Thursday, February 07, 2008

E l'Europa barbara divento' cristiana

La Stampa. TuttoLibri, 08-07-2000, pag.4

CASSIERI GIUSEPPE
E l'Europa barbara divento' cristiana

RICHARD Fletcher, storico del Medioevo presso l'universita' di York, e' di quegli autori fluviali, totalizzanti, che non contemplano fermate facoltative, che tendono a mimare il passo di un sanguigno novelliere, che arricchiscono il testo di scelta aneddotica. Il suo saggio La conversione dell'Europa comprende un millennio di storia (371-1386) mirato alle regioni occidentali (specie nord-occidentali), nel passaggio (traumatico? fortunoso? «fatale> >?), dal PAGANESIMO all'era cristiana. Se conosciamo in modo sufficiente gli apparati retorici e le tecniche seduttive degli evangelizzatori, il loro impulso apostolico, l'addestramento ricevuto, strategie e tattiche funzionali al rango dei destinatari, assai poco sappiamo sul PAGANESIMO germanico, sui culti dei Celti, degli Scandinavi, degli Slavi. Non per nulla le pagine di Fletcher traboccano di interrogativi appassionanti ai quali s'ingegna di rispondere rigorosamente, persuasivamente, nel corso della trattazione. Esempio: come riuscivano i missionari a trasfondere i principali concetti cristiani: battesimo, peccato, resurrezione? Quali associazioni mentali potevano suggerire ai convertiti? In che lingua comunicavano? Quali modelli di vita venivano presentati ai nativi? Dove e come si manifestavano le maggiori resistenze? In che misura idolatri e monoteisti si sovrapponevano, si respingevano, si ibridavano? Dopotutto i credenti precristiani, accomunati dalle tipiche aspettative della «religiosita' empirica» - e cioe' salute, raccolto dovizioso, vittoria nelle battaglie, un buon marito, una buona moglie, la vendetta, il ritorno in patria, la morte di un nemico - quali vantaggi tangibili finivano per cogliere nelle prediche degli attivisti? Tra costi e ricavi, da che parte pendeva la bilancia del dio straniero? Nella minuziosa ricapitolazione di vicende che affollano quel millennio (e basterebbero, a tener banco, il frantumarsi dell'Impero romano, il progressivo chiudersi in se' dell'Oriente, l'irruzione dell'Islam nel Mediterraneo, le Crociate...) ci accade di stralciare qualche figura piu' colorita o piu' leggendaria nel flusso ininterrotto dei figuranti. Cosi' e' per il prete italiano Paolino che nel 619 attraversa il regno del Kent, raggiunge la corte di Edvino, potente re di Northumbria, e lo converte grazie a una serie di complicita' domestiche, di presagi ai limiti della stregoneria, al felice parto della regina. «L'incontro tra Edvino e Paolino - racconta Fletcher a ridosso della fonte privilegiata: la Historia Ecclesiastica gentis Anglorum di Beda - fu quello tra un romano e un barbaro, tra un cristiano e un pagano, tra un latino e un germanico, tra un letterato e un uomo abituato a esprimersi solo oralmente, tra il vino e la birra, tra l'olio e il lardo, tra il Sud e il Nord». E cosi' per l'irlandese San Colombano, fondatore di monasteri nelle regioni orientali della Francia. A lui si deve un atto rivoluzionario: il capovolgimento della penitenza, da «pubblica» a «privata». Provate a rappresentarvi il sollievo dei peccatori fin li' costretti a confessarsi di fronte all'intera congregazione e condannarsi a vivere, di fatto, come appestati fuori le mura, e d'improvviso apprendere che la penitenza doveva essere considerata una medicina spirituale a dosaggio compatibile, prescritta da un ministro pronto all'ascolto e assolutamente vincolato al segreto del confessionale. Un colpo d'ala per la Chiesa, un trionfo personalissimo per Colombano. Negli interstizi del vasto repertorio non trascurerei la terminologia complessa e talora equivoca di certe istituzioni, sulla quale Fletcher si prodiga in adeguata veste disciplinare. Si va da parochia, parrocchia, che a lungo significo' diocesi, al polisenso monasterium, da ecclesia («anch'essa pone i suoi problemi») a «pieve», da «oratorio» a «cappella»... Il capitolo tredicesimo aiuta in ogni caso ad affrancarci da moleste approssimazioni e ci guida nella corruttibile nomenclatura del sacro. Allorche' il libro ci conduce all'estremo Nord d'Europa - con i Lapponi che testardamente ricusano gli evangelizzatori - e al circolo polare artico il viaggio si conclude, ci ritroviamo meno saturi di quanto temessimo, col carico di eventi previsti all'imbarco. Fletcher e' stato dunque bravo a non smarrirsi nelle cronache periferiche del vecchio continente, a non indugiare nelle aree in cui si sentiva piu' debolmente ispirato (es.: la convivenza di ebrei, cristiani e musulmani nell'Andalusia intorno al Mille); e altrettanto bravo a sfidare le difficolta' oggettive (depistaggi d'archivio, censure, autocensure, straripamenti agiografici) che incontra l'indagine storica sulle conversioni del primo Medioevo. Lo dice umilmente, e lo dice con una magnifica immagine calcistica: «Una partita giocata nella nebbia fluttuante su un campo in cui mani invisibili spostano continuamente i pali di una porta scarsamente illuminata».

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