubblica, relativa al fenomeno della
pedofilia cattolica, lettera pubblica sul sito
bispensiero.it, abbiamo letto questa frase:
<<nel tribunale di Boston, il cardinal B. Law: "Non
sapevamo fosse un crimine, pensavamo che si trattasse
solo di un peccato".
>>
considerato che per il Paolo di Tarso il peccato
esiste solo per gli altri, perchè i cristiani in
quanto tali essi sono morti per la legge. Perciò i
cristiani, per la loro folle logica, non compiono mai
peccato. Non è difficile ipotizzare che il peccato dI
cui parla questo "bravo" Cardianle sia quello compiuto
dalle vittime.

Nella stessa lettera troviamo anche una indicazione
bibliografica:
<<
R. Sipe, T. Doyle, P. Wall, Sex, priests & secret
codes, Volt Press, Los Angeles, 2006 (non sono degli
anticlericali, ma consulenti di vescovi, insegnanti
nei seminari, che da tanti anni difendono le vittime
in tribunale. Sipe è psicoterapeuta da 34 anni. Le
cifre riportate parlano di più di 5.000 preti accusati
o già condannati e di oltre 11.000 vittime. Secondo
alcuni autori potrebbero arrivare a 100.000.
>>
Il numero delle vittime dei preti pedofili sarà
impossibile conoscerlo, possiamo solo cercare di
creare una cultura diffusa in cui non sia immaginabile
affidare un bambino ad un sacerdote.


Potete immaginarvi che tutti i pretefoli italiani
saranno pronti a sminuire il fatto.
Forse la chiesa riesce a pagare cifre così importanti
perchè in Italia riesce a fare qualche risparmio?
Francesco Scanagatta




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Sunday, July 01, 2007

Veneto: i riti per il solstizio d'estate

Salve,
quest'anno per la prima si sono svolti, in Veneto, due
riti in contemporanea per il solstizio d'estate.
Evidenziamo come i due riti siano stati organizzati in
maniera indipendente l'uno dall'altro. Diverse anche
le realtà che hanno promosso i riti. Il rito di Jesolo
è inserito in una realtà pagana, quello di Arsiero in
ambito Wicca.
Da segnalare come entrambi i riti fossero pubblici,
con largo anticipo erano stati comunicati i luoghi e
gli orari dei riti.
Tutto questo dimostra come il paganesimo e la wicca
siano delle realtà sempre più diffuse.
I due riti hanno visto anche una partecipazione
diversa, il rito di Jesolo ha avuto partecipanti più
adulti, i rito tenuto ad Arsiero ha visto una
partecipazione esclusivamente giovanile. Io pur
essendo fuori età, per motivi "tecnici" mi è stato
richiesto di partecipare a quello di Arsiero.
voglio salutare tutti gli amici con cui per la prima
volta non ho potuto celebrare insieme il rituale a
Jesolo.
Dei due riti esiste anche una bella documentazione
filmata e fotografica.
Per il rito Jesolo il link è:
http://www.federazionepagana.it/estate2007.html

per il rito di Arsiero, al momento, è disponibile un
breve video, lo si può reprerire sul blog "veneto
pagano" o direttamente suo You Tube, sempre sul blog
c'è un filmato sul rito di Beltane 2007:
http://www.myspace.com/venetopagano
o
http://www.youtube.com/watch?v=CFWNBK87_SU

saluti.
Francesco Scanagatta


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i Cattolici, i soldi e le banche

L'articolo non ha bisogno di commenti.
da segnalare solo due frasi:
<<
Mazzali ammette: rispetto all'Italia ci sono
«inte-ressanti» vantaggi sul fronte fiscale.
>>
è poi dicono che, in Italia, non pagare le tasse è
peccato. Hanno ragione l'evasione fiscale riduce la
base imponibile su cui calcolare l'otto per mille.
<<
Già, perché il fondo si è dato un "codice di
autodisciplina": dagli investimenti, spiega Mazzali,
sono escluse non solo le classiche industrie d'ar-mi o
di pornografia, ma anche i titoli di Stato ame-ricani
(«perché Washington riconosce la pena di morte») e le
azioni delle società farmaceutiche che vendono
prodotti «non conformi alla morale cattolica».
>>
così certe medicine non saranno prodotte. Possiamo
fare un piccolo esempio.
La pilolloa Ru 486 non è considerata cattolica. Ai
cattolici non importa che questo farmaco permetta di
non ricorrere all'aborto medico, a loro non interessa.
Francesco Scanagatta


Corriere della Sera domenica 10 giugno 2007
sezione: Economia - data: 2007-06-10 num: - pag: 27
autore: Giovanni Stringa categoria: REDAZIONALE
IL PERSONAGGIO / Tra Bloomberg e il Lussemburgo, le
strategie dell'economo generale dell'ordine di Don
Bosco
E il banchiere dei Salesiani cerca nuovi partner
Giovanni Mazzali: in trattative con una banca estera
per il maxifondo etico
MILANO — Classe 1947, laurea, studi all'estero, solida
conoscenza delle lingue, da dodici anni re-sponsabile
finanziario di un'organizzazione pre-sente in 129
Paesi, e da tre anni presidente di una società
d'investimento lussemburghese. È il curri-culum di uno
«squalo» della finanza, uno di quei doppiopetto
gessati con ufficio ai piani alti della City
londinese? Non proprio. Anzi, proprio per niente.
Niente cravatta di Savile Row, niente mo-cassini
Edward Green. Ma una semplice tunica da religioso. Lui
è Giovanni Mazzali, l'economo gene-rale dei Salesiani
di Don Bosco che pochi giorni fa ha convinto la
Fondazione Cariplo a partecipare a un progetto comune
consegnando ben 5 miliardi di euro alla società di
gestione (italiana) di Polaris Investment Sa, la
controllante costituita in Lus-semburgo
dall'organizzazione di Don Bosco. La "Sa", nata nel
2004, ha subito suscitato la curiosi-tà della Consob
locale, la Commission de surveil-lance di secteur
financier. «Quando sono arrivato in Lussemburgo —
spiega Mazzali — sono stato convocato dagli uomini
della Cssf, stupiti dal fatto che un'istituzione
religiosa fosse interessata al lo-ro Paese». Lo
stupore, però, si chiarisce presto. Mazzali ammette:
rispetto all'Italia ci sono «inte-ressanti» vantaggi
sul fronte fiscale. Ma, sostiene, la ragione della
scelta della "location" è un'altra: il Granducato è
una delle due piazze europee (l'al-tra è l'Irlanda,
dove il salesiano ha studiato teolo-gia) che offrono
«maggiore duttilità ed esperien-za» nella gestione dei
fondi. Oltre ad essere, cosa che certo non guasta, un
Paese cattolico.
Così, dal cuore della nuova finanza della vecchia
Europa, è partito un fondo e un comparto, l'"ethical
balanced", intorno a cui girano nomi de-cisamente
laici. Come Rothschild (i gestori), Cré-dit Agricole
(i depositari), Mercer (i consulenti),
PricewaterhouseCoopers (i revisori) ed E. Capital
Partners, nel ruolo di certificatori degli
investimenti etici. Già, perché il fondo si è dato un
"codice di autodisciplina": dagli investimenti, spiega
Mazzali, sono escluse non solo le classiche industrie
d'ar-mi o di pornografia, ma anche i titoli di Stato
ame-ricani («perché Washington riconosce la pena di
morte») e le azioni delle società farmaceutiche che
vendono prodotti «non conformi alla morale cattolica».
E' una politica che, per ragioni di sem-plice immagine
o di vera sostanza, sta facendo presa anche sulle
banche. «Siamo in trattativa — spiega il Salesiano —
con un istituto estero inte-ressato a investire nel
nostro "ethical balanced"». Così, aggiunge, il totale
delle attività in gestione salirebbe ancora. Senza
contare i 5 miliardi desti-nati alla Sgr (Polaris
Investment Italia) dalla Cari-plo: una maxi iniezione
di liquidità che porterà i religiosi (oltre ai seguaci
di Don Bosco, è socia anche la Divina Provvidenza di
Don Orione) a scendere dal 52% al 20% circa di Polaris
Investment Sa. Che, a sua volta, potrebbe cedere quote
della Sgr ad enti no profit.
Per i Salesiani è un grande "affaire", tra dividendi
(di Polaris Sa) e rendimenti (dei propri soldi). Tutti
girati su nuovi investimenti o «attività
istituzionali», che per Mazzali vogliono dire «borse
di studio, missioni, scuole e sostegno alle
popolazioni colpi-te da calamità naturali». Il
religioso, che mastica i grafici di Bloomberg quasi
come la Bibbia, non è però certo il primo ad aver
lanciato il binomio Chiesa-fondi d'investimento. Prima
di lui, ricorda il "banchiere dei Salesiani", «si sono
già messi in pista gli americani con il Christian
Brothers Investment Services, e gli spagnoli
attraverso un fondo intercongregazionale». Con un
occhio all'al-tare e l'altro alla finanza.

Saturday, June 16, 2007

Preti pedofili: Santoro concordò la trasmissione con il Vaticano

dal sito:
http://www.voceditalia.it/index.asp?T=&R=cro&ART=11026
La decisione concordata con monsignor Fisichella fu di
trattare l'argomento parlando di "casi individuali"


Preti pedofili: Santoro concordò la trasmissione con
il Vaticano


La Rai bloccò all'ultimo l'intervento dell'avvocato
statunitense Daniel Shea
Roma, 14 giu. - Dopo la bufera politica sulla messa in
onda del documentario della Bbc "Sex crimes & Vatican"
sui preti pedofili, prevista per il 31 maggio, a pochi
giorni dal primo turno delle amministrative, la Voce
ha scoperto i retroscena della trasmissione Anno Zero
di Michele Santoro. L'ex eurodeputato trattò, in un
incontro con monsignor Rino Fischella, vescovo vicario
di Roma (il "vice" del Papa) il "taglio" da dare alla
tarsmissione: si sarebbe parlato solo di "casi
indivuduali", per evitare il coinvogimento diretto del
Vaticano, ed evitare così alla Santa Sede le accuse di
protezione dei preti accusati di reati sessuali. La
prova è nella trasmissione stessa, nella quale il
conduttore, sin dalle battute iniziali, specifica
continuamente che si tratta di "casi individuali".

Stando a quanto appreso dalla Voce, inoltre, la Rai
aveva deciso di invitare l'avvocato americano Daniel
J. Shea, che si occupa dei processi nei confronti di
preti accusati di pedofilifia negli Stati Uniti, lo
stesso che è riuscito a coinvolgere Ratzinger in un
processo davanti alla Corte distrettuale del Texas per
aver emanato, quand'era prefetto per la Congregazione
della fede, la circolare di Papa Giovanni II sul
"Crimen sollicitationis "che dettava ai vescovi le
direttive per proteggere i membri del clero cattolico
accusati di reati sessuali, e invitava ad evitare di
rilasciare dichiarazioni alla stampa e di non
collaborare con l'autorità giudiziaria. L'avvocato
Shea si si era già recato all'aeroporto di Houston,
dove avrebbe dovuto trovare un biglietto aereo
prepagato dalla Rai, che invece non c'era. La tv di
Stato non si era nemmeno premurata di avvertirlo che
la sua partecipazione era stata disdetta,
ufficialmente a causa dei costi troppo elevati del
biglietto. Maurizio Turco, deputato della Rosa nel
pugno, aveva comune manifestato la sua intenzione di
pagare personalmente il biglietto a Shea, che doveva
venire in Italia per partecipare ad un dibattito sui
preti pedofili organizzato dallo stesso esponente
radicale.

Di fronte a questa proposta è emersa la verità:
l'accordo segreto tra Santoro e Fisichella, ovvero tra
la Rai e il Vaticano.Contro Santoro e la Rai ha
intenzione di sporgere denuncia Adel Smith, il
musulmano che si batte da anni per far togliere i
crocefissi dalle scuole. Il vulcanico Smith ha
annunciato alla Voce l'ntenzione di querelare il
conduttore e la Rai per le "gravissime" dichiarazioni
di don Fortunato Noto, uno degli ospiti della
trasmissione, che ha sostenuto che anche i musulmani
violentano e uccidono bambine, senza che qualcuno
intervenisse in diretta a rettificare la sua
affermazione.
Anche il giudice Luigi Tosti, che si sta battendo per
togliere i simboli religiosi dai luoghi pubblici, era
stato contattato dalla redazione di Anno Zero, e per
l'occasione aveva preparato un documento nel quale
spiegava che, nei casi di pedofilia commessi da
religiosi, sarebbe ipotizzabile il reato di
"associazione a delinquere di stampo mafioso". La Voce
è riuscita ad avere copia di questo documento, e lo
pubblicherà prossimamente. Naturalmente, Tosti non è
stato invitato, preferendo un taglio "basso" della
trasmissione con monsignor Fisichella, Marco
Travaglio, il giornalista della Bbc Colm O'Gorman, lo
scienziato Piergiorgio Odifreddi a sostenere il ruolo
del "laico", un giornalista dell'Avvenire e don
Fortunato Di Noto. Attori chiamati a recitare un
copione scritto a quattro mani da Santoro e
Fisichella, e messo in scena dalla televisione
pubblica, per buona pace degli spettatori, che credono
che Santoro sia un "duro e puro".

Marco Marsili
direttore@voceditalia.it

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Thursday, June 07, 2007

la pedofilia cristiana

salve,
il settimanale "D la repubblica delle donne" ha
pubblicato un articolo di testimonianze delle vittime
degli abusi sessuali compiuti dai sacerdoti cristiani.
Le testimonianze che il periodico riporta sono una
parte di un libro intitolato: " Crosses - Victims of
Clergy Abuse" (Trolley Books), in uscita (in Italia) a
fine giugno, non conosco ancora il nome della casa
editrice che farù uscire il libro.
I racconti delle vittime sono di una drammaticità
incredibile, penso che sia doveroso far conoscere
queste storie.
Oggi durante la trasmissione "magia, stregoneria,
paganesimo" abbiamo parlato anche di queste
testimonianze. Questi racconti sono serviti anche per
rispondere ad una delle più cretine affermazioni che
mai abbiamo sentito. Una persona ha affermato, in un
recente passato: "ma perchè vi occupate tanto dei
bambini violati dai sacerdoti? in fondo questi sono
bambini cristiani, a voi che interessa?".
Il fatto che questi bambini siano stati violati anche
con il batteismo è una ulteriore violenza. Noi NON
consideriamo le persone in base alle religione. Per
noi il signor Ratzinger non è il "santo padre", ma il
cittadino Ratzinger. Quello che conta è la persona.
Ogni cittadino ha diritto a giustizia al di là della
sua visione religiosa.
Se i cittadini del presente e del futuro subiranno le
violenze, che sotto vi riporto, come potrà essere il
futuro del nostro stato?
Francesco Scanagatta

-------- da "d la repubblica delle donne":
STATI UNITI Da bambini sono stati vittime di violenze
sessuali da parte di preti e suore. Da adulti hanno
deciso di raccontarsi. Cinque anni dopo lo scandalo di
Boston, ecco le testimonianze di chi non può né vuole
dimenticare

Robert Hoatson. Ho 53 anni, sono stato un prete
cattolico. Cresciuto a Rockaway Beach, New York, ho
sempre frequentato scuole cattoliche. Al liceo c'era
la congregazione dei Christian Brothers. Uno di loro
mi volle nel suo corso d'inglese. Fu l'inizio di una
preparazione che mi portò a subire abusi da parte di
due "fratelli cristiani". Con il primo dividevo la
stanza al seminario. Una sera cominciò a strusciarmisi
addosso. Da anni i superiori dicevano che avevo
bisogno di essere "riscaldato". Sapevo di molti
studenti che stavano insieme tra loro, oppure con i
professori. Quella prima volta, mentre il mio compagno
mi toccava, pensai: "Dev'essere questa la vita
religiosa, per affrontarla devi essere gay". Gli abusi
continuarono per oltre quattro anni. Soffrivo di ansia
e continui attacchi di panico. I miei genitori
volevano ricoverarmi. Poi decisi di parlare con un
superiore. Lui mi rassicurò: non ero gay, ero stato
abusato. Fu un gran sollievo. Quella sera venne con me
a casa dei miei. Si fece tardi. Lo invitarono a
restare per la notte. Lui arrivò nel mio letto, a fare
le stesse cose che gli avevo raccontato. I suoi abusi
durarono per due anni. Stavo male e alla fine andai da
uno psichiatra. Smisi di vederlo. Era il 1982. Sono
stato in terapia, a fasi alterne, per oltre 25 anni.
Non riuscivo a capire, psicologicamente, cosa mi fosse
successo. Nel 2002, quando esplose lo scandalo di
Boston, tra quelli che parlarono di ciò che avevano
subito dai religiosi cattolici c'erano miei ex
studenti. Li chiamai offrendo il mio aiuto. Capii che
lo facevo perché era successo anche a me. Il 20 maggio
2003 ho testimoniato davanti al tribunale dello Stato
di New York. Tre giorni dopo sono stato licenziato
dall'arcidiocesi. Ho fondato un'organizzazione per
l'aiuto delle vittime sessuali di religiosi.

Betty e Joe Robrecht. Siamo i genitori di Mary. Io,
Betty, parlo per lei che non c'è più. Queste che ho in
mano sono le sue ceneri. Viveva a Ithaca, Stato di New
York. La nostra è una famiglia cattolica. Preti e
suore erano nostri amici. Abbiamo avuto sette figli.
Mary era bella, la più bella della città. Ecco perché
la suora le mise gli occhi addosso. Fin da subito.
Insegnava catechismo ai maschi, ma trattava nostra
figlia come fosse sua. Mary aveva 11 anni quando
quella donna arrivò nella nostra chiesa. Poche
settimane dopo l'inizio di ciò che credevamo
un'amicizia, nostra figlia cominciò a cambiare. Ma
questi sono fatti che riesco a vedere con chiarezza
soltanto adesso che è passato tanto tempo. Pochi anni
fa, mi sono ricordata di un episodio. La suora bussò
una mattina a casa nostra. Quel weekend andava a
trovare una sorella che aveva dei figli dell'età di
Mary. Mi chiese se poteva portarla con sé. Dissi di
sì. Lei fece la borsa e partirono. Il giorno dopo,
mentre tornavamo dalla messa, vicino casa apparve
Mary. Disse solo una frase: "Siamo dovute tornare
prima". Pochi giorni dopo la suora lasciò la nostra
città. E Mary iniziò a ricevere lettere. Anche più di
una al giorno. Le chiesi perché la suora le scriveva
così tanto. Il giorno dopo, Mary ne lasciò una sul
letto, aperta. La lessi. Non avevo mai sentito la
parola "lesbica" prima di allora. Io e Joe ne parlammo
con un nostro amico prete. Ci consigliò di tacere.
Passarono gli anni. Mary si diplomò. Beveva. Entrava e
usciva dalle cliniche per disintossicarsi. Restava
lucida per qualche tempo. E allora dipingeva. Poi
ricominciava a bere. Poi si è suicidata. Ha preso
pillole e alcol insieme. Ha lasciato tutto in ordine.
C'era perfino una lettera di scuse indirizzata a chi
avesse trovato il suo corpo.

Charlie Perez. Sono nato 43 anni fa nel Bronx, New
York. Figlio di immigrati cubani. A nove anni, andai a
fare il chierichetto. Un giorno ero in sacrestia con
altri due ragazzi quando dal rettorato entrò un uomo
con barba e capelli lunghi. Sembrava uno zombie, era
molto grosso e teneva lo sguardo fisso su di me. In un
attimo cambiò espressione e cominciò a
parlarmi:chiese il mio nome, voleva sapere dove
vivevo, qual era il mio numero di telefono. Non ebbi
esitazioni a rispondergli. Perché lui era un prete. La
nostra amicizia cominciò così. Mi portava a fare dei
giri in macchina. Continuò a lavorare su di me fino al
dicembre 1975. Avevo 13 anni. Mi invitò a un party
natalizio, in Pennsylvania. Era la prima volta che
vivevo un Natale in una casa vera, con l'albero e
tutto il resto. Ero affascinato. Insieme a lui mi
sentivo al sicuro. Era una figura paterna e il mio
migliore amico. Pensavo di essere in presenza di Dio
stesso. Rientrammo a New York che era già notte. Non
mi portò a casa, ma nel suo appartamento, in chiesa.
Non parlava. Fece una doccia e arrivò da me. Nudo. Mi
mandò a fare la doccia. Poi iniziò ad asciugarmi
sfregando forte sul pene. Faceva male, ma non urlai.
Non riusciva a farmi avere un'erezione. Smise. Mi
diede un pigiama e dormì nudo accanto a me. Non provò
a penetrarmi. Ancora oggi non so perché. Dopo quella
notte, smisi di andare in chiesa. Ho taciuto,
cominciando però a stare male. E a reprimere ogni
ricordo. Per dodici anni. Ho tentato il suicidio due
volte. Oggi sono considerato un malato schizoide con
disordini affettivi e stress post-traumatico. Non
riesco a lavorare. La mia fede nella Chiesa cattolica
romana è distrutta. Dopo le rivelazioni di Boston,
prego Dio che la giustizia faccia il suo corso.

Bill Gately. Ho 44 anni e vivo a Plymouth,
Massachusetts. I miei genitori sono cattolici
osservanti. A mio padre, trent'anni fa, non sembrava
vero di poter ospitare un prete: veniva a sostenere la
parrocchia e aveva bisogno di una stanza ché in
canonica non c'era posto. La prima volta rimase due
mesi. La sera prima di partire entrò nella mia stanza.
Senza dire una parola. Nel buio, capii che era lui,
per il forte odore di acqua di colonia. Avevo 14 anni.
Si sedette sul letto, iniziò ad accarezzarmi prima il
braccio e poi la gamba. Allungò le mani sul mio pene,
mi mise la lingua in bocca. Mentre mi violentò, tenevo
le mani stese sul materasso. Avrei voluto sprofondarci
dentro. La mattina successiva chiese a mio padre il
permesso di accompagnarmi a scuola. Domandò: "Non
sarai rimasto turbato da quello che abbiamo fatto?".
Non gli risposi, non dissi nulla. Ma pensai che "noi"
non avevamo fatto niente: era lui che si era preso
quello che voleva. Tornò a stare dai miei ogni sei
mesi, per due anni e mezzo. E succedeva sempre. Capivo
che entrava nella mia stanza dall'odore di quel
maledetto profumo. Negli anni seguenti non riuscivo a
ricordare i dettagli di quei momenti. Il mio terapista
mi suggerì di trovare quell'acqua di colonia: mi
avrebbe aiutato a ricostruire il passato. Così fu. Ma
non mi aiutò a provare meno vergogna. Ho speso
migliaia di dollari per rintracciare quell'uomo. Lo
trovai in Arizona, nel 1993. Si era sposato, aveva dei
figli. Mi riconobbe subito. Chiese se avevo intenzione
di denunciarlo. Risposi che non l'avrei fatto se mi
avesse detto a quanti altri aveva fatto la stessa
cosa. Scoprii che eravamo in molti. Gli feci tutte le
domande possibili, poi lo lasciai perdere. Solo dopo
ho iniziato a perdonare. Ma sono consapevole che le
cicatrici della mia anima sono inguaribili.

Landa Mauriello-Vernon. Ho 31 anni. Quando ne avevo 17
frequentavo una scuola privata femminile nel
Connecticut. Fui aggredita sessualmente da una suora,
che era mia maestra di religione e morale. Mi aveva
convinta che la cosa più adatta per me fosse il
convento. Avevo appena chiuso con il mio fidanzato.
Quando hai 17 anni e il cuore in pezzi, è facile farti
credere che una vita di nubilato possa rappresentare
la soluzione. Sembrava una prospettiva sicura e
protetta. Mi chiese di non dirlo ai miei, ma io li
chiamai ugualmente. Mia madre rispose: "Devi passare
sul mio cadavere". Ai miei occhi aveva torto. E così
la suora diventò la mia migliore amica. Mi dava tanti
libri da leggere per migliorare me stessa, perché,
diceva, io ero debole. Non so quando iniziò la parte
sessuale degli abusi. Per parlare di libri, andavamo
in un'aula dove non c'era mai nessuno. Un giorno, mi
si buttò addosso. Mi ritrovai sul pavimento, con lei
sopra. Rimase su di me finché non riuscì ad avere un
orgasmo. Non avevo idea di cosa stesse accadendo. Ero
solo certa che non doveva saperlo nessuno. E non ne ho
mai parlato con nessuno. Ogni volta che succedeva,
quando finiva si rialzava e riprendeva la
conversazione. Cominciai a bucarmi la pelle con le
unghie. I miei genitori chiesero di allontanarmi da
lei, erano convinti che mi facesse male. Non firmarono
le carte necessarie e così non entrai in convento. Mi
mandarono all'università. Ma avevo continui attacchi
di panico. Lasciai la scuola e andai a fare la
cameriera. Poi ho ripreso a vedere dei ragazzi. E sono
andata in terapia. Ma non ho mai affrontato quel che
era accaduto. Mi sono sposata e ho avuto una figlia,
nel 2000. Due anni dopo, è esploso lo scandalo di
Boston. E ho capito finalmente cosa mi era successo.

LA MALA EDUCACIÓN di Concita De Gregorio La stanza in
cui qui vi si chiede, se ne avete il coraggio, di
entrare è un luogo buio. Opaco e scivoloso. Ha il
pavimento morbido, le pareti viscide, il tetto di
cemento armato e non ci sono finestre. Non è un bel
posto, perciò è normale che la maggior parte delle
persone molto occupate e per bene non abbiano voglia
di entrare: hanno altro da fare, non hanno tempo, in
fondo poi chissà se è vero, si sa che queste storie di
abusi sono sempre esagerate, magari sono tutte
invenzioni. E se anche non lo fossero, se qualcosa di
reale ci fosse sul serio vai a sapere com'è andata, a
noi certe cose non succedono, se ti succedono un po'
te le cerchi. Ecco, è così. Le storie di abusi
suscitano in prima battuta il desiderio di non
ascoltarle, in seconda diffidenza. Quando sono molte,
univoche e concordanti - come in queste pagine -
anziché funzionare da conferma suscitano l'effetto
opposto: amplificano il fastidio e l'incredulità di
chi legge. Bisogna vincere però la naturale resistenza
che sempre opponiamo a quel che non sappiamo spiegare
e che non vogliamo dunque vedere. Bisogna combattere
la legittima istintiva difesa che ci fa dire: non mi
riguarda. Ci riguarda, invece. Proviamo a entrare
nella stanza, una volta dentro abituiamoci al buio e
cerchiamo di vedere. Non sono storie di pazzi, di
emarginati, di fanatici. Sono storie qualunque,
succedono e non si dice. Quando poi c'è di mezzo la
Chiesa - non le maestre d'asilo e i bambini, non lo
zio e i nipoti, non l'amico di famiglia e
l'adolescente ma un prete, una suora - il silenzio
diventa solido, la rete di protezione dei colpevoli
taglia fuori le vittime che sotto il peso di una colpa
presunta svaniscono. A Firenze ci sono voluti
trent'anni perché si parlasse di don Lelio Cantini,
oggi più che ottantenne. Ne ha scritto su Repubblica
Maria Cristina Carratù. Per anni, a partire dal 1973,
don Cantini ha violentato ragazze che frequentavano la
sua parrocchia dicendo loro che in questo modo
"aderivano completamente a Dio". Le vittime avevano
tra i 12 e i 17 anni. "Ci diceva di pensare alla
Madonna, che aveva avuto Gesù a 12 anni".
Trentaquattro anni dopo il cardinale Ennio Antonelli
ammette che effettivamente "don Cantini è responsabile
di delittuosi abusi sessuali", "ha approfittato di
giovani donne per 14 anni". È stato allontanato da
Firenze, per cinque anni non potrà confessare,
celebrare messa in pubblico. Dovrà versare un obolo a
un'istituzione di carità e recitare ogni giorno per un
anno intero il salmo 51, "Pietà di me, o Dio, secondo
la tua misericordia". Fine della sua pena. "Ne La mala
educación", disse Pedro Almódovar presentando il film
al pubblico, "ho raccontato la mia esperienza diretta
e quella di decine di ragazzi di paese cresciuti come
me nelle istituzioni cattoliche: ciascuno sa che
questa è la verità, un'esperienza talmente diffusa che
si è trasformata nel tempo in una specie di sottofondo
della coscienza. Tuttavia non se ne parla, come dei
dolori più grandi e delle colpe. Io l'ho fatto,
finalmente, è stato difficile ma mi sento meglio.
Adesso spero che si sentano meglio anche altri". Il
film racconta della "cattiva educazione" data dai
preti ai ragazzi di un collegio cattolico, della
morbosità e degli abusi. È uno straordinario film e
tuttavia in Spagna come in Italia è stato accolto da
un certo scetticismo: è un'esagerazione, non è vero,
sarà successo a lui ma non è mica la norma, è una
storia personale enfatizzata. Non ha neppure avuto lo
stesso successo di pubblico degli altri suoi film e
non perché fosse girato peggio o la recitazione meno
felice: per l'argomento. "Perché", ha detto Almódovar,
"molta gente certe cose non le vuole nemmeno sentire,
figuriamoci se le vuole vedere". Le immagini e le
testimonianze di queste pagine raccontano storie di
vittime di abusi da parte del clero cattolico negli
Stati Uniti. Le persone ritratte hanno accettato di
farsi fotografare e raccontare quel che hanno subito
durante l'infanzia o l'adolescenza da parte dei preti,
delle suore e dei frati ai quali erano affidati a
scuola e in parrocchia, o che frequentavano le loro
famiglie. Un giornalista e uno psicoterapeuta hanno
verificato le storie con grande cura, le hanno passate
al doppio setaccio della verifica dei dati di cronaca
e dell'attendibilità del racconto. Si deve supporre
che siano tutte storie vere. Sono crude e terribili.
Perché è così che succede: quasi sempre prevale la
vergogna e spesso all'origine del silenzio ci sono
violenze che si ripetono di generazione in
generazione. Veronica De Laurentiis, figlia di Dino e
di Silvana Mangano, sulla sua storia di giovane
violentata da un amico di famiglia e di madre
inconsapevole delle violenze subite dalle figlie ha
scritto un'autobiografia terapeutica, Rivoglio la mia
vita. "Sono convinta di non essermi accorta che i miei
figli erano vittime di violenza per il fatto di averla
subita io stessa alla loro età. È qualcosa di molto
difficile da spiegare ma più o meno funziona così: non
vedi quello che non vuoi vedere e che non sai più
vedere perché hai imparato per una parte a ignorarlo,
per un'altra a considerarlo normale e per l'ultima
proprio non puoi sopportare di tornare attraverso
l'esperienza degli altri nella parte più buia della
tua vita". Veronica De Laurentiis si spinge a
immaginare che anche sua madre, "fredda e assente
negli anni della mia infanzia, avesse subito da
ragazza qualche forma di violenza. Anche lei non
voleva vedere, come trent'anni dopo è successo a me".
Le violenze in famiglia, dicono le poche statistiche
disponibili, sono le più frequenti e le più subdole.
Seguono - per frequenza - le violenze nelle scuole. Di
quelle nelle parrocchie si sa quasi sempre pochissimo,
di fatto i dati non esistono. Anche per questo ha
fatto un enorme rumore lo scandalo di Boston: un
sacerdote accusato di atti di libidine su 130 bambini
condannato a nove anni di prigione. Di seguito: 450
persone nella stessa area metropolitana che raccontano
di abusi subiti nel corso degli anni. 62 sacerdoti in
17 diocesi degli Stati Uniti sospesi per sospetti atti
di pedofilia. Il New York Times che indaga: scrive che
al 31 dicembre 2002 sono 4.268 le persone che hanno
pubblicamente dichiarato o denunciato di avere subito
violenze da parte di un prete cattolico negli ultimi
60 anni. Un rapporto presentato dalla Conferenza
episcopale degli Stati Uniti ha fissato nel 4% il
numero dei religiosi accusati di pedofilia a partire
dagli anni Trenta. Si tratta di 4.392 religiosi su
109.694. Due settimane fa Vauro, che di mestiere fa
satira, ha disegnato per il Manifesto una vignetta
pubblicata in occasione del Family day: manifestazione
di piazza fortemente voluta dalla chiesa per
contrastare i Dico, le unioni civili (anche) fra
omosessuali e ogni altro tipo di relazione dal clero
considerata immorale e "contro natura". Nella vignetta
la donna, figli per mano, dice all'uomo: "Sembra che
in piazza ci saranno molti preti". Lui le risponde:
"Dici che dobbiamo lasciare a casa i bambini?".
Brandendo copia del giornale Silvio Berlusconi si è
presentato in piazza. "Non potevo sopportare un simile
attacco alla Chiesa. Una vignetta come questa è
indegna di un Paese civile". Cosa sia indegno, cosa
civile, cosa lecito e cosa immorale. Ecco a cosa serve
entrare nelle stanze sgradevoli e buie, quelle che
vorremmo tenere chiuse. Ci si può fare un'idea più
completa, certo non definitiva. Si può frequentare il
dubbio, che è sempre un ottimo esercizio. Le
conclusioni semmai vengono dopo, non prima.

Rita Milla (nella foto, con la figlia Jackie, ndr). Ho
43 anni, vengo da Carson, California. Alle elementari
l'idea dell'inferno mi ossessionava. Volevo andare in
paradiso. La messa non mi sembrava sufficiente. Ogni
giorno chiedevo a mia madre di recarmi in parrocchia.
Sono stata abusata da un vicino di casa quando avevo
tre anni. Da lì venivano le mie ossessioni, ma ancora
non lo sapevo. Ero già un'adolescente quando iniziai a
fare piccoli lavori in chiesa. Un giorno padre T. mi
spinse contro il muro e cominciò a toccarmi. Lo fece
anche durante la confessione. Ne parlai con una
catechista. Lei lo chiamò. Lui negò tutto. Per un po',
padre T. mi ignorò. Ma un giorno mi portò in
sacrestia. Padre C. stava nella stanza accanto, mentre
padre T. mi violentava. Io non fiatai. Lui uscì dalla
stanza e pochi minuti dopo entrò l'altro. Mi chiese
come mai non ero rimasta nuda. Tutti e sette i preti
della chiesa approfittarono di me. Lo fecero tutti con
il preservativo, soltanto uno senza. Fu quello che mi
mise incinta. Allora padre T. mi fece andare via. Nel
quartiere si sapeva che non avevo un fidanzato,
avrebbero capito tutti che era stato un prete. Lui mi
mandò nelle Filippine, da un suo fratello dottore. Ma
ero ormai in gravidanza avanzata. Mi ammalai quasi
subito. Scrissi a mia madre. Lei arrivò e mi portò in
ospedale. Salvarono per un soffio me e mia figlia,
Jackie. Tornata a casa, decisi di parlare. Andai dal
vescovo della diocesi, che mi intimò di tacere. Andai
dal vescovo di Los Angeles. Raccontai tutto di nuovo,
davanti a decine di membri del clero. Mi dissero che
avrebbero indagato. Ero felice. Dopo molti mesi e
altrettante insistenze, il vescovo mi disse che avevo
ragione, ma che non avrebbe fatto nulla. È stato più
devastante delle violenze. Così ho perso la fede e
l'identità. Ma mia figlia e io stiamo cercando la
forza di continuare a vivere.

David Carney. Ho 38 anni e sono cresciuto a Dedham,
Massachusetts. Frequentavo il liceo cattolico. Mia
madre, a volte, non veniva a prendermi all'uscita da
scuola. Un giorno, padre R. mi offrì un passaggio.
Capitò una seconda volta e padre R. mi propose di
andare a cena con lui a Boston. A tavola ordinò vino
anche per me. Avevo 14 anni. Pensai: "Perché no? In
fondo è lui a permettermi di bere". Dopo, mi propose
di andare a vedere la sua "memorabilia". Ricordo bene
la porta del garage aperta e dentro foto di ragazzi
ovunque. A centinaia. Mi offrì una birra. Chiese se
poteva farmi una foto. Mi mise in posa. Intanto,
infilò una mano nei miei pantaloni. Io saltai via, lui
si scusò e finì lì. Un'altra volta, propose di
offrirmi un tatuaggio. Per me era il massimo. Portò me
e un mio amico a Rhode Island. Dopo che ci eravamo
tatuati, comprò birre, vino, patatine e ci portò nella
stanza di un albergo, lì vicino. Bevemmo molto. Con la
scusa di vedere il tatuaggio, provò a fare sesso orale
con me. In bagno. Lo respinsi. Più tardi, avevo bevuto
così tanto che andai a fare una doccia. Il mio amico
dormiva. Lui arrivò in bagno e mi masturbò. Poi andò a
dormire. Io restai in bagno a piangere. Tornai in
camera. Lo volevo uccidere. Iniziai a maledirlo.
Finché il mio amico si svegliò. Non fece domande.
Discutemmo dell'idea di uccidere padre R., ma non
avremmo saputo come liberarci del suo corpo. Così
decidemmo che non si poteva fare. Ma da quel giorno
sono diventato la persona più furiosa al mondo. Ho
continuato a chiudermi in bagno a piangere. Per anni.
Ho iniziato a lavorare come operaio. Potevo fare tante
altre cose nella vita. Ma non credo fosse previsto che
io facessi l'ubriacone per 23 anni. Sono finito anche
in prigione per abusi di alcol e risse. Quell'uomo mi
ha messo dentro il diavolo. Secondo i medici, io ho
ancora quattordici, sedici anni. Sto crescendo
soltanto adesso. Ma in fondo so di essere una buona
persona.

Johnny Vega. Ho 41 anni. Sono nato e cresciuto a
Paterson, New Jersey. A otto anni facevo il
chierichetto e incontrai quel prete. Iniziò a
molestarmi quando ne avevo dieci. Non sapevo niente di
sesso, ma immaginavo che si facesse con una ragazza,
con una donna. Insomma, con una femmina. Lui iniziò
mettendomi le mani addosso nelle aule in cui si faceva
lezione di religione. Andò avanti per mesi. Poi la
Chiesa istituì il "raduno di preghiera del weekend".
Si andava fuori città e si restava lì a dormire. Lui
era il nostro accompagnatore. Noi piccoli stavamo
tutti in una stanza. Accanto c'era la sua. Ogni fine
settimana lui sceglieva uno di noi e se lo portava in
camera. Capii di che cosa si trattava soltanto quando
venne il mio turno. Pensavo ci fosse un sacco a pelo
per me, invece dovevo mettermi a letto con lui. Era
enorme, grasso, altissimo. Mi usò violenza, in senso
letterale. Iniziai a sanguinare, ma non sembrò
curarsene. Mi mise una mano sulla bocca. Disse: "Stai
zitto". Continuò a farlo per sei anni. Io stavo
diventando adulto, ma cedevo ugualmente alle sue
minacce. Se avessi parlato, ripeteva, avrebbe ucciso i
miei genitori. Con il passare degli anni mi staccai
dalla Chiesa. Rimossi tutto, ma cominciai ad avere
tendenze di autodistruzione. Aggressività esagerata.
Attacchi di panico. Mi sposai, ma non raccontai mai a
mia moglie ciò che avevo passato. Nacque mio figlio.
Ogni volta che lo abbracciavo, piangevo. Mia moglie
non capiva, finimmo sull'orlo del divorzio. Lo
scandalo di Boston mi ha infine costretto a
confrontarmi con il passato. Ascoltando i testimoni al
processo, ho realizzato che "abuso sessuale" non è la
stessa cosa di "sesso". Prima non ci avevo mai
pensato.

Il libro degli abusi Le immagini (e le testimonianze)
pubblicate in questo servizio rappresentano
un'anticipazione di Crosses - Victims of Clergy Abuse
(Trolley Books), in uscita (in Italia) a fine giugno.
Il volume raccoglie i ritratti delle vittime di abusi
da parte del clero cattolico negli Stati Uniti. Uomini
e donne che, dopo lo scandalo dei casi di pedofilia e
di violenza sessuale verificatisi nella diocesi di
Boston, hanno accettato di essere fotografati da
Carmine Galasso. A lui hanno affidato i ricordi delle
violenze subite durante l'infanzia e l'adolescenza da
preti e suore. Al libro hanno collaborato anche il
giornalista Michael Kelly e lo psicoterapeuta A.W.
Richard Sipe, ex monaco benedettino.


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Sunday, May 27, 2007

Nuovo libro sui Veneti

Nuovo libro sui Veneti
- Este (Pd), martedì 29 maggio ore 18.30,
nella Sala della Magnifica Comunità, Municipio,
Piazza Maggiore ,
presentazione del romanzo
"Il fulmine e il ciclamoro, l'eredità perduta degli
Antichi Veneti"
, Mazzanti Editori.
L'opera conclude la trilogia iniziata con La voce
della Dea e continuata da La custode dei segreti.

Ingresso libero, interviene l'autore.
saluti
Francesco Scanagatta

Scheda del libro:
Sfarinata lungo la Penisola l'antica conoscenza dei
primi abitanti d'Italia aspetta chi la riporti alla
luce.

Di quei popoli oggi si è quasi perso il ricordo, ma la
loro cultura è stata raccolta, assimilata e

perfezionata dall'opera unificatrice di Roma.
La figura araldica del ciclamoro, anello perfettamente
rotondo, rappresenta bene la natura di una civiltà per
cui "la via in su e la via in giù sono una e la
medesima" in quanto "tutto scorre" là dove "il divino
è giorno e notte, inverno ed estate, guerra e pace,
sazietà e fame…" Ad accendere il mistero della vita,
l'esplosione improvvisa e imprevista del fulmine.
Dall'Uno al Molteplice che si risolve di nuovo
nell'Uno in una sorta di ineluttabile, "eterno
ritorno".
Una civiltà quella antica travolta dal collasso del
suo bastione politico, l'Impero di Roma. I
sopravvissuti al naufragio hanno occultato frammenti
di conoscenza proprio là da dove essa proveniva.

Vale a dire nei luoghi sparsi per l'Italia che
l'avevano vista germogliare… nell'attesa del "fulmine"
capace di risvegliarla.
A trasmetterla, secondo un'ininterrotta catena
iniziatica, i custodi dei segreti di quella che
possiamo chiamare Schola Italica.
Questo il nocciolo significante di un romanzo in cui
l'azione è presente almeno in misura uguale al

contenuto e si basa su quanto di storico è
rintracciabile nelle fonti, integrato dalla fantasia
verosimile dell'autore per le parti non altrimenti
ricostruibili. E altrettanto numerosi e caratterizzati
sono i personaggi, alcuni reali altri d'invenzione, in
continuo movimento attraverso diversi piani temporali,
dal presente al passato più remoto. Senza mai
dimenticare che nelle vicende umane "la via conta
quanto la meta"



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Santa sede e copertura degli abusi ecclesiastici

Si parla molto in questi giorni di preti pedofili, sembra che Santoro abbia comperato un filmato scioccante dalla Bbc che parla del fenomeno in Irlanda e la questione sta scatenando polemiche a non finire sull'attendibilita' del documentario e di tutto lo scandalo in generale. Quello che piu' sconvolge l'opinione pubblica e' la copertura dei colpevoli da parte del Vaticano. Copertura che ha radici lontane e che ha mostrato le prime crepe quando nel 1983, dopo 24 anni di discussione, fu pubblicato l'attuale Codice di Diritto Canonico: tra i molti cambiamenti rispetto al codice precedente del 1917, vi era la rimozione dell'articolo 119 che riguardava la gestione in proprio, da parte della Chiesa cattolica di Roma, dell'amministrazione della giustizia, a meno che i tribunali civili non avessero ottenuto un permesso speciale. Dopo due anni dall'abrogazione di questo codice, e quindi del permesso speciale, il vaso di Pandora era stato scoperchiato. Nel giro di 10 anni il prezzo pagato dal Vaticano per gli abusi sessuali e' diventato devastante da tutti i punti di vista. Soltanto negli Stati Uniti, a partire dal caso Gauthe scoppiato negli anni '80, supera il miliardo di dollari in spese giudiziarie e risarcimenti alle vittime. Qual era la modalita' della Santa Sede per quanto riguarda gli abusi sessuali degli ecclesiastici? Si tratta di un sistema segreto, addirittura risalente al XVII secolo, quando il fondatore dei Piaristi, padre Joseph Calasanz, vieto' che le violenze sessuali sui bambini divenissero di pubblico dominio. Uno di quei pedofili, padre Stefano Cherubini, appartenente a una famiglia vaticana ben introdotta, fu cosi' bravo a coprire i suoi misfatti che divenne persino capo dell'ordine. Ci vollero 15 anni di proteste sollevate contro di lui e contro gli insigni esponenti dell'ordine stesso prima che Papa Innocenzo X si decidesse ad agire, ordinando la chiusura temporanea dell'istituzione.
Il sistema segreto prevedeva una sorta di "promozione per fuggire" che e' stata la modalita' usata dal Vaticano fino a pochi anni fa: i preti in odore di pedofilia venivano spostati dalla loro parrocchia per andare a fare danni in un'altra citta'.Che il prete colpevole dovesse essere trasferito e' un sistema ben spiegato in un documento intitolato "Istruzioni sul modo di procedere in casi di istigazione", pubblicato dal Santo Uffizio con l'approvazione di Papa Giovanni XXIII, nel 1962, dove si prevede che il presunto colpevole deve "essere trasferito ad altra sede, a meno che l'ordinario del posto non lo impedisca". Ma non basta: sia il colpevole sia la vittima devono rispettare il "silenzio perpetuo", pena la scomunica e quindi "il giuramento di segretezza deve essere reso in questi casi anche dagli accusatori o da coloro che denunziano il sacerdote e dai testimoni". E, opla', il gioco e' fatto. Da quel momento la frase di Gesu' "lasciate che i pargoli vengano a me" ha cominciato ad avere un significato sinistro.
David A. Yallop e' l'autore di un libro che vent'anni fa fece molto scalpore. Si tratta di "In nome di Dio", un testo che svelava i retroscena della morte di Papa Luciani. Dopo la sua pubblicazione nessuno ha piu' pensato che la morte del Papa fosse stata una tragica fatalita', troppo circostanziate e documentate le indagini di Yallop. L'anno scorso Nuovi Mondi Media ha pubblicato un altro libro di Yallop che riprende il discorso da dove l'aveva lasciato: Habemus Papam - Il potere e la gloria: dalla morte di Papa Luciani all'ascesa di Ratzinger. In questo nuovo testo Yallop, tra gli altri argomenti trattati, racconta in un capitolo lunghissimo lo scandalo dei preti pedofili. Racconta dei casi piu' eclatanti, delle cifre astronomiche pagate dalla Chiesa di Roma per risarcimenti e spese processuali... E non si tratta solo di un fenomeno statunitense, casi di preti pedofili sono arrivati alla cronaca in tutta Europa, nel Sudamerica... un fenomeno che ha conosciuto la globalizzazione molto prima che si inventasse la parola.
In Habemus Papam Yallop racconta questo e altro, molto altro... l'Opus Dei, gli affari poco chiari delle banche vaticane, le ingerenze della Chiesa sugli affari di Stato e non solo lo Stato italiano. Buona lettura.
Per maggiori informazioni su libro Habemus Papam http://www.commercioetico.it/libri/nuovi-mondi-media/habemus-papam.htm
Libera Università di Alcatraz http://www.alcatraz.it/

Tuesday, February 06, 2007

presentazione libro: REITIA, Dea dei Veneti.

Alcuni flash dal libro: REITIA, Dea dei Veneti.

Reitia è la divinità somma nella religione dei Veneti,

ciò significa che abbraccia tutta la natura
e che non esiste nulla al di fuori né al di sopra di
lei.
Oltre il nome e la forma, oltre il tempo e lo spazio,
è l'Unica Forza che trae sostegno in se stessa
e dalla quale ogni altra è nata e ciclicamente
ritorna.
Ha il dominio sul succedersi delle stagioni ed è
chiamata
tessitrice, cioè colei che tesse la tela della vita.
E' la Dea madre del parto; signora degli animali selvaggi, dei boschi e delle acque. Risanatrice e compassionevole, la dea Reitia è una dea della scrittura e i suoi compagni inseparabili sono il lupo mite, l'anatra e la chiave magica.

Questo testo tratta dei miti e delle leggende
legate a Reitia e al culto veneto. Premesso che
esistono due realtà: la “realtà dell’archeologia
scientifica” nella quale gli studiosi credono solo a
quello che vedono, e tuttavia sono completamente sordi
a delle voci che da millenni ripetono le stesse cose…
I Veneti vengono dalla Paflagonia… Tito Livio,
Strabone, Sofocle, Catone, Plinio, il geografo Scimno.
Esiste dunque “l’altra realtà degli Autori classici”
che però, essendo morti, non possono vedere con i loro
occhi le sensazionali scoperte della scienza. Si può
dunque capire la difficoltà di comunicazione tra un
gruppo di sordi da una parte e un gruppo di ciechi
dall’altra. L’archeologia afferma categoricamente che
i Veneti sono un popolo “autoctono” e chiude
definitivamente l’argomento delle migrazioni venete
dalla Paflagonia (Anatolia settentrionale) e da ogni
altra sede europea.

Allora significa che i Veneti sono popolo
perseguitato dalla coincidenze, perché in Europa ci
sono ben sette popoli con un nome venetico: Veneti
dell’Adriatico, Veneti di Paflagonia, Pelagoni della
Macedonia, Reti della Retia, Vindelici della Retia
secunda (Baviera), Veneti di Bretagna, Wendi del
Baltico. Puro capriccio del caso quasi tutti hanno il
culto del cavallo, sono navigatori e commercianti
d’ambra. In quasi tutte le sedi venete, a differenza
del resto d’Europa, c’è una divinità somma di tipo
femminile: nel Veneto c’è Reitia, lo stesso nella
Retia e nella Retia secunda; nel Baltico, tra Germania
e Polonia, le tribù Wendi hanno la somma dea Razivia.
Infine Strabone conferma l’assorbimento del culto di
Cibele in Paflagonia; ebbene Cibele era chiamata Rea e
nella vicina isola di Samotracia c’era la dea Retia,
compagna del dio nordico Apollo: da Retia a Reitia il
passaggio è breve.

Il libro è sottotitolato Iliade svelata, perché?
Agamennone, colui che pose l’assedio a Troia, aveva
un figlio di nome Pelope a memoria del nonno Pelope,
che regnò in Paflagonia ed ebbe la reggia a Enete, sul
Mar Nero. Esiste la leggenda, precedente l’Iliade, di
una guerra tra il padre di Pelope e i Troiani. Questa
volta la guerra non fu scatenata dal ratto della donna
più bella del mondo, Elena, ma, visti i gusti un po’
particolari del padre di Pelope, dal ratto del più
bello dei mortali, Ganimede. Ilo, fondatore di Troia e
fratello di Ganimede, alquanto irritato scacciò Pelope
e tutto il suo popolo dalle loro terre. Pelope si
rifugiò nel Peloponneso e da lì proseguì verso
l’Oceano occidentale… Suo figlio Atreo invece preferì
fermarsi a Micene, dove fece fortuna e diede alla luce
Agamennone.

Agamennone aveva anche una figlia di nome Elettra,
che significa ambra. Esiodo, Erodoto e Apollonio Rodio
dicono che gli Achei, il popolo di Agamennone,
venivano dalla zona del fiume Eridano (Po) da dove
portavano l'ambra presa nel Baltico. Fatalità, il
culto acheo dei roghi votivi e dei banchetti votivi è
perfettamente identico a quello dei Veneti di Este.
Del resto Omero nell’Iliade chiama Elleni, cioè Greci,
solamente gli uomini di Achille e Achille notoriamente
tradì Agamennone. Il vero protagonista dell’Iliade è
invece Ulisse, l'iniziato ai misteri, solo lui supererà con ingegno i nodi enunciati dagli oracoli quali condizioni imprescindibili per la caduta della città: prima fra tutte il ritrovamento dell'osso di Pelope.

Wednesday, January 17, 2007

scheda: La Voce della Dea

scheda: La Voce della Dea
Lo spunto è offerto da una notizia di Tito Livio. Lo
storico patavino racconta nel libro X° della sua
Storia di un’incursione a scopo di razzia da parte di
mercenari Greci e Galli a danno dei Veneti. L’episodio
non è confermato, né da altre fonti, né da qualche
evidenza archeologica, tuttavia s’inserisce in quel
contesto culturale che, durante il principato di
Ottaviano Augusto, cercò di accreditare la teoria di
una derivazione di Roma dalla Troia distrutta dagli
Achei. In ambito veneto questo produsse la leggenda
dello sbarco alle foci del Brenta, allora Meduaco, del
fuggitivo Antenore e degli Enetoi di Paflagonia. Mito
tanto resistente da attraversare i secoli e trovare
nuovo impulso nella Padova umanistica di Marsilio
Ficino.
In La voce della Dea tale insieme di leggende viene
collegato al dato storico della presenza nella Pianura
di Euganei prima, Reti e Veneti poi, uniti dal culto
riservato a una misteriosa Dea Madre: la Pora degli
Euganei diventata Reitia presso i Veneti. Divinità il
cui Santuario principale si trovava ad Ateste sulle
rive del fiume Atesis, l’odierno Adige. Il romanzo
scandaglia questo lontano passato, ricostruendolo, fin
dove possibile, con scrupolo e fedeltà. Soprattutto,
cerca di farsi interprete del mito, divenendo esso
stesso parte dell’epos, per ricordare la fondamentale
importanza non solo della conoscenza, ma della sua
valorizzazione. L’assunto è che l’importanza della
Storia risieda proprio nella capacità di conservare e
trasmettere l’universale.
La voce della Dea si presenta pertanto come romanzo
sui valori intangibili, quelli non suscettibili cioè
di alcuna trattativa né concessione, quali libertà,
giustizia, necessità dell’azione, fondanti l’identità
di un individuo (io sono, valgo, voglio) e di una
comunità. La memoria qui non è mai nostalgia, ma
ricerca, conservazione e trasmissione di tali valori
sulla base di due assunti chiave: che maggiore di ogni
ostacolo e paura c’è il coraggio del singolo e che
essere forti non significa non cadere, ma rialzarsi.
Questa l’ambizione de La voce della Dea, che ha
cercato di coniugarla con le esigenze di scorrevolezza
e i ritmi propri di una vicenda incentrata
sull’azione.
Da sottolineare, infine, per quanto riguarda
l’ambientazione, l’aspetto del paesaggio, ricostruito
a partire dalle informazioni disponibili per l’epoca,
ma con l’intenzione di farne un vero e proprio
personaggio della storia narrata.

---
scheda: La custode dei segreti
Un giorno come un altro a Lagole, cittadina veneta
nell’alta valle del fiume Plavis (Piave). O dovrebbe
esserlo… perché sulla strada che conduce ai passi
alpini viene compiuta una strage. Ventidue uomini sono
uccisi per rubare un carro di merci dirette al porto
adriatico di Altinum (Altino).

Cosa trasporta il carro? Per quale motivo il capo
religioso e politico di Lagole, il Gran Sacerdote
Pedeo, invoca subito provvedimenti straordinari? Quali
sono i segreti degli antichi Veneti?

Toccherà a un giovane romano, Lucio Decio Mure figlio
del console Publio, appena giunto a Lagole, svelare i
retroscena di una catena di delitti provocati dalla
lotta per la supremazia in Italia tra Etruschi,
Sanniti, Celti e Umbri da un lato, Romani e Veneti
dall’altra.

Ma non è più tempo di schermaglie diplomatiche, lo
scontro è ormai sul terreno militare e pur di ottenere
la vittoria si ricorre a qualunque mezzo. E il
tradimento fa parte di questa che è ormai guerra senza
limiti.

Un giallo a sfondo politico ambientato sul finire del
Terzo Secolo a.C. dove l’invenzione narrativa si sposa
a una rigorosa base storica… anche nelle parti, come
la ricostruzione della città-arcipelago di Altinum, la
progenitrice di Venezia, dove la fantasia dell’autore
cerca di integrare il dato archeologico disponibile.
Ma anche e soprattutto un romanzo di valori etici in
cui la ricerca di libertà e giustizia si mescola in
modo inestricabile a coraggio, viltà, amore e amicizia
nel contesto dell’agire dell’uomo. Sempre necessario,
inevitabilmente ambiguo, perché soggetto a
compromessi.

La custode dei segreti, infine, rappresenta l’ideale
continuazione del primo romanzo ambientato dall’autore
nello stesso periodo tra gli antichi Veneti, vale a
dire La voce della Dea di cui il lettore ritroverà
molti dei protagonisti.




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Wednesday, January 10, 2007

Legge sulla libert� religiosa

salve,
il tema della libertà religiosa è un problema antico.
La sua origine si può fare risalire al momento in cui
si è manifestato il monoteismo.
Si può discutere in molti modi del problema.
come cittadini, nel senso romano dei termine, ci
interessa che le regole dello stato consentano
diritti civili uguali per tutti i cittadini.

In questi giorni anche i mass-media scrivono molto
sull'argomento. Perchè questo interesse? La chiesa
cattolica e il vaticano sono intervenuti per cercare
di fermare la possibilità che venga non dico
approvata, ma discussa in maniera approfondita e
precisa una legge sull'argomento che a loro non piace.

In campo legislativo alcuni politici, pochi purtroppo,
si stanno impegnando in direzione di una legge che
garantisca tutte le religioni presenti in Italia.
Vi invio un articolo dell'onorevole Valdo Spini, il
primo firmatario di una legge sulla libertà religiosa.
Legge, da quanto ho letto, per noi pagani è veramente
interessante.

Di questa legge, per noi pagani, ci piace l'articolo
10, lo riporto integralmente:

<<ART. 10.
1. I ministri di culto di una confessione
religiosa sono liberi di svolgere il loro
ministero spirituale.
2. I ministri di culto di una confessione
religiosa avente personalita` giuridica, in
possesso della cittadinanza italiana, che
compiono atti rilevanti per l’ordinamento
giuridico italiano, dimostrano la propria
qualifica depositando presso l’ufficio competente
per l’atto apposita certificazione
rilasciata dalla confessione di appartenenza.
3. I ministri di culto di una confessione
religiosa priva di personalita` giuridica,
ovvero di una confessione il cui ente
esponenziale non abbia personalita` giuridica,
in possesso della cittadinanza italiana,
possono compiere gli atti di cui al
comma 2 se la loro nomina e` stata approvata
dal Ministro dell’interno.>>
Il comma 3 è quello che maggiormente ha risvolti
positivi per il paganesimo italiano.
Maggiori dettagli si potrebbero avere solo dopo
l'emanazione di un decreto attuativo.
Facciamo alcune considerazioni.
la "Federazione Pagana" non ha personalità giuridica,
ma è legalmente ed esclusivamente un'associazione
religiosa. La "Federazione Pagana non è
un'associazione culturale o peggio di volontariato.
cosa deriva da questo? Niente otto per mille, ma ha la
possibilità di far riconoscere i suoi "ministri di
culto".
Questa possibilità gli viene dal fatto di essere
legalmente solo un'associazione religiosa.
Facciamo un piccolo passo avanti.
Se un "ministro di culto", che brutta definizione,
pagano può celebrare un matrimonio con validità
legale... ed è riconosciuto dallo stato...
Provate ad immaginarvi le conseguenze, in tutti i
campi, per il paganesimo italiano.
saluti.
francesco scanagatta
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http://www.aprileonline.info/1245/la-liberta-religiosa-aspetta-la-legge-di-attuazione

La Libertà religiosa aspetta la legge di attuazione
Valdo Spini, 10 gennaio 2007

Stato e Chiese Da ben tre legislature il Parlamento si sta confrontando sul tema dell'attuazione degli articoli della Costituzione in tema di libertà religiosa per tutte le fedi e confessioni. Sarebbe necessario che le proposte di legge in tema di libertà religiosa vengano discusse per quello che sono: non uno strumento di indebolimento dello Stato italiano, bensì di rafforzamento

L'edificio costituzionale italiano in tema di rapporti Stato e Chiese è articolato su tre piani. Quelli con la Chiesa cattolica sono regolati in forma di Trattato
Internazionale a norma dell'art. 7 della Costituzione:
quelli con le Chiese, che hanno negoziato a norma
dell'art. 8, le Intese (che assumono la forma di legge
ordinaria). Di fatto sono varie Chiese Protestanti e
l'Unione delle comunità israelitiche; per tutte le
altre fedi e confessioni religiose valgono gli
articoli della Costituzione e, per quello che ne è
rimasto in vigore, la legge sui culti ammessi del
1929-30. Manca quindi un provvedimento organico e
aggiornato di attuazione della Costituzione.
Da ben tre legislature il parlamento si sta
confrontando sul tema dell'attuazione degli articoli
della Costituzione in tema di libertà religiosa per
tutte le fedi e confessioni che non hanno né il
Concordato né l'Intesa superando la legislazione
1929-30 sui culti ammessi.

In questa legislatura - la XV - abbiamo di nuovo
provveduto a ripresentare la nostra pdl (che si
richiama al precedente testo dell'allora relatore Domenico Maselli) con qualche precisazione.

Si è diretto contro il testo della legge ogni tipo di
attacco. Da quello che si agevolava la penetrazione
del terrorismo dimenticandosi che l'istruttoria per la
concessione della personalità giuridica ad una
associazione religiosa sarebbe di competenza del
Ministero dell'Interno, e che il suo statuto verrebbe
vagliato direttamente dal Consiglio di Stato per
verificarne l'uniformità all'ordinamento giuridico
italiano e il rispetto dei diritti dell'uomo.

Si è poi proceduto addirittura a parlare di possibile
poligamia, istituto del tutto proibito dal codice
civile italiano. La pdl in proposito è molto chiara: o
si leggono gli articoli del codice civile durante il
rito religioso o si devono leggere precedentemente in
sede di concessione di nulla osta al matrimonio da
parte dell'ufficiale civile, specificando per iscritto
che ciò è stato fatto. Nella sostanza gli articoli
vengono letti agli sposi ed è il codice civile
italiano che regolerà gli effetti civili del
matrimonio.

Un evidente progresso rispetto alla situazione attuale
che vede i matrimoni musulmani contratti spesso nei
luoghi di culto annessi alle ambasciate dei paesi in
cui questa religione è prevalente. Infatti in questo
caso non vi sono le garanzie per la moglie e per i
figli che vi sono invece per il codice civile italiano
e che è evidentemente positivo estendere il più
possibile.

Su tutto questo però si vorrebbe da talune parti
tacere preferendo evidentemente l'attuale situazione,
senza diritti ma anche senza doveri. Invece di
incentivare queste associazioni religiose a
manifestarsi davanti allo stato, nominare i loro
responsabili, ad assumere l'impegno di rispettare la
legge, si preferirebbe mantenere la situazione attuale
del tutto magmatica e priva di punti di riferimento
certi. Senza contare che in questo modo anche i
diritti delle confessioni religiose e fedi diverse
dalla musulmana, che aspettano la legge sulla libertà
religiosa, vedrebbero i loro diritti sequestrati dalla mancata capacità di risolvere il problema dell'integrazione dei musulmani nel nostro paese.

Si tratta evidentemente di una situazione assurda e controproducente. Occorre che le proposte di legge in tema di libertà religiosa vengano discusse per quello che sono e non per come le si vorrebbe dipingere. Non uno strumento di indebolimento dello Stato italiano ma al contrario un rafforzamento delle sue capacità di una regolazione e di ordinata integrazione.