Sunday, June 01, 2008

Streghe e carnefici, ecco i nomi.

Gazzetta di Parma, 1 maggio 2008

Streghe e carnefici, ecco i nomi.

Intervista a Guido Dall’Olio.
Carlo Baja Guarienti

Le streghe affascinano ancora; anzi, in questo principio di millennio sembrano aver riguadagnato terreno, forse proprio in risposta all’erosione dello spazio del sacro. Un recente convegno svoltosi all’Accademia dei Lincei in occasione dei dieci anni dall’apertura degli archivi della Congregazione per la Dottrina della Fede ha riacceso i riflettori su un tema storiografico – l’inquisizione – affrontato da studiosi di fama internazionale: da Adriano Prosperi a Carlo Ginzburg, da John Tedeschi a Grado Giovanni Merlo, da Marina Caffiero a Massimo Firpo.

Guido Dall’Olio, docente di Storia Moderna all’università di Urbino e autore del volume Eretici e inquisitori nella Bologna del Cinquecento, ha partecipato a due opere fondamentali sull’argomento: una (l’Encyclopedia of Witchcraft: The Western Tradition, 752 voci scritte da 172 studiosi) già stampata, l’altra (il Dizionario storico dell’Inquisizione diretto da Adriano Prosperi e curato da Vincenzo Lavenia per le edizioni della Normale) in corso di stampa.

Quali novità portano queste due opere?

L’Encyclopedia consente di fare il punto sullo stato della storiografia, che in questo campo ha ampliato enormemente il proprio sguardo - si pensi alla sintesi di Wolfgang Behringer, che arriva a prendere in considerazione la caccia alle streghe nell’Africa postcoloniale – mentre il Dizionario esce a dieci anni dall’apertura di un archivio che non ha certamente rivoluzionato l’indagine sulle tre inquisizioni (romana, spagnola e portoghese), ma ha consentito di approfondire alcune linee di ricerca. Nel dizionario sono così presenti, accanto alle istituzioni e ai temi principali, i nomi di inquisitori e inquisiti, carnefici e vittime; ma l’opera va al di là dell’istituzione, non rimane chiusa fra le mura del Sant’Ufficio.

Quali aspetti rimangono da indagare?

Molti aspetti devono essere approfonditi e uno di questi è la possessione. Fino a oggi ci si è soffermati principalmente su due aspetti del fenomeno, l’esorcismo come strumento di propaganda nelle controversie fra le correnti del Cristianesimo e il suo collegamento con la stregoneria. In realtà questo collegamento non è necessariamente stretto: per gli esorcisti l’indemoniato può essere vittima di un maleficio, ma anche dell’iniziativa spontanea di uno spirito maligno. L’esorcismo, dunque, non è un atto punitivo per chi ha avuto contatti con il diavolo: è, al contrario, una guarigione. Una difficoltà in questo campo di studio, però, deriva dalla mancanza di dati quantitativi: spesso gli esorcismi non hanno lasciato traccia, quindi non possiamo farci un’idea di quanto fossero diffusi. È comunque possibile affermare che la possessione è in epoca moderna un fenomeno quasi ordinario e va di pari passo con un altro fenomeno fortemente connesso al primo, cioè il misticismo. Su questi argomenti abbiamo già un'eccellente monografia uscita da poco, Believe Not Every Spirit, di Moshe Sluhovsky; restano comunque ancora molte fonti da studiare, sulle quali anch’io sto lavorando, che permettono di posare lo sguardo su quanto accadeva realmente durante la possessione e l’esorcismo: emergono così storie di pratiche segrete o spettacolari, di simulazione e di malattia mentale, ma soprattutto emerge l’intreccio fra il tormento portato dai demoni e quello – molto più concreto e vicino alla nostra sensibilità – connaturato a biografie spesso drammatiche, al disagio di vite condotte in condizioni di povertà e marginalità.

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