Wednesday, January 23, 2008

Ode su un'urna greca

John Keats
Ode su un'urna greca
in Poesie, Mondadori, 2002, traduzione di Silvano Sabbadini

1
Tu, ancora inviolata sposa della quiete,
figlia adottiva del tempo lento e del silenzio,
narratrice silvana, tu che una favola fiorita
racconti, più dolce dei miei versi,
quale intarsiata leggenda di foglie pervade
la tua forma, sono dei o mortali,
o entrambi, insieme, a Tempe o in Arcadia?
E che uomini sono? Che dei? E le fanciulle ritrose?
Qual è la folle ricerca? E la fuga tentata?
E i flauti, e i cembali? Quale estasi selvaggia?

2
Sì, le melodie ascoltate son dolci; ma più dolci
ancora son quelle inascoltate. Su, flauti lievi,
continuate, ma non per l'udito; preziosamente
suonate per lo spirito arie senza suono.
E tu, giovane, bello, non potrai mai finire
il tuo canto sotto quegli alberi che mai saranno spogli;
e tu, amante audace, non potrai mai baciare
lei che ti è così vicino; ma non lamentarti
se la gioia ti sfugge: lei non potrà mai fuggire,
e tu l'amerai per sempre, per sempre così bella.

3
Ah, rami, rami felici! Non saranno mai sparse
le vostre foglie, e mai diranno addio alla primavera;
e felice anche te, musico mai stanco,
che sempre e sempre nuovi canti avrai;
ma più felice te, amore più felice,
per sempre caldo e ancora da godere,
per sempre ansimante, giovane in eterno.
Superiori siete a ogni vivente passione umana
che il cuore addolorato lascia e sazio,
la fronte in fiamme, secca la lingua.

4
E chi siete voi, che andate al sacrificio?
Verso quale verde altare, sacerdote misterioso,
conduci la giovenca muggente, i fianchi
morbidi coperti da ghirlande?
E quale paese sul mare, o sul fiume,
o inerpicato tra la pace dei monti
ha mai lasciato questa gente in questo sacro mattino?
Silenziose, o paese, le tue strade saranno per sempre,
e mai nessuno tornerà a dire
perché sei stato abbandonato.

5
Oh, forma attica! Posa leggiadra! Con un ricamo
d'uomini e fanciulle nel marmo,
coi rami della foresta e le erbe calpestate -
tu, forma silenziosa, come l'eternità
tormenti e spezzi la nostra ragione. Fredda pastorale!
Quando l'età avrà devastato questa generazione,
ancora tu ci sarai, eterna, tra nuovi dolori
non più nostri, amica all'uomo, cui dirai
"Bellezza è verità, verità bellezza," - questo solo
sulla terra sapete, ed è quanto basta.