Wednesday, November 14, 2007

Parole sensate? Dipende da chi le dice

Da uno studio della University of Amsterdam
Parole sensate? Dipende da chi le dice
Comprendere una frase non è questione di contenuto: fatichiamo a capire chi dice cose che non si addicono al proprio ruolo o figura
di Serena Patierno
La comprensione di un discorso non è un processo così scontato come potrebbe apparire: qualcuno pronuncia una frase, l'ascoltatore la riceve, traduce il messaggio vocale in una serie di significati, ed ecco che si raggiunge il senso compiuto, a patto che esista una certa coerenza e che non ci siano troppi errori grammaticali.
NON SOLO GRAMMATICA - Ma uno studio condotto dall'Università di Amsterdam rivela che l'identità di chi parla è fondamentale per il nostro cervello ai fini della comprensione di un discorso. Se ci sono forti incoerenze, questa fallisce. Non solo l'associazione tra significato e significante – l'immagine acustica di una parola – non è così immediata e banale, ma anche il significato attribuibile a una frase non può essere separato dal contesto sociale che avvolge e coinvolge il momento in cui questa è emessa.
IL TEST - Il dottor Jos van Berkum, che ha condotto la ricerca olandese, attraverso l'elettroencefalogramma ha misurato l'intensità dell'attività elettrica del cervello durante l'elaborazione di una locuzione. L'esperimento prevedeva frasi farcite di alcune parole fuori posto, e altre, invece, dotate di un senso grammaticale perfettamente compiuto, ma incongruenti rispetto all'individuo da cui venivano fuori. Insomma, un uomo che pronuncia una frase del tipo: «voglio somigliare a Britney Spears» provoca un'incertezza nei processi mentali, una sorta di rallentamento. Come dimostra la registrazione dell'attività elettrica del cervello di chi ascolta, la reazione è del tutto simile a quella che si verifica quando nel mezzo di una frase si individua una parola che non c'entra nulla: c'è lo stesso picco nell'attività elettrica cerebrale.
FORMA E CONTENUTO - Il significato, quindi, non si costruisce solamente a partire dalla coerenza grammaticale e dalla conversione delle parole in idee. Il contesto sociale, e l'identità del parlante, costituiscono indizi altrettanto importanti che possono togliere coerenza e significato a un discorso proprio come gli errori grammaticali. Il processo, inoltre, è assolutamente veloce: fra i 200 e i 300 millisecondi sono sufficienti perché il cervello reagisca alla sorpresa che lo depista. È chiaro che il significato non è il risultato della somma dei singoli significati. I processi che lo regolano sono molto più complessi: «Il linguaggio – dichiara van Berkum – evolve in modo strettamente correlato alla società, ai suoi bisogni comunicativi». In un attimo afferriamo il messaggio verbale, lo analizziamo grammaticalmente e lo inseriamo in un contesto complesso, fatto di informazioni che riguardano l'individuo parlante, l'ambiente e molti altri aspetti per nulla contenutistici, bensì «formali».

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