Sunday, December 23, 2007

La mente si accende prima del piacere

Corriere della Sera 23.12.07
Neuroscienze. Nuove scoperte
La mente si accende prima del piacere
di Cesare Peccarisi

Due secoli fa Giacomo Casanova anticipava ciò che le neuroscienze hanno poi scoperto sui meccanismi cerebrali che regolano la felicità nell'uomo. Per quanto l'uomo e gli altri animali condividano le stesse fonti basilari del piacere (nutrimento, sesso, vittoria su nemici e pericoli), la nostra specie - come sottolineava il celebre libertino veneziano - ha una fonte di felicità in più: l'anticipazione del piacere. La capacità di prefigurarlo, oltre che di riflettere su di esso dopo averne goduto. Oggi, studiando il cervello con opportune apparecchiature, abbiamo potuto "vedere" come i circuiti cerebrali che si "accendono" quando immaginiamo un piacere futuro non sono gli stessi che si mettono in moto quando quel piacere lo stiamo realmente gustando, ma tutti usano la stessa benzina neurochimica. A questo "carburante del piacere" è legata anche la serotonina, il neurotrasmettitore dell'ottimismo che ci consente di gustare la vita, indipendentemente da quello che poi accade nella realtà. Il parallelismo fra i risultati di queste ricerche e le riflessioni di Casanova per il quale la felicità nasce solo dalla possibilità di soddisfare le tre necessità basilari del nutrimento, del sesso e di annullamento del nemico è apparso evidente a uno dei pionieri dello studio dei meccanismi cerebrali di questi sentimenti: Gian Luigi Gessa, professore emerito di Farmacologia dell'Università di Cagliari che, dopo aver riscoperto Casanova, lo ha elevato a simbolo del "piacere neurochimico".
Ma se la realizzazione del desiderio di nutrirsi, riprodursi e liberarsi dai nemici apre la porta della felicità, sia come atto realmente compiuto che come atto solo pregustato, qual è la chiave che fa scattare la serratura? «Come dice Gessa — spiega Giovanni Biggio, farmacologo dell'Università di Cagliari e prossimo presidente della Società italiana di Neuropsicofarmacologia — la chiave è la dopamina, uno dei neurotrasmettitori che trasportano gli impulsi da una cellula nervosa all'altra. Questa sostanza è prodotta dai neuroni dopaminergici che sono fra i più importanti del sistema nervoso, perché, oltre al piacere, controllano funzioni essenziali per la sopravvivenza, ad esempio il movimento. Si trovano soprattutto nel sistema nigro- striatale (fondamentale nella malattia di Parkinson, in cui viene compromesso) e in quello mesolimbico-corticale. Quest'ultimo comprende strutture del cosiddetto "cervello emotivo", come il nucleo accumbens o l'amigdala e strutture più elevate come la corteccia cerebrale entorinale, tutte importanti per i meccanismi della felicità o, dal punto di vista patologico, per le psicosi deliranti ».
«Stimoli fisiologici — prosegue Biggio— come sesso e cibo, o stimoli artificiali come droghe e stimoli elettrici capaci di mettere in moto i meccanismi della motivazione e della ricompensa, inducono il rilascio di dopamina soprattutto nel nucleo accumbens, la cui lesione sopprime, infatti, il piacere prodotto da questi stessi stimoli. Prima, durante e dopo un buon pranzo, un incontro sessuale o altre esperienze piacevoli, la dopamina aumenta nelle aree limbiche e nella corteccia prefrontale e frontale antero-mediale ».
«Quella che in particolare viene prodotta nella corteccia cerebrale mesolimbica — aggiunge Biggio — sembra coinvolta nel controllo della fase anticipatoria del comportamento sessuale maschile, piuttosto che in quella del "consumo". E anche quando si tratta di stimoli che anticipano la presentazione di un pasto si verifica (nel ratto) un aumento di dopamina nell'accumbens. La stessa cosa accade in "risposta" a cibi molto appetitosi, o per la disponibilità di cibo dopo un periodo di digiuno».
È un po' quello che succede quando, alla vista delle vetrine colme di panettoni, siamo presi dalla felicità di assaggiarne presto qualcuno. Pensate a un clochard che ne riceva uno in dono: quel panettone si trasforma in un'ondata di dopamina che gli regala un momento di inattesa gioia fisiologica, cui contribuisce anche il sentimento di gratitudine che, secondo recenti studi di psicologia positivista, farebbe aumentare i livelli di felicità del 25 per cento. «Solo da poco la gratitudine viene studiata scientificamente» sottolinea Robert Emmons, professore di psicologia all'Università Davis della California e autore del libro "Grazie: come la nuova scienza della gratitudine può rendervi più felici", appena pubblicato negli USA, in cui racconta come questo sentimento possa aiutarci a controllare il nostro livello di felicità insegnandoci a gestire l'emotività. «A qualcuno non piace parlare di questi argomenti che considera troppo spirituali, — spiega Emmons — altri non vogliono sentirsi obbligati con chi li ha aiutati, ma così non si rendono conto dell'energia e della felicità che potrebbero provare se invece imparassero a dire grazie al prossimo».

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