Tuesday, October 09, 2007

Ebla, il ritorno delle due regine

Corriere della Sera Roma 9.10.07
La Sapienza. D'oro e d'argento le due opere del 2.300
a.C. riportate alla luce dalla missione archeologica
romana
Ebla, il ritorno delle due regine
Paolo Matthiae scopre, durante gli scavi in Siria, due
preziose statuette
di Paolo Brogi

Due regine, in oro e argento, sono riemerse dalle
rosse terre di Ebla, in Siria, dove in oltre
quarant'anni di scavi la missione archeologica
dell'università di Roma la Sapienza guidata da Paolo
Matthiae sta riportando alla luce la lontana e
sconosciuta civiltà fiorita tra il 2400 e il 1600 a.C.
Due preziose statuette in miniatura riaccendono i
riflettori su Tell Mardikh, nella Siria
settentrionale, e dopo la recente scoperta del grande
Tempio della Roccia costituiscono il nuovo evento
scientifico dell'importante e fortunata campagna di
scavi di Ebla.
Il raro ritrovamento è avvenuto nel corso dell'ultima
campagna archeologica, la 44ª, durante la quale sono
proseguiti i lavori all'interno del grande tempio
scoperto tre anni fa ed è stata affrontata anche una
zona della Reggia che finora era stata poco
investigata.
Lì, in un magazzino reale a ridosso degli Archivi
amministrativi in cui trent'anni fa furono trovate le
17 mila tavolette cuneiformi che hanno permesso di
decifrare l'antichissima lingua eblaita, giacevano
interrate e pressoché intatte le due statuette di
personaggi femminili, due regine.
Una in argento, l'altra in oro, la prima in piedi,
l'altra seduta, una di fronte all'altra, probabilmente
l'ultima regina di Ebla alla vigilia della prima
distruzione della città nel 2300 in raccoglimento
davanti alla regina madre divinizzata. Nelle tavolette
si ripetono molti nomi di sovrane. Ma quello più
ricorrente, nell'ultimo periodo del 2300 a.C., è
Dusigu.
Splendida è soprattutto la regina madre, con un grande
mantello in lana arricciata, la novità di
un'acconciatura particolarissima con fasce di tessuto
incrociate, la coppetta di diaspro in mano come in un
banchetto rituale funerario. Con lei, a Tell Mardikh,
per la prima volta è riaffiorato l'oro di Ebla.
«Facevano parte di un gruppo statuario che comprende
anche un incensiere di bronzo che abbiamo ritrovato
tra le due statuette - spiega Matthiae -. Il tutto
poteva essere la sommità di uno stendardo o di
un'insegna regale. Re e regine defunti erano
divinizzati ad Ebla, come protettori della società dei
vivi ed erano oggetto di culto assiduo, come abbiamo
riscontrato nei testi degli archivi».
Nella stessa sala del Palazzo Reale dove sono state
trovate le due statuette è stato scoperto infine anche
uno splendido sigillo cilindrico di un alto dignitario
dell'età degli Archivi, il cui nome è ripetutamente
menzionato nei testi stessi degli Archivi.
Questo sigillo, che era decorato da due capsule d'oro
di cui si è conservato solo il rivestimento
dell'interno, presenta i tipici temi della lotta tra
esseri mitici e animali selvaggi, tra i quali
compaiono anche le figure di un re e di una regina,
che sono probabilmente altri due antenati regali
divinizzati.

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