Wednesday, December 12, 2007

L'immagine del Divino riflessa dallo spirito greco

GLI DEI DELLA GRECIA
L'immagine del Divino riflessa dallo spirito greco
di WALTER F. OTTO
(1934)

introduzione
Quella medesima mondanità e naturalità, che venne biasimata nella religione dei Greci, la riscontriamo nuovamente nelle loro arti figurative. Anche qui la differenza con le religioni orientali è infinita.
Invece del mostruoso appare l'organico, invece
dell'espressivo e del senso occulto, ciò che noi
" precisamente attraverso i Greci "
abbiamo imparato a capire come figurazione della
natura. Purtuttavia si manifesta ovunque un'altezza, una grandiosità che ci eleva al di sopra del transuente e della terrestre pesanteza della realtà di fatto. Un miracolo si svolge sotto ai nostri
occhi: il naturale s'è fatto uno con lo spirituale e l'eterno, senza perdere in questa fusione nulla della sua ricchezza del suo calore e della sua immediatezza. E non doveva esser stato lo spirito, mediante il quale la fedele osservazione della natura si fece intuizione dell'eterno ed infinito, a foggiare anche la religione del Greco, così com'essa è?
Non vi fu mai fede nella quale il miracolo, nel senso
vero e proprio del termine, vale a dire di rottura dell'ordine naturale, abbia avuto parte così misera nella rivelazione divina come presso i Greci antichi. A chi legge attentamente Omero deve saltare all'occhio che nei suoi racconti, malgrado continue allusioni agli Dei ed al loro potere, il miracolo non si presenta mai.
[...]
Ed ora si pensi come in Omero non succeda nulla senza
che appaia la divinità, che incombe dietro
l'avvenimento. Però, malgrado questa inaudita
prossimità del divino, tutto si svolge naturalmente.
Udiamo bensì, anzi lo vediamo in un quadro vivo, un
dio che suggerisce allo sconsigliato al momento
opportuno il pensiero che lo salva, lo vediamo
risvegliar l'entusiamsmo e infondere il
coraggio, rendere le membra agili e leggiere e prestar
al braccio sicurezza e forza. Se noi però osserviamo
più minutamente il momento nel quale si rivelano
queste ispirazioni divine, lo vediamo coincidere
sempre con quello più significativo nel quale le forze
umane, improvvisamente, come fossero tocate da
corrente elettrica, si concentrano nella chiara
visione, nella risoluzione o nell'azione. Quete
svolte decisive, che ogni attento osservatore sa che
appertengono aalle esperienze normali di una vita
movimentata, hanno pel Greco valore di rivelazione
divina. Ma alle divinit non lo rinvia solo il luire
degli accadimenti con i suoi momenti più salienti,
sibbene anche la durata. Da TUTTE LE GRANDI FORME e
situazioni della vita e dell'essere lo fissa
l'occhio eterno di una divinità. L'insieme
di queste presenze riunite costituisce il sacro essere
del mondo. Perciò i poemi omerici son tanto pregni di
prossimità e presenza divina quanto nessun altro poema
di qualsiasi altra nazione o epoca. Nel loro mondo il
divino non domina l'avvenimento naturale quale
potenza sovrana; si rivela nelle forme del naturale medesimo, quale sua essenza e suo essere. Se per gli altri accadono i miracoli, nello spirito del Greco si svolge il più grande dei miracoli pel fatto che gli è dato di vedere gli oggetti nell'esperiennzaviva in guisa tale, ch'essi gli mostrano i venerabili contorni nel divino, senza nulla perdere della loro realt naturale.
Riconosciamo qui la direzione spirituale del popolo, il quale doveva insegnare all'umanità ad investigare la natura " nell' uomo ed intorno all'uomo - ; e ciò significa che fu esso a darle per primo quell'idea della natura, ch'ora c'è tanto famigliare.


in riferimento agli antichi culti precedenti a quello omerico:

[...]
L'antica fede è terrestre e attaccata all'elemento, così come l'antica esistenza medesima. Terra generazione sangue e morte sono le grandi realtà che predominano. Ognuna di esse ha il suo proprio sacro contorno di immagini e necesità, e nessuna libertà razionale può vincere le severità del loro hic et nunc. Benevole e benefiche per colui che riman loro fedele, terribili per colui chele ha in
disdegno " non importa se libertamente o no " rinchiudono la vita della societ e
dell'individuo nei loro ineluttabili ordinamenti. Sono una pluralità, ma appertenenti al medesimo regno, e non solo sono parenti fra loro, ma confluiscono tutte in una grande e unica essenzialit.
Lo vediamo nelle deit che le rappresentano: appartengono tutte alla terra, tutte partecipano alla vita e alla morte; pur essendo ognuna foggiata in un modo particolare, si possono tutte definire divinità della terra e dei morti.
Cò le contraddistingue in modo assoluto dagli dei
nuovi i quali non appartengono né alla terra né agli
elementi, e non hanno nula a che fare con la morte. Ma
l'antico mondo divino non venne mai dimenticato
neppur dopo; non ci si scordò della sua potenza e
santità. La religione olimpica cacciò i vecchi dei
dal primo posto, ma li lasciò sussistere in secondo
piano, con quella liberalit e verità, che le son
proprie più che ad ogni altra

La nuova verità non spegne completamente il rispetto
per l'antica.

Le Erinni della tragedia eschilea ci offrono un quadro
ivo di quello ch'erano le antiche potenze della
terra. Assai significativa è la rpesa di posizione di
Atena a favore della virilità. Infatti si potrebbe
anche dire che qui si trovano l'una di fronte
all'altra la concezione virile e femminile
dell'esistenza. Le stesse Erinni son femmine e,
come la maggior parte delle divinità, della sfera
terrestre. Come prettamente femminile è la domanda,
con la quale vogliono stabilire la colpa
[...]
Il senso realistico della donna non ci venne mai posto
sotto gli occhi con tanta verit e, ad un tempo,
terribilit. Cominciamo solo ora a capire al
soggezione, la severità e ad un tempo la magnanimit
dell'antico regno degli dei. La preponderanza
del femmineo è una delle determinazioni più importanti
del suo carattere, mentre nela deità olimpica trionfa
l'idea maschile.
E' un regno materno di forme tensioni ed
ordinamenti, della cui santità tutta l'esistenza
umana è permeata. Al suo centro sta la Terra medesima,
quale dea prima, sotto vari nmi. Dal suo grembo sgorga
ogni vita e opulenza che in essa ritorna. Nascita e
morte son sue e chiudono in lei il cerchio sacro. Ma
tanto inesauribile è la sua forza vitale, tanto ricchi
e generosi sono i suoi doni, ed altrettano sacrosanti
e inviolabili sono le sue costituzioni. Ogni essere e
divenire deve inserirsi in un ordine fisso. Ed il
furore delle Erinni si desta, allorquando codesto
ordine vien spezzato. Ovunque accada qualcosa contro
natura, esse contrappognono il loro No!
[...]
Questa viva coscienza di norme e disposizione fisse è caratteristica per una religione, che rappresenta la divinità non quale forma e persona, ma piuttosto quale oscura potenza. Qui si fa ancora una volta evidente la grande differenza che corre fra il vecchio ed il nuovo mondo degli dei. L'antica divinità non va solo d'accordo con la fede nella venerabilità degli
ordinamenti naturali, sibbene è propriamente una cosa
sola con questa venerabilità. In essa vien
rappresentato l'ordine come sacra volont del
mondo elementare. Questo ordine non è per nulla
meccanico. Può venir spezzato. Ma ogni volta che ciò
accade si erge minacciosa e imperiosa la sacra volontà
a ripristinarlo. Anche nella vita umana è totalmente inserita in quest'ordine. Ed è qui, ove tanto agisce l'arbitrio, ch'esso manifesta più chiaramente la sue essenza: la potenza vien evocata fuor dalle tenebre mediante imprecazioni ed incantesimi.
Ed eccoci giunti improvvisamente alla magia.
[...]
Nella religione della Terra il morto non è separato dalla comunità dei viventi; è solo divenuto più venerabile e potente. Dimora nel grembo materno della Terra
.... e colà lo raggiungono le preghiere ed i doni dei viventi, da là manda le sue benedizioni su di essi. In certi determminati giorni, allorquando la terra si apre e nuova vita germoglia, ritornan tutti i morti, accolti da feste che duran pel tempo della loro visita.
[...]
In tutto ciò si manifesta lo spirito della Terra, dalla quale provengono tutte le benedizioni e i doveri dell'esistenza terrena, la quale partorisce i viventi e, quando suona la loro ora, li riaccoglie nuovamente in sé. La maternità, il femmineo ha il primo posto in questa religione legata alla terra. Non manca il mascolino, ma subordinato al femmineo. Ciò vale pure per Poseidone, di cui il potere si estendeva nell'epoche preistoriche indubbiamente sull'intero universo. Il suo nome lo definisce come lo sposo della grande dea, della quale ci occupammo finora. In Omero la sfera di dominio di questo dio si limita al mare.
[...] Ma, come si mostrerà in seguito, Esiodo ha conservato l'antica tradizione, quando fa di Zeus

(TEOGONIA, 453 ss.) l'ultimo rampollo di Crono.
L'originaria potenza di Poseidone si esprime ancora nei figli, che il mito gli attribuisce: sono gigantesche sfrenate nature esprimenti la forza, come Orione, Oto, Elfiate, Polifemo ed altri. Quello che egli poi propriamente fu, lo dice il nome con grande evidenza. La seconda parte di questo nome, che allude alla dea Terra, contiene lo stesso vocabolo arcaico, col qual vien chiamata Damater (Demetra), la <>. I culti arcadici han conservato ancora antichissimi miti riguardanti i vincoli che lo legano a questa dea.
[...] Certamente però non bisogna dimenticare che in Omero, ed anche nella comune credenza dei tempi postomerici, non troviamo che frammenti del passato splendore di Poseidone; tale restrizione indica una ben più grande trasformazione di pensiero, in quanto Poseidone un tempo era stato non solo un grande dio, ma avva avuto pure significato più vasto, ossia, come lo dice il noome, rappresentava la mascolinità a fianco della divinità femminea, la Terra. Sotto questo aspetto possiamo paragonarlo solo a Zeus folgorante; chè anche'egli scagliava fulmini ed il suo noto tridente originariamente non era null'altro che il fulmine.
Questo Poseidone appare nel mito, come vedemmo, sotto l'aspetto di cavallo e la sua compagna Demetra di giumenta. Ciò è tipico per la caratterizazione degli dei dell'epoca arcaica e tutto quanto ci si farà incontro più tardi quale apparizione di divinità sotto forma di animale o di animale che accompagna il dio sotto spoglie umane, risale a questo periodo religioso. Le saghe degli dei sono ancor piene di testimonianze che ci dicono com'essi un tempo prediligessero manifestarsi in forma animale, mentre per la nuova forma di pensiero tutto ciò può solo significare che essi avevano assunto la forma animale in determinati momenti e per determinati intenti, dal che nacquero in gran parte le celebri e popolari storie di metamorfosi.
[...]
Ma non è solo il fatto che il mascolino abbia men peso del femmineo, ciò che differenzia la religione preomerica dall'omerica. Gli dei maschili son qui foggiati diversamente da come noi siamo avvezzi a rappresentarceli secondo Omero o l'arte classica. Essi sono i T i t a n i, dei quali vien narrato che vennero cacciati dagli dei olimpici e precipitati e rinchiusi negli inferi.

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