Monday, February 11, 2008

RIVE TEMPESTOSE ovvero il genio del luogo

una semplice e veloce lettura di un quotodiano ci darebbe l'iimediata percezione che cattivo rapporto che abbiamo con l'ambiente.
la cultura monoteista ha insegnato all'uomo di considerare la natura come una cosa inanimata.
il monoteismo pensa alla realta' dell'ambiente come semplice cosa, come oggetto privo di una propria intinseca volonta'.
le religioni monoteistiche avendo la concezione del mondo come creato tolgo al mondo la sua bellezza e non gli riconoscono la loro volonta'.
ho trovato come questo "vecchio" racconto, non considero quello che vi e' scritto come un'invenzione.
questo racconto ha un profondo significato, si portrebbe quasi definire la conferma "leggendaria" dell'ipotesi, che poi noi pagani sappiamo che non e' un'ipotesi, di Lovelock su Gaia come sistema vivente, auto-regolante, cosciente della sua capacita' di preservare la vita.
francesco scanagata
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RIVE TEMPESTOSE

L'Oceano inghiottiva senza pietà le case. Non restava che evacuare tutti gli abitanti

La prima casa inghiottita dall'oceano fu quella di Caterina.

Quando il disgelo di maggio sbriciolò la sabbia di quella piccola insenatura sullo stretto di Bering, in Aiaska, la casa di Caterina Chiarodiluna, Si chiamava proprio così, Cathy Moonlight, che era la più vicina al mare cominciò a scivolare verso l'acqua. Fu un miracolo se nessuno si fece male, non lei, non i figli e neppure il nonno sdentato e perennemente suonato dal whisky, che viveva con lei. Ebbero fortuna li svegliarono i gemiti e gli scricchiolii della casa, che stava franando verso il mare, trascinata dall'erosione. Fecero in tempo a scappare, arrampicandosi sul pavimento ormai in pendenza il mattino dopo, Caterina, i suoi figli, il nonno e tutto il villaggio si raccolsero a guardare in silenzio il funerale della casa divorata dall'oceano.

La seconda fu quella di Lilian Goodhope, Liliana Buonasperanza, che sorgeva proprio dietro quella di Caterina Una furiosa tempesta di primavera aveva scavato altra sabbia dalla costa, e anche la sua casa cominciò a pendere. Quando anch'essa raggiunse il relitto della casa di Caterina in mare, gli anziani di quel villaggio di esquimesi Inuit decisero che era arrivato il momento di fare qualcosa.

II capo, Frank Aquila (Eagle) si attaccò alla radio trasmittente con ia quale comunicavano con la città più vicina in quella sterminata Alaska, la città di Nome, e spiegò che l'erosione del mare stava divorando li suo piccolo villaggio di Shishmarev, chiamato cosi dal nome del cacciatore di pellicce russo che l'aveva fondato un secolo e mezzo fa. Le case delle famiglie Chiarodiluna e Buonasperanza se ne erano già andate e le altre 16 che componevano Shishmarev rischiavano di fare la stessa fine.

Da Nome e dalla più lontana Anchorage arrivarono in stormi gli elicotteri del servizio geologico Gli esperti cominciarono a misurare, sondare e scavare con attrezzi misteriosi, ma la loro conclusione fu chiarissima: se fosse stato lasciato a se stesso, l'oceano avrebbe inesorabilmente divorato tutta la piccola insenatura sabbiosa, prima che il prossimo inverno tornasse a indurire la terra. Occorreva costruire subito un argine di contenimento per proteggere Shishmarev Tutto si sarebbe risolto. Non si risolse proprio niente Appena gli uomini con gli elmetti di plastica gialla cominciavano a costruire il murazzo, una tempesta improvvisa, un vento furioso, una mareggiata arrivavano puntuali e spazzavano via il cantiere. Ricominciavano, e la furia del Nord li sconfiggeva. Stavano quasi per abbandonare il villaggio e convincere gli abitanti ad evacuarlo, quando arrivo la vecchia Si chiamava Leidelvento, "She Of the Wind", era una sciamana, una donna di magia e di spinti che viveva sola, lontana dal villaggio, e quasi nessuno le dava più molto ascolto. Le giovani, che guardavano la televisione via antenne satellitari e andavano tutte a partorire via elicottero nell'ospedale di Nome, consideravano Leidelvento come a una curiosità. Sorrisero, insieme con i bambini che le saltellavano intorno, quando andò sul ciglio della scogliera franosa, armeggiò con sacchettini, conchiglie, sassetti e alla fine proclamò con la sua voce vecchissima: "L'Oceano e molto in collera perché nessuna vita nasce più qui, da noi Se non nascerà presto un figlio di uomo nel nostro villaggio, ci porterà via tutti". Nessuno le diede retta. I tecnici continuarono a costruire. Il mare a distruggere. Leidelvento era tornata nella sua foresta. Aquila, il capo, stava per dare l'ordine di evacuazione, quando proprio Caterina lanciò una proposta strana "Da anni ormai non nasce più un bambino qui a Shishmarev. Tutte andiamo via a partorire e forse il mare lo sa. Se provassimo a far nascere un bambino qui, come dice la vecchia? Che abbiamo da perdere?". Gli occhi di tutti puntarono sull'unica donna incinta del villaggio, ormai prossima al parto, Juliet Goodweather, Giulietta Beltempo. "Va bene", disse lei Giulietta attese. Quando cominciò il travaglio, dalia città arrivarono in volo un ostetrica e un infermiere anestesista, che erano stati preavvertiti. Tutto andò bene. il bambino, un maschio, nacque senza problemi. Giulietta non ebbe complicazioni e lo chiamò Figliodelmare. il cantiere della diga fu riaperto per un ultimo tentativo, tra molto scetticismo.

Ma il tempo e ti mare misteriosamente si calmarono. Non un'onda forte dall'acqua mansueta, non una bufera, un diluvio, una spallata di vento. Neppure i vecchi ricordavano un periodo cosi lungo di bei tempo. Gli operai lavorarono in pace per sei settimane, il cemento fece presa, la piccola diga si alzò e resse. Ora, naturalmente, dovrà passare la prova dell'inverno, prima di poter dire che Shishmarev è salva, ma per adesso l'oceano sembra ben disposto verso quei villaggio dove ora vive suo figlio.

Vittorio Zucconi, da "D" del 29/06/1999.