Sunday, March 30, 2008

Eros

l’Unità 30.3.08
Eros
di Vincenzo Cerami

Eros è la parola di oggi. Nella famiglia olimpica dei Dodici Dei non figurò mai: era incostante, volubile, anarchico, lunatico, disobbediente e troppo eversivo. Eppure Eros, sgusciato dall’uovo cosmico, è il primo degli dei: è il motore della vita.
È strano che a simbolo della passione sessuale gli antichi abbiano scelto un fanciullo, una creatura che non ha ancora scoperto il desiderio, che odora ancora di culla e borotalco. La sua è un’immagine svolazzante (il Dispetto Alato), di angioletto ilare e malizioso a cui piace scommettere sull’impossibile.
Forse una spiegazione possibile è questa, ricavata da un dato scientifico, incontrovertibile: l’eros, fin dalla sua prima apparizione sulla Terra, è sempre riuscito a infilarsi nelle crepe (nelle contraddizioni) di tutte le culture, di tutte le società e le tribù, di tutte le galere e le fobie, a far sì che, ovunque, un maschio e una femmina si cercassero, si desiderassero, e spesso s’innamorassero. Il dio Eros, fermo e casto dentro la fanciullezza, non poteva avere nozione della Storia e delle Istituzioni (i dodici dei regnanti). Così, incosciente, immobile nel tempo, continua ancora oggi a lanciare le sue frecce infuocate di passione, fedele al Cosmo di cui è figlio e al servizio della Natura di cui è paladino.
Fino a qualche anno fa si diceva che l’amore è super partes rispetto alle classi sociali: ricchi e poveri, borghesi e proletari vengono ugualmente colpiti dal capriccioso dardo di Cupido. Quien más tiene, más quiere, dicono gli spagnoli. Chi più ha più vuole. Ma come sanno i poveri, i desideri non riempiono la borsa. A chi non ha niente non giova desiderare. Ma attenzione: in amore ogni morale è al contrario, chi più desidera più ottiene.
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commento dei redattori del blog: a completamento di questo articolo inseriamo il passo di Platone che ci parla della nascita di Eros:
"E' una lunga storia - mi disse -. Adesso te la racconto. Il giorno in cui nacque Afrodite, gli dèi si radunarono per una festa in suo onore. Tra loro c'era Poros, il figlio di Metis. Dopo il banchetto, Penìa era venuta a mendicare, com'è naturale in un giorno di allegra abbondanza, e stava vicino alla porta. Poros aveva bevuto molto nettare (il vino, infatti, non esisteva ancora) e, un po' ubriaco, se ne andò nel giardino di Zeus e si addormentò. Penìa, nella sua povertà, ebbe l'idea di avere un figlio da Poros: così si sdraiò al suo fianco e restò incinta di Eros. Ecco perché Eros è compagno di Afrodite e suo servitore: concepito durante la festa per la nascita della dea, Eros è per natura amante della bellezza - e Afrodite è bella.

Proprio perché figlio di Poros(Espediente) e di Penìa(Mancanza), Eros si trova nella condizione che dicevo: innanzitutto è sempre povero e non è affatto delicato e bello come si dice di solito, ma al contrario è rude, va a piedi nudi, è un senza-casa, dorme sempre sulla nuda terra, sotto le stelle, per strada davanti alle porte, perché ha la natura della madre e il bisogno l'accompagna sempre. D'altra parte, come suo padre, cerca sempre ciò che è bello e buono, è virile, risoluto, ardente, è un cacciatore di prim'ordine, sempre pronto a tramare inganni; desidera il sapere e sa trovare le strade per arrivare dove vuole, e così impiega nella filosofia tutto il tempo della sua vita, è un meraviglioso indovino, e ne sa di magie e di sofismi. E poi, per natura, non è né immortale né mortale. Nella stessa giornata sboccia rigoglioso alla vita e muore, poi ritorna alla vita grazie alle mille risorse che deve a suo padre, ma presto tutte le risorse fuggon via: e così non è mai povero e non è mai ricco.

Vive inoltre tra la saggezza e l'ignoranza, ed ecco come accade: nessun dio si occupa di filosofia e nessuno desidera diventare sapiente, perché tutti lo sono già. Chiunque possegga davvero il sapere, infatti, non fa filosofia; ma anche chi è del tutto ignorante non si occupa di filosofia e non desidera affatto il sapere. E questo è proprio quel che non va nell'essere ignoranti: non si è né belli, né buoni, né intelligenti, ma si crede di essere tutte queste cose. Non si desidera qualcosa se non si sente la sua mancanza".

"Ma allora chi sono i filosofi, se non sono né i sapienti né gli ignoranti?"

"E' chiaro chi sono: anche un bambino può capirlo. Sono quelli che vivono a metà tra sapienza ed ignoranza, ed Eros è uno di questi esseri. La scienza, in effetti, è tra cose più belle, e quindi Eros ama la bellezza: è quindi necessario che sia filosofo e, come tutti i filosofi, è in posizione intermedia tra i sapienti e gli ignoranti. La causa di questo è nella sua origine, perché è nato da un padre sapiente e pieno di risorse e da una madre povera tanto di conoscenze quanto di risorse.

Platone Simposio

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